di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 5 marzo 2015
Via libera in commissione alla Camera alla prescrizione lunga per i corrotti. E un altro slittamento, ma tempi certi, per la legge anticorruzione al Senato.
È stata una giornata di fuoco quella di ieri per il pacchetto di misure contro la corruzione e il falso in bilancio. Segnata dalle proteste di Ncd e Udc contro i tempi di prescrizione per i reati di corruzione, ritenuti troppo lunghi. Da quelle opposte dei Cinquestelle perché restano fuori altri reati, inclusa la concussione.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 5 marzo 2015
"Basta rinvii, colpire la corruzione è priorità assoluta per il nostro Paese". Pietro Grasso non si arrende e si appella al "senso di responsabilità" dei partiti. Lo stop and go sul disegno di legge che più gli sta a cuore è diventato intollerabile, per il presidente del Senato. I frenatori rischiano di prendere il sopravvento e la seconda carica dello Stato vuole scongiurare altri ritardi. Slittamento dopo slittamento, sono quasi due anni che l'Italia (e l'Europa) aspettano le nuove regole contro la piaga della corruzione, che frena la crescita e allontana gli investitori.
di Errico Novi
Il Garantista, 5 marzo 2015
Era prevedibile. La "mina prescrizione" era rimasta inesplosa solo perché a un certo punto si era deciso di non passarci sopra. Ma come tutti i nodi, anche quello della durata dei processi viene al pettine. Col risultato di spaccare in modo clamoroso la maggioranza: da una parte il Pd (e Scelta civica), dall'altra il Nuovo centrodestra, che in commissione Giustizia alla Camera si trova alleato con Forza Italia.
di Liana Milella
La Repubblica, 5 marzo 2015
La prescrizione? "Una riforma che i cittadini aspettano da 10 anni". Il falso in bilancio? "Deve tornare a essere un vero reato per garantire gli imprenditori onesti". Appena finita la commissione Giustizia della Camera parla così la presidente Pd Donatella Ferranti.
di Alessandra Arachi
Corriere della Sera, 5 marzo 2015
Quattro nuovi reati, ora il testo torna alla Camera. Il plauso di Grasso e dei ministri : approvarlo subito. La Camera l'aveva approvata esattamente un anno fa. E finalmente ieri anche il Senato ha detto sì alla legge che fa diventare penali i reati ambientali, fino ad oggi puniti soltanto con semplici contravvenzioni. I voti favorevoli sono stati 165, contrari i 49 voti di Forza Italia e astenuti i 18 della Lega. Una vera rivoluzione normativa.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 5 marzo 2015
La Corte costituzionale "apre" sull'archiviazione per tenuità del fatto. Mentre il Governo si appresta ad approvare definitivamente il decreto legislativo con la nuova possibilità di archiviazione in caso di non abitualità della condotta e di sua limitata portata offensiva, la Consulta, con la sentenza n. 25, depositata l'altro ieri, ha da una parte respinto perché inammissibile la questione sollevata dal giudice unico di Brindisi sull'estensione ai reati di competenza del tribunale della causa di non procedibilità prevista per gli illeciti di competenza del giudice dipace, ma, nello stesso tempo, ha anche spiegato, in un passaggio della pronuncia, che il legislatore è libero di procedere diversamente.
Il giudice unico di Brindisi avrebbe voluto dalla Corte un giudizio additivo, ammettendo l'estensione ai procedimenti penali di competenza del tribunale la formula di esclusione della procedibilità per la "particolare tenuità del fatto", prevista dall'articolo 34 del decreto legislativo n. 274 del 2000, che detta disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace. Per il giudice non si sarebbe dovuto procedere a fronte di un furto di modestissima rilevanza avvenuto in un supermercato.
Tuttavia l'ordinanza di rimessione non è stata, nella valutazione della Corte costituzionale, in grado di chiarire elementi chiave come l'occasionalità del fatto, il grado di colpevolezza dell'imputato e il pregiudizio che il proseguimento del procedimento gli avrebbe provocato. Ragioni che non rendono chiara la rilevanza della questione nel caso specifico e che portano la Consulta a giudicare inammissibile la questione.
