di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 9 marzo 2020
"La situazione è a rischio anche a causa di una cattiva comunicazione. Sta passando il messaggio che i collegamenti del carcere con l'esterno sono completamente interrotti, ma non è così, bisogna riportare un po' di razionalità e placare gli animi".
Mauro Palma, Garante nazionale dei detenuti, annuncia che anche il suo ufficio cercherà di collaborare per riportare la calma nei penitenziari in rivolta: "Andremo negli istituti per spiegare direttamente la situazione ai detenuti".
E qual è la situazione?
"In un contesto molto complicato anche per la società esterna, è giusto prendere precauzioni anche all'interno delle carceri. Il blocco degli incontri diretti fino al 22 marzo, cioè per due settimane, può avere un senso se nel frattempo l'amministrazione penitenziaria si impegna perché siano realmente sostituiti con i colloqui a distanza".
Come?
"Con i collegamenti via skype, che però devono essere estesi a tutti, e non riservati ai circuiti della media sicurezza come ora; anche i reclusi in alta sicurezza devono averli. E l'aumento delle telefonate, sempre in sostituzione delle visite, deve essere non solo nel numero delle chiamate, ma anche nella durata. Inoltre va chiarito che la possibilità di sospendere i permessi premio e le uscite in semilibertà è sottoposta al vaglio dei magistrati di sorveglianza, senza automatismi, e questo significa decidere situazione per situazione, distretto per distretto".
In tutto questo il sovraffollamento resta un problema...
"Certo, peraltro destinato ad aumentare dopo i trasferimenti in altri istituti a causa delle rivolte che ieri hanno reso inagibili le strutture di Frosinone e Modena. In questo senso credo che si debba ragionare sulla possibilità di concedere una liberazione anticipata speciale, o in detenzione domiciliare, sempre a discrezione del giudice, per chi sta scontando le ultime settimane o gli ultimi mesi di pena, esclusi ovviamente coloro che hanno preso parte agli episodi di violenza".
E l'ipotesi di un'amnistia?
"Sono contrario, e credo sia sbagliato persino parlarne. Non ci sono le condizioni, e si rischia di far balenare illusioni che susciterebbero altre situazioni di criticità".
di Patrizio Gonnella
associazioneantignone.it, 9 marzo 2020
Coniugare la tutela della salute con il rispetto degli altri diritti fondamentali. È questo il compito - non facile - che l'Amministrazione Penitenziaria deve perseguire in questo delicato momento in cui il nostro paese è alle prese con l'epidemia coronavirus. Un contagio in carcere, dove gli spazi sono limitati e c'è una totale promiscuità fra detenuti e personale penitenziario potrebbe trasformarsi in una catastrofe.
In questi ultimi giorni abbiamo assistito a provvedimenti di chiusura degli istituti, triage all'ingresso per i nuovi giunti, riduzione o sospensione dei colloqui e dell'ingresso dei volontari. Provvedimenti che se da una parte mirano a salvaguardare la salute dei ristretti, dall'altro possono isolare ancor di più una parte di popolazione che già spesso è fortemente esclusa. Per questo abbiamo chiesto al governo una serie di provvedimenti urgenti: aumentare la possibilità di telefonate a 20 minuti al giorno a fronte degli attuali 10 minuti a settimana, utilizzando anche skype; prevedere misure di detenzione domiciliare e affidamento per chi abbia una pena residua limitata e abbia avuto un percorso penitenziario positivo.
È fondamentale infatti diminuire il sovraffollamento penitenziario in questa fase e, per chi rimarrà in carcere, garantire dei contatti costanti con i famigliari. È importante inoltre che i detenuti siano messi a conoscenza di quanto sta accadendo, altrimenti il rischio è che si possano creare disordini come avvenuto ieri nel carcere di Salerno.
