di Paolo Griseri
La Repubblica, 21 luglio 2019
Non si può dire che il suo sia un giudizio distaccato: "Sono stato dipinto come l'uomo delle tangenti. Non ne ho mai intascata una, ma con Mani pulite la mia vita è cambiata radicalmente. Vivo con una normale pensione, non mi lamento e non penso proprio di essere un privilegiato".
di Alberto Simone
ciociariaoggi.it, 21 luglio 2019
Il sindaco ha sottoscritto un accordo con il presidente del Tribunale. Dieci i soggetti ammessi: si occuperanno anche di cura del verde e manutenzione degli immobili. Il Comune di Cassino - così come avevano fatto di recente già alcuni centri del circondario - ha sottoscritto la convenzione con il tribunale di Cassino che permette ai detenuti condannati a meno di 4 anni e coloro che sono sottoposti a indagine di svolgere lavori di pubblica utilità per l'Ente.
Il sindaco e il presidente del tribunale hanno siglato il protocollo che permette di accedere a questa misura alternativa che, ovviamente, segue regole ben precise. La messa alla prova - come recita il codice 168 bis del codice penale - comporta la prestazione di condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché (ove possibile) il risarcimento del danno dallo stesso cagionato.
Comporta altresì l'affidamento dell'imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che può implicare, tra l'altro, attività di volontariato di rilievo sociale, ovvero l'osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di frequentare determinati locali. Con la convenzione stipulata ieri, l'Ente consente che dieci soggetti svolgano presso le proprie strutture l'attività non retribuita in favore della collettività per l'adempimento degli obblighi previsti dall'articolo 168 bis del codice penale.
La sede dove potrà essere svolta l'attività lavorativa è dislocata sul territorio e il Comune informerà periodicamente la cancelleria del Tribunale sulla situazione dei posti di lavoro. I soggetti ammessi allo svolgimento dei lavori di pubblica utilità presteranno presso le strutture dell'Ente le seguenti attività: servizio di supporto in attività socio-assistenziali ed educativi; attività di segretariato sociale; manutenzione di immobili e ambienti di servizio. Gli oneri per la copertura assicurativa sono a carico dell'Ente: se previsti, il Comune potrà beneficiare di eventuali finanziamenti. Salera si dice orgoglioso di quanto fatto.
di Monica Fabbri
sanmarinortv.sm, 21 luglio 2019
Se in Repubblica c'è chi, come il capogruppo di Ssd, vorrebbe aprire un ragionamento sull'applicazione delle misure alternative al carcere, il Segretario al Territorio Augusto Michelotti, interpretando come provocazione la proposta lanciata da Giuseppe Morganti al Congresso dei Radicali, punta invece ad una struttura detentiva di eccellenza, che rappresenti un vanto per San Marino nel mondo. Si va dunque avanti con il progetto assegnato dal Congresso a maggio all'esperto in edilizia penitenziaria Cesare Burdese. L'edificio attuale non è adeguato - spiega il Segretario - e costa allo Stato 25.000 euro l'anno.
Obiettivo: costruire una struttura innovativa, rispondente ai principi e criteri internazionali in materia di trattamento penitenziario e diritti umani. Già a partire dallo studio di fattibilità, l'architetto è stato coadiuvato da un Gruppo di Lavoro costituito, oltre che dai Segretari Particolari delle Segreterie Territorio ed Esteri, dai Comandanti delle Forze dell'Ordine e dal Dirigente dell'Ufficio Progettazione. Sono state elaborate linee guida. Il nuovo carcere ospiterà 24 detenuti in 12 camere doppie. Le sale interne per l'attività saranno 6.
Oltre alla zona giorno per il pranzo troveremo palestra, biblioteca e luogo di culto. Altri ambienti - attrezzati con videosorveglianza - saranno dedicati a visite e incontri con gli avvocati e ci sarà una sala per l'interrogatorio. E ancora: cucina; infermeria con servizi igienici annessi; locale lavanderia; magazzino e zona relax per il personale penitenziario.
Nel progetto diversi uffici, una sala riunioni e si sta valutando anche la possibilità di inserire all'interno dell'Istituto un monolocale attrezzato per il ricongiungimento famigliare. Si vorrebbe realizzare il nuovo carcere a Murata, in zona Carrare. Serviranno circa 4 milioni. "Pensiamo di essere sulla strada giusta. Se poi un domani non si dovesse fare più uso di questi sistemi detentivi - provoca Michelotti - lo trasformeremo in qualcos'altro".
di Marina Della Croce
Corriere della Sera, 21 luglio 2019
Aveva 89 anni e l'inchiesta su Tangentopoli permise di scoperchiare il rapporto illecito tra politici e imprenditori: soldi in cambio di appalti. Ci sono due frasi che, forse più di altre, spiegano dieci anni di scontro tra politica e magistratura, con la procura di Milano in prima linea. Una è del 20 dicembre 1993, due anni dopo l'inizio di Tangentopoli e appena un mese prima della "discesa in campo" di Silvio Berlusconi che lo portò al governo del Paese.
di Laura Distefano
livesicilia.it, 21 luglio 2019
L'ultimo bacio negato. Salvatore Proietto ha potuto solamente sfiorare la foto della sua compagna sulla lapide. Tina ha lottato per 22 giorni, poi la malattia ha vinto. Tutto questo mentre il 40enne randazzese scontava ai domiciliari una pena per droga. Due anni per 70 maledetti grammi di marijuana. Il silenzio di un giudice non gli ha permesso di poter stringere la mano della moglie mentre soffriva in ospedale. E, nonostante le istanze e gli appelli, Salvatore non ha avuto nemmeno il permesso di piangere su quel petto dove il cuore aveva smesso di battere. La sua compagna è andata via. E lui è rimasto intrappolato tra le trame di una giustizia disumana. L'autorizzazione dell'ufficio del Tribunale di Sorveglianza è arrivata solo dopo il funerale.
"Sono inferocito", commenta l'avvocato Baldassare Lauria, difensore di Proietto. "Ci troviamo davanti a una vicenda vergognosa. Sono stati disattesi tutti i principi dell'ordinamento penitenziario. E la cosa ancora più assurda non è che ci siamo trovati davanti a un diniego su cui avremmo potuto discutere, ma ci siamo trovati davanti ad un silenzio assordante. E nonostante questo Proietto ha rispettato la legge e non ha violato i domiciliari".
Salvatore è rimasto in attesa. Sperando. Pregando. Eppure quell'inferno lo aveva già vissuto un anno prima. Quando a luglio, mentre si trovava in una cella del braccio Amenano del carcere di Piazza Lanza, è arrivata la notizia dell'aggravamento di mamma Carmela. Il giudice in quell'occasione (il processo era ancora in corso) ha risposto immediatamente ed ha concesso tre permessi. Ma nonostante questo Salvatore ha aspettato in cella. In attesa che lo venissero a prendere. "Preparati, arrivano presto", gli avevano detto gli agenti della penitenziaria. Ma la scorta lo ha accompagnato al cimitero il 7 luglio 2018. La madre, purtroppo, era morta tre giorni prima. Ancora una volta solo una fotografia su cui piangere. Un dolore nel dolore.
"Anche in questo caso, qualcosa non ha funzionato - afferma l'avvocato -nella macchina della giustizia". Salvatore Proietto ha lasciato il carcere catanese lo scorso anno ad agosto. Ma il giudice ha posto un limite nel concedere i domiciliari: doveva vivere in una casa diversa, perché la sua abitazione era il luogo dello spaccio.