Non prima però di avere svolto alcune considerazioni che, nella fase data, assumono rilevanza. Scrive infatti il giudice relatore Giorgio Lattanzi che "certo, il legislatore ben può introdurre una causa di proscioglimento per la "particolare tenuità del fatto" strutturata diversamente e senza richiedere tutte le condizioni previste dall'articolo 34 del dlgs n. 274 del 2000, ed è quello che ha fatto con la legge 28 aprile 2014, n. 67. Con l'articolo 1, comma 1, lettera m), di tale legge, infatti, il legislatore ha conferito al Governo una delega per "escludere la punibilità di condotte sanzionate con la sola pena pecuniaria o con pene detentive non superiori nel massimo a cinque anni, quando risulti la particolare tenuità dell'offesa e la non abitualità del comportamento".
Si tratta di una disposizione, però, assai diversa da quella dell'articolo 34, perché configura la particolare tenuità dell'offesa come una causa di non punibilità, con una formulazione che, tra l'altro, non fa riferimento al grado della colpevolezza, all'occasionalità del fatto (sostituita dalla "non abitualità del comportamento"), alla volontà della persona offesa e alle varie esigenze dell'imputato. Delega comunque poi sul punto attuata dal Governo che lo scorso 1 dicembre ha approvato in prima lettura un decreto legislativo che introduce nel Codice penale un nuovo articolo (il 131 bis) con questa nuova causa di archiviazione.
Redattore Sociale, 5 marzo 2015
Il commento di Cristina Avonto (Fiopsd) all'ipotesi avanzata dal ministro Alfano che domani incontra l'Anci: "Intento demagogico, da tempo i comuni non pensano più che la povertà estrema sia un problema di decoro urbano". Appello a Fassino: "Spieghi al governo quale è la strada giusta".
"Da tempo non vediamo più, se non in rarissimi casi, dei territori e degli amministratori locali che pensano che il problema dei senza dimora e della povertà estrema vada affrontato come un problema di decoro urbano: questo è un approccio demagogico molto lontano dalla realtà e speriamo che il presidente dell'Anci Fassino riesca a farlo capire al ministro dell'Interno e al governo". A bocciare senza mezzi termini l'intenzione del governo di pensare ad una legge contro il degrado urbano con misure severe contro l'accattonaggio e la carità molesta è Cristina Avonto, presidente della Fiopsd, la federazione italiana organismi per le persone senza dimora (che rappresenta oltre 500 servizi a loro dedicati in tutta Italia).
Una reazione, la sua, alle parole con il cui ministro dell'Interno Angelino Alfano, annunciando un suo prossimo incontro (fissato per domani) con il presidente dell'Anci Piero Fassino, ha parlato della necessità di "fare insieme una legge contro il degrado urbano e sulla sicurezza della città", nonché di "delimitare i poteri d'ordinanza dei sindaci e varare norme più severe contro comportamenti come l'accattonaggio e la carità molesta". Un incontro sul più generale tema della sicurezza, dunque, ma che riguarderà anche il decoro, il rispetto, la salvaguardia dei luoghi urbani.
"La prima impressione - dice Avonto - è che questo non sia altro che il tentativo di spostare sul diverso e sul nemico la non soluzione di problemi un po' più complessi: laddove i cittadini vivono un senso di insicurezza, il tentativo è quello di arroccarsi nel castello, ma - come avviene ormai ciclicamente - questo è un uso demagogico e strumentale da parte dei politici. Non posso immaginare infatti che persone dotate di un minimo di intelligenza possano davvero pensare questo". "Il tema del decoro urbano - racconta - è stato più volte riproposto in riferimento ai senza dimora, e abbiamo visto nel corso del tempo sindaci di sinistra e di destra che, anziché affrontare in modo progettuale i temi della povertà e della mancanza di risorse e di prospettive, ne facevano un uso demagogico e strumentale".
"Eppure - continua la presidente di Fiopsd - sono sempre meno oggi i sindaci o gli assessori che pensano di risolvere la questione ordinando alle aziende municipali dei rifiuti di sgomberare i senza dimora e i loro cartoni: al contrario, invece, si avanzano strumenti che consentano alle persone di galleggiare laddove vi siano degli incidenti di percorso, con politiche promozionali che favoriscano l'uscita da questa situazione. Stiamo incontrando grande ascolto da parte delle regioni e dei comuni, e tanti ci chiedono di essere aiutati a capire quali politiche possono implementare per affrontare questo tema".