Per capire cosa sta accadendo, e sollecitati da molti parenti di detenuti che a decine ci hanno chiamato o scritto, abbiamo avviato una mappatura dei provvedimenti assunti carcere per carcere che aggiorneremo costantemente. Per rimanere aggiornati su quanto sta accadendo vi invitiamo a seguirci sul nostro sito e sui nostri canali social.
di Franco Corleone
L'Espresso, 9 marzo 2020
Si chiudono le scuole e le università, si annullano iniziative politiche e culturali, si rinvia sine die il referendum sul demagogico "taglio" dei parlamentari e per la sorte delle carceri non si scrive e non si propone nulla, se non qualche balbettio delle circolari dell'Amministrazione penitenziaria.
Forse si pensa che i detenuti sono già in quarantena e quindi ci si affida allo stellone d'Italia.
Ma il carcere non è chiuso dai muri di cinta. Entrano ogni giorno gli operatori (direttori, polizia penitenziaria, educatori, amministrativi, insegnanti), i volontari, gli avvocati, i magistrati e i familiari per i colloqui; un mondo che merita attenzione.
Non vorrei sbagliare ma non mi pare che le Regioni, che hanno la responsabilità del servizio sanitario e il compito di tutelare la salute come diritto fondamentale, abbiano messo in campo un piano efficace di prevenzione.
Meno colloqui, più telefonate propone l'amministrazione penitenziaria. Un po' poco.
Si potrebbe almeno cominciare con l'installazione in ogni corridoio di macchinette con gel detergente e poi garantire una visita di primo ingresso per gli arrestati molto approfondita.
Per tutti i visitatori si potrebbe prevedere la misurazione della temperatura.
Azioni che servirebbero almeno a segnalare la gravità del momento.
Questa emergenza nascosta e/o sottovalutata (solo per il carcere) imporrebbe una svolta, una vera discontinuità. Il corpo e lo spazio della pena (titolo di un volume curato da Stefano Anastasia, da chi scrive e da Luca Zevi) dovrebbe diventare il tema di una rivisitazione del modello penitenziario. Una architettura fondata sulla dignità della persona e sulla apertura alla città, abbandonando la prevalenza di una edilizia fatta per contenere e ammassare corpi senza presente e senza futuro.
Prendiamo per buono il nuovo metro di misura per i rapporti umani, un metro o un metro e ottanta, come lo si garantisce in una cella con tre, quattro, cinque detenuti? E le norme di igiene con un lavandino accanto alla tazza come possono essere rispettate?
Finalmente bisognerebbe sancire che di norma in cella si sta da soli e eccezionalmente in due.
E ora? Che si aspetta ad adottare un piano di uscita dal carcere, magari verso misure alternative o verso i domiciliari per tutti coloro che hanno pene sotto i tre anni?
In attesa dell'indulto il Presidente Mattarella potrebbe valutare una concessione straordinaria di grazie legate a una vera emergenza umanitaria.
Infine il Parlamento potrebbe riprendere alcune misure legate ai diritti costituzionali a cominciare dalla proposta sull'affettività e sessualità in carcere elaborata dalla Conferenza dei garanti regionali e inviata al Senato dal Consiglio Regionale della Toscana.
Ultimo punto. Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria va radicalmente ripensato e per questo va nominato il vice capo che manca attraverso una discussione pubblica e con criteri di trasparenza che garantiscano una scelta che si ricolleghi al pensiero di Alessandro Margara e di Michele Coiro.
di Gianluigi De Vito
Gazzetta del Mezzogiorno, 9 marzo 2020
Sabato di guerriglia nel carcere di Salerno, ieri tensione altissima quasi ovunque, soprattutto a Modena dove un detenuto a perso la vita. Ma anche Bari e Foggia non costituiscono eccezione. L'annunciata sospensione o limitazione dei colloqui con i parenti ha già scatenato rivolte.
E si trema per le nostre carceri. La Puglia è la regione col più alto tasso di sovraffollamento carcerario: legna sul fuoco. Nel carcere di Bari, i detenuti sono 460 su una capienza di 299 (tasso di affollamento al +65%).
