di Niccolò Carratelli
La Stampa, 23 maggio 2025
La scelta della maggioranza per velocizzare l’iter del provvedimento, che deve essere convertito in legge entro il 10 giugno. I gruppi di Pd, M5s, Avs, Più Europa, Azione e Italia Viva scrivono una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, denunciando “uno strappo inaccettabile”. Opposizioni in rivolta alla Camera dopo la decisione di applicare una doppia “tagliola” al decreto Sicurezza, su cui le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno approvato il mandato per l’Aula ai relatori. Una scelta della maggioranza per velocizzare l’iter del provvedimento, che deve essere convertito in legge entro il 10 giugno. Alla fine di una seduta concitata, i gruppi di Pd, M5s, Avs, Più Europa, Azione e Italia Viva hanno deciso di scrivere una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, denunciando “uno strappo inaccettabile e inaudito alle regole del confronto democratico” e chiedendo di “riaffermare il rispetto dei diritti delle minoranze”.
di Gaetano Mineo
Il Tempo, 23 maggio 2025
Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: “Non è una guerra contro qualcuno ma un sistema di garanzie per assicurare equità e trasparenza”. Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto (Fi), perché avete deciso di utilizzare il “canguro” sulla separazione delle carriere? “La scelta di adottare il canguro è di competenza del Presidente della Commissione, il senatore Balboni. È stata fissata la data dell’11 giugno per l’approdo in aula della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Per rispettare questa scadenza, stabilita dalla conferenza dei capigruppo, il Presidente ritengo abbia voluto accelerare i tempi di trattazione degli emendamenti, in modo da poter votare il mandato al relatore entro quella data”.
di Massimo Lugli
Il Foglio, 23 maggio 2025
Indagine sull’inspiegabile amore per la cronaca nera e per il mondo pirotecnico che la circonda. Gli show in tv, i pennivendoli (come noi), gli “esperti”. Un terribile amore per il delitto diventato show. “Ogni uomo è un criminale senza saperlo”. Albert Camus ci aveva visto giusto? È per questo che il delitto ci intriga così tanto? Una sorta di dipendenza nazionale: il delitto di Garlasco a colazione, il giallo di Trieste a pranzo e l’omicidio di Rimini a cena, ma non ci basta mai. Una sorta di bulimia trasversale, di fissazione collettiva: tutti a indagare, parteggiare, sospettare, condannare, fino a quando, come succede più o meno nel novanta per cento dei casi, il rubinetto delle “novità” non si prosciuga definitivamente e si passa ad altro. Nuova vittima, nuovi indagati, