di Sergio Lima*
Il Fatto Quotidiano, 6 giugno 2025
La legge, per essere credibile, deve valere anche per chi ci ripugna. È questo il paradosso dell’essere giusti. La liberazione di Giovanni Brusca non è solo una eclatante - per quanto attesa - notizia di cronaca giudiziaria. È la riapertura di ferite mai rimarginate. È lo scontro tra memoria e sentimento collettivo e il diritto. È la durissima prova a cui siamo, tutti e tutte noi, sottoposti e sottoposte. Testimoniare che lo Stato, le sue leggi e il suo ordinamento, può essere anche più forte dell’istintivo desiderio di vendetta. Ma resta una verità scomoda, insopportabile per molti: il debito che Brusca ha con la Sicilia, e l’Italia tutta, non si può ripagare. Neppure con 500 ergastoli, uno per ogni chilo di tritolo fatto detonare a Capaci.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 6 giugno 2025
Papa Francesco aveva promesso la scomunica per i mafiosi, ma la Chiesa si è fermata prima di passare ai fatti. Il caso Brusca rivela il fallimento di una riforma rimasta solo nelle intenzioni. Sempre con tutto il rispetto per Francesco buonanima, la faccenda della definitiva liberazione di Giovanni Brusca u verru per avere scontato interamente la pena - 25 anni in virtù dello sconto per i collaboratori di giustizia - costringe a riflettere anche sulla distanza incolmabile tra i proclami morali, e persino le minacciate scomuniche della Chiesa, e i loro esiti nella realtà effettuale. Lo stragista di Capaci, il boss che fece sciogliere nell’acido il bambino Di Matteo, il capomafia e poi collaboratore cruciale nella lotta ai clan è libero.
di Lorenzo Nicolini
romatoday.it, 6 giugno 2025
È stata disposta l’autopsia per accertarne le cause. A dare l’allarme il personale di polizia penitenziaria. Un detenuto di 27 anni è stato trovato morto in carcere a Roma. Lo scorso 4 giugno l’uomo stato trovato senza vita nel suo letto a Regina Coeli. “Non si è trattato di un suicidio, né aveva condizioni di salute note che potessero far temere un evento simile. È stata disposta l’autopsia per accertarne le cause”, ha reso noto Stefano Anastasìa, garante delle persone private della libertà della Regione Lazio. A dare l’allarme il personale di polizia penitenziaria. Secondo quanto appreso, da un primo esame del medico legale sul corpo del 27enne non sarebbero emersi segni di violenza o ferite riconducibili a una aggressione. L’ipotesi è quella di un malore fatale in carcere.
di Marco Lignana e Stefano Origone
La Repubblica, 6 giugno 2025
Insieme al bilancio dei danni e degli agenti feriti, a Marassi è l’ora delle domande sui tre giorni di sequestro e abusi sul 18enne. Il giorno dopo la violenta rivolta dei detenuti nel carcere di Marassi per denunciare gli stupri e le sevizie subite per tre giorni da un detenuto 18enne da parte dei suoi compagni di cella, senza che nessuna guardia se ne accorgesse, si scatena il dibattito politico. Con il centrodestra che protegge l’operato della polizia penitenziaria e il centrosinistra che chiede la grazia per il giovane detenuto in carcere per una rapina di poco conto e un passato in una comunità. Ma non solo. La pace è ancora lontana nel carcere, perché la rivolta segna anche una spaccatura tra i vertici dell’istituto penitenziario e le guardie, e la prova sono le dichiarazioni del sindacalista Fabio Pagani, segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria, che ha chiesto la testa non soltanto della direttrice “Serve subito un cambio dei vertici”.
di Agostino Petrillo
terzogiornale.it, 6 giugno 2025
“Celle come tombe, clima insopportabile”: così un anno fa il Garante regionale per i detenuti, Doriano Saracino, aveva denunciato le condizioni del carcere di Marassi a Genova, dove ieri (4 giugno) è scoppiata una rivolta poi rapidamente rientrata. Marassi ospita 684 detenuti rispetto a una capienza massima di 550 posti; 317 persone sono in attesa di giudizio definitivo, e la loro custodia in carcere è cautelare. Il tasso di sovraffollamento è del 130%. Da mesi, a Marassi, si sono succeduti episodi di violenza, pestaggi, stupri, in un clima arroventato dall’affollamento cronico delle celle.