A Taranto, 600 su 306 (+51 %); a Lecce, 1.105 su 808 (+73%); a Brindisi, 205 su 120 (+58%); a Foggia, 608 su 365 (+60%); a Lucera, 177 su 137 (+77%); a Trani, 363 su 277 (+76%); ad Altamura, 85 su 52 (61 %); a Turi, 149 su 99 (+66%); a Matera, 186 su 132 (+71 %); a Melfi, 206 su 123 (+60%). Solo nel carcere di Potenza e nella sezione femminile di Trani ci sono "posti vuoti".
A questo bisogna aggiungere comunque, per motivi diversi, dagli agenti ai volontari, frequenti le strutture. Un piccolo pianeta è in subbuglio, sotto una ghigliottina che non perdonerebbe perché nel mondo "ristretto" il contagio scoppierebbe veloce e forte come una bomba. È attesa per stamani la direttiva di Giuseppe Martone, provveditore per la Puglia e Basilicata del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Martone, ci sono casi sospetti nelle carceri?
"No, al momento nessuna segnalazione di pazienti positivi. E la situazione nelle sezioni è tranquilla. È ovvio che stiamo in campana. Dovremo sospendere i colloqui sostituendoli con Skype e con telefonate più lunghe. Ovviamente dovrà essere fatta un'opera di informazione in tutta la popolazione detentiva".
Telefonate settimanali da 10 a 20 minuti?
"L'orientamento è questo".
Il problema è la sospensione dei colloqui. Ha già creato insurrezioni. È difficile farla digerire, no?
"Quello che abbiamo già fatto è diminuire l'accesso delle persone in visita e inibirlo ai minori di 12 anni, e garantire il rispetto della distanza".
Le scorte di materiale igienico sanitario sono sufficienti? Amuchina e Lysoform sono un problema: sono banditi per evitare episodi di autolesionismo. E a che punto è il montaggio delle tende pre-triage per gli arrestati prima dell'entrata in cella?
"Stiamo interloquendo con la protezione civile che sta montando le tende in tutte le case circondariali. Stanno per arrivare altre forniture di mascherine e tute".
Ci sono stati trasferimenti da carceri del Nord?
"No, sono stati tutti bloccati. E per i nuovi ingressi, per gli arrestati, appunto, ci sono le tende del pre-triage".
E prima delle tende, come vi siete attrezzati?
"Sono state individuate camere di isolamento. Abbiamo il pre-triage e le camere di isolamento. Non sono un medico, ma reputo che se dovesse entrare una persona che ha i sintomi c'è anche la possibilità di non farlo proprio entrare in carcere e di ospedalizzarlo".
E per gli operatori, quali misure?
"Abbiamo fermato tutte le attività, quella scolastica e quella dei volontari, convegni ed eventi. Ci saremmo dovuti occupare del polo universitario da istituire. Sto messaggiando col Rettore, rinvieremo tutto ad aprile".
Giovedì 12 marzo è prevista la riunione dell'Osservatorio regionale per la sanità penitenziaria. Quali saranno le urgenze da affrontare?
"Faremo il punto".
Ma l'incubo-rivolta rimane, no?
"Sto per diramare una disposizione a tutti i direttori e i comandanti di polizia penitenziaria di fare riunioni con detenuti per una sana comunicazione. Credo che dove non ci sia comunicazione, lì possa scoppiare qualche problema. Ma nella misura in cui si spiega ai detenuti che è per tutela, in una istituzione chiusa dove sarebbe una bomba, non arriveremo alla rivolta. In questo sono cautamente ottimista".
di Michela Allegri
Il Messaggero, 9 marzo 2020
Si celebreranno i procedimenti per minorenni e detenuti, sospesi i termini della prescrizione. Udienze rinviate, contatti con il pubblico ridotti il più possibile negli uffici, con l'accesso limitato ad attività urgenti, e lavoro in modalità telematica. Un periodo cuscinetto per entrare a regime e, poi, stretta sulle udienze fino al 31 maggio, in base a quanto verrà deciso dai dirigenti dei tribunali con ordinanze ad hoc. La Giustizia in Italia si ferma, causa coronavirus.
Verranno trattati - a porte chiuse - solo i procedimenti urgenti, con minorenni imputati, o con detenuti. Su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri e del ministro della Giustizia, è stato firmato il decreto-legge che dispone "misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria".
È stato stabilito che ci sarà un periodo di transizione che andrà da oggi fino al 22 marzo. Un lasso di tempo necessario per consentire ai dirigenti di stilare misure specifiche per ogni ufficio. Tranne alcune eccezioni, le udienze civili e penali pendenti in tutti gli uffici giudiziari d'Italia verranno rinviate "a data successiva" e, dunque, non si terranno. C'è un dettaglio importante: verranno sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti rinviati e anche quelli relativi alla prescrizione. Ci sono però alcuni casi particolari che rendono comunque necessaria la celebrazione delle udienze, impossibili da posticipare.
Per quanto riguarda il settore civile, si svolgeranno - quando mediante collegamenti da remoto - le cause di competenza del Tribunale per i minorenni che riguardino dichiarazioni di adottabilità, minori stranieri non accompagnati, minori allontanati dalla famiglia, cause di famiglia relative ad alimenti, cause di matrimonio. Si terranno anche i procedimenti cautelari che riguardino "la tutela di diritti fondamentali della persona", l'adozione di provvedimenti in materia di tutela, di amministrazione di sostegno, di interdizione.
La stessa cosa vale per quelli relativi all'adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari, per quelli di convalida dell'espulsione o allontanamento. La regola è di non rinviare "tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti", si legge nel testo. Sarà il capo dell'ufficio giudiziario a stabilire l'urgenza dei procedimenti.
Il penale - Per quanto riguarda il penale, invece, si terranno regolarmente le udienze di convalida di arresti e fermi, i procedimenti in cui scadano i termini di custodia, quelli in cui siano state richieste o applicate misure di sicurezza detentive. Quando i detenuti, gli imputati o i loro difensori espressamente richiedano che si proceda, inoltre, verranno trattate le udienze a carico di detenuti, quelle relative all'applicazione di misure di prevenzione e quelle a carico di minorenni.
Dovranno anche essere trattati i procedimenti in cui sia necessario "assumere prove indifferibili" con incidente probatorio. In questo caso, la dichiarazione di urgenza dovrà essere fatta dal giudice o dal presidente del collegio, su richiesta di parte, con un provvedimento motivato e non impugnabile. I contatti con il pubblico sono ridotti il più possibile: negli uffici attrezzati, gli atti dovranno essere depositati solo in modalità telematiche. Fino alla fine di maggio, inoltre, sono previste restrizioni anche per quanto riguarda i detenuti: potranno partecipare alle udienze in videoconferenza. Mentre i colloqui in carcere con i familiari dovranno essere svolti "a distanza, mediante, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l'amministrazione penitenziaria, o mediante corrispondenza telefonica". La magistratura di sorveglianza avrà la facoltà di sospendere i permessi premio. Le stesse direttive verranno applicate anche alle commissioni tributarie e alla magistratura militare e contabile.
Ristretti Orizzonti, 9 marzo 2020
Nelle condizioni in cui si trovano oggi le carceri italiane (scarsità di cure adeguate, sovraffollamento, acqua calda spesso razionata, poca igiene), per evitare epidemie al suo interno anche in considerazione della fragilità della popolazione con il conseguente trasferimento d'urgenza in ospedale di decine di detenuti eventualmente affetti da Coronavirus - aggravando perciò il sistema sanitario nazionale sempre più a corto di posti letto e di sale di rianimazione (dopo i tagli alla sanità di questi ultimi anni) - questi dovrebbero essere i provvedimenti da avviare immediatamente:
1) scarcerazione e invio ai domiciliari di anziani, malati gravi terminali, persone con disfunzioni cardiache o affetti da Aids e epatiti, come del resto dovrebbe essere se davvero si volesse tutelare il diritto alla salute, il rispetto della dignità e l'umanizzazione del trattamento, come è garantito dalla Costituzione, dalla riforma del 1975, dalla legge Gozzini del 1986, dal nuovo regolamento penitenziario del 2000, dalle tante Raccomandazioni del Consiglio d'Europa;
2) indulto per tutti i detenuti con pene inferiori ai tre anni, provvedimento che riguarda ad esempio persone che hanno già scontato 28 anni e ne devono scontare solo due, oppure persone che sono state recentemente incarcerate per un cumulo di pena di uno, due o tre anni e per un fatto magari accaduto dieci anni prima. Per essere precisi: 8.682 le persone che hanno da scontare in carcere ancora un periodo inferiore a un anno, 8.144 con un residuo di pena di due anni e 6.171 persone che devono restare ancora in carcere per un periodo fra i due e i tre anni;
3) scarcerazione di 54 mamme e dei loro 59 bambini attualmente detenuti in 9 istituti, mettendo così in pratica le tante inutile promesse ("mai più bambini in carcere") che da almeno un decennio hanno fatto tanti ministri, politici, governanti vari, di tutti i partiti, di tutti i colori. Nel frattempo, in carcere, quei 59 bambini la prima parola che hanno imparato a dire non è stata "mamma", ma "ispettore apri".
