avis.it, 6 dicembre 2019
Anche nelle carceri si può portare un messaggio di solidarietà e dignità di ogni persona umana. L'ultimo esempio ci arriva da Enna, con il progetto "Educazione alla Legalità e Benessere Psicofisico" che ha coinvolto, in diverse iniziative, i detenuti e ha visto come protagonista anche la sede comunale Avis.
All'interno di uno spazio chiuso e disciplinato da severe norme regolamentari, il rischio di non riconoscere più il valore della persona è molto elevato. Il progetto - come è stato spiegato dall'Avis Enna - ha portato a riflettere i detenuti, attraverso attività mirate, sul proprio benessere psicofisico, ricordando che ogni uomo ha un valore e può avere un'occasione di riscatto sociale.
I laboratori, organizzati con e per i detenuti, hanno coinvolto molte figure professionali ed anche i familiari, permettendo l'acquisizione di competenze e la soddisfazione di scoprire quanto si è abili e capaci. Il Tutor Massimiliano Palillo, per Avis Comunale di Enna, ha curato il "Laboratorio di Benessere Psicofisico" per promuovere salute e benessere grazie ai benefici dell'attività fisica.
Per conquistare l'interesse dei detenuti si è cercato, quindi, di strutturare il laboratorio in attività divertenti, a tratti ludiche, così che venissero percepite come un elemento positivo per contribuire non solo al mantenimento di uno stato di salute psico-fisica ma anche al miglioramento delle relazioni reciproche all'interno dell'Istituto.
Tutti i laboratori si sono svolti presso la Casa Circondariale "Luigi Bodenza" di Enna grazie al finanziamento della Chiesa Valdese, l'OnG Luciano Lama ente capofila e al partenariato con l'Associazione Culturale "Innova Civitas", il Movimento Difesa del Cittadino e l'Avis di Enna.
ansa.it, 6 dicembre 2019
"Le carceri sarde vengo utilizzate per alleggerire i penitenziari della Penisola". La denuncia arriva da Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme".
"Le carceri sarde vengo utilizzate per alleggerire i penitenziari della Penisola: negli ultimi quattro mesi il numero dei detenuti è aumentato del 6,19%, passando da 2.148 a 2.281. In crescita anche gli stranieri, da 653 a 704". La denuncia arriva da Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", che ha analizzato gli ultimi dati diffusi dal ministero della Giustizia relativi alla situazione detentiva nell'Isola al 31 agosto scorso.
"Questi numeri - spiega - documentano come la Sardegna venga utilizzata per alleggerire altre strutture penitenziarie d'Italia, facendo venir meno il principio della regionalizzazione della pena. Occorre ricordare che i detenuti sardi sono 1.086". A soffrire sono le case circondariali di Cagliari-Uta, con 578 detenuti per 561 posti di capienza massima, e di Sassari-Bancali (473). "Si tratta di 1.051 persone, molte con gravi problematiche psichiche - sottolinea Caligaris - concentrate in due istituti dove peraltro il numero degli operatori penitenziari è insufficiente per garantire interventi riabilitativi e di reinserimento sociale.
Alla carenza di personale si aggiunge quella dei direttori. Sono ancora cinque per dieci istituti, quasi tutti con doppi e tripli incarichi ulteriormente aumentati durante l'estate". Una situazione potenzialmente esplosiva che "non sembra essere all'attenzione dei parlamentari sardi - attacca la presidente dell'associazione. Di qui l'appello "per un serio intervento" del governatore Solinas affinché "l'isola non sia più considerata dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria un luogo di smistamento".
di Antonio Iorio
Il Sole 24 Ore, 6 dicembre 2019
Con la pubblicazione in "Gazzetta Ufficiale" della legge di conversione del decreto fiscale - che sta concludendo la prima lettura alla Camera dove nella tarda serata di ieri ha ottenuto la fiducia con 310 voti a favore e 199 contrari - entreranno in vigore le modifiche ai reati tributari apportate anche dagli emendamenti. In concreto, per la maggior parte dei contribuenti le nuove e più severe regole, almeno sui reati dichiarativi, si applicheranno con la presentazione della dichiarazione dei redditi del 2019, e quindi, verosimilmente, a novembre 2020.
Tuttavia, vi sono parecchi casi che comporteranno l'applicazione anticipata dei nuovi illeciti penali. Si tratta in particolare delle:
a) dichiarazioni Iva (fraudolenti e/o infedeli) che si presenteranno al 30 aprile 2020;
b) dichiarazioni "infra-annuali" presentate successivamente all'entrata in vigore della legge, risultate fraudolente per effetto dell'utilizzo di false fatture o altri documenti equipollenti, in quanto la condotta illecita criminalizza qualunque dichiarazione e non soltanto quelle annuali. È il caso, ad esempio, di dichiarazioni "infra-annuali" per messa in liquidazione, trasformazione, fusione, scissione, dichiarazioni di operazioni intracomunitarie eccetera;
c) dichiarazioni presentate successivamente all'entrata in vigore della legge di conversione da parte di coloro che hanno l'esercizio sociale cosiddetto "a cavallo".
Per questi casi valgono da subito le nuove regole e, in particolare:
? in ipotesi dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di documenti per operazioni in tutto in parte inesistenti, si applicheranno le nuove sanzioni da 4 a 8 anni di reclusione (per imponibili superiori a 100mila euro) e non più da 18 mesi a 6 anni;
? in caso di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici si applicherà la reclusione da 3 a 8 anni (attualmente da 18 mesi a 6 anni);
? per le dichiarazioni infedeli il reato scatterà al superamento di imposta evasa superiore a 100mila euro e non più 150mila euro (ovvero imponibile superiore a 2 milioni e non più tre milioni) e la nuova pena sarà la reclusione da 2 anni a 4 anni e 6 mesi, in luogo di quella ora prevista da 1 a 3 anni.
Vi sono poi tutti i casi di omessa presentazione delle dichiarazioni del sostituto di imposta e dei redditi di quest'anno, scadute rispettivamente alla fine del mese di ottobre 2019 e di novembre 2019. Il reato omissivo, infatti, si consuma non alla data della scadenza bensì decorsi, infruttuosamente, 90 giorni, che certamente sono successivi all'entrata in vigore delle modifiche apportate dalla legge di conversione al decreto legge 124/2019. Ciò comporta che alle dichiarazioni delle imposte sui redditi e del sostituto di imposta omesse (con imposta evasa superiore a 50mila euro) si applicheranno da subito le nuove regole e, in particolare, la reclusione da 2 a 5 anni in luogo dell'attuale da 18 mesi a 4 anni.
Le false fatture - Per quanto concerne, invece, coloro che emettono false fatture, trattandosi di un reato che si consuma con il semplice rilascio del documento, le nuove norme troveranno immediata applicazione. In sostanza chi emetterà una falsa fattura dopo l'entrata in vigore della legge di conversione, andrà incontro immediatamente alla più grave reclusione da 4 a 8 anni (sempre che gli elementi fittizi siano superiore a 100mila euro per periodo di imposta). Da segnalare, infine, che in sede di conversione in legge del decreto fiscale si intende ripristinare la soglia di 250mila euro (in luogo di 150mila euro prevista inizialmente dal decreto fiscale) e quindi il reato, che si consuma il prossimo 27 dicembre, non ha subito modifiche.
di Ramon Fresta*
progettouomo.net, 6 dicembre 2019
La Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia della Liguria (Crvgl) - Associazione nata nel 2000 che riunisce diverse associazioni di volontariato impegnate da anni, e a vario titolo, nello svolgimento di attività all'interno delle carceri o del circuito penale esterno - ha organizzato un incontro sul tema del "Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale", più comunemente definito "il garante dei detenuti".
L'incontro si è svolto nella suggestiva cornice della sala "Eugenio Montale" a Palazzo Ducale, sede scelta non a caso in quanto il palazzo nella sua storia è stato sede del Tribunale di Genova ed è stato anche un carcere. Il titolo dato all'iniziativa- Imprigionate le garanzie - può essere letto in due modi: una denuncia della mancanza forzata delle garanzie per un target particolare, o come esortazione a portare le garanzie all'interno delle prigioni, di qualunque tipo esse siano.
Fabio Ferrari, responsabile regionale della Crvgl, all'apertura dei lavori ha ricordato come la nostra Regione, unitamente alla Basilicata, non abbia ancora una legge istitutiva del Garante Regionale dei detenuti. La figura del Garante Nazionale, istituita con la Legge 10 del 21 febbraio 2014, è un'autorità di garanzia, collegiale e indipendente, non giurisdizionale che ha la funzione di vigilare su tutte le forme di privazione della libertà, dagli istituti di pena, alla custodia nei luoghi di polizia, alla permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione, alle residenze di esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche (Rems), ai trattamenti sanitari obbligatori e coordina il lavoro dei garanti regionali.
Una prima proposta di legge in tal senso nella nostra regione è addirittura datata 2006! Ne esiste un'altra del 2016, proposta dopo che il Garante Nazionale nel report della sua visita in Liguria sottolineava questa mancanza, una proposta assolutamente bipartisan che ha come primo firmatario il consigliere Pastorino e siglata anche da esponenti di Forza Italia, M5S e Pd.
Ha terminato ricordando l'urgenza di portare in aula la proposta di legge di cui sopra, perché in Liguria abbiam avuto 2 suicidi e undici tentati suicidi da inizio anno in un sistema che presenta un sovraffollamento preoccupante; ha ribadito anche la disponibilità del Terzo Settore che opera in ambito carcerario a mettersi a disposizione delle istituzioni per dare anima e braccia al Garante Regionale al fine di migliorare la situazione della regione.
Il Ruolo e la funzionalità della figura del Garante Regionale sono stati tratteggiati da Bruno Mellano - Garante del Piemonte; dal suo intervento sono emersi anche spunti interessanti, utili indicazioni nel momento in cui si avrà una Garante ligure: l'istituzione di garanti comunali, collegati alla dislocazione degli istituti di reclusione, scelta dettata dalla volontà di essere maggiormente vicini alle diverse problematicità; un richiamo alle istituzioni regionali affinché diano il giusto rilievo alla sanità penitenziaria, faceva presente come problemi sanitari banali all'esterno possano diventare fonte di sofferenza all'interno di un carcere, tra gli altri ha citato l'esempio di persone tossicodipendenti (presenti in grande numero)per le quali le cure odontoiatriche possano diventare un grande problema. Sempre sul versante sanità, ha fatto presente come tra i compiti del Garante vi sia quello di tutelare le persone soggette a trattamenti sanitari "forzati" come coloro sottoposti a Tso (abbiamo tutti memoria di casi eclatanti di morti durante questi trattamenti in Italia e anche nella nostra regione) o le persone ospitate nelle Rems (Residenza per l'Esecuzione Misure di Sicurezza). Altro argomento trattato la tutela delle persone inserite in percorsi migratori, problema molto sentito in Piemonte dove ha sede un Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione) ma che a livello nazionale è deflagrato con i casi di Nave Diciotti e quello di Open Arms.
Alberto Rizzerio dell'Associazione Antigone- una realtà nata alla fine degli anni ottanta cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, parlamentari, studiosi e cittadini che si interessano di giustizia penale- ha fatto un excursus sui dati dell'annuale rapporto sulle carceri che fa l'Associazione, giunto alla quindicesima edizione nel 2019.
Dai dati forniti dal Dap - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria- aggiornati a novembre, risulta che i detenuti in Liguria sono 1537 a fronte di una capienza di 1104 posti della capienza regolamentare, di questi 844 sono stranieri e 73 le donne. L'anno è iniziato con 1512 presenze, ha raggiunto l'apice ad agosto, 1568 detenuti, per arrivare agli attuali 1537.
Ha poi presentato una serie di tavole riguardanti temi diversi: i dati riguardando gli eventi critici, quelli inerenti la sanità con il monte ore del personale sanitario e il numero di detenuti con patologie particolari, una fotografia su lavoro e formazione professionale ed una che riporta dati sulla quotidianità detentiva (alternanza tra orari con celle aperte e chiuse) e i contatti con l'esterno.
Tutti questi dati si possono consultare sul sito www.antigone.it alla sezione osservatorio detenzione. Sull'ultima slide presentata campeggiava la scritta nessuno deve marcire in galera, riferendosi ad un lessico - purtroppo - comune che sembra prefigurare come l'articolo 27 della Costituzione possa essere ridotto ad un orpello formale "...le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Rizzerio sottolineava, invece, come la dignità dei detenuti debba diventare un fatto importante per tutti, anche chi non è in carcere, perché sinonimo di civiltà.