"Ormai - spiega ancora - solo in rarissimi casi si affronta il tema della povertà come un problema di decoro urbano: gli amministratori nel quotidiano la pensano molto diversamente, sono pronti ad affrontare in tema in modo promozionale. Servono le case, i percorsi di reinserimento, la formazione anche culturale delle famiglie in difficoltà, un approccio più universalistico che affronti l'intera questione. Questa è la strada da intraprendere: ciò che grida vendetta è che esistano così tanti poveri senza che non ci siano gli strumenti per contrastare la povertà. La carità molesta, laddove esiste, è solo una conseguenza di questo".
A Fassino dunque, secondo la Fiopsd, il compito di riportare sui giusti binari il governo (peraltro impegnato con il dicastero del Lavoro e Politiche sociali nella sperimentazione della nuova carta acquisti anche per persone senza dimora). "Fassino è il sindaco di una città, Torino, che oggi è fra le più virtuose in Italia rispetto all'accompagnamento per le persone in povertà, in povertà grave, con morosità incolpevoli e via dicendo: speriamo che nell'incontro con Alfano riesca a rappresentare la voce dei territori, sempre più lontani dalla demagogia e sempre più impegnati nell'azione concreta per contrastare le situazioni di povertà".
Ansa, 5 marzo 2015
"Ci sono già stati un paio di rinvii per la chiusura degli Opg ed è chiaro che stavolta non ce ne saranno altri. Ogni Regione dovrà prendere in carico gli internati in varie forme. Le Regioni che non faranno questo percorso verranno commissariate".
Lo ha detto vice capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) Mauro Palma, intervenendo oggi a margine di un convegno in Consiglio regionale sulla chiusura degli Opg. Per ovviare al commissariamento, ha spiegato, "c'è la possibilità di prevedere una struttura temporanea in attesa che le strutture definitive siano completate. Le Regioni vengono commissariate se questo percorso non viene attuato".
Corleone: il 31 marzo data storica, come legge Basaglia
Una fotografia degli internati dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino che il 31 marzo chiuderà definitivamente è stata presentata questa mattina nel corso del seminario "Opg addio per sempre" che si è tenuto in Consiglio regionale ed è stato organizzato dal Garante per i diritti dei detenuti della Toscana, Franco Corleone, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Michelucci e l'Associazione di volontariato penitenziario Onlus di Firenze. "Dare un volto per raccontare una storia - ha detto Corleone.
Questo seminario è un'occasione di confronto per parlare dell'Opg, del superamento della logica manicomiale, del destino di villa Ambrogiana e delle prospettive di vita degli internati che avranno bisogno di soluzioni terapeutiche. Un compito non facile - ha aggiunto il Garante - anche dal punto di vista culturale, dobbiamo rompere la paura e superare il quesito "dove li mettiamo?". Non si parla di bestie feroci, ma di esseri umani e per ciò bisogna trovare una soluzione intelligente".
Il presidente della Toscana Enrico Rossi ha inviato un messaggio nel quale ribadisce "l'impegno della Regione a potenziare i servizi territoriali, aggiornare gli operatori, adeguare la dotazione del personale sanitario e i percorsi di dimissione dei pazienti residenti in Toscana e ad adeguare le strutture che accoglieranno i pazienti oggi internati".
Il consigliere regionale dell'Ufficio di presidenza Gian Luca Lazzeri ha portato, invece, i saluti del presidente del Consiglio regionale, Alberto Monaci. "Il 31 marzo - ha detto Lazzeri - è una data che tanto abbiamo atteso. Basta con i rinvii, anche se non siamo proprio pronti. Spetta a noi il compito di individuare le strutture che accoglieranno gli internati".
La ricerca ha analizzato i fascicoli delle presenze in istituto all'8 novembre 2014 e i nuovi ingressi fino al 31 dicembre 2014 con lo scopo di mettere in evidenza, oltre alle caratteristiche generali della popolazione detenuta, gli elementi della presa in carico da parte dei servizi sociali, i meccanismi di proroga delle misure di sicurezza, la durata della permanenza in Opg alla luce dei nuovi limiti di legge.
La parte più consistente dei 124 internati (50 pari al 40 per cento) risulta sottoposta alla misura di sicurezza dell'Opg a seguito di sentenza di proscioglimento per infermità totale di mente. Un dato interessante riguarda gli internati in proroga: trenta persone (il 24 per cento) hanno avuto proroghe delle misure di sicurezza. In tutti i casi è stata dichiarata ancora presente la pericolosità sociale e spesso è stato rilevato un aggravamento del quadro clinico.