E allora la sorella di Salvatore ha trovato un piccolo appartamento. E Proietto è andato lì con Tina. Ma a Randazzo l'autunno e l'inverno sono molto rigidi. E la mancanza di riscaldamento si è fatta sentire. Istanze su istanze per poter tornare nella sua abitazione. Nulla. La risposta è stata no. Fino alla scorsa primavera. Ad aprile Salvatore ha potuto nuovamente varcare la porta di casa. E con lui c'era Tina. Ma solo per pochi giorni.
Poi la compagna di Proietto è finita in ospedale a Siracusa. Nei nosocomi di Catania non c'erano posti. Ed è cominciato il calvario di carte bollate all'ufficio del Tribunale di Sorveglianza. A senso unico. Tina poi è stata trasferita al Policlinico di Catania in terapia intensiva. È morta. L'hanno portata a casa della suocera di Salvatore. E in 22 giorni, la risposta alla richiesta di autorizzazione non è arrivata. Ha aspettato Proietto, mentre nella sua testa passavano i progetti di una vita insieme. Di un matrimonio pianificato dopo dicembre, quando finirà di scontare la condanna. Tina, pero, non indosserà mai quel vestito da sposa.
"Non ci fermeremo - annuncia l'avvocato Baldassare - questa storia la denunceremo al Csm e anche alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo". In un anno Salvatore ha perso le donne più importanti della sua vita: sua madre e la sua compagna. Lui ha chiesto solo di poterle accompagnare nel loro ultimo viaggio. Al detenuto è stato negato di poter lasciare la sua prigione. All'uomo è stato negato di vivere il suo dolore.
irpinianews.it, 21 luglio 2019
"La Funzione Pubblica Cgil è stata nuovamente costretta ad avviare la prevista procedura conciliativa in Prefettura nei confronti della direzione generale dell'ASL. Vane sono risultate le reiterate richieste di intervento sulla disorganizzazione nella medicina penitenziaria. La ormai cronica carenza di personale, tra tutte le figure professionali previste e l'incremento esponenziale del numero dei detenuti sono divenuti intrecci ingestibili senza un accurato e sensibile intervento" è quanto si legge in una nota stampa a firma della segretaria generale Licia Morsa.
"La carenza di Infermieri Professionali - prosegue - non consente la predisposizione di turni adeguati nelle 24 ore previste di assistenza e la natura del rapporto di lavoro atipico con detto personale di certo non facilita la causa. L'assenza di specialisti, come lo psichiatra, fa degenerale la situazione già precaria tra i circa 600 detenuti al carcere di Bellizzi per esempio".
"Viste le scarse unità in servizio, che svolgono il proprio ruolo nella quasi totale assenza di garanzie e di tutele, non vengono organizzate in turni nel rispetto delle disposizioni normative sull'orario di lavoro. I turni di lavoro non tengono conto dei riposi obbligatori ed in alcuni casi vengono notificati alla fine del mese di riferimento, vale a dire a lavoro svolto, in quanto nessun dirigente è disponibile a firmarli preventivamente".
"Presso l'istituto a custodia attenuata per madri di lauro che dovrebbe ospitare le detenute madri con bambini fino a 6 anni di età, con capienza di posti pari a n. 35 detenute, unico istituto del centro sud, risulta in servizio ancora una sola unità di personale infermieristico che ovviamente non può da sola ricoprire i turni ed assicurare i servizi essenziali di assistenza nelle 24 ore giornaliere, per non parlare dell'assenza del ginecologo. Si stigmatizza il superficiale comportamento dei vertici dell'Asl di Avellino nell'esercizio di un così delicato servizio, non si comprende il reale motivo della cattiva organizzazione, tenuto conto, tra l'altro, che la medicina penitenziaria è a totale carico dello Stato e per l'Asl si tratta di solo partita di giro e che quindi necessita solo interventi organizzativi oculati" conclude Morsa.
di Erika Noschese
cronachesalerno.it, 21 luglio 2019
Quella che doveva essere una ispezione in piena regola si è poi rivelata una semplice visita all'interno del carcere di Fuorni. A visitare la Casa circondariale di Salerno Donato Salzano del Partito Radicale; l'avvocato Fiorinda Mirabile coordinatrice nazionale comitati territoriali Fidu; Antonio Stango, presidente nazionale Fidu; l'avvocato Luigi Gargiulo, presidente della Camera Penale Salernitana; Paola De Roberto, presidente commissione Politiche Sociali del Comune di Salerno e l'avvocato Loredana De Simone.
di Gianluca Di Feo
La Repubblica, 21 luglio 2019
Borrelli chi? Praticamente dimenticato ma ancora detestato dai suoi avversari, pochi ne ricordano la lezione. Da anni era volontariamente scomparso dalle scene, chiudendosi nel silenzio. Ed ora la sua morte obbliga una magistratura con la toga logora come non mai a un esame collettivo di autocoscienza, confrontandosi con la stagione del grande consenso che ha avuto nel giudice milanese il suo artefice.
di Giovanni Pitruzzella
Corriere della Sera, 21 luglio 2019
Il lato oscuro della rete è sempre più visibile a tutti e si diffonde la tendenza a stabilire norme e a definire gli oneri delle piattaforme informatiche. La responsabilità delle piattaforme è la grande questione che, nei giorni scorsi, è rimbalzata tra le due sponde dell'Atlantico e tra le capitali europee. Tre fatti meritano una riflessione: la decisione della Federal Trade Commission di multare Facebook per la violazione della privacy nel caso Cambridge Analytica (12 luglio), la legge approvata dall'Assemblea nazionale francese in prima lettura contro la diffusione dei discorsi d'odio su Internet (9 luglio) e le conclusioni dell'Avvocato generale Szpunar nella causa davanti la Corte di giustizia dell'Unione europea sulla responsabilità di Facebook per la diffusione di contenuti diffamatori (4 giugno).
L'ideologia della Silicon Valley ha sempre rivendicato che le piattaforme sono uno spazio di libertà in cui può esprimersi la ricchezza informativa delle nostre società senza che i gestori delle piattaforme fossero responsabili per i contenuti ospitati e l'uso dei dati degli utenti. In nome di un'ideologia libertaria si è costruito uno spazio economico, sociale e politico senza regole e senza responsabilità. Oggi, però, il lato oscuro di un Internet senza regole comincia a essere ben visibile a tutti e i tre fatti richiamati all'inizio, pur nella loro diversità, paiono riconducibili a una tendenza comune: l'espansione della rule of law su internet e il consequenziale riconoscimento della responsabilità delle piattaforme, che costituisce il risvolto del potere che esse hanno accumulato.
La profilazione ogni giorno più accurata di ciascuno di noi non ha solo un grande valore economico ma può essere impiegata per condizionare i comportamenti elettorali sfruttando i gusti e i pregiudizi di ciascun cittadino. Ora, la decisione della Federal Trade Commission pone un limite allo sfruttamento dei dati. Noi in Europa siamo più avanti perché abbiamo introdotto il principio che subordina il trattamento dei dati al consenso dell'utente.
Ma è importante segnalare che la decisione - al di là delle polemiche sull'importo della sanzione che, per alcuni, sarebbe troppo basso - segna che anche negli Usa è caduta l'immunità dei giganti della rete. Ed è importante che ciò sia avvenuto con riguardo a un caso in cui l'uso da parte delle piattaforme del loro potere non si limita a pregiudicare la concorrenza - come è avvenuto in Europa con le sanzioni miliardarie nei confronti di Google per abuso di posizione dominante - ma tocca lo stesso funzionamento della democrazia e la tutela delle libertà individuali.
Sullo stesso terreno si collocano gli altri due fatti citati. Il Parlamento francese ha approvato una legge che obbliga le piattaforme a ritirare o rendere inaccessibili, entro 24 ore dalla notificazione della richiesta, tutti quei contenuti che incitano all'odio, alla violenza, alla discriminazione o sono ingiuriosi nei confronti di una persona o di un gruppo. Fake news e incitamento all'odio sono sempre esistiti, ma oggi le caratteristiche dei social media, con la condivisione, i like e la diffusione automatica decisa dall'algoritmo, ne aumentano enormemente la capacità di propagazione, mettendo a rischio la funzionalità della democrazia.