4) blocco dei nuovi ingressi per reati minori, pregressi e cumuli di pena,
5) provvedimenti di detenzione domiciliare,
6) affidamento ai servizi sociali del maggior numero di detenuti.
In definitiva un'azione deflattiva che: 1) eviterebbe concretamente un'altra eventuale emergenza oltre a quella che sta già sopportando l'Italia, 2) verrebbe realmente incontro (e non con divieti o palliativi) alle paure che ci sono tra i detenuti e tra i loro familiari, 3) permetterebbe ai detenuti rimasti all'interno degli istituti di avere cure più adeguate e maggiori possibilità di colloqui via skype e via telefono con i loro parenti.
Il direttivo dell'Associazione Voci di dentro
Chieti, 08/03/2020
Il Sole 24 Ore, 9 marzo 2020
Atti processuali - Disposizioni generali - Memorie difensive - Omesso esame - Deducibilità in sede di legittimità - Limiti. L'omessa valutazione di una memoria difensiva può essere dedotta in sede di legittimità come vizio di motivazione a condizione che, in virtù del dovere di specificità dei motivi di ricorso, si rappresenti puntualmente l'efficacia scardinante dei temi della memoria pretermessa rispetto alla pronuncia impugnata.
• Corte di cassazione, sezione I penale, sentenza 25 febbraio 2020 n. 7420.
Atti processuali - Disposizioni generali - Memorie e richieste delle parti - Omessa valutazione di memorie difensive - Deducibilità in sede di legittimità ex art. 325 cod. proc. pen. - Condizioni.
L'omesso esame di una memoria difensiva da parte del tribunale del riesame in materia di misure cautelari reali può essere dedotto in sede di ricorso per cassazione ex art. 325 cod. proc. pen. soltanto quando con la memoria sia stato introdotto un tema potenzialmente decisivo e il provvedimento impugnato sia rimasto sul punto del tutto silente.
• Corte di cassazione, sezione II penale, sentenza 20 settembre 2019 n. 38834.
Atti processuali - Disposizioni generali - Memorie e richieste delle parti - Omessa valutazione di memorie difensive - Deducibilità in sede di legittimità - Condizioni. In tema di ricorso per cassazione, l'omesso esame, da parte del giudice di merito, di una memoria difensiva può essere dedotto in sede di legittimità come vizio di motivazione purché, in virtù del dovere di specificità dei motivi di ricorso per cassazione, si rappresenti puntualmente la concreta idoneità scardinante dei temi della memoria pretermessa rispetto alla pronunzia avversata, evidenziando il collegamento tra le difese della memoria e gli specifici profili di carenza, contraddittorietà o manifesta illogicità argomentativa della sentenza impugnata.
• Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza 29 aprile 2019 n. 17798.
Atti processuali - Disposizioni generali - Memorie e richieste delle parti - Omessa valutazione di memorie difensive - Deducibilità in sede di legittimità - Limiti. Qualora le memorie difensive contengano la mera ripetizione di difese già svolte, oppure siano inconferenti rispetto all'oggetto del giudizio, non può ritenersi che il loro mancato esame invalidi il percorso logico-motivazionale del provvedimento decisorio, poiché altrimenti si costringerebbe il giudice a rispondere a tutti i rilievi avanzati dalle parti, anche se del tutto incongrui o persino formulati con scopi diversivi.