di Beatrice Branca
Corriere di Verona, 6 giugno 2025
Chiede di essere assistita solo da donne. Il reclamo al tribunale di sorveglianza. Una detenuta di 38 anni si trova da febbraio in carcere a Montorio. In passato si è sottoposta a un intervento di transizione per essere considerata a tutti gli effetti una donna. La 38enne si trova in un regime di sorveglianza particolare e da mesi chiede di poter essere assistita solo dal personale femminile della polizia penitenziaria. Una richiesta che sarebbe rimasta inascoltata e che ha spinto i difensori a presentare un reclamo al tribunale di sorveglianza.
di Andrea Oleandri*
antigone.it, 6 giugno 2025
Il progetto ha contribuito a costruire percorsi di solidarietà e promuovere valori positivi tra i giovani della Comunità di accoglienza Ceis e i giovani dell’IPM Casal del Marmo a Roma grazie al calcio, sport di squadra capace di unire al di là delle difficoltà. L’iniziativa è stata resa possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con CESVI, attraverso un programma di raccolta fondi che ha coinvolto cittadini, imprese e lo stesso Istituto bancario che ha partecipato attivamente al crowdfunding destinando un contributo di 2 euro per i prodotti acquistati dai clienti in modalità online.
di Chiara Di Benedetto
Avvenire, 6 giugno 2025
Nuova vita per un campo sportivo e corsi di aiuto-allenatore per i ragazzi dell’Ipm di Casal del Marmo e per i giovani del Ceis, grazie al progetto “Squadra Dentro: sport e carcere”. È stato inaugurato oggi, 5 giugno, un nuovo campo da calcio, completamente ristrutturato, per i ragazzi reclusi nell’Istituto penale minorile di Casal del Marmo e per i giovani che frequentano il Centro Italiano di Solidarietà don Mario Picchi (Ceis). L’iniziativa è stata resa possibile grazie al progetto “Squadra Dentro: sport e carcere” dell’associazione Antigone che dal 1991 si occupa della tutela dei diritti dei detenuti, con la collaborazione della fondazione Cesvi (Cooperazione e sviluppo) e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, attraverso il Programma Formula.
recensione di Paola Filippi
giustiziainsieme.it, 6 giugno 2025
Al convegno “Attorno a questo corpo dalle mille paludi”, titolo preso in prestito da un verso di Amelia Rosselli, sarà presentato il libro di Donatella Stasio “L’amore in gabbia”. In effetti tra le mille paludi attorno al corpo, la palude che, più di ogni altra, offre la plastica rappresentazione dell’impedimento al corpo è la palude simboleggiata dalla gabbia. Nel libro di Donatella Stasio la gabbia è un emblema così come un emblema è l’amore, quale rappresentazione unificante di plurime possibili interrelazioni salvifiche. Il saggio di Stasio è una rassegna sugli ostacoli al corpo: dalla restrizione nella cella di isolamento in cui viene rinchiuso Gianluca, ancora adolescente a Fossombrone, “venti ore al giorno in isolamento”, all’isolamento affettivo della sua infanzia, cucciolo di una madre “rigida di metallo, che non scalda ma grazie a un biberon meccanico nutre”, la mamma scimmia dell’esperimento scientifico di Harry Harlow. La lettura ti conduce attraverso un viaggio evocativo e stimolante nel corso della quale si passano in rassegna gabbie potenziali e reali, volontarie, imposte o eventuali: la famiglia, la droga, il carcere e la dannosa assenza di relazioni affettive.
di Franco Corleone
L’Espresso, 6 giugno 2025
Votare l’8 e 9 giugno significa riprendersi il diritto di scegliere. Contro censure, sfiducie e paure. L’8 e 9 giugno si gioca una grande partita della democrazia attraverso lo strumento del referendum. È stata una campagna difficile per la censura dei mezzi di informazione - scandalosa quella del servizio pubblico - e per il boicottaggio da parte dei partiti della maggioranza con l’invito a non votare. Prevarrà, sorprendentemente, la partecipazione popolare per fare dispetto a La Russa e al neo-vicesegretario leghista Vannacci e per affermare la volontà di decidere come cittadini? Oppure la sfiducia, lo scetticismo e la rassegnazione si confermeranno il nuovo dato antropologico di un Paese devastato?
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