L'ultimo intervento, dell'Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani, è stato a due voci, gli Avvocati Massimo Benoit Torsegno ed Emilio Robotti, hanno ribadito come la garanzia dei diritti di tutti, stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, quindi anche delle persone detenute perché la situazione di detenzione non fa perdere altri diritti alla persona se non la libertà.
Hanno insistito sul fatto che sia bene denunciare sempre le violazioni dei diritti, perché è il modo per tenere alta l'attenzione. L'Italia ha sottoscritto tutte le convenzioni internazionali sui diritti, malgrado gli impegni assunti non ha ancora istituito un'Autorità Indipendente per la Tutela di Diritti Umani; a questo proposito hanno ricordato come proprio nella nostra città si sia verificata una delle più gravi violazioni dei diritti durante il sanguinoso G8 del 2001.
A questo punto la palla è in mano alla politica regionale che deve decidere se tergiversare ancora, per chissà quale motivo, o mettere in campo una (o più figure) che possano aiutare un processo di qualità migliore per il mondo carcerario, e parlo veramente di tutto il sistema perché vale la pena ricordare che lo scorso anno sono stati 10 i suicidi tra i poliziotti penitenziari.
*Centro di Solidarietà di Genova
di Stefania Vatieri
La Nuova Sardegna, 6 dicembre 2019
Il vescovo Mura all'incontro sull'ergastolo ostativo: "Le carceri devono sempre avere un orizzonte". "L'ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere". È questo il titolo dell'incontro organizzato dall'associazione di volontariato e cooperativa sociale "Ut Unum Sint" nella sala della Camera di Commercio di Nuoro in occasione della settimana Internazionale della "Giustizia Riparativa" e rivolto al mondo della detenzione.
L'evento organizzato da don Pietro Borrotzu ha visto la partecipazione del prefetto di Nuoro, Anna Aida Abruzzese, del vescovo Antonello Mura, del magistrato di sorveglianza Adriana Carta, dell'onorevole Cosimo Ferri, del senatore Giuseppe Luigi Cucca e di Giovanna Serra garante dei detenuti. Recentemente la Corte Costituzionale ha dichiarato che l'ergastolo ostativo è incostituzionale perché troppo severo.
La decisione della Corte arriva dopo la sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che aveva condannato l'Italia per i trattamenti disumani riservati a chi viene condannato all'ergastolo ostativo. La durezza di questa pena viene ora ritenuta contraria all'articolo 27 della Costituzione, dove si legge che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
Un tema messo in luce dal vescovo di Nuoro che ha sottolineato la necessità di "una giustizia per la vittima, senza giustiziare l'aggressore - ha ribadito Antonello Mura -. Le carceri devono avere sempre una "finestra", un orizzonte, devono guardare al reinserimento. Questo è importante anche per i detenuti, bisogna fare in modo che la pena non comprometta il diritto alla speranza, perché se si chiude in cella la speranza, non c'è futuro per la società".
Una panoramica sull'attuale fase legislativa l'ha proposta il docente Giovanni Barroccu che ha spiegato la necessità di costruire una giurisprudenza adeguata a partire dalle motivazioni che accompagneranno la sentenza della Corte Costituzionale. Particolarmente toccante la testimonianza del detenuto condannato all'ergastolo, Marcello Dell'Anna, laureato in carcere e che dopo tanti anni di detenzione, ha iniziato ad intravedere insieme ad altri suoi compagni un filo di speranza pensando a un reinserimento sociale.
La voce della politica è stata portata dal senatore Giuseppe Luigi Cucca, che ha descritto la difficoltà a mettere insieme in una sintesi positiva le grandi differenze presenti tra le diverse forze politiche in una materia così delicata, anche in riferimento all'opinione pubblica non sempre favorevole al cambiamento.
All'incontro erano presenti anche otto detenuti dell'alta sicurezza di Badu e Carros, un segno dell'apertura della magistratura di sorveglianza del tribunale e dell'istituto penitenziario nuorese, in riferimento alle opportunità da offrire ai detenuti che hanno fatto passi significativi, specialmente con il percorso della giustizia riparativa.