• Corte di cassazione, sezione II penale, sentenza 4 aprile 2018 n. 14975.
Atti processuali - Disposizioni generali - Memorie e richieste delle parti - Omessa valutazione di memorie difensive - Nullità - Esclusione. L'omessa valutazione di memorie difensive non può essere fatta valere in sede di gravame come causa di nullità del provvedimento impugnato, non trattandosi di ipotesi prevista dalla legge ma può influire sulla congruità e correttezza logico-giuridica della motivazione che definisce la fase o il grado nel cui ambito siano state espresse le ragioni difensive in quanto devono essere attentamente considerate dal giudice cui vengono rivolte.
• Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 2 febbraio 2018 n. 5075.
di Romina Marceca
La Repubblica, 9 marzo 2020
Protesta di 300 detenuti nel carcere Pagliarelli di Palermo per la sospensione dei colloqui nell'area dove si trovano i carcerati di media sicurezza: una misura, questa, contenuta nel decreto emanato dal governo per l'emergenza coronavirus. "Sono anche preoccupati di eventuali casi di contagio all'interno del penitenziario", dice la direttrice del Pagliarelli, Francesca Vazzana. I detenuti hanno incendiato cuscini, carta e pezzi di stoffa e poi hanno lanciato tutto attraverso le grate delle celle verso l'esterno.
La protesta è scoppiata in circa 150 camere detentive ed è ancora in corso. Non ci sono feriti. Oltre a bruciare cartacce e stoffa, i detenuti hanno anche battuto sulle grate. La direttrice del Pagliarelli sta cercando di riportare la calma dentro al penitenziario. "Stiamo dialogando con i detenuti per fare capire che è una emergenza quella che stiamo vivendo e che stiamo applicando la legge", dice a Repubblica Francesca Vazzana.
Alcuni detenuti, durante la protesta, hanno espresso la volontà di cominciare uno sciopero della fame e della sete, a partire da domani. Il traffico in viale Regione siciliana, la circonvallazione di Palermo, è andato in tilt. Molti gli automobilisti che si sono fermati all'altezza del carcere di Pagliarelli, attirati dalle fiamme che uscivano dalle celle. In strada, dove è arrivata la protesta, è stato il caos. Alcune pattuglie della polizia penitenziaria hanno chiuso un tratto di viale Regione siciliana. Il traffico è andato in tilt. I parenti di alcuni detenuti sono arrivati davanti al penitenziario e hanno chiesto, intonando alcuni cori, che i familiari venissero rimessi libertà per evitare il contagio in carcere.
di Guido Camera
Il Sole 24 Ore, 9 marzo 2020
Sfruttare per guadagno l'emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus rischia di avere conseguenze penali. Ad esempio, vendere prodotti di prima necessità, come disinfettanti e mascherine, a prezzi esorbitanti o offrire mascherine protettive prive del marchio CE sono condotte sanzionate dal Codice penale. E i cittadini che si imbattono in situazioni di questo genere possono usare l'arma della denuncia alla Guardia di finanza per fermare gli abusi. Vediamo quali sono quelli penalmente rilevanti e cosa rischia chi li commette.
Prezzi eccessivi - Il Codice penale, all'articolo 501-bis, prevede il reato di "manovre speculative su merci". Lo ha introdotto il decreto legge 704/1976 - dopo la crisi energetica del 1973 - per contrastare manovre speculative dirette alla maggiorazione dei prezzi di alcuni generi alimentari destinati al largo consumo. È procedibile d'ufficio e protegge gli operatori rispettosi delle esigenze economiche e sociali e i diritti dei consumatori. La Cassazione, con una sentenza del 15 maggio 1989 (sezione VI), ha spiegato che basta l'aumento ingiustificato dei prezzi causato da un singolo commerciante, che profitti di particolari contingenze del mercato e, così facendo, determini la possibile influenza sui comportamenti degli altri operatori del settore, che possa tradursi nel concreto pericolo di un rincaro dei prezzi generalizzato, o, comunque, diffuso.