"Un dato - ha commentato Franco Corleone - preoccupante soprattutto per la motivazione principale della proroga: l'assenza di un progetto di dimissione seguito dal fallimento della licenza finale di esperimento". "Questo - ha aggiunto il garante - deve farci riflettere. In entrambi i casi nel processo di cura e reinserimento dell'internato sono stati chiamati ad intervenire i servizi territoriali e le rems (residenze di esecuzione delle misure di sicurezza detentive) che con la chiusura degli Opg saranno protagoniste della riabilitazione e presa in carico degli internati".
Corleone ha avanzato ipotesi su criticità e carenze come le problematiche nella formazione degli operatori oppure come la difficoltà di trasmissione di conoscenza alla società civile che - ha detto - "ha subito un'overdose di spirito di chiusura mentale, adesso difficile da superare". Riguardo alla fascia di età: il 25 per cento della popolazione internata ha dai 35 ai 39 anni, il 16 per cento dai 50 ai 59 anni e il 15 per cento dai 45 ai 49 ed è composta per il 77 per cento da italiani e per il rimanente 23 per cento da stranieri (con prevalenza marocchini e albanesi).
Sono 52 gli internati provenienti dal bacino di utenza dell'Opg, dei quali 16 assegnati all'Asl di Firenze, 7 all'Asl di Pisa, 5 a quella di Prato e 5 a Lucca, 4 a Livorno, 3 all'Asl di Massa e 3 a quella di Viareggio, 2 per Asl a Siena, Pistoia, Arezzo e Grosseto, 1 ad Empoli. I reati commessi dagli internati residenti in Toscana sono per l'84 per cento reati contro la persona, di cui il 44 per cento omicidi e il 10 per cento contro il patrimonio.
La maggior parte degli ospiti di Montelupo viene da istituti penitenziari (56 per cento), il 13 per cento dalla libertà e il 20 per cento accede per aggravamento della misura di sicurezza non detentiva della libertà vigilata. Un dato significativo riguarda il 31 per cento degli internati che è ancora in attesa di giudizio ed è presente in Opg in modo provvisorio. La direttrice della struttura di Montelupo Antonella Tuoni ha sottolineato l'importanza di mantenere ciò che di positivo rimane dall'esperienza dell'Opg, "il confronto multi-professionale con la lettura del dato giudiziale, dei dati socio familiari e di quello psichiatrico".
Nel suo intervento Mauro Palma, vice capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ha ribadito "gli Opg saranno sostituiti dai servizi territoriali che prenderanno in carico gli internati e avranno l'obbligo di garantire loro il diritto alla salute". Palma ha ricordato che l'Italia è il paese europeo che spende più risorse per ogni detenuto, ma le "spende male".
Rossi: servizi territoriali potenziati per accogliere i pazienti
Il presidente della Regione Toscana conferma l'impegno della giunta per arrivare alla chiusura dell'ospedale di Montelupo entro il 31 marzo.
Opg, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi conferma "l'impegno della Regione a potenziare i servizi territoriali, aggiornare gli operatori, adeguare la dotazione del personale sanitario e i percorsi di dimissione dei pazienti residenti in Toscana e ad adeguare le strutture che accoglieranno i pazienti oggi internati". È il messaggio del governatore nel convegno di questa mattina in Consiglio regionale sugli ospedali psichiatrici giudiziari.
Il garante regionale dei detenuti Franco Corleone ha detto: "Questo seminario è un'occasione di confronto per parlare dell'Opg, del superamento della logica manicomiale, del destino di villa Ambrogiana e delle prospettive di vita degli internati che avranno bisogno di soluzioni terapeutiche. Un compito non facile anche dal punto di vista culturale, dobbiamo rompere la paura e superare il quesito 'dove li mettiamo?' Non si parla di bestie feroci, ma di esseri umani e per ciò bisogna trovare una soluzione intelligente".
Gazzarri: no a soluzioni semplicistiche
"A pochi giorni dalla chiusura dell'Opg trovo estremamente preoccupante che ancora non sia chiara la futura collocazione del detenuti. È inammissibile che il problema possa ritenersi risolto con lo spostamento di 12 di loro dalla struttura di Montelupo Fiorentino a quella di Volterra e per i restanti 18 non aver previsto ad oggi alcuna destinazione certa. Serve una soluzione univoca che non passi dalla soluzione semplicistica di dislocarli dove capita".