La parte conclusiva del seminario è stata affidata a suor Annalisa Garofalo, della congregazione ancelle della Santa Famiglia e collaboratrice della cooperativa sociale "Ut Unum Sint", che ha messo in evidenza alcune delle azioni "riparative" realizzate dai detenuti. L'evento si è concluso il giorno dopo nell'auditorium della Parrocchia Beata Maria Gabriella con un incontro tra gli autori di reato, le vittime, le loro famiglie, i volontari e quattro classi dell'Itc Chironi.
di Leonardo Di Paco
La Stampa, 6 dicembre 2019
Provare a costruirsi un futuro in attesa di riconquistare la libertà, iniziando a ritrovare fiducia in se stessi, studiando inglese tra le sbarre. È a Torino, nella casa circondariale Lorusso e Cutugno, che 9 detenuti hanno ottenuto il diploma "Cambridge B1, Preliminary" - più noto come "Pet, Preliminary English Test" - grazie al primo corso in Italia rivolto alla preparazione per la certificazione della lingua inglese in carcere.
Il progetto intitolato "La certificazione linguistica internazionale in carcere: a change for the better" ha avuto inizio il 1 marzo scorso e si è rivolto a studenti detenuti e personale carcerario ed educativo. L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il Cpia1 (Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti), il liceo Artistico dell'istituto e con il supporto del centro autorizzato Cambridge English Exams di Torino e del centro Cambridge English Assessment.
"Si tratta di un progetto pilota unico e ambizioso - ha spiegato la professoressa Rosa Scimone, referente del progetto - sia perché ha permesso agli studenti di ottenere un'opportunità per entrare nel mondo del lavoro, sia perché ha rappresentato una forma di controllo attivo sulla propria vita favorendo la percezione dell'utilizzo del tempo in carcere come tempo della ricostruzione dell'Io sociale".
"Imparare una lingua avendo ben in mente uno scopo, in questo caso l'ottenimento di una certificazione internazionale, può accendere la motivazione, stimolare l'apprendimento, e permette di ottenere una competenza che rappresenta un valore aggiunto nei processi di selezione di tante realtà nel mondo del lavoro" ha invece commentato Peter McCabe, head of Italy per Cambridge Assessment English.
Corriere della Sera, 6 dicembre 2019
L'Istituto milanese, diretto da Giacinto Siciliano, è pronto ad accogliere rappresentanti delle Istituzioni e della società civile. L'organizzazione della serata sarà sostenuta dall'Associazione "Quartieri Tranquilli". Anche quest'anno la Casa Circondariale di Milano San Vittore "Francesco Di Cataldo" aprirà le sue antiche porte all'ormai tradizionale appuntamento con la Scala di Milano.
La sera del 7 dicembre, rispettando una consuetudine che si rinnova ormai dal 2013, il Comune di Milano torna a offrire la proiezione della "prima" alla Scala ai detenuti dello storico Istituto milanese. La "Tosca" di Giacomo Puccini sarà seguita alla Rotonda del carcere attraverso uno schermo che riprodurrà in diretta l'esecuzione dal Teatro della Scala. L'Istituto milanese, diretto da Giacinto Siciliano, è pronto ad accogliere rappresentanti delle Istituzioni e della società civile. L'organizzazione della serata sarà sostenuta dall'Associazione "Quartieri Tranquilli".
Saranno circa duecento le persone, tra ospiti e detenuti, che assisteranno insieme alla proiezione in diretta dell'opera pucciniana. "È una preziosa occasione di incontro e confronto tra le istituzioni, la realtà cittadina e le persone detenute, utile ai fini del processo di risocializzazione e rieducazione", scrive il direttore. L'ingresso, previsto per le ore 17, è consentito su invito. L'opera pucciniana, che avrà inizio alle 18, verrà presentata nello spazio della Rotonda da due detenuti volontari, un uomo e una donna, preparati per l'occasione dalla Presidente della Fondazione Culturale Pensare Oltre, Elisabetta Armiato, durante un incontro tenutosi all'interno del quinto reparto detentivo.
Durante il primo intervallo (18.45 - 19.15) nel corridoio del primo raggio sarà offerto un rinfresco light con i dolci preparati dalle mamme dell'Icam (Istituto a Custodia Attenuata per donne madri), e dai detenuti e detenute studenti della Libera Scuola di Cucina, mentre nel corso del secondo intervallo (20.00 - 20.40) si darà spazio agli interventi e saluti delle Autorità presenti. Al termine (21.10 circa) il buffet del dopo Scala, con il tradizionale risotto giallo, sarà allestito dalle detenute e dai giovani adulti, allievi della Libera Scuola di cucina. Saranno serviti inoltre prodotti e specialità da realtà lombarde e nazionali.
Accanto all'Opera che inaugura la stagione Scaligera, si è deciso, grazie all'apporto della Fondazione Maimeri e alla curatela di Andrea Dusio, di dare continuità alla mostra dello scorso anno dedicata alla "Musica Dipinta" di Gianni Maimeri, individuando le opere che vengono proposte quest'anno nella produzione di Giancarlo Vitali (1929-2018), grande Artista di Bellano di cui ricorre in questi giorni il novantesimo della nascita. Lungo il primo raggio, che conduce alla Rotonda, potranno essere ammirate le opere dedicate alla musica di questo artista lombardo. Alcuni dipinti verranno esposti per la prima volta, altri sono a tutti gli effetti inediti.
"Una tradizione che si rinnova, una grande occasione di incontro tra carcere e chi può aiutarlo ad essere migliore, nel nome dell'arte e della cultura dell'integrazione", dice il direttore Giacinto Siciliano, che ringrazia la grande rete che il territorio milanese sviluppa intorno al mondo del carcere. Anche quest'anno la realizzazione dell'evento è stata resa possibile grazie alla sinergia delle risorse istituzionali e del territorio.
In particolare, i dolciumi della cooperativa "Dolci in libertà" del carcere di Busto Arsizio, i panettoni dell'Associazione "Buoni dentro" dell'Istituto minorile Beccaria e della pasticceria milanese Panzera e quelli preparati dalla pasticceria "Vivi il Dolce", aderente all' Apa Confartigianato di Milano, Monza e Brianza. E poi le aziende Frescobaldi e Berlucchi con i loro vini, la Riso Gallo e la Coop Lombardia, che ha donato panettoni e clementine, così confermando un impegno che dura nel tempo e che dimostra una sensibilità particolare alla realtà del mondo carcerario.
di Cinzia Valente
gnewsonline.it, 6 dicembre 2019
La Casa Circondariale "Rocco D'Amato di Bologna" da oggi è dotata di una videoteca con oltre 700 dvd. Significativa l'intitolazione: un omaggio a Claudio Caligari, regista scomparso nel maggio del 2015, autore di Amore tossico (1983), L'odore della notte (1998) e Non essere cattivo (2015), fautore di un cinema che punta lo sguardo sugli emarginati delle periferie romane. Per celebrare la memoria di Claudio Caligari sono in corso a Bologna diversi eventi.
Oggi si terrà l'inaugurazione della "Videoteca Claudio Caligari" alla presenza di autorità e rappresentanti dell'Amministrazione penitenziaria, Rai Cinema, docenti Dams, Hera, Legacoop e Fondazione Del Monte. L'iniziativa è stata realizzata grazie al contributo di Rai Cinema che ha voluto donare all'Istituto 700 Dvd. Sono stati gli stessi detenuti a svolgere il lavoro di catalogazione, sulla base della metodologia prevista in ambito cinematografico. Lo hanno fatto dopo aver frequentato un corso ad hoc sotto la guida di docenti del settore che hanno insegnato loro ad utilizzare un programma specifico utilizzato nelle cineteche.
Tra i titoli presenti nel catalogo dell'istituto troviamo i grandi classici del cinema e anche uscite molto recenti, film italiani e stranieri, documentari che fanno parte del patrimonio filmico di Rai Cinema. Una collezione che verrà incrementata e costantemente aggiornata con le pellicole che verranno proiettate nelle sale.