La condotta è punibile anche se la manovra speculativa non si riflette sul mercato nazionale, ma soltanto su di un mercato locale, purché riguardi una zona territoriale ampia. I repertori non riportano molte altre decisioni, perché è un reato tipico delle situazioni emergenziali; trovare un giusto punto di equilibrio tra il diritto di iniziativa economica privata e i vincoli di solidarietà sociale previsti dall'articolo 41, comma 2, della Costituzione sarà compito dei processi originati dalle inchieste appena iniziate.
La prova del reato - La prova del reato, in una situazione di emergenza come quella attuale, è agevole perché può essere sufficiente dimostrare la messa in vendita di un articolo di prima necessità a prezzi esorbitanti fatta da un singolo commerciante, soprattutto se opera su larga scala. Il comma 2 dell'articolo 501-bis punisce anche chi - in presenza di rarefazione o rincaro sul mercato interno dei beni indicati nel comma precedente e nell'esercizio delle medesime attività - "ne sottrae all'utilizzazione o al consumo rilevanti quantità". In questo caso, il legislatore ha inteso colpire condotte che possono aggravare le speculazioni sui prezzi. La Cassazione (sezione VI, 2 marzo 1983) ha spiegato che la nozione di "rilevante quantità" può essere colta dal giudice di merito in relazione alla normale presenza sul mercato. Sono reati di pericolo e non è punibile il tentativo.
La condanna per l'articolo 501-bis comporta:
1) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, se il fatto è stato commesso in danno o a vantaggio di un'attività imprenditoriale;
2) la pubblicazione della sentenza sul sito internet del ministero della Giustizia, nonché nei Comuni dove l'imputato è residente, è stato commesso il delitto e la sentenza è stata pronunciata;
3) l'interdizione dall'esercizio di attività commerciali o industriali per cui sia chiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell'autorità.
Prodotti senza marchio CE - La frode in commercio (articolo 515 del Codice penale) punisce chi, nell'esercizio di un'attività commerciale, o in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, o una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella pattuita. Il delitto tutela la correttezza e la lealtà degli scambi commerciali, nonché la fiducia che negli stessi devono riporre i consumatori, ed è procedibile di ufficio.
La Cassazione ha sancito che "la divergenza qualitativa è data anche dalla contraffazione o assenza del marchio CE, assumendo che la sigla CE è marcatura ed è finalizzata ad attestare la conformità del prodotto a standard minimi di qualità" (sentenza 17686/2019); il delitto scatta anche se l'acquirente non controlla la merce offerta in vendita, essendo irrilevanti sia l'atteggiamento, fraudolento o meno, del venditore, sia la possibilità per l'acquirente di accorgersi della diversità della merce consegnatagli rispetto a quella richiesta (sentenza 54207/2016).
La prova del reato è abbastanza semplice: basta sequestrare il prodotto venduto per compararne le caratteristiche con l'originale. È punita anche la persona giuridica nel cui interesse o vantaggio è stato commesso il reato, in base all'articolo 25-bis1 del decreto legislativo 231/2001; la sanzione è una multa che va da 25.800 a 774.500 euro.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 9 marzo 2020
Detenuti in rivolta a Modena, Napoli, Salerno e Frosinone. Rientrata sabato sera la rivolta nel carcere di Salerno, di domenica la protesta si sposta a Modena, Frosinone, Napoli e - denunciano alcuni sindacati di Polizia penitenziaria - Alessandria. Provocando momenti di forte tensione.
- Coronavirus, timori per i detenuti
- Cremona. Rivolta nel carcere, un centinaio di detenuti protestano incendiando materassi
- Napoli. A Poggioreale esplode la rivolta dei detenuti
- Brindisi. Colloqui con i familiari sospesi, protesta nel carcere
- Genova. Covid-19: chiuse le visite, forte e rumorosa protesta dei detenuti a Marassi