Lo afferma il capogruppo di Popolo Toscano in Consiglio regionale Marta Gazzarri, sulla chiusura dell'Opg di Montelupo. "Dobbiamo poter creare un'unica residenza sanitaria nella nostra regione - aggiunge Gazzarri in una nota - sulla quale investire. Solo così verranno razionalizzati i costi valorizzando un'unica struttura di eccellenza per la Toscana". Per Gazzarri occorre "guardare ad una soluzione che punti ad assicurare un percorso di qualità per quei pazienti che devono intraprendere un lungo cammino di reinserimento nella comunità. Questa deve essere la priorità".
Nascosti: improbabile chiusura Montelupo il 31 marzo
Sulla chiusura dell'Opg di Montelupo fiorentino "mi pare difficile che le parole del presidente Rossi si traducano in realtà, proprio perché la Regione dall'ultimo proroga ad oggi, non ha compiuto alcun passo verso la soluzione dell'annosa questione della struttura dell'Ospedale psichiatrico giudiziario". Lo afferma il consigliere regionale Fi Nicola Nascosti.
"Circa la paventata chiusura entro la fine del corrente mese - aggiunge in una nota - non sembra che sia stato raggiunto neppure un accordo operativo definitivo. In particolare, resta oscuro il come si intende procedere, considerato che i progetti d'inserimento dei pazienti di cui tanto si è parlato, non si sono in alcun caso concretizzati".
Per nascosti "i soggetti ristretti presso l'Opg sono da considerarsi in prima istanza dei malati, anche gravi o comunque portatori di sospetti disturbi psichici. Il principio generale imposto dalla legge tuttora vigente è quello che devono essere trattati e custoditi all'interno di strutture sanitarie e non carcerarie, sia pure con le cautele relative a quello zoccolo duro di patologie che necessitano di particolari vigilanze e attenzione".
"Nella situazione attuale - conclude - non esistono sul territorio toscano strutture in grado di poter ospitare questi pazienti cosi come prevede la legge. Ne consegue l'inderogabile necessità di procedere ad una ulteriore proroga auspicando che nelle more si arrivi finalmente ad una soluzione dignitosa per questi cittadini".
Lazzeri: Villa Ambrogiana sia istituto attenuato
"La sorte del dopo Opg di Montelupo viaggia ancora su un doppio binario: mentre la data di chiusura è ormai fissata per il 31 marzo ancora non si sa quale sarà la sistemazione per buona parte dei 48 pazienti toscani e delle oltre 80 guardie penitenziarie, che insieme ad altri 9 fra amministrativi e assistenti pedagogici, si trova nei reparti della struttura".
Lo afferma il consigliere regionale di Più Toscana Gian Luca Lazzeri a margine del convegno "Opg addio, per sempre". "Sulla futura destinazione dell'immobile - aggiunge in una nota - la mia posizione non cambia: nella villa dell'Ambrogiana la Regione avrebbe potuto dirigere la partita per realizzare un carcere attenuato per i detenuti in attesa di giudizio che solo a Firenze superano quota 300: in pratica un terzo degli internati nel carcere di Sollicciano che ospita 1200 persone a fronte di una capienza di 1.000".
Adnkronos, 5 marzo 2015
"Vediamo realizzare un sogno". Luciana Delle Donne, fondatrice della cooperativa no profit Officina Creativa, è entusiasta del progetto che ha coinvolto donne detenute in diversi penitenziari italiani nella realizzazione di 380mila braccialetti sartoriali "Made in Carcere", che è possibile acquistare nei negozi Conad in tutto il territorio nazionale in occasione della festa dell'8 marzo. Un'iniziativa solidale a sostegno delle donne che vogliono lasciarsi alle spalle un passato difficile.
"È un progetto molto ambizioso perché il nostro desiderio è quello di far lavorare in Italia quante più carceri femminili possibili - spiega Delle Donne all'Adnkronos. È stata una bellissima esperienza perché si vede proprio quanto l'essere umano ha bisogno di lavorare e di ricostruire la propria dignità. Per me è una palestra di vita continua". Attraverso il marchio Sigillo, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria certifica la qualità e l'eticità dei braccialetti e di tutto ciò che è realizzato all'interno delle sezioni femminili di alcuni istituti penitenziari.
Perché il braccialetto? "Oggi tutti al polso vogliono avere qualcosa di colorato. Possedere un braccialetto "Made in Carcere" significa scegliere di sostenere un approccio etico, sociale e ambientale importante. I tessuti infatti sono per la maggior parte recuperati - spiega Delle Donne - E poi i braccialetti sono bellissimi: fatti in lycra, colorati ed elastici, hanno mille usi. Possono essere indossati ma possono anche fermare il pacco della pasta o essere usati come fermacapelli".
"Officina Creativa" collabora con diverse aziende italiane, come il consorzio Mare di Moda e in particolare Carvico spa., particolarmente sensibili alle tematiche sociali e ambientali, che offrono le rimanenze della propria produzione tessile. "A me piace dire: tu di che colore sei? - dice la fondatrice di "Officina Creativa". Ogni giorno ci si sente di un colore diverso e trasferire questa emozione cromatica secondo me è importante. Visto che siamo diventati poveri e abbiamo bisogno di arricchirci con le emozioni, allora ricordiamoci che il colore è un'emozione. Se io oggi mi sento fucsia, do un segnale di positività. I ragazzi sono molto attratti dai braccialetti e ne collezionano di tutti i colori".
Il ricavato della vendita andrà alle donne detenute e all'associazione "D.i.re". Donne in rete contro la violenza. Ma non finisce qui. Luciana Delle Donne infatti anticipa che in programma c'è la realizzazione da parte delle detenute anche di 12mila tovagliette che verranno distribuite sempre dalla stessa catena di supermercati. Quanto all'imminenza dell'8 marzo, colpisce "la reazione sui social - conclude. Tutte dicono, infatti, 'quest'anno non vogliamo mimose ma il braccialetto Made in Carcere".
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 5 marzo 2015
La procura di Firenze che condusse nel 2008 l'operazione premium da cui scaturì l'arresto di 17 persone - tra le quali Niki Aprile Gatti, morto nel carcere di Sollicciano in circostanze poco chiare - non aveva competenza sul caso. È quello che è emerso durante l'udienza preliminare della settimana scorsa celebrata dopo ben sette anni dagli arresti preventivi.
Un caso clamoroso: i pm fiorentini che nel 2008 spedirono in custodia cautelare decine di indagati - tra i quali pezzi grossi come Piero Mancini, allora presidente dell'Arezzo e imprenditore di successo, e Giovanni Cappietti - non avevano competenza sul caso: spettava invece al la procura di Arezzo occuparsi della presunta associazione a delinquere finalizzata alle truffe telematiche con i numeri 899.
Una vicenda inquietante, un tortuoso percorso giudiziario dalle tinte fosche se si pensa che nell'ambito di quella inchiesta muore Niki Aprile Gatti.
Noi de Il Garantista abbiamo raggiunto Ornella Gemini - la madre del ragazzo che da anni lotta per avere verità e giustizia - e commenta la notizia con dolore: "Apprendo che i giudici fiorentini nemmeno dovevano aprire l'inchiesta per cui Niki era indagato, apprendo che eventualmente la procura doveva essere quella di Arezzo, apprendo che riparte tutto da lì e che tutto ciò che si è svolto è stato azzerato!".
Ornella Gemini a questo punto continua con dolore e rabbia : "Azzerato? Hanno azzerato anche mio figlio portandolo a Firenze. Ma a questo punto mi domando se mio figlio a Sollicciano ci doveva stare, oppure non era il carcere di competenza? Hanno azzerato il riciclaggio di denaro sporco a favore di un'associazione mafiosa, azzerato tutto. Si riparte da zero. Come si azzerano i presunti contatti con la mafia?".
La madre di Niki non si dà pace: "Da zero? E mio figlio che era in custodia "cautelare" come è stato cautelato dallo stato Italiano? Portandolo in un carcere duro e "lasciandogli" i lacci? Consegnandogli un telegramma che non avrebbero dovuto ricevere visto che era in isolamento? Affiancandogli un avvocato che nulla aveva a che fare con il nostro contesto? Mettendolo in cella da incensurato con due detenuti ad alta pericolosità?
Non consentendogli di fatto i contatti con la famiglia? Cosa devo pensare. che se si fosse avvalso della facoltà di non rispondere oggi sarebbe vivo? Devo pensare che è stato tutto un errore e che tutto verrà archiviato o prescritto? E perché hanno svaligiato il suo appartamento dopo la morte, queste persone cosa cercavano?".
