garantedetenutilazio.it, 25 aprile 2026
È il secondo detenuto che si toglie la vita quest’anno nello stesso istituto penitenziario. “Ormai non fa più notizia, ma in carcere si continua a morire: a quando una politica che finalmente prenda in considerazione la sofferenza e la disperazione che si nasconde dietro quelle mura?”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, nell’apprendere che un uomo di 36 anni, detenuto nella sezione G11 della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo complesso, è morto ieri in seguito a impiccamento con un lenzuolo nel bagno.
approdocalabria.it, 25 aprile 2026
“Da mesi senza controlli fondamentali, rischio concreto di aggravamento irreversibile”. Un detenuto affetto da leucemia mieloide cronica, ristretto nel carcere di Bari, sarebbe da mesi privo dei controlli sanitari indispensabili per monitorare l’evoluzione della malattia. A denunciarlo sono i suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Alvaro e Girolamo Albanese del Foro di Palmi, che parlano di una situazione “gravissima e potenzialmente irreversibile”.
acli.it, 25 aprile 2026
C’è un momento, quando si esce dal carcere, in cui tutto ricomincia. Ma non sempre si riparte dalle stesse condizioni. “Il nido di Rondini” nasce proprio per questo: offrire un punto di partenza a chi non ha una rete su cui contare. Il progetto, realizzato dal Circolo Acli Toniolo APS di Biella insieme all’associazione giovanile Hope Club Odv, mette a disposizione alloggio e supporto alle persone in uscita dal carcere, accompagnandole in un percorso concreto di reinserimento sociale. Non solo accoglienza: il progetto costruisce relazioni e comunità. Attraverso momenti di formazione e sensibilizzazione aperti alla cittadinanza, affronta il tema carcerario e crea occasioni di confronto tra generazioni diverse, mettendo in dialogo i soci del circolo e i più giovani dell’associazione.
lecceprima.it, 25 aprile 2026
L’iniziativa prenderà il via il 27 aprile. L’intento è chiaro: non solo lezioni frontali, ma uno spazio di confronto in cui il sapere accademico si misura con esperienze di vita segnate dalla detenzione. Dieci posti per studenti “liberi”, un’aula dentro il carcere e un confronto diretto con chi sta scontando una pena ma ha scelto di iscriversi all’università. Parte da qui “Oltre le mura”, il ciclo di seminari che l’Università del Salento porta nella casa circondariale di Borgo San Nicola, con l’obiettivo dichiarato di mettere in relazione due mondi che quasi mai si incontrano.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2026
Il 25 Aprile invita a riflettere su come la libertà democratica si realizzi solo attraverso un impegno costante per la giustizia sociale, politica ed economica. La festa del 25 Aprile non è solo cura e custodia della memoria della liberazione. È una domanda che ogni anno ci interroga su che cosa significhi, davvero, vivere da uomini e donne liberi. Liberi dalla dittatura e dall’occupazione, dalla paura e dalla violenza politica. Liberi da un potere che pretende di decidere chi può parlare, lavorare, esistere, dissentire. Liberi da qualcosa, dunque, ma anche liberi di essere, di costruire una vita comune, una cittadinanza più piena, una promessa di giustizia.
di Mariapia Garavaglia*
Avvenire, 25 aprile 2026
Istituita nel 1946 e resa stabile nel 1949, la ricorrenza civile richiama unità nazionale, democrazia repubblicana e rispetto esclusivo dei principi costituzionali. Un processo in cui i cattolici furono protagonisti. Il 22 aprile 1946 con un decreto legislativo, su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, fu istituita provvisoriamente la festività nazionale, “a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano”. Nel 1949, con la legge n. 260 del 27 maggio, divenne definitiva, simboleggiando la Resistenza e la nascita della democrazia italiana. Non si tratta quindi di una festa “di parte”, ma riguarda tutti gli italiani.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 25 aprile 2026
Mai il 25 aprile è stata la festa di tutti gli italiani. Una parte di essi, quella neofascista legata alle memorie del Repubblica sociale, non ha mai festeggiato una data da sempre vissuta come un lutto da elaborare (quello di Mussolini e dei suoi gerarchi esposti a piazzale Loreto) più che come un evento da celebrare. Eppure quel giorno in Italia finì la guerra; finirono i bombardamenti, la borsa nera, la fame e il freddo di quel lunghissimo inverno 1944-1945, le stragi, le imboscate di una guerra civile che, come si diceva allora, in tutto il Nord aveva portato “la morte sull’uscio delle case”. Tutto questo sì che si poteva festeggiare. E invece no: quella festa era solo per gli antifascisti, per i partigiani che si erano ribellati contro gli ordini di Salò, rifiutando venti anni di servilismo, di disciplina, di conformismo, e scegliendo la strada della libertà.
di Pasquale Hamel
L’Unità, 25 aprile 2026
Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, lo ricorderemo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale lui ha vissuto fino all’ultimo. Marco Pannella è stato una delle figure più originali della politica italiana del secondo Novecento. Ha rappresentato un modo radicalmente diverso di intendere l’azione politica: non come semplice gestione del potere o mediazione tra interessi, ma come esercizio permanente di libertà civile, fondato sulla partecipazione diretta, sulla nonviolenza e sulla disobbedienza civile.
di Alan Arrigoni
Avvenire, 25 aprile 2026
Trump aveva cancellato nei primi giorni del nuovo mandato la moratoria di Biden sulla pena di morte federale. È stata annunciata anche l’intenzione di aggiungere la sedia elettrica e l’asfissia con gas tra i metodi d’esecuzione. A poco più di un anno dalla reintroduzione di fatto della pena capitale a livello federale voluta da Donald Trump, a Washington potrebbero tornare le esecuzioni tramite fucilazione. E si tratta soltanto di uno dei provvedimenti annunciati dal dipartimento di Giustizia americano, che sta seguendo le direttive del presidente Usa.
di Riccardo Noury*
Corriere della Sera, 25 aprile 2026
Ahmadreza Djajali, medico e ricercatore specializzato in medicina dei disastri, cittadino svedese di origine iraniana, è stato arrestato il 25 aprile 2016 durante una visita accademica in Iran. Un anno dopo è stato condannato a morte per spionaggio in favore di Israele, al termine di un processo-farsa con tanto di “confessioni” trasmesse alla televisione di stato. Djalali ha vissuto a lungo con la famiglia a Novara, collaborando con l’Università del Piemonte orientale e con il Crimedim (Centro interdipartimentale di ricerca e formazione in medicina dei disastri, assistenza umanitaria e salute globale).
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