restoalsud.it, 20 luglio 2019
Sono 13 i detenuti del carcere di Foggia che stanno partecipando al corso per "Operatore della Ristorazione". Il corso è tenuto da Smile Puglia, in partenariato con il Consorzio Aranea e il progetto - finanziato dalla Regione Puglia - rilancia la collaborazione istituzionale tra Istituti penitenziari, Enti di formazione e terzo settore fondamentale per l'efficacia dei percorsi di crescita personale e di reinserimento lavorativo e sociale della persona detenuta.
Le lezioni - Il corso di formazione è stato promosso in stretta collaborazione con la Direzione del penitenziario. Oltre alle attività formative, si stanno realizzando un servizio di mediazione culturale e l'organizzazione di un laboratorio teatrale. La parte teorica del corso è incentrata su diverse tematiche: lezioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, informatica, inglese turistico, elementi di chimica e merceologia per arrivare poi ad approfondire l'arte culinaria, attraverso la fase di simulazione in contesto operativo.
La cucina a km 0 - Gli allievi sono stati chiamati a confrontarsi con un tema, quello della cucina tipica a chilometro zero: un momento esperienziale mirato alla ricerca e alla contestualizzazione storica della realtà di Capitanata, attraverso la descrizione delle eccellenze locali, la loro valorizzazione nella quotidianità e la sperimentazione innovativa della cucina. È stata applicata una didattica basata sull'esperienza, sul fare, sull'assaggiare, vedere, sentire e partecipare. Gli allievi detenuti hanno simulato una co-progettazione insieme ai docenti, proponendo di giorno in giorno nuove ricette. La formazione può costituire un allentamento della tensione, un impegno mentale che favorisce la non fissazione nel qui e ora della cella, un'occasione d'incontro con persone che, provenendo dall'esterno, favoriscono una sensazione di minore abbandono.
L'opportunità - La formazione per il detenuto non è solo un'occupazione del tempo ma è anche la soddisfazione di un bisogno, un'opportunità a livello personale per rimettersi in gioco e per riscoprire risorse, abilità e potenzialità che molto spesso non sapeva nemmeno di possedere e che, all'interno di un sistema relazionale, gli consentono di riacquistare fiducia in sé stesso. I detenuti che hanno deciso di partecipare al percorso si sono mostrati motivati ed entusiasti. Hanno messo grande impegno nella preparazione di primi e secondi piatti e nella realizzazione di dolci e prodotti da forno.
L'impegno e l'entusiasmo - "Sono davvero ammirevoli - ha sottolineato il presidente di Smile Puglia, Antonio De Maso -, come dimostra l'entusiasmo e l'impegno che i corsisti, Federico, Anacleto, Luigi, Giuseppe, Vincenzo, Giuseppe, Islam, Michele, Fabio, Christian, Alessio, Luigi e Domenico, hanno profuso nel seguire tale iniziativa. Alcuni evidenziano naturali propensioni e talento per le attività di pasticceria e di cucina. Molti di loro potranno sicuramente impiegarsi in entrambi i settori".
di Rachele Gonnelli
Il Manifesto, 20 luglio 2019
La guerra a Tripoli sfiora i 1.100 morti, di cui 56 civili, e i 100 mila sfollati. Le milizie fedeli a Serraj temono un affondo delle truppe del generale cirenaico nel fine settimana.
Non sono molte le donne nella scena politica libica, e Sehan Sergewa - di cui si sono perse le tracce da mercoledì notte - è senza dubbio la più nota. Deputata del Parlamento di Tobruk, eletto nel 2014 e riconosciuto dalla comunità internazionale ma basato nell'Est del Paese sotto il controllo del generale Haftar, e leader di un piccolo partito da lei appena fondato - il Moderate Libyan Movement - per sostenere i diritti umani in Libia, anche quelli dei migranti rinchiusi nelle prigioni spesso simili a lager, e la partecipazione delle donne - che rappresentano il 60% della popolazione libica, ricordava - alla sfera pubblica, Sehan Sergewa era anche un volto noto, popolare, perché partecipava spesso, anche nella veste di psicologa infantile, a dibattiti in tv e interviste da opinionista.
