Ansa, 31 gennaio 2015
L'Ohio riprogramma sette condanne a morte nel tentativo di trovare nuove droghe letali, una decisione che si traduce nel fatto che non ci saranno esecuzioni capitali nello stato nel 2015 per la prima volta dal 1999. L'annuncio riguarda sei esecuzioni che erano in calendario quest'anno e una nel 2016 e segue la decisione della giustizia di ritardare le condanne a morte in attesa che una nuova politica sulle esecuzioni venga decisa. La nuova politica include l'uso di droghe che l'Ohio non ha.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 31 gennaio 2015
In Grecia ci sarà anche una radicale rivisitazione del sistema carcerario, è uno dei primi provvedimenti che il nuovo governo di sinistra capitanato da Tsipras si appresterà a fare. Il neo vice ministro della Protezione del cittadino e dell'Ordine pubblico - che corrisponde al ministro degli Interni nostrano - ha anticipato che la sua prima azione politica sarà la completa abolizione del carcere di tipologia c, una sorta di 41 bis in salsa greca, la detenzione di rigore nei confronti dei detenuti accusati o condannati definitivamente per terrorismo, ma anche dei prigionieri comuni per reati di grave entità.
Il neo ministro in questione si chiama Yiannis Panousis, un professore di criminologia, ex appartenente al partito di sinistra democratica denominato Dimar, non eletto con Syriza ma nominato ministro da Tsipras. La prima mossa di Panousis è stata quella di rimuovere le barriere metalliche di fronte al Parlamento, in pieno centro di Atene. Un gesto simbolico che è soprattutto un messaggio ai cittadini, come per dire: "Non abbiamo paura delle proteste".
Le transenne erano state installate negli anni passati nel tentativo di contenere le veementi manifestazioni organizzate contro le misure di austerity imposte dalla Troika e applicate dai governi di centrosinistra e centrodestra che si sono succeduti dal 2010 ad oggi. Ma come abbiamo anticipato, il ministro della Protezione del cittadino e dell'Ordine pubblico non si fermerà solamente a un gesto simbolico. Per ora sono entusiasmanti per chi combatte contro la tortura istituzionalizzata in nome della sicurezza.
Ma cos'è il carcere di tipo C che il vice ministro vorrebbe abolire? Tutto nasce dall'evasione di Christodoulos Xiros, membro dell'ex organizzazione 17 Novembre. Xiros si trovava in carcere dal 2003 condannato a sei ergastoli e l'anno scorso aveva ottenuto un permesso premio per le festività natalizie dal 30 dicembre fino al 7 gennaio. Egli non si è mai più presentato alla prigione di Korydallos, scatenando la rabbia dei politici e dei mass media in tutto il Paese. Dopo la sua fuga, l'ex ministro della Giustizia, Charalambos Athanassiou, ha annunciato una riforma del sistema carcerario e la costruzione della prima prigione ad alta sicurezza in Grecia.
Detto, fatto. Nella cittadina di Domokos il carcere è stato tramutato in uno ad alta sorveglianza, installando videocamere, porte blindate, infissi e finestre antiproiettile, mentre il territorio circostante è stato presidiato dall'Ekam, unità speciale antiterrorismo, e soldati armati dell'esercito. Per quanto riguarda la riforma carceraria, i detenuti greci sono suddivisi in tre tipi: A, B, C. I prigionieri C sono prigionieri politici, persone condannate per rapine, estorsioni, attentati terroristici, tutti etichettati come pericolosi per la società e destinati a scontare la propria pena di dieci o più anni nella prigione di alta sorveglianza a Domokos.
Ma le misure speciali non finiscono qui, infatti i detenuti di tipo C non hanno nessun diritto a permessi di libertà, le ore d'aria sono pressoché inesistenti, così come le chiamate e i colloqui con i parenti, la posta viene censurata, vengono sottoposti ad isolamento e c'è la permanenza dentro il carcere di forze di polizia con poteri speciali.
Al di là del trattamento disumano dei prigionieri, la riforma non ha nemmeno tenuto conto di alcuni aspetti fondamentali. La città di Domokos non ha le strutture primarie, come per esempio le strade, ma allo stesso tempo si è deciso di investire una somma non indifferente di denaro pubblico nella costruzione di un carcere ad alta sorveglianza. La cittadina non dispone di sufficienti risorse d'acqua per rifornire sia il carcere sia tutti i cittadini.
Inoltre, il diritto alla salute dei prigionieri non viene garantito, dato che nella struttura vi è presente un presidio medico che non ha il personale adeguato (è presente un solo medico) e i mezzi necessari. Ciò ovviamente ha scatenato il malcontento dei detenuti imprigionati e si sono mobilitati per opporsi fermamente a quest'agghiacciante riforma: nelle città di Korydallos, Corfù e Domokos i detenuti si sono rifiutati più volte di rientrare nelle loro celle dopo l'ora d'aria e a Trikala alcuni hanno intrapreso lo sciopero della fame.
Già da marzo 2014 i detenuti avevano cominciato a lottare contro questa riforma, lotte culminate con lo sciopero della fame iniziato il 23 giugno, che ha coinvolto ben 4.500 prigionieri (su un totale di 12.000 circa) in tutte le carceri greche e si è concluso il 1° luglio. Contemporaneamente all'esterno si sono formate assemblee di solidarietà ai detenuti, si sono organizzati cortei, presidi e azioni militanti.
Anche all'estero sono state promosse iniziative di solidarietà con i prigionieri in lotta in Grecia, con mobilitazioni, dibattiti e azioni di propaganda, non solo in Europa, ma anche negli Usa e in Sudamerica. Inoltre, anche in alcune carceri, in Germania e Svizzera, diversi prigionieri hanno aderito alla mobilitazione tramite scioperi della fame.
Ora il nuovo vice ministro Yiannis Panousis ha promesso di voler abolire questa carcerazione differenziata. Non sarà sicuramente una passeggiata visto che il partito con il quale Syriza si è dovuto alleare per poter governare la Grecia è di formazione populista e quindi assolutamente non sensibile a queste tematiche. Ma non è detto che non trovino voti tra i moderati di centro sinistra. Sicuramente dalla Grecia tira una ventata nuova, fortemente libertaria.
Redattore Sociale, 30 gennaio 2015
Sedici Garanti sostengono la proposta della Redazione di Ristretti Orizzonti: "Aprire il confronto sui temi della pena". Lettera aperta al ministro Orlando: "Bisogna portare gli addetti ai lavori a confrontarsi con le persone detenute".
di Antonio Pennacchi*
Corriere della Sera, 30 gennaio 2015
Pochi anni fa - era l'8 ottobre del 2010 - nella stazione della metro Anagnina a Roma vengono a diverbio, per questioni di fila, un ragazzo italiano di vent'anni e una donna romena di trentadue, di professione infermiera, sposata e con un figlio. Pare che poi - andandosene - il ragazzo le abbia detto: "Ma non te lo insegnano al Paese tuo a stare in fila?".
di Antonio Pennacchi*
Corriere della Sera, 30 gennaio 2015
Pochi anni fa - era l'8 ottobre del 2010 - nella stazione della metro Anagnina a Roma vengono a diverbio, per questioni di fila, un ragazzo italiano di vent'anni e una donna romena di trentadue, di professione infermiera, sposata e con un figlio. Pare che poi - andandosene - il ragazzo le abbia detto: "Ma non te lo insegnano al Paese tuo a stare in fila?".
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2015
È incensurato. Il caso a Genova: il procuratore voleva l'archiviazione per non ingolfare il lavoro, ma la parte civile si è opposta. Ha rubato una scatola di cioccolatini al supermercato del valore di soli 8 euro ma sarà processato.
di Simona D'Alessio
Italia Oggi, 30 gennaio 2015
Non punibilità di reati per "particolare tenuità del fatto" verso il via libera, in commissione giustizia, alla Camera. È stata presentata dal relatore David Ermini (Pd) la proposta di parere sul decreto legislativo 130/2014, varato dall'esecutivo a dicembre, che recepisce proposte elaborate dalla commissione ministeriale (presieduta dal professor Francesco Palazzo) con l'obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio e dare attuazione alla legge 67/2014 sulle pene detentive non carcerarie.
di Daniele Biella
Vita, 30 gennaio 2015
Le parole del Vicecapo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria all'indomani della chiusura del servizio mense carcerarie gestite dalla cooperazione sociale e del taglio del 34% dei fondi della Legge Smuraglia per il 2015.
di Carla Chiappini (Direttore di "Sosta Forzata", giornale del carcere di Pacenza)
Ristretti Orizzonti, 30 gennaio 2015
Giovedì 22 gennaio nella sede della provincia di Bologna si è svolta una giornata di formazione congiunta tra volontari impegnati in progetti di accoglienza ai familiari in attesa di colloqui, personale dell'area trattamentale e della sicurezza. Una cinquantina di persone hanno lavorato insieme sotto la guida di Laura Formenti docente di Pedagogia della Famiglia all'università Bicocca di Milano e Lia Sacerdote presidente dell'associazione "Bambini senza sbarre" di Milano che aderisce al circuito europeo di organizzazioni a tutela dei figli delle persone detenute COPE - Children Of Prisoners Europe.
Dopo i saluti di Carla Brezzo dell'assessorato regionale al Welfare, è Paola Cigarini referente della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia dell'Emilia Romagna a introdurre l'iniziativa che si inserisce all'interno del progetto "Cittadini sempre" promosso, appunto, dalla Regione con la Provincia di Bologna. Propedeutica alla formazione, una ricerca - condotta dalla Conferenza - su come sul nostro territorio le organizzazioni di volontariato si impegnano a sostenere le relazioni familiari e, in particolare su come accolgono i familiari in visita alle persone detenute che è ormai in fase di conclusione.
Proprio dalla parola accoglienza è partito il lavoro dell'aula suddivisa in piccoli gruppi di quattro - cinque persone di differenti culture, provenienze, ruoli e professioni. A questo proposito buon gioco ha fatto la disposizione del Provveditorato riguardo alla partecipazione del personale di polizia penitenziaria in abiti borghesi che ha permesso un primo spiazzamento degli sguardi, una semplificazione delle relazioni.
Ed è stato così che è in pochi minuti ho scoperto che Luigi - impegnato nell'aerea colloqui del carcere di Bologna - ha quattro figli e che a casa sua non si guarda la televisione mentre si mangia perché a pranzo si deve poter parlare tutti insieme. Penso tra me e me che entro da quattordici anni in un carcere, saluto persone in divisa, in gran parte accoglienti e cortesi, ma non so nulla di loro. Qualche volta provo solo a indovinarne la provenienza dall'accento!
Il lavoro dell'aula procede con la riflessione sulle tante esperienze che vengono condivise ed emergono alcuni punti chiave - in particolare focalizzati sui minori in visita a un genitore recluso - che potrebbero essere materia di ulteriore riflessione: Questi bimbi cosa sanno del carcere? Cosa bisogna o non bisogna dire loro? Come si gestisce la perquisizione?
Oltre ad alcune domande che nascono proprio dalla sensibilità del personale di polizia: - Fino a che punto posso spingermi nell'accoglienza di questi bimbi senza tradire il mio ruolo?
All'interno del gruppo c'è anche chi esprime dubbi e perplessità su questi papà che strumentalizzano i figli per ottenere benefici ma Lia Sacerdote ribalta il punto di vista e chiede di provare a guardare con gli occhi dei figli: - Abbiamo mai provato a chiedere a questi bambini cosa pensano? - magari scopriremmo che per loro è comunque importante vedere il papà anche se poi parla con la mamma, se è preoccupato per l'avvocato, se gioca troppo poco ... Già, le relazioni capovolte, osservate dal basso verso l'alto, dal bimbo al genitore.
In una buona formazione, nulla va perduto, nemmeno la pausa pranzo! Ed è così che ascoltiamo con attenzione Laura quando racconta che un piccolino che andava a trovare il papà in una comunità, a un operatore che gli chiedeva se fosse dispiaciuto che questo papà ogni tanto si assopisse, rispondeva: - No, a me piace tanto guardarlo mentre dorme!. Il saluto del pomeriggio tra i partecipanti alla giornata echeggia di un desiderio di ritrovarsi, di continuare a lavorare insieme.
