di Maria Berlinguer
La Stampa, 9 marzo 2020
Rita Bernardini: "Amnistia o indulto per sfoltire le carceri. In Iran lo hanno fatto. Ci sono 8.000 detenuti condannati a 2 o 3 mesi: se uscissero si potrebbero sanificare gli edifici". Pochi controlli, nessuna sanificazione sanitaria, "nessun presidio medico per i parenti che fino a ieri sono potuti andare a trovare i loro cari almeno in alcune carceri".
Cremona Oggi, 9 marzo 2020
Rivolta nel carcere di Cremona. Nella serata di domenica un centinaio di detenuti hanno iniziato una agitazione all'interno della casa circondariale, con azioni dimostrative, come dare fuoco a varie suppellettili presenti nel carcere stesso, oltre ai materassi. Secondo le prime informazioni circolate sono coinvolte tre sezioni. Si tratterebbe dell'ennesima protesta che sta interessando gli istituti penitenziari di tutta Italia a causa dell'epidemia di Coronavirus. Sul posto, ad affiancare gli uomini della Polizia Penitenziaria, sono intervenuti una quarantina di carabinieri in tenuta antisommossa e i Vigili del Fuoco. La situazione per il momento è sotto controllo.
di Giuseppe Crimaldi
Il Mattino, 9 marzo 2020
Divieto di colloqui fino al 22 marzo. L'ammutinamento in 4 padiglioni ha dato il via: reclusi per ore sui tetti. Solo in serata il rientro nelle celle. Improvvisa - ma non inattesa - la rabbia dei detenuti di Poggioreale esplode alle tre del pomeriggio. A ventiquattr'ore dal caso del carcere salernitano di Fuorni, l'onda lunga della protesta arriva nel carcere più sovraffollato d'Italia: a Poggioreale sono attualmente recluse 2.200 persone.
Una bomba ad orologeria, specie nel momento in cui il terrore del contagio da Coronavirus si rafforza. In momenti come quello attuale il contagio più pericoloso resta quello generato dalle psicosi. E dalle voci incontrollate.
Non c'è dubbio che quanto accaduto ieri a Poggioreale (come in molte altre carceri italiane) sia frutto di un disegno probabilmente preordinato. Ma a scatenare la furia di oltre 600 detenuti che a Napoli dopo il periodo di "socializzazione" si sono rifiutati di tornare nelle celle e si sono dati a devastazioni e minacce c'è anche dell'altro: tre giorni fa un recluso ha avvertito un malore, è stato immediatamente trasferito al Cardarelli, dove poche ore dopo è morto.
La voce si è diffusa con un tam tam immediato di padiglione in padiglione, e ieri è arrivato lo sbocco di rabbia con relativa clamorosa protesta, sedata solo grazie ad una carica della Penitenziaria, quando i riottosi erano ad un passo dagli uffici amministrativi. Inutile dire che al recluso deceduto era stato fatto il tampone, risultato negativo.
Questo non ha rassicurato tuttavia gli altri detenuti, e così circa 600 di loro - tutti provenienti dai padiglioni "Napoli", "Salerno", "Livorno" e "Milano" - hanno iniziato a devastare sale, bruciare materassi e lenzuola; una quarantina è riuscita a raggiungere il tetto del carcere, mentre la casa circondariale veniva cinturata dal personale della Polizia penitenziaria, oltre che da un robusto rinforzo di poliziotti e carabinieri.
A rendere ancor più incandescente la situazione è stato l'arrivo di oltre un centinaio di familiari dei detenuti, soprattutto donne con bambini al seguito. Gridavano: "Indulto! Indulto!". Sul posto, accanto ai vertici del carcere e della direzione regionale dell'amministrazione penitenziaria, sono giunti anche il procuratore Giovanni Melillo, il coordinatore del Gruppo carceri, Nunzio Fragliasso, il questore Alessandro Giuliano e il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe La Gala. La tensione è durata per oltre tre ore. Poi la protesta è rientrata.