D'altra parte, nel nuovo contesto tecnologico, non basta la rimozione di un commento per bloccare la sua diffusione, perché altri attori della rete nei possono riprodurre il contenuto. Su questo tema intervengono le conclusioni dell'Avvocato generale in una causa davanti la Corte di giustizia (che ancora non è stata decisa), secondo cui se, da una parte, il diritto dell'Unione non ammette un dovere generale di sorveglianza dei contenuti da parte delle piattaforme, dall'altra, una volta che sia stato accertato il carattere diffamatorio di un commento, la piattaforma può essere tenuta a eliminare tutti gli altri commenti identici. La fase dell'irresponsabilità sembra volgere al termine anche se ancora siamo alla ricerca di un assetto che permetta di garantire i benefici di cui godiamo grazie a Internet e di tutelare le nostre libertà.
di Paola Naldi
webbol.it, 21 luglio 2019
Non sono sponde diverse e separate del fiume della vita i ragazzi detenuti all'Istituto del Pratello e i giovani chiacchieroni che si rilassano in queste giornate estive senza scuola. Sono parti della stessa comunità e chi sta dentro è lo specchio di chi sta fuori.
Da questo assunto parte il progetto di teatro nel carcere che Paolo Billi porta avanti da diversi anni al Pratello, come in altri istituti detentivi. Un progetto che invita la città ad entrare, dal 3 al 6 settembre, nel cortile dell'istituto Penale minorile di Bologna per assistere allo spettacolo "Eredi eretici" portato in scena dalla Compagnia del Pratello: 15 ragazzi, sui 22 ospiti del carcere, in questi giorni nelle prove di una pièce che analizza il rapporto tra genitori e figli, conflittuali e intensi, partendo dalle lettere scritte ai propri padri da persone illustri come Mozart, Leopardi, Marx, Kafka.
Per vedere lo spettacolo bisogna prenotarsi - inviando una mail corredata di copia del documento di identità a
"Dall'anno scorso abbiamo ripreso gli spettacoli all'interno dell'istituto, nel giardino perché l'ex chiesa che fungeva da palcoscenico è ancora inagibile, ma è fondamentale per noi aprirci alla città - spiega il regista Paolo Billi -. Lo spettacolo "Eredi eretici" è già stato portato in scena all'Arena del Sole ma con i ragazzi dell'area penale esterna, quindi quello che si vedrà a settembre sarà qualcosa di completamente diverso, con attori diversi".
L'adesione dei ragazzi detenuti al progetto è molto alta confermando l'idea che il teatro in carcere sia un progetto educativo alternativo valido.
"Abbiamo un gran bisogno di padri che ci facciano prospettare un futuro - sottolinea Paola Ziccone del Centro Giustizia Minorile -. Per molti ragazzi che abbiamo incontrato in questi anni è stato fondamentale l'incontro con adulti che li hanno aiutati a confrontarsi con i propri errori e con le fatiche della vita".
"Eredi eretici" è la prima tappa di un progetto triennale che il prossimo anno andrà avanti con un nuovo spettacolo "Le orme dei figli" in cui si ribalteranno altri luoghi comuni perché non saranno i giovani a seguire le tracce lasciate dagli adulti.
"Metaforicamente, se in "Eredi eretici" gli attori ragazzi avanzano su un piano inclinato, rotolando spesso a terra - aggiunge Billi - nel nuovo spettacolo i protagonisti avranno davanti a loro una parete verticale, come quella da alpinismo, che dovranno scalare: troveranno il modo di salire e di trovare il proprio sentiero".
- Stati Uniti.Innocente dopo 22 anni di carcere,la madre della vittima trova da sola il vero assassino
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