Redattore Sociale, 30 gennaio 2015
La "vigilanza dinamica" prevede la libera circolazione per otto ore al giorno. Secondo il sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe, "in un anno di sperimentazione le aggressioni sono aumentate del 100%". Contraria Antigone: "Non possiamo permetterci passi indietro".
Sospendere l'apertura giornaliera delle celle nelle carceri italiane. È la richiesta del Sappe, il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria. "Ci sono aggressioni agli agenti ogni giorno, in un anno di sperimentazione sono aumentate del 100%", afferma il segretario generale del sindacato, Donato Capece. "Sono aumentati i soprusi tra detenuti, aumentano le risse e i casi di violenze, sequestriamo ogni giorno materiale che arriva in carcere. La situazione è ingestibile: è arrivato il momento di dire basta", dichiara Capece.
Il progetto che prevede questo nuovo modello di carcere si chiama "vigilanza dinamica": prevede la libera circolazione nelle sezioni e l'apertura delle celle per otto ore al giorno, con gli agenti che non devono più restare di guardia ad ogni singola cella ma a zone di passaggio dei detenuti. Questo modello è già prassi nelle carceri europee: "Sono assolutamente contrario a che si torni indietro alla marcatura ad uomo del detenuto: è deresponsabilizzante - commenta il presidente dell'associazione Antigone Patrizio Gonnella. Non è un progetto che l'Italia s'inventa perché è un Paese particolarmente avanzato. Anzi, ci stiamo adeguando alle regole europee perché il nostro modello è retrogrado".
Su un punto Sappe e Antigone convergono: l'apertura delle celle, di per sé, non basta. "Se i detenuti stanno ad oziare, il progetto è fallimentare", afferma Capece. "Bisogna riempire la vita dei detenuti di attività che siano utili per la loro formazione. Solo in questo modo si rende il carcere un luogo che assomiglia alla vita normale", aggiunge Gonnella. Uno dei problemi è legato ai fondi: la Commissione Smuraglia, che finanzia i progetti in carcere, il 30 dicembre 2014 ha subito un taglio del 34%. "Più in generale è necessario che sul tema del lavoro e delle attività in carcere ci sia una forte regia del Ministero della Giustizia", sostiene Gonnella.
Sul modo di condurle, le posizioni tornano a divergere. Per Capece "devono essere chiuse le sezioni, le attività devono essere svolte all'esterno" e ci devono essere "meccanismi di premialità" che regolino la possibilità per i detenuti di uscire dalla cella.
"Premialità che significa? - si chiede Gonnella - Se un detenuto ha maggiore libertà e aggredisce qualcuno avrà sicuramente sanzioni, in ogni caso". Secondo Gonnella "non può essere trasformato in beneficio da meritare, ciò che è un diritto", come la possibilità di stare fuori dalla cella. In più, per Gonnella, sul medio lungo periodo "la vigilanza dinamica darà anche più soddisfazioni agli agenti di polizia penitenziaria che non vedranno il loro lavoro ridursi ad aprire e chiudere le celle". Le esperienze di carceri come Bollate, dove le celle restano aperte già da anni, insegnano poi che il tasso delle aggressioni si riduce con il tempo.
Capece ribadisce però la necessità di fermare dopo un anno la sperimentazione per puntare su altro. Come ad esempio misure per svuotare le carceri: ci sono 22 mila detenuti con una pena minima già definitiva che dovrebbero scontarla con misure alternative. "La vigilanza dinamica è stata introdotta solo per dire che rispettiamo la sentenza Torreggiani, ma è vero solo sulla carta", precisa Capece. Il Sappe annuncia per dare corpo alle sue richieste una manifestazione nazionale davanti al ministero di via Arenula per i prossimi giorni.
Il garante non conferma. Alessandra Naldi, garante dei detenuti di Milano, non è d'accordo su quanto afferma il Sappe circa l'aumento delle aggressioni sugli agenti dall'inizio del progetto di vigilanza dinamica un anno fa. "A quanto mi risulta non sono aumentati i casi di aggressione agli agenti penitenziari", afferma.
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