Ornella continua: "Che azzerassero allora anche le archiviazioni per suicidio! Visto che mio figlio mai si sarebbe suicidato, devo pensare che non sono stati valutati a Firenze tutti gli elementi che avevano a disposizione?". E conclude: "Non ci ho creduto neppure per un attimo, così come non lo crede chi ha conosciuto Niki in vita e chi ha avuto modo di conoscere la sua vicenda attraverso il suo blog. Cosa devo pensare che ho perso un figlio che era la mia vita per errore? Sono pronta ad azzerare tutto, fatemi tornare a casa mio figlio, una casa in cui dal 24 giugno 2008 non si vive più!".
La vicenda di Niki Aprile Gatti è piena di ombre. Muore all'età di 26 anni nel carcere di Sollicciano il 24 giugno del 2008, all'interno della cella numero 10, IV sezione. Era in carcerazione preventiva da appena quattro giorni. Ufficialmente si sarebbe suicidato con un laccio delle sue scarpe annodato alla grata della finestra del bagno.
Ma per i familiari ci sono elementi e discordanze che fanno pensare a un suicidio simulato: il verbale del carcere attesta un sereno dialogo tra Niki e un agente alle ore 10 del 24 giugno, stessa ora e data in cui la perizia indica la morte di Niki; c'è il dubbio sul fatto che un laccio di scarpe possa sorreggere il peso di un uomo di 92 chilogrammi; ci sono testimonianze discordanti dei due compagni di cella; c'è la presenza illegittima dei lacci di scarpe nella cella con due detenuti autolesionisti e ad alta sorveglianza; l'autopsia in un primo momento parla di impiccagione con strisce di jeans, nonostante l'evidenza del segno sottilissimo sul collo e la restituzione dei medesimi pantaloni intatti.
Niki Aprile Gatti viene arrestato il 19 giugno del 2008 a San Marino, insieme ad altre diciassette persone, con l'accusa di presunta frode informatica nell'ambito dell'inchiesta Premium: incriminate la Oscorp SpA (dove lavorava Niki), Orange, OT&T e Tms, tutte residenti a San Marino; la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell'Arezzo Calcio, più altre "società offshore" con sede a Londra.
L'inchiesta Premium è stata avviata grazie alle denunce di migliaia di utenti di Firenze e Arezzo truffati a causa della tariffa maggiorata degli 899 o attraverso connessioni illegali a internet. Tale inchiesta si è andata a intrecciare ad altre indagini che approdano al filone perugino legato alle dichiarazioni del pluri-pentito - e molto spesso smentito per le sue dichiarazioni fasulle - Salvatore Menzo: mafia, broker che viaggiavano tra Londra e l'Italia, business di compagnie telefoniche, odore di riciclaggio di denaro sporco tramite società finanziarie, omicidi, conoscenze importanti come un esponente importante della Guardia di Finanza. Uno degli indagati dell'inchiesta Premium era stato intercettato mentre parlava con il mafioso Salvatore Menzo per aiutarlo a riciclare il denaro - si parla di 55 milioni di euro - tramite lo Stato di San Marino.
Niki Aprile Gatti non viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati, ma, solo fra tutti, presso quello di Sollicciano.
Al termine dell'interrogatorio di garanzia, Niki è l'unico tra gli indagati a non avvalersi della facoltà di non rispondere. Si dichiara innocente e vuole uscire dal carcere al più presto. Nonostante ciò, gli viene confermata la custodia cautelare: poche ore più tardi, nella mattinata di martedì 24 giugno 2008, Niki viene trovato morto dai suoi compagni di stanza.
La madre, Ornella Gemini, viene avvisata direttamente sul suo cellulare: rito inusuale e senza rispetto del protocollo. Niki, secondo i familiari e gli avvocati, è stato ucciso proprio perché, da innocente, forse poteva rivelare alcuni elementi che avrebbero potuto creare enormi problemi.
Il Magistrato Lupi ha archiviato definitivamente la morte di Niki come suicidio. Ma senza chiarire le contraddizioni ben esposte dall'opposizione fatta dai familiari della vittima. La prima opposizione fatta dalla famiglia, tra l'altro, sparì misteriosamente nei meandri della Procura. Così come sparirono i computer nell'appartamento di Niki a San Marino e che non furono mai sequestrati dalla Procura di Firenze: ma Niki non era stato arrestato e rinchiuso preventivamente in galera proprio per reati informatici? Ad oggi, domande senza risposta e con un'altra inquietante notizia: la Procura di Firenze non era di competenza e il processo si è azzerato. La prescrizione è vicina.
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