Tutti i rivoltosi hanno così fatto rientro nelle rispettive celle. Il bilancio degli scontri è di quattro agenti della Polizia Penitenziaria ed un detenuto contusi. Intorno alle 18 una delegazione di reclusi è stata anche ricevuta dal direttore Carlo Berdini, al quale è stata reiterata una serie di richieste. In nottata sono scattati numerosi trasferimenti di detenuti verso altre destinazioni. Ora le posizioni di chi si è reso responsabile della sommossa sono al vaglio della magistratura inquirente.
Ma c'è anche un'altra denuncia da registrare, e a rendersene portavoce per conto degli oltre 2200 detenuti costretti a vivere nell'inferno-Poggioreale è il Garante dei detenuti Samuele Ciambriello: "Nell'incontro - spiega - sono state fatte presenti le condizioni di fortissimo disagio vissute da chi è costretto a convivere in celle di pochi metri quadri anche in 12 persone.
Una situazione oggi ancor più drammatica e insostenibile. Ho chiesto al presidente del Tribunale di Sorveglianza di iniziare a decongestionare Secondigliano, dove si potrebbe consentire a 170 detenuti in semilibertà di rientrare la sera, vista l'eccezionalità del momento, nelle proprie abitazioni". A far sentire la propria voce, sottolineando la grande professionalità della Polizia Penitenziaria, sono intervenuti i sindacati Sappe, Uspp e Sinappe.
brindisireport.it, 9 marzo 2020
Rivolte in tutta Italia contro le limitazioni per il contenimento del coronavirus. I detenuti del carcere di Brindisi protestano contro le limitazioni imposte nell'ambito delle misure di contenimento del coronavirus adottate a livello nazionale. La protesta è iniziata intorno alle ore 23 di domenica (8 dicembre), con degli incendi appiccati all'interno delle celle, accompagnati dalle urla dei detenuti e di un gruppo di familiari che si sono radunati nelle vie limitrofe. Sul posto sono intervenute pattuglie di polizia, carabinieri e guardia di finanza".
Altre proteste dello stesso tenore, per la medesima motivazione, si sono registrate nel fine settimana nelle strutture detentive di Salerno, Napoli e Frosinone, Vercelli, Alessandria, Palermo, Bari, Foggia e Napoli Poggioreale. L'episodio più grave è accaduto a Modena, dove un detenuto ha perso la vita. A Pavia due agenti sono stati tenuti sotto sequestro. Le rivolte sono scaturite in particolare dalla sospensione dei colloqui disposta dall'amministrazione, per scongiurare il rischio di contagi all'interno dei penitenziari. In alternativa si è pensato al ricorso alle videochiamate.
genovaquotidiana.com, 9 marzo 2020
Come già in quelli di Napoli-Poggioreale, Padova, Milano Salerno, Foggia, Bari, dove in alcuni casi sono stati appiccati incendi e le case circondariali sono state devastate, anche alle Case Rosse di Marassi è cominciata la protesta contro la decisione del Governo di bloccare i colloqui. In un primo tempo era stato limitato il numero dei parenti in visita, imponendo l'uso di presidi di prevenzione come le mascherine. Con nuovo decreto le visite sono state bloccate. A Genova, per adesso, i detenuti si limitano a una feroce battitura delle inferriate mentre altrove è scoppiata la rivolta.
"Sono 750 i detenuti a Marassi - spiega Michele Lorenzo, segretario nazionale per la Liguria del Sappe, sindacato di Polizia penitenziaria. Il virus, se arrivasse nella casa circondariale, non si potrebbe contenere: i detenuti sono anche in sei in una cella e sarebbe impossibile applicare le misure sanitarie di sicurezza, come la distanza di un metro tra le persone o il divieto di contatto fisico. Per questo è fondamentale evitare che il virus entri perché in capo a poco tempo colpirebbe tutti. Quello di Marassi è uno dei dieci più problematici in Italia anche proprio per l'affollamento".
"Per fare fronte a quanto sta accadendo e arginare le proteste - continua il segretario Sappe. servono personale e dotazioni anti incendio. Le dotazioni anti sommossa le abbiamo già ed è il momento di usarle. Lo Stato non si può piegare. Anche i cittadini in stato di libertà sono stati assoggettati a regole per contenere il contagio. Lo è il personale di polizia penitenziaria che per entrare in carcere deve essere sottoposto a controlli sanitari, come il controllo della temperatura. Questo per l'incolumità dei detenuti. Lo Stato deve dimostrare tenacia e fermezza e non permettere che si apra una falla nella tutela della salute del detenuto".
di Rosaura Bonfardino
palermotoday.it, 9 marzo 2020
Coronavirus, folle notte in viale Regione: parenti dei detenuti bloccano strada con cassonetti e pali. Dentro il Pagliarelli i carcerati hanno battuto oggetti di metallo e bruciato pezzi di stoffa e cuscini contro le misure previste dal Dpcm anti-coronavirus, fuori i familiari hanno ostruito il traffico in circonvallazione: "Qui non passa nessuno".
Stoviglie sbattute contro le grate in ferro delle finestre sbarrate, grida, fischi. Anche al carcere Pagliarelli ieri sera è andata in scena la protesta dei detenuti che sono preoccupati per il Coronavirus. Come accaduto in altre carceri anche a Palermo c'è la rivolta dei carcerati. Al momento la situazione è sotto controllo. Qualche automobilista ha ripreso con il cellulare la scena della protesta. La rivolta è proseguita all'esterno del carcere: ad animarla sono stata i parenti dei detenuti che a lungo hanno bloccato viale Regione Siciliana (il Pagliarelli si affaccia infatti sulla circonvallazione).
I detenuti - e i loro familiari - protestano contro le limitazioni imposte nell'ambito delle misure di contenimento del Coronavirus adottate a livello nazionale. La protesta è iniziata ieri sera intorno alle ore 21, con degli incendi appiccati all'interno delle celle, accompagnati dalle urla dei detenuti e di gruppi di familiari che si sono radunati di fronte alla struttura. Sul posto sono intervenute pattuglie di polizia e carabinieri.
Altre proteste dello stesso tenore, per le stesse motivazioni, si sono registrate nel fine settimana nelle strutture detentive di Salerno, Napoli e Frosinone, Vercelli, Alessandria, Brindisi, Bari, Foggia e Poggioreale. L'episodio più grave è accaduto a Modena, dove un detenuto ha perso la vita. A Pavia due agenti sono stati tenuti sotto sequestro. Le rivolte sono scaturite in particolare dalla sospensione dei colloqui per scongiurare il rischio di contagi all'interno dei penitenziari. In alternativa si è pensato al ricorso alle videochiamate.
di Marcello Radighieri
La Repubblica, 9 marzo 2020
Danni ingenti alla struttura. Sono sei i detenuti deceduti nel carcere di Modena: lo si apprende da fonti della Questura modenese. Tre decessi in più rispetto a quanto comunicato precedentemente dall'amministrazione penitenziaria, secondo cui allo stato non è risultato alcun segno di lesione sui tre corpi. Due decessi, infatti, sarebbero riconducibili all'uso di stupefacenti, mentre il terzo detenuto è stato rinvenuto in stato cianotico, di cui sono si conoscono le cause.
Sono molto importanti i danni nel carcere di Modena. Al momento è in corso la bonifica dei locali e il trasferimento di gran parte dei detenuti in altre strutture. Le tre morti non sarebbero direttamente riconducibili alla rivolta nel carcere, precisano le fonti, anche se gli accertamenti sono appena cominciati e sono tuttora in corso. Anche per quanto riguarda le cause dei tre decessi, le verifiche sono in fase preliminare ed avrebbero evidenziato che uno dei tre è morto per abuso di sostanze oppioidi, l'altro di benzodiazepine, mentre il terzo è stato rinvenuto cianotico, ma non si conosce il motivo di questo stato.
Il coronavirus accende la tensione nelle carceri italiane. Una rivolta, definita "molto violenta", è scoppiata nel primo pomeriggio di domenica in carcere a Modena. Il personale del carcere, una ventina di persone, fra poliziotti e sanitari, è stato fatto uscire. Nelle fasi più concitate due agenti sono rimasti lievemente feriti. Alcuni detenuti si sono barricati dietro la portineria. Sul posto anche il prefetto di Modena Pierluigi Faloni. Non risultano evasioni.
