www.campanianotizie.com, 31 gennaio 2015
Due internati dell'Opg "Filippo Saporito" hanno tinteggiato le stanze aperte al pubblico della locale stazione dei Carabinieri. Il progetto, nato da un protocollo d'intesa sottoscritto tra il Comune di Aversa e l'Opg, vuole consentire di svolgere ad alcuni internati un'attività lavorativa di pubblica utilità a favore della collettività come strumento rieducativo.
Questa mattina alla 'consegna dei lavorì presso la stazione dei Carabinieri ha partecipato il sindaco di Aversa Giuseppe Sagliocco, la direttrice della struttura penitenziaria Elisabetta Palmieri, il comandate della Polizia Penitenziaria dell'Opg Luigi Mosca, il direttore sanitario Angelo Russo e il ten. Col. Vittorio Carrara, comandante del reparto territoriale dei Carabinieri di Aversa.
"Con l'utilizzo di internati in lavori di pubblica utilità - ha detto il sindaco di Aversa Giuseppe Sagliocco - abbiamo dato vita una cultura di accettazione reciproca nella quale gli interessi dei singoli e della collettività possano coesistere non solo in maniera armonica, ma diano la possibilità di una soluzione positiva ed innovativa condivisa al bisogno di giustizia espresso dalla collettività e a quella di riscatto espresso dal singolo, nell'ottica della cosiddetta giustizia riparativa".
Gli internati che sono stati impiegati in lavori di pubblica utilità all'esterno, individuati secondo presupposti per i quali sussistano le condizioni per l'ammissione alle licenze per prestare attività di pubblica utilità, hanno lavorato con gioia all'imbiancamento delle sale. Soddisfatta dell'iniziativa la direttrice dell'Opg Elisabetta Palmieri che ha sottolineato come "questo progetto si inserisce nel più ampio programma di recupero, anche terapeutico, degli internati. Recupero dal punto di vista educativo e terapeutico che consente agli internati di avere un contatto con il mondo esterno anche in vista della loro uscita dalla struttura penitenziaria".
Entusiasta del lavoro svolto anche il Ten. Col. Vittorio Carrara, comandante del reparto territoriale dei Carabinieri di Aversa che ha espresso "soddisfazione per quest'esperienza che ha permesso di avvalerci della capacità di persone che stanno effettuando un percorso riabilitativo, e nel contempo fare qualcosa di utile perché sono stati tinteggiati i locali della Stazione dei Carabinieri aperti al pubblico". All'ingresso della stazione dei Carabinieri, inoltre, sono stati posizionati dei lavori degli alunni del Liceo artistico Giordano di Aversa realizzati nell'ambito del bicentenario della fondazione dell'Arma dei Carabinieri.
www.a-zeta.it, 31 gennaio 2015
Circa 150 studenti milanesi incontreranno mercoledì 4 febbraio i corsisti del carcere di Opera del progetto "Leggere Libera-Mente", che si occupa di biblioterapia con le persone detenute attraverso la lettura, la scrittura creativa, poetica, autobiografica e giornalistica.
Grazie all'associazione Cisproject-Leggere Libera-Mente, nell'ambito degli eventi di BookCity per le scuole organizzati dal Comune di Milano, l'incontro offrirà un'opportunità di confronto sul tema della lettura quale finestra aperta all'ascolto dell'altro, al confronto con storie diverse e uguali alla propria, che offre soluzioni nuove. In occasione dell'iniziativa sarà proiettato il film documentario "Levarsi la cispa dagli occhi", che narra la nascita e lo sviluppo di un progetto formativo e di recupero, attivato all'interno del carcere di Milano-Opera, a cui seguirà un dibattito.
"Siamo molto felici di poter discutere con i giovani il risultato del lavoro svolto a Opera con le persone detenute - dichiara Barbara Rossi di Cisproject - Leggere-Libera-Mente. In quest'ambito, la proiezione del film, dai forti contenuti emotivi, oltre che educativi, sarà importante per far capire come la lettura sia per tutti, e forse soprattutto per chi vive in una condizione di privazione della libertà, un'occasione di crescita personale e talvolta anche di riscatto, che permette di superare i propri errori per immaginare un futuro migliore. Con questa premessa il confronto con i giovani, che hanno proprio il difficile compito di costruire questo futuro, credo possa essere molto molto importante e stimolante".
Non da ultimo, il film e la possibilità di confronto tra persone libere di esprimersi, offre un'occasione importante per rivedere eventuali propri pregiudizi. Se il carcere è nell'immaginario comune il luogo del buio, del moderno "bau bau", se per la società è rassicurante pensare che "tutti i cattivi e tutto il male sia lì custodito", allora lanciare uno sguardo oltre il muro e farci i conti diventa un'importante occasione di crescita per tutti.
Chi volesse prenotarsi può scrivere a:
di Antonio Iapichino
www.sibarinet.it, 31 gennaio 2015
È stato un vero e proprio successo l'evento "Note di libertà", realizzato nella Casa circondariale di Rossano. Un susseguirsi di emozioni. Rappresentazioni teatrali, scenette, brani musicali e una serie di riflessioni. Protagonisti della manifestazione, realizzata nell'ambito di un progetto portato avanti dall'Istituto musicale "Donizetti" di Mirto Crosia, sono stati i detenuti del circuito Alta sicurezza del carcere rossanese. Sono stati lanciati input forti. Il bisogno di un comportamento più consono da parte degli uomini.
"Perdonare ed essere più altruisti. Imparare a essere più buoni per 365 giorni l'anno. La porta del Signore è sempre aperta. Siamo ancora in tempo per affidarci a Lui". I detenuti, attraverso le loro esibizioni, hanno raccontato il Santo Natale, la commemorazione dei defunti, la vita quotidiana, la Shoah.
Tanta l'emotività proveniente dalla folta e interessata platea del teatro situato all'interno del penitenziario. Non sono mancate le sorprese: Giuseppe Greco, direttore del "Donizetti", che ha avuto il compito di presentare la manifestazione, dopo la lettura di un missiva da parte di un papà detenuto al proprio figlio, ha cantato, in maniera magistrale, il noto pezzo di Mario Merola "Cent'anni".
In occasione della manifestazione sono giunti nella struttura carceraria numerosi alunni e docenti di varie scuole della città bizantina, giornalisti, sociologi, rappresentanti di associazioni, amministratori comunali. Un commento unanime: una manifestazione benfatta. Curata sotto ogni punto di vista. I detenuti, grazie al suddetto progetto, vengono preparati durante l'anno, attraverso lezioni settimanali, di circa due ore, dedicate allo studio della teoria musicale e alla pratica di uno strumento.
Un impegno costante da parte del direttore artistico del "Donizetti", Giuseppe Greco, del M° Giuseppe Fusaro (pianoforte), del M° Salvatore Mazzei, (teoria e solfeggio), e della prof.ssa Letizia Guagliardi (docente di inglese presso l'Itis di Rossano) con il supporto della dott.ssa Angela Greco (educatrice). La buona riuscita della manifestazione, arricchita dalla voce soave della giovane cantante Valentina, è dovuta alla collaborazione concreta da parte di tutti. Ognuno ha dato del suo.
Giuseppe Greco ha messo in risalto che il lavoro egregio della Polizia penitenziaria consente che progetti di questa natura possano servire per una reale rieducazione. Lo stesso Greco ha evidenziato che il direttore del penitenziario, Giuseppe Carrà si impegna affinché tutti i detenuti possano partecipare a questi lavori. Ha spiegato che è stato realizzato un marchio: "Manufatti in carcere", con la produzione, fra l'altro, di clarinetti in ceramica. Dunque, la possibilità di fare cultura, anche in una casa di detenzione. Proprio questo carcere di Rossano, anche quest'anno, sarà fra le eccellenze della Calabria a Casa Sanremo.
Il direttore della Casa circondariale, Giuseppe Carrà, ha considerato eccellente il lavoro realizzato. Ha spiegato che la manifestazione è stata preparata in 10-15 giorni (2 ore al giorno). Persone che devono scontare pene lunghe, ma che hanno lanciato messaggi forti e positivi. Il dottore Carrà, poi, ha fatto un parallelismo fra la Shoah avvenuta 70 anni addietro e i fenomeni aberranti di oggi: quella che viviamo è una "Shoah quotidiana".
Don Pino Straface, ha portato il saluto dell'Arcivescovo di Rossano, Mons. Satriano, impegnato fuori regione: "Possediamo un tesoro", ha detto il sacerdote, "si tratta della Parola di Dio. Un Padre che ha sempre le braccia aperte per accogliere i propri figli".
La professoressa Letizia Gagliardi, ha messo in risalto l'azione sinergica che si è creata con il personale interno del penitenziario. Ha spiegato che la scenografia è stata realizzata con il materiale consentito ai detenuti. Prevalentemente cartoni e carta da imballaggio. Tutto, ha detto, in un ambiente sereno.
L'assessore alla Cultura del Comune di Rossano, Stella Pizzuti, ha fatto notare l'entusiasmo e la bravura di chi si è esibito. "Ogni volta nel carcere di Rossano, ha commentato, mi arricchisco e porto con me dei ricordi impregnati di amore, entusiasmo e bravura". Ha sottolineato, inoltre, l'impegno dell'Amministrazione comunale nel sostenere lo studio universitario di alcuni detenuti.
Corriere Adriatico, 31 gennaio 2015
Continua l'impegno di Bracciaperte volontariato Pesaro all'interno degli istituti penitenziari. Domani infatti, l'associazione di volontariato donerà alla sezione femminile del carcere di Pesaro alcune attrezzature per parrucchieria, per l'allestimento di uno spazio ad hoc all'interno dell'istituto di pena, con cui la Onlus collabora da tempo.
Le attrezzature, che erano in dismissione da parte di un negozio, sono state acquisite dall'associazione che le ha revisionate ed ora sono pronte per essere consegnate al nuovo utilizzo: un circuito virtuoso reso possibile grazie alla collaborazione della ditta Mdp elettrodomestici e alla disponibilità della direzione della casa circondariale di Pesaro. Le attrezzature comprendono due caschi professionali con basamento, una postazione di lavaggio testa con relativo divano in pelle e raccordi vari per consentirne l'installazione. Grazie a questa donazione la sezione femminile potrà avere uno spazio dedicato a servizio parrucchieria, con l'auspicio che in futuro si possano ideare anche corsi di formazione per parrucchiera.
Adnkronos, 31 gennaio 2015
Nascosto nella cella avevano un cellulare. A trovarlo nel carcere di Ivrea (Torino), sono stati gli agenti della polizia penitenziaria durante un controllo. Il telefonino era nascosto all'interno del water della cella di due detenuti romeni in carcere per la violazione della legge sugli stupefacenti. Uno dei due stava per essere ammesso alla misura alternativa della semilibertà. Nessuna traccia per ora della scheda sim mentre da quanto accertato per ricaricare la batteria usavano dei cavi per collegare il telefonino all'alimentatore del computer regolarmente detenuto in cella. Il computer è stato ritirato al fine di verificare eventuali connessioni a internet.
A dare notizia dell'episodio è il Segretario generale dell'Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia penitenziaria) Leo Beneduci: "per l'ennesima volta - commenta - gli agenti della polizia penitenziaria hanno dimostrato le proprie capacità professionali nonostante siano costretti a lavorare in condizione disumane senza quei mezzi che invece, come dimostra l'episodio di Ivrea, vengono concessi ai detenuti".
www.agensir.it, 31 gennaio 2015
Giovani e carcere, è il percorso di formazione organizzato dalla Caritas Ambrosiana in collaborazione con il Servizio Giovani e con i cappellani delle carceri presenti sul territorio dell'arcidiocesi di Milano, che prenderà il via il 14 febbraio presso il Centro pastorale ambrosiano. Il percorso è rivolto "a tutti quei giovani (dai 18 ai 30 anni) interessati a fare una prima conoscenza della realtà carceraria.
Questa esperienza permette di visitare una delle carceri del territorio diocesano come momento di conoscenza e riflessione rispetto al mondo della detenzione". Lo scopo è quello di promuovere un pensiero alternativo sulla "sicurezza sociale", basato sulla solidarietà e sulla responsabilità, attraverso lo scambio di parole e di esperienze.
Il percorso prevede un primo momento di formazione in forma laboratoriale sul tema "Pane, parola e libertà", tenuto da monsignor Pierantonio Tremolada, vicario episcopale per l'evangelizzazione e i sacramenti, unito a una rappresentazione teatrale: "Undici ore d'amore di un uomo ombra", dall'omonimo libro di Carmelo Musumeci. Ogni giovane iscritto al percorso incontrerà inoltre il cappellano del carcere presso il quale si recherà successivamente per fare visita ai detenuti, fissata per il 28 febbraio.
www.quicosenza.it, 31 gennaio 2015
Torna il laboratorio teatrale nella Casa circondariale di via Popilia che a fine maggio diventerà lo spettacolo "Amore sbarrato 2", interpretato da un gruppo di detenuti-attori. Si chiama "Amore Sbarrato 2" ed è il nuovo progetto con il quale l'Amministrazione comunale, in collaborazione con la Casa Circondariale "Sergio Cosmai", intende riproporre l'esperienza vissuta lo scorso anno, quando il 5 giugno del 2014 venne messo in scena al Teatro "Rendano" lo spettacolo teatrale "Amore Sbarrato", scritto e diretto dall'attore e regista cosentino Adolfo Adamo e interpretato da un gruppo di detenuti della Casa circondariale "Cosmai" di via Popilia, gli stessi che per tre mesi seguirono il laboratorio teatrale che Adamo tenne all'interno del reclusorio cosentino.
In questi giorni un nuovo incontro tra l'Assessore al teatro e allo spettacolo Rosaria Succurro e il direttore della Casa circondariale Filiberto Benevento, ha gettato le basi per la riproposizione del progetto che si articolerà dapprima in un nuovo laboratorio per poi svilupparsi in un altro spettacolo teatrale previsto per fine maggio. Il laboratorio di "Amore sbarrato 2" inizierà nel prossimo mese di febbraio e andrà avanti fino a maggio.
A frequentarlo saranno ben 16 detenuti della casa circondariale "Cosmai", più del doppio di quelli che vi presero parte lo scorso anno, che erano sette. Immutati gli obiettivi del progetto, volto ad accorciare le distanze tra il mondo esterno e l'universo carcerario, favorendo quei percorsi di riabilitazione che devono riguardare le persone private della libertà personale.
"Dare continuità al progetto varato lo scorso anno in collaborazione con la Casa circondariale - ha affermato l'Assessore Rosaria Succurro - da un lato risponde ad un'esigenza che abbiamo fortemente avvertito, considerati gli ottimi risultati ottenuti, dall'altro ci dà l'esatta misura di come la casa circondariale "Cosmai", egregiamente diretta da Filiberto Benevento, sia una struttura modello con la quale si può collaborare intensamente per far attecchire quei percorsi riabilitativi e trattamentali che si sostanziano di contenuti concreti".
Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore dell'istituto di pena Filiberto Benevento: "il successo ottenuto lo scorso anno - sottolinea - ci ha indotto a rinnovare, con ulteriori motivazioni e grande consapevolezza, il progetto che ha l'obiettivo, com'è nella tradizione della nostra casa circondariale, di far capire che i detenuti sono parte del tessuto sociale e che occorre favorire, con un mezzo così nobile e importante come la cultura, il loro reinserimento nella società".
Molto motivato per il prosieguo del laboratorio anche l'attore e regista Adolfo Adamo, ideatore del progetto. "Lo scorso anno - sottolinea Adamo - è stato possibile scrivere una pagina di civiltà e di cultura, abbattendo definitivamente uno stato d'invisibilità, consentendo ai detenuti/attori di ritrovare la propria storia e di poterla raccontare. Mai in Calabria si era verificata una cosa del genere e la strettissima collaborazione tra Casa Circondariale e Comune di Cosenza ha ulteriormente evidenziato la volontà di puntare alla riabilitazione dei detenuti".
Per la prima volta, lo scorso anno le porte del teatro "Rendano" si aprirono al gruppo di detenuti-attori, i quali potrebbero diventare presto il nucleo fondante di una vera e propria compagnia, sull'esempio di quanto accaduto più di vent'anni fa in altre carceri italiane dove sono sbocciate significative esperienze, come la Compagnia della Fortezza di Volterra o come quelle attecchite nel carcere di Opera a Milano o a Rebibbia, a Roma.
Ristretti Orizzonti, 31 gennaio 2015
Visita dell'Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, presso l'Istituto Ferrante Aporti in data 2 febbraio 2015. Lunedì 2 febbraio 2015, alle ore 11.15, l'Arcivescovo di Torino, Mons. Nosiglia, farà visita al Ferrante Aporti per benedire una statua di Don Bosco che troverà spazio nella cappella dell'Istituto. Tale iniziativa si inserisce nel programma dei festeggiamenti del Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco (Castelnuovo d'Asti, 16 agosto 1815 - Torino, 31 gennaio 1888). Il manufatto, intagliato in legno di tiglio e raffigurante don Bosco che abbraccia due adolescenti, è opera dell'artigiano Aldo Pellegrino di Boves (Cn), donata al carcere minorile da alcuni amici di Don Ricca, salesiano da 35 anni, cappellano del carcere minorile. Vuole essere un omaggio a Don Bosco che ritorna nel carcere minorile in ricordo di quella visita nella Pasqua del lontano 1885 (allora l'Istituto era noto come "La Generala"). Si auspica che l'evento possa, inoltre, essere preparatorio ad un'eventuale, tanto attesa, visita del Santo Padre, in occasione dell'annunciato pellegrinaggio a Torino, il 21 giugno 2015. All'evento, a cui sono state invitate le massime Autorità civili, religiose e militari, presenzieranno il Direttore dell'Istituto Ferrante Aporti, Dott.ssa Gabriella Picco e il Dirigente del Centro Giustizia Minorile di Torino, Dott. Antonio Pappalardo.
di Youmna Dimashqi, traduzione e sintesi di Claudia Avolio
www.arabpress.eu, 31 gennaio 2015
"Save the Rest" è la campagna lanciata dagli attivisti siriani per chiedere il rilascio dei detenuti nelle carceri del regime di Assad diffondendo le loro storie e foto, ricordando sia chi è morto sotto tortura che quanti si trovano ancora in carcere o di cui non si conosce la sorte. A prendere parte all'iniziativa sono anche molti attivisti di diversi Paesi in cui si trovano a vivere i siriani, dalla Turchia al Libano, dalla Germania alla Francia (anche in Italia, ndt", che hanno scritto striscioni come "Ai detenuti che hanno lavorato per una Siria democratica e civile, vi aspettiamo sul cammino che conduce alla libertà".