E proprio la sua ultima apparizione sugli schermi della Alhadath tv channel, vicina al governo della Cirenaica, martedì, potrebbe esserle costata cara, avendo attaccato la retorica dei sostenitori del generale, quali il presidente del Parlamento Aguila Saleh. Un gruppo di uomini armati - a quanto si apprende dai media locali - ha preso d'assalto la sua casa nella parte orientale di Bengasi, prima provocando un incendio e poi entrando armi alla mano. Dopo aver sparato e lasciato a terra il marito, poi medicato in ospedale, gli assalitori hanno rapito Sehan Sergewa e la figlia e si sono dileguati.
Il governo di Tripoli ha subito accusato Haftar di essere responsabile del rapimento, "risultato dell'assenza del dominio della legge e delle garanzie di libertà" nel territorio controllato dalle forze del generale cirenaico. Un'accusa abbastanza generica alla quale ha risposto il dipartimento di polizia di Bengasi con un post sulla pagina ufficiale di Fb a dir poco laconico: non risulta la presenza di Sehan Sergewa in nessuna delle nostre stazioni. L'immediato rilascio della deputata viene chiesto dalla missione Onu in Libia (Unsmil), che pretende l'immediata apertura di un'indagine per capire chi l'abbia sequestrata e ottenerne la liberazione. Anche l'ambasciata italiana a Tripoli - Sergewa amava l'Italia, aveva partecipato alla Conferenza di Palermo e sperava in un accordo tra le due parti ora in conflitto per arrivare a nuove elezioni e alla stabilizzazione del Paese - così come la delegazione Ue, si associano nell'esprime "preoccupazione" per la sua sorte. "Silenziare le voci di donne in posizioni decisionali non sarà tollerato", è la frase, molto dura, con cui si chiude il comunicato dell'Unsmil, missione diretta da Stephanie Williams e presieduta da Ghassam Salamé.
Sergewa era appena tornata dal Cairo, dove aveva partecipato, come parte di una delegazione di parlamentari libici, a una tre giorni di incontri con funzionari dell'intelligence e della diplomazia egiziana per cercare una soluzione alla attuale crisi in Libia. Erano note le sue posizioni fortemente critiche sull'offensiva su Tripoli lanciata dal generale Haftar lo scorso 4 aprile e già arrivata alla cifra di 1.100 morti (di cui 56 civili) e 100 mila sfollati. Nel 2011 aveva sostenuto, con un dossier presentato al tribunale dell'Aja, le denunce per stupro di centinaia di donne libiche ad opera delle guardie e dei soldati di Gheddafi e in particolare aveva appoggiato quella di cinque "amazzoni" che avevano dichiarato di essere state ripetutamente violentate dal Colonnello e dai suoi figli.
Nei sobborghi meridionali di Tripoli i combattimenti continuano anche con armi pesanti a Wadi Rabie, Ein Zara, intorno all'aeroporto di Mitiga, che ormai funziona a singhiozzo. I Mig e i droni dell'Lna si spingono con incursioni verso il centro della capitale e i miliziani che insieme alle forze di Misurata difendono le posizioni per conto del premier Serraj temono - a leggere il Libyan Express - un affondo definitivo durante il fine settimana. Settimana iniziata con una dichiarazione a sei (Egitto, Francia, Italia, Emirati, Regno Unito e Usa) che chiede il cessate il fuoco e il ritorno al dialogo. Ma la maggior parte di questi Paesi hanno più parti in commedia.
vogheranews.it, 20 luglio 2019
Sabato 13 luglio nella Casa circondariale di Voghera si è svolta un'iniziativa tesa a favorire l'esercizio della genitorialità durante la detenzione e a sostenere le relazioni affettive tra alcuni detenuti ed i rispettivi figli. In adesione alla campagna nazionale di sensibilizzazione su tale tema, dal titolo "Non un mio crimine, ma una mia condanna", la Direzione del carcere ha potuto sperimentare la collaborazione con l'Associazione "Scegli Gesù".
Nella Sala Teatro dell'istituto di via Prati Nuovi, alla presenza di circa 10 famiglie, hanno donato il loro apporto 11 volontari, consentendo al pubblico di vivere un momento di serenità in allegria. "Alcune persone ristrette hanno espresso pensieri sulla giornata trascorsa, mostrandosi particolarmente contenti e molto grati all'associazione per il tempo dedicato", spiegano gli organizzatori.
Ne programma della giornata: due sketch divertenti ma al contempo capaci di lasciare un messaggio sul valore dell'amicizia, numeri di giocoleria e artisti di strada, sbandieratori che a ritmo di musica hanno fatto volteggiare, intorno agli sguardi stupiti dei piccoli, tutti i colori dell'arcobaleno. A seguire il pranzo insieme, in una sala colloqui dedicata, a ricordare una quotidianità familiare di condivisione, animato da due mascotte e rallegrato dai palloncini dalle mille forme e da trucchi da principesse e pirati.
"Anche rispetto a questo secondo momento, i ristretti hanno espresso forte gradimento in quanto a loro è sembrato di recuperare un senso di familiarità, potendo accorciare le distanze che, a causa della detenzione, si sono create con i figli - spiegano ancora i volontari. Qualunque sia, infatti, la responsabilità dei padri, è molto importante che i bambini possano recuperare quel rapporto, molto compromesso dall'assenza, in cui si declina il loro diritto di vivere da figli". Il personale della Polizia Penitenziaria e gli operatori del trattamento hanno presenziato e condiviso l'organizzazione della giornata.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 20 luglio 2019, 20 luglio 2019
Cinque postazioni con accesso ad internet sono state attivate nella casa di reclusione di Spoleto e saranno presto a disposizione, per la prima volta, di utenti-detenuti che usufruiranno di un accesso limitato. L'occasione del loro utilizzo sarà infatti il torneo internazionale online di scacchi che si svolgerà nei giorni 5 e 6 agosto prossimi, sotto l'egida della Fédération Internationale des Echecs (Fide), e che vedrà la partecipazione di giocatori detenuti in Italia, Usa, Russia, Bielorussia, Argentina, Brasile e Cile e la presenza dell'ex campione del mondo Anatoly Karpov.
A realizzare l'infrastruttura di rete necessaria ad abilitare i 5 detenuti che parteciperanno al torneo navigando dalle loro postazioni sul portale www.chess.com, preventivamente autorizzato, è stato il Servizio Informatico Penitenziario che, in collaborazione con la Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia e la Direzione Generale Detenuti e Trattamento del Dap, ha provveduto al collegamento e alla configurazione necessaria. Le postazioni sono state realizzate ai sensi della circolare del Capo Dap del novembre 2015, che consente l'accesso a internet ai detenuti per motivi di studio e lavoro. Gli utenti-detenuti non avranno la possibilità di modificare o alterare la configurazione della postazione di lavoro loro assegnata e, inoltre, personale di Polizia Penitenziaria del Servizio Informatico sorveglierà su eventuali tentativi di violazione della sicurezza.
L'iniziativa rappresenta un evento unico nel panorama delle attività trattamentali offerte da un istituto penitenziario italiano. A Spoleto, infatti, è stato avviato da ben quattro anni il progetto "Scacchi in carcere", inserito nell'ambito di un protocollo sottoscritto con il Coni e finalizzato a promuovere l'attività sportiva dei detenuti.
Il corso di scacchi, che ha ad oggetto lo studio delle tecniche di gioco e si è avvalso di incontri con giocatori professionisti esterni, è gestito da un tecnico Coni ed è destinato ai reclusi appartenenti al circuito di alta sicurezza. Gli stessi che fra pochi giorni sfideranno online i giocatori detenuti di altri sei nazioni.
di Mauro Manzin
La Stampa, 20 luglio 2019
La Corte suprema olandese ha sentenziato che il governo dei Paesi Bassi è in parte responsabile per il massacro di Srebrenica nel 1995, ma che si tratta di una responsabilità "molto limitata". Tanto da quantificarla in termini percentuali: il massacro di 350 musulmani nel luglio del 1995 è attribuibile ai soldati olandesi solo per il "10 per cento". In primo grado tale percentuale era stata valutata nel 30% (sentenza del 2017).
In sostanza, la Corte ha ridotto la responsabilità dello Stato al pagamento di una compensazione per 350 musulmani che vennero uccisi dopo che i caschi blu olandesi, armati in modo molto leggero, erano stati travolti dalle forze serbo-bosniache. Le compagnie di Caschi Blu olandesi "Dutchbat" erano trincerate nella loro base dove accolsero cinquemila profughi musulmani. Poi però li costrinsero ad andarsene, consentendo ai serbi di evacuarli. Gli uomini e i ragazzi furono separati e fatti salire su dei pullman.