A Modena sono stati trasferiti 70/80 detenuti in altre carceri, ovvero quelli che erano riusciti a raggiungere il cortile, per tentare di evadere. Gli altri sono ancora barricati dentro. Lo riferiscono i responsabili del sindacato Sappe, dopo la rivolta scoppiata nel pomeriggio per l'emergenza Coronavirus.
L'allarme era stato lanciato anche da l'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) attraverso il suo segretario generale Leo Beneduci. "A seguito delle modifiche introdotte dal governo rispetto alle modalità di colloquio nelle carceri tra detenuti e familiari a causa dell'infezione da coronavirus, sono in corso proteste dei detenuti negli istituti penitenziari di Napoli Poggioreale, Modena, Frosinone, Alessandria San Michele; battiture delle inferriate sono inoltre in atto da parte dei detenuti di Foggia e Vercelli. Mentre domenica mattina un centinaio di persone hanno richiesto di effettuare i colloqui presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano stazionando per alcune ore".
Sono stati invece circa 150 i detenuti coinvolti nella sommossa scoppiata nella serata di domenica nel carcere di Reggio Emilia, protesta legata alle limitazioni dovute alla diffusione del coronavirus. Tre le sezioni coinvolte e danneggiate, con incendi di materassi, lancio di oggetti alla polizia penitenziaria, rottura degli arredi. Per riportare la calma sono intervenuti anche i carabinieri, la polizia e i vigili del fuoco. Il penitenziario non risulta inagibile.
Dalle prime informazioni, a Modena sarebbero significativi i danni alla struttura. Per sedare la rivolta - riferisce Aldo Di Giacomo, segretario del Sap, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria - sono stati chiamati anche gli agenti liberi dal servizio. "Decine di detenuti sono saliti sui muri, e in alcuni casi bruciando materassi, chiedendo provvedimenti contro il rischio dei contagi dal coronavirus all'interno della struttura. Tensioni simili si sarebbero verificare anche negli istituti di detenzione di altre città".
di Angela Nicoletti
frosinonetoday.it, 9 marzo 2020
Le prime notizie trapelate parlano di incendi all'interno delle celle e di agenti di polizia penitenziaria bloccati. La protesta scaturita dall'annullamento dei colloqui settimanali dopo l'allerta Coronavirus. Detenuti in rivolta nel carcere di Frosinone. Dalle 13 di oggi nel penitenziario di via Cerreto è scoppiato il caos. Dalle prime informazioni trapelate sembrerebbe che siano in atto incendi all'interno delle celle e degli agenti della Polizia Penitenziaria siano stato bloccati.
La direzione del carcere ha richiamato il personale a riposo o in ferie. La situazione viene seguita in prima persona dal questore di Frosinone Leonardo Biagioli, in costante collegamento con la Prefettura, dal capo della Squadra Mobile, il vice questore Flavio Genovesi, dal tenente colonnello, Andrea Gavazzi vice comandante provinciale dei Carabinieri e dal maggiore Andrea Petrarca, comandante Reparto Operativo Provinciale. La protesta sarebbe scoppiata dopo la decisione di annullare, a causa dell'emergenza Coronavirus, i colloqui settimanali con i familiari.
La nota sindacale - Il Segretario Generale Aggiunto Cisl Fns, Massimo Costantino, spiega la situazione all'interno del carcere di Frosinone. "Apprendiamo dì criticità che si stanno svolgendo all'interno dell'istituto penitenziario di Frosinone-spiega Costantino -. Apprendiamo di rinforzi provenienti dagli altri istituti della regione - rinforzi provenienti anche dal personale in servizio presso tale sede ma fatti rientrare dalle ferie o riposi.
Sul posto sono accorsi anche personale delle altre forze di polizia con l'ausilio di un elicottero che sorvola l'istituto che è noto per la cronica carenza di personale di polizia penitenziaria e per il sovraffollamento dei detenuti - ultimo dato del 29/02/2020, era di più 94 detenuti -. Come sempre la professionalità del personale di polizia Penitenziaria riuscirà a garantire la sicurezza di tale sede. Al momento sono sconosciti i motivi della protesta - pare per il limite dei colloqui con i familiari - dovuti alla situazione in ambito nazionale dovuti per contenere il contagio per il coronavirus".