Dopo l'inaugurazione della sala AtmospHera, nel penitenziario ci sarà quindi un altro spazio dedicato alla settima arte. "La videoteca risiede nel reparto penale dell'Istituto all'interno di cui c'è una piccola sala ricreativa con videoproiettore e una tv a schermo grande che potrà essere utilizzata dai detenuti del reparto stesso - afferma la direttrice Claudia Clementi -. L'idea poi, è di utilizzare i film per proiezioni nella sala cinema inaugurata a ottobre dotata di attrezzature all'avanguardia e meritevole di essere impiegata per altre iniziative. Una visione destinata ai detenuti, al personale e, con aperture programmate, al pubblico esterno".
di Claudio Bottan
sguardidiconfine.com, 6 dicembre 2019
Il documentario sulle carceri italiane dalla sentenza Torreggiani a oggi. "21×17 geometria della giustizia", il documentario diretto da Christian Letruria, che da qualche giorno è visibile a tutti, parte dalla rievocazione della famosa sentenza Torreggiani con la quale il sistema giustizia del nostro Paese è stato messo sotto accusa grazie al ricorso a Strasburgo di pochi detenuti.
Le testimonianze di chi c'era danno voce al silenzio di quelle celle e ci mostrano le difficoltà di ribellarsi alle ingiustizie all'interno di un'istituzione totale come il carcere.
Era l'8 gennaio 2013 e la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo condannava l'Italia ponendo l'attenzione sul sovraffollamento carcerario del nostro Paese, definito espressamente come "problema sistemico risultante da un malfunzionamento cronico proprio del sistema penitenziario italiano". Eppure sarebbe bastato un foglio di block notes per capirlo.
La Corte Europea, con la sentenza pilota sul ricorso di Mino Torreggiani e altre sei persone detenute a Busto Arsizio e Piacenza, ha stabilito che le condizioni di detenzione dei ricorrenti era disumana e degradante: celle minuscole, sovraffollamento, violazione di diritti fondamentali.
È stata ravvisata la violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Quindi tortura. Nei penitenziari italiani erano rinchiusi 66mila detenuti a fronte di 48mila posti di capienza regolamentare.
Persone ammassate con meno di tre metri quadrati di spazio vitale a disposizione per ciascuno. "Eppure non era complessa come operazione matematica" dice Roberta Cossia, magistrato di sorveglianza del tribunale di Milano, in "21×17 geometria della giustizia".
Il documentario diretto da Christian Letruria, che da qualche giorno è visibile a tutti, parte proprio dalla rievocazione della piccola grande storia di denuncia, la famosa sentenza Torreggiani, con la quale il sistema giustizia del nostro Paese è stato messo sotto accusa grazie al ricorso a Strasburgo di pochi detenuti.
Una ricerca di Oriana Blinik, con Roberto Cornelli e Annalisa Zamburlini, che ha raccolto le testimonianze di chi c'era. Parole che danno voce al silenzio di quelle celle e ci mostrano le difficoltà di ribellarsi alle ingiustizie all'interno di un'istituzione totale come il carcere, ma è anche l'occasione per interpellare direttori di carceri, magistrati di sorveglianza e altri operatori del settore per analizzare il cambiamento che questa sentenza ha imposto: sorveglianza dinamica, ampliamento delle misure alternative e introduzione della messa alla prova per adulti.
Le misure introdotte nel post-Torreggiani funzionano? La condannata Italia ha superato la sua messa alla prova?
Da allora sono stati compiuti alcuni passi in avanti grazie a interventi prevalentemente di carattere emergenziale, con una momentanea riduzione della popolazione carceraria, ma non è stato risolto in modo strutturale e definitivo il problema del sovraffollamento per ristabilire le condizioni essenziali dello Stato di diritto.
A quasi sette anni dalla condanna della Corte Europea, infatti, pare che nulla sia cambiato. Continua ad aumentare costantemente il numero dei detenuti presenti nelle carceri italiane: al 30 novembre 2019, secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia, sono 61.174 a fronte di 46mila posti.
Aumentano anche le detenute madri con figli al seguito, sono 52 con 56 bimbi (erano 49 con 52 bimbi un mese fa). Intanto si dirada il dibattito sulle pene alternative al carcere, come la detenzione domiciliare, l'affidamento ai servizi sociali, la probation (o messa alla prova) ovviamente quando ci sono le condizioni previste. Peraltro, le statistiche sono a favore di tale prospettiva, e gli studiosi di diritto penale unanimemente considerano il carcere come l'extrema ratio e non come strumento per tranquillizzare la società o peggio per guadagnare consenso.
La conseguenza logica dell'atteggiamento securitario porta a rendere le prigioni una "discarica sociale" di coloro che sono già ai margini della società (come attesta il numero di tossicodipendenti e di migranti nelle carceri). Infatti, nonostante il numero dei reati sia in calo, offuscati dal mantra della "certezza della pena" non ci si accorge che in carcere le persone ci vanno per davvero, anche per piccolissimi reati.