Bassam Ahmad, portavoce del Violation Documentation Center, partecipa alla campagna spiegando che l'idea su cui si basa è riportare sotto i riflettori una questione che nessuno può dimenticare e identificando la scelta di svolgerla a ridosso dei colloqui di Mosca nel tentativo di fare pressioni sulla comunità internazionale perché faccia qualunque cosa pur di salvare i detenuti. Tra gli obiettivi primari dell'iniziativa c'è anche la comunicazione con le organizzazioni che si occupano dei diritti umani e delle questioni legate ai detenuti.
Come fa notare lo stesso Ahmad, le recenti stime circa il numero di detenuti in Siria portano alla luce dati terrificanti: 200 mila le persone detenute finora di cui almeno 15 mila morte sotto tortura nelle carceri del regime, almeno 1500 bambini e bambine sottoposti ad arresti arbitrari ed almeno 1700 donne. La campagna chiede il rilascio anche di chi è prigioniero dei battaglioni che rivendicano la propria appartenenza alla rivoluzione siriana e dei prigionieri di Daish (conosciuto in Occidente come Isis).
"Save the Rest" andrà avanti fino a febbraio e prevede anche dei presidi di fronte alle ambasciate. Tra le pagine Facebook che diffondono le storie dei detenuti siriani c'è quella dal titolo "Io sono un detenuto, io sono una detenuta: questa è la mia storia nelle carceri del regime". Raccoglie decine di storie raccontate dagli amici dei detenuti, come quella di un padre che ha visto i suoi figli in sogno, uno studente universitario che ha lasciato il suo banco vuoto tra i compagni e famiglie che hanno ricevuto le carte di identità dei figli da parte dei servizi di sicurezza come se fossero morti sotto tortura e invece erano ancora vivi, e questo per ricattarne i famigliari.
"Non ricordo la data in cui sono stata incarcerata, non ricordo l'anno né il giorno né il mese. Ho dimenticato perfino in che braccio mi trovavo, trasformata in un numero. Tu ora sei un numero sfollato, e lui è un numero detenuto, quest'altro è un numero rifugiato e quell'altro è un numero martire. Per non trasformarci tutti in dei numeri, chiediamo che riportino i detenuti da noi. Scrivete e reclamateli perché un giorno possiamo dimenticare i numeri": così Sham conclude il memoriale della sua detenzione sulla sua pagina. Quando finirà il gioco dei numeri in Siria?
www.clandestinoweb.com, 31 gennaio 2015
Una prigione come le altre? No, quello del Brasile è il carcere più pericoloso che possa esistere. I dati parlano chiaro: 75 detenuti dal 2013 sono morti nel complesso della "Pedrinhas" di Sao Luis. I tumulti di quell'anno terminarono con almeno 13 morti. Durante un altro scontro fra fazioni rivali furono decapitate tre persone, le teste esibite come trofei.
Questo è quanto riporta il quotidiano online Dagospia, che nel dare la notizia a sua volta cita Darren Boyl per "Mail On Line". Ma quale è la causa di tutto questo orrore? Come per l'Italia, ma occorre sottolineare che non si arriva a tanto nelle carceri, il problema è quello del sovraffollamento carcerario. Detenuti stipati in piccole celle, poco spazio per respirare e tante persone da tenere a bada. Si tratta di un duplice problema: da una parte infatti il sovraffollamento priva i detenuti di spazi "umani", costringendoli a spazi "inumani", poi aumenta il rischio di malattie. Dall'altra il problema si ritorce sulla sorveglianza. Più difficoltoso il controllo tra i detenuti. Infatti, guardando al caso straniero di Pedrinhas, il numero dei detenuti negli ultimi 20 anni è quadruplicato. Dagospia riporta che "sono in 500.000 dietro le sbarre, la quarta popolazione carceraria al mondo, dopo Russia, Stati Uniti e Cina. I motivi di una simile crescita sono legati agli arresti per droga, alla mancanza di assistenza legale e alla mancanza di volontà di creare nuovi spazi per la detenzione".
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