Ieri a Cassino - Nel carcere di San Domenico ieri sera, invece, i detenuti si sono limitati a battere per ore oggetti metallici contro le sbarre delle finestre. Poi la situazione è rientrata.
di Cesare Giuzzi ed Eleonora Lanzetti
Corriere della Sera, 9 marzo 2020
Prima hanno sequestrato due agenti di custodia del penitenziario, poi nella tarda serata sono saliti sul tetto e hanno dato fuoco a parte della struttura. Prima hanno sequestrato due agenti di custodia del penitenziario, poi nella tarda serata sono saliti sul tetto e hanno dato fuoco a parte della struttura. Rivolta nel carcere di Torre del Gallo a Pavia dove una cinquantina di detenuti stanno protestando da ore dopo i fatti avvenuti a Modena e nelle altre carceri di Italia.
Ad innescare i disordini è stata la protesta di alcuni familiari dei reclusi che si sono presentati intorno alle 20 davanti ai cancelli del penitenziario lamentandosi contro il blocco dei colloqui imposto dall'emergenza coronavirus. A quel punto alcuni detenuti avrebbero dato fuoco ai materassi delle celle, poi avrebbero rubato le chiavi di alcune celle riuscendo a liberare altri detenuti.
Le fiamme dalle finestre, ben visibili dalla tangenziale, sono state domate dai vigili del fuoco di Pavia. A quel punto la folla di parenti in protesta è stata contenuta da polizia e carabinieri. Ma all'interno della struttura i reclusi hanno preso in ostaggio due agenti di custodia. Il sequestro sarebbe durato oltre un'ora.
Gli agenti sono stati poi liberati. Uno dei due è stato trasportato in ospedale da un'ambulanza: sembra sia stato ferito dal lancio di un estintore. A Pavia sono arrivati nel frattempo i rinforzi della polizia penitenziaria, del terzo reparto mobile e del battaglione carabinieri di Milano. Intorno alle 23 la situazione sembrava rientrata, ma a mezzanotte i detenuti sono saliti sul tetto del penitenziario e hanno acceso diversi fuochi. Le forze di polizia stanno mediando con i detenuti, ma nell'area continuano ad arrivare rinforzi. Intanto i parenti all'esterno, in buona parte famiglie di nomadi italiani, continuano la loro protesta sostenendo che all'interno del carcere ci sarebbero "casi di positività al coronavirus" e che le condizioni di vita dei detenuti sono "disumane". Nel pomeriggio, nel super carcere di Opera a Milano, c'era stata un'altra protesta dei detenuti. Danni ad alcune celle ma la situazione era rientrata dopo alcuni minuti. Da tempo i sindacati della polizia penitenziaria denunciano al carcere di Pavia una situazione potenzialmente esplosiva, con carenze di personale e sovraffollamento di detenuti. Ma mai si era arrivati a una rivolta di queste proporzioni.
di Monica De Benedetto
primativvu.it, 9 marzo 2020
Protesta dei detenuti anche nella Casa Circondariale di Ariano Irpino dopo le sommosse avvenute in diverse carceri italiane come a Poggioreale, Bari, Pavia, Modena, Salerno. Hanno iniziato questa sera dopo le 20 con la battitura delle inferriate e lancio di oggetti dalle finestre, un gran baccano che ha impressionato e spaventato i residenti di via Grignano.
Ma gli Agenti di Polizia Penitenziaria hanno subito sedato la piccola rivolta e riportato la calma evitando che la cosa degenerasse. Alla base del forte malcontento dei detenuti, anche in questo caso, la sospensione, da domani mattina, dei colloqui con i familiari a seguito del provvedimento del Governo per scongiurare e ridurre il rischio del contagio da Coronavirus Covid19.
- Velletri. Detenuti in protesta per le restrizioni ai colloqui coi familiari
- Reggio Emilia. Coronavirus: rivolta nel carcere, due sezioni distrutte
- Padova. Protesta in carcere, i detenuti danno fuoco agli indumenti
- Foggia. Tensione ai massimi livelli nel carcere, sui detenuti gli effetti del coronavirus
- Bari. Carcere in rivolta contro lo stop per le visite dei familiari