L'inizio della mattanza avvenne per mano dei soldati del generale Ratko Mladic e di Radovan Karadzie. Nel massacro di Srebrenica furono uccise ottomila persone. La Corte suprema ieri ha ritenuto che i soldati olandesi non hanno lasciato ai 350 musulmani "la scelta di restare dove si trovavano, mentre questo sarebbe stato possibile".
I giudici hanno comunque riconosciuto che i musulmani che avevano cercato rifugio presso i caschi blu olandesi correvano un elevato rischio di essere uccisi odi rimanere vittima di abusi, e nonostante ciò i soldati dei Paesi Bassi avevano abbandonato il campo. In sintesi: ciò non avrebbe per forza salvato loro la vita, ma "le loro possibilità di sfuggire ai serbi di Bosnia se avessero avuto la possibilità di restare erano piccole, eppure non trascurabili", si legge ancora nella sentenza.
La presidente delle Madri di Srebrenica e Zepa, Munira Suba§ie, ha dichiarato che si aspettava un giudizio corretto e leale. "Ogni individuo ha diritto alla giustizia che anche noi attendiamo - ha affermato - e se non la otterremo accoglieremo tutto ciò come l'avviso che questo ci succede perché siamo musulmani; così come abbiamo patito il genocidio a Srebrenica perché siamo musulmani". Le Madri ora pensano di proseguire la battaglia legale alla Corte Europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo La Commissione Ue si è limitata a "prendere atto" della sentenza.
di Nicola Maselli
fuoridalcomune.it, 20 luglio 2019
Il laboratorio inizierà a settembre 2019. I teatro-terapeuti condurranno i detenuti del settimo reparto. È stato siglato l'accordo tra il carcere di Bollate e l'associazione TeatroInBolla. Dal prossimo settembre (2019) fino a dicembre i teatro-terapeuti Salvatore Ladiana e Marsil Yakoub, supportati da Aurora Zibaldi, antropologa e non attrice, e Marika Pepe, sociologa e pedagogista, condurranno un laboratorio di teatro-terapia con i detenuti del Settimo reparto, dove sono recluse persone condannate per reati sessuali.
Non è la prima volta che TeatroInBolla affronta questa sfida. Già nel 2015, infatti, l'associazione aveva svolto un laboratorio analogo, sempre a Bollate e sempre con i detenuti del settimo. A parlarne alla redazione di fuoridalcomune.it era stato lo stesso Salvatore Ladiana pochi mesi fa. "Lavorare con il corpo insieme a chi ha violato il corpo - aveva detto - non è facile. Nel momento in cui entravo in carcere - aveva aggiunto - cercavo di resettare completamente (Ndr... la storia dei detenuti)".
Teatroinbolla è un'associazione di teatro-terapia (ne abbiamo parlato qui), disciplina che consente di esprimere il proprio potenziale creativo attraverso training che si svolgono in un ambiente protetto, così da consentire di esprimersi liberamente, senza paura del giudizio, degli altri e, soprattutto, del proprio.
di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 20 luglio 2019
Il prossimo 25 luglio a Roma, a partire dalle ore 10.00, presso la Sala Azzurra della Fnsi in Corso Vittorio Emanuele II, 349 (primo piano), Antigone presenterà il proprio rapporto di metà anno sulle carceri italiane. Attraverso numeri, dati e storie, sarà presentata una fotografia del sistema penitenziario così come emerso dalle visite effettuate finora dall'osservatorio dell'associazione.
Durante la conferenza stampa sarà inoltre presentata la proposta di legge rientrante nella campagna "Il carcere è un pezzo di città" che Antigone ha promosso nel mese di maggio è che punta ad includere i Sindaci tra le autorità cui la legge riconosce il diritto a visitare gli istituti di pena. Nell'ambito della campagna, osservatori di Antigone sono stati in visita nelle carceri di Livorno, Torino, Bologna e Palermo insieme ai rispettivi primi cittadini. Alla conferenza stampa parteciperà anche Mauro Palma, Garante nazionale delle persone detenute o private della libertà personale. Per accedere non è necessario l'accredito ma, per ragioni organizzative, è gradita la conferma della presenza.