Buttandoli in una cella non siamo in grado di intercettare la disperazione di quelli che non resistono: dall'inizio dell'anno sono 45 i casi di suicidio su un totale di 120 morti nelle patrie galere. "Partiamo da un presupposto: il carcere in generale, in quanto istituzione totale che tende ad annullare le individualità, le propensioni e le attitudini del singolo dando risposte uguali a problematiche diverse, è di per sé un'istigazione al suicidio" dice Rita Bernardini.
"Ma una cosa è per noi del Partito Radicale chiarissima: i responsabili di queste violazioni dei diritti umani fondamentali devono essere individuati e denunciati in ogni sede, confidando molto nelle giurisdizioni superiori, come è stato per la memorabile sentenza Torreggiani che, se ha umiliato il nostro Paese ritenuto responsabile di sistematici trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei detenuti, ha almeno restituito loro un po' di dignità e di sollievo umano e civile".
Un sistema costoso, sicuramente in termini sociali ma anche in termini strettamente economici. Sono quasi 2,9 miliardi di euro i fondi destinati all'Amministrazione Penitenziaria nel 2019. Ciascun detenuto costa ogni giorno circa 130 euro, la maggior parte dei quali, il 76,47% del totale, riguarda il personale, e in particolare quello di polizia penitenziaria (ben 68,03%).
Solo il 10% è destinato a misure di accoglienza e reinserimento sociale, tra le quali si contano le spese per il vitto, per l'istruzione, per retribuire i detenuti che lavorano. Le misure alternative alla detenzione, che tanto sono avversate negli ultimi tempi poiché confuse con una quasi totale libertà che minerebbe il principio della certezza della pena, costano notevolmente meno del carcere e dimostrano di essere assai più efficaci in termini di abbattimento della recidiva. E quale sarà attualmente la situazione a Busto Arsizio, uno dei due istituti da cui è scaturita la sentenza Torreggiani? Disarmante, e lascia aperti i margini perché la Corte di Strasburgo emetta nuove pesanti condanne contro l'Italia: 428 persone detenute a fronte di 240 posti.
Il documentario può essere visto a questo indirizzo: https://vimeo.com/210040450
tusciaweb.eu, 6 dicembre 2019
Si chiude oggi pomeriggio a Viterbo, con una festa finale, il progetto "Lo sport entra nelle carceri". L'iniziativa fa parte di "Coni & regione compagni di sport" che ha come obiettivo il recupero dei detenuti tramite il coordinamento di varie attività sportive messe in atto nelle strutture penitenziarie, per promuovere la salute e il benessere, grazie ai benefici che l'attività fisica può dare. Per questo appuntamento sono state organizzate due partite di calcio e un torneo di scacchi.
Avversari dei detenuti del carcere viterbese saranno gli arbitri della sezione Aia di Viterbo e una selezione di atleti di varie discipline sportive della Tuscia. Di quest'ultimo gruppo faranno parte tre giocatori di rugby, uno di nuoto, ex giocatori della Viterbese e alcuni tecnici di calcio di Viterbo e Civita Castellana che hanno aderito all'invito del Coni di Viterbo.
È previsto anche un torneo di scacchi seguito dagli istruttori della scuola scacchistica viterbese, Massimiliano Marini e Gianfranco Massetti. In questo periodo a Mammagialla i detenuti hanno effettuato anche dei corsi in palestra seguiti da Umberto Battistin.
"È una bella occasione per consentire ai ragazzi che sono all'interno dell'istituto di vivere una bella giornata di 'normalità' grazie agli sport - ha detto il presidente del Coni Lazio Riccardo Viola. Un particolare ringraziamento a tutte e le associazioni che, hanno contributo a formare le due squadre. Chi non potrà scendere in campo potrà cimentare con uno sport della mente".
Per la direzione della casa circondariale di Viterbo saranno presenti Natalina Fanti (responsabile dell'area educativa) che ha seguito il progetto del Coni e della regione Lazio fin dall'inizio, il comandante del reparto di polizia penitenziaria Daniele Bologna e il suo vice Tullio Volpi.
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