*Ufficio Stampa Associazione Antigone
di Francesco Cerisano
Italia Oggi, 20 luglio 2019
Multe salate alle Ong. Fino a 1 mln per il capitano e l'armatore delle navi. Fino a 1 milione di euro di multa al comandante della nave che violi il divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane. E arresto obbligatorio in flagranza qualora il comandante commetta il delitto di resistenza o violenza contro una nave da guerra, previsto dall'art. 1100 del Codice della navigazione.
La vicenda della nave Sea Watch 3 e della capitana Carola Rackete (finita sotto processo per aver deciso di attraccare a Lampedusa nonostante il divieto imposto dalle autorità italiane) sembra aver ispirato il giro di vite contenuto negli emendamenti al decreto sicurezza bis (dl n. 53/2019) approvati dalle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera. Oltre alla previsione esplicita dell'arresto in flagranza (nell'articolo 380, comma 2 del codice di procedura penale viene introdotta una fattispecie ad hoc) a carico del comandante della nave, il vero colpo alle Organizzazioni non governative che svolgono attività di ricerca e salvataggio di migranti nel Mediterraneo è rappresentato dal giro di vite sulle sanzioni pecuniarie.
Nel testo originario del decreto legge le multe andavano da un minimo di 10 mila euro a un massimo di 50 mila euro e potevano essere comminate, oltre che nei confronti del comandante della nave, anche nei confronti dell'armatore e del proprietario, ove possibile. Gli emendamenti approvati dalle commissioni della camera (che hanno chiuso i lavori giovedì conferendo ai due relatori leghisti Simona Bordonali e Roberto Turri il mandato a riferire in aula a partire dal 22 luglio) ampliano il ventaglio delle sanzioni amministrative a carico del comandante, portandole da un minimo di 150 mila euro a un massimo di un milione di euro.
Con un'altra sostanziale novità: la responsabilità solidale dell'armatore della nave che dunque potrà essere chiamato a rispondere della multa per l'intero. Si prevede inoltre che la confisca delle navi scatti subito, anche in caso di prima violazione del divieto di ingresso e non, come previsto inizialmente, in caso di reiterazione della condotta.
Le navi sequestrate potranno essere affidate dal prefetto in custodia agli organi di polizia, alle capitanerie di porto, alla marina militare o ad altre amministrazioni che ne facciano richiesta per l'impiego in attività istituzionali. Quando la confisca diventerà definitiva (in quanto il provvedimento che la dispone non può più essere impugnato) la nave sequestrata sarà acquisita al patrimonio dello Stato.
Manifestazioni in luogo pubblico - Ma gli emendamenti approvati da Montecitorio non si limitano al solo inasprimento delle norme di contrasto all'immigrazione clandestina. Vengono rimodulate le sanzioni penali a carico di chi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, lanci o utilizzi illegittimamente razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l'emissione di fumo o di gas visibile (o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti), ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere. Se la condotta è volta a creare un concreto pericolo per l'incolumità delle persone la pena della reclusione andrà da un minimo di un anno a un massimo di quattro anni.
Viceversa, (ed è una novità contenuta negli emendamenti della Camera) quando il fatto è volto a creare un concreto pericolo per l'integrità delle cose, la pena sarà più lieve: da sei mesi a due anni di reclusione.
Vestiario, buoni pasto per le forze di Polizia e straordinario Vigili del fuoco - Le modifiche approvate in commissione stanziano inoltre due milioni di euro per il 2019 e 4,5 milioni l'anno dal 2020 al 2026 per il miglioramento e il ricambio del vestiario della Polizia di stato. Viene inoltre estesa a tutto il personale del comparto sicurezza e difesa la possibilità di fruire di buoni pasto (del valore nominale di 7 euro cadauno) in occasione di servizi di ordine pubblico svolti fuori sede in località prive del servizio mensa o di esercizi privati di ristorazione convenzionati. Infine, viene incrementato il monte ore di straordinario per il personale operativo dei Vigili del fuoco, che per il 2019 è aumentato di 259.890 ore l'anno, mentre saranno 340 mila a decorrere dal 2020.
di Martina Dessì
iltempo.it, 20 luglio 2019
I concerti nelle carceri prendono il via il 23 luglio e l'idea è quella di Franco Califano. Non a caso, il progetto di prossimo avvio s'intitola La mia libertà. Note in carcere ed è promosso dal vicepresidente del Consiglio Regionale Giuseppe Cangemi con la collaborazione dell'agenzia Joe&Joe. L'obiettivo del progetto è quello di portare la musica all'interno dei penitenziari e di utilizzarla a scopo rieducativo, con la collaborazione degli artisti che saranno protagonisti delle date scelte per il calendario. Tra i nomi già annunciati compare quello di Enrico Ruggeri, ma anche quello di Dolcenera, Paolo Vallesi e il duo Marcello Cirillo-Mario Zamma.
Spiega il vicepresidente Cangemi: "Il progetto è intitolato come la canzone di Franco Califano e nasce proprio da un'idea del cantautore romano. Lui era molto sensibile al tema della detenzione, e aveva espresso più volte il desiderio, prima di lasciarci, di lavorare a un progetto che portasse la musica nelle carceri del Lazio. Un'idea che spero possa essere replicata anche nelle strutture penitenziarie delle altre province".
Si inizia con la prima data del 23 luglio alla sezione femminile del carcere di Rebibbia, con inizio previsto per le ore 19, per continuare in quello di Velletri il 25 luglio alle ore 14 e Regina Coeli il 29 luglio alle 10. La chiusura è affidata a Dolcenera che si esibirà sul palco di Rebibbia Nuovo Complesso, il 4 settembre alle ore 17, e a Enrico Ruggeri, che canterà invece a Civitavecchia.
Un'occasione, questa, per chi sta scontando una pena ma anche per gli artisti coinvolti nel progetto che potranno così mettere la loro musica al servizio di qualcuno che ha un assoluto bisogno di rimettere ordine nella loro vita. Conclude Cangemi: "La musica, come il teatro e lo sport possono infatti contribuire al processo di rieducazione dei detenuti, e per questo sono grato agli artisti che, con grande sensibilità, hanno accettato di partecipare".
di Filippo Simonetti
La Stampa, 20 luglio 2019
Rischia di non iscriversi al prossimo campionato Csi il Forrest, la squadra di calcio del carcere di Vercelli. Motivo? Visto l'elevato numero di detenuti-calciatori, sarebbe necessario creare e iscrivere più di un team per poterli accontentare tutti. Problemi organizzatori, a questo punto potrebbero - il condizionale è d'obbligo, il quadro è in fase di definizione - costringere la direzione a non presentare più ai nastri di partenza del torneo amatoriale la squadra che prende il nome dal celebre film con Tom Hanks. Nelle ultime stagioni il team multietnico - guidato dalla coppia Maurizio Del Pero e Mauro Sattin - era stato coinvolto dal Comitato di Novara nel suo progetto. Prima nel calcio a 11 tradizionale, poi nell'ultima stagione nel calcio a 7.
Il penitenziario diretto da Antonella Giordano (insediatasi da alcuni mesi al posto di Tullia Ardito che invece è andata a Biella) a breve deciderà il da farsi con l'auspicio di trovare una soluzione ottimale e soprattutto in grado di andare incontro al fabbisogno sportivo dei detenuti.
Al momento non sono stati ancora intavolati contatti ufficiali con il Comitato di Novara per cui la situazione potrebbe mutare nelle prossime settimane. Durante le ultime stagioni il Forrest aveva sempre ospitato nel proprio impianto diversi sodalizi del Novarese e del Verbano.
Arriva un appello dall'area educativa del penitenziario di Billiemme: "Lo sport praticato in carcere ha una valenza altissima e in questi ultimi anni abbiamo dimostrato di credere davvero in progetti che vanno in questa direzione - spiegano -. Da qui a settembre lo scenario potrebbe cambiare ancora, nel frattempo invitiamo i comitati Csi dei territori limitrofi a farsi avanti per instaurare con noi una proficua collaborazione. Sarebbe davvero un bellissimo regalo per i detenuti".
Poi un'ultima precisazione: "Se non dovessimo iscriverci ad alcun campionato amatoriale Csi, daremo senz'altro la possibilità - come abbiamo peraltro sempre fatto - ai nostri detenuti di praticare attività sportive all'aria aperta tra cui il calcio nel nostro campo interno. Sempre seguiti dal duo Del Pero-Sattin".
- Stati Uniti. Abolire il carcere, un'idea anarcoide e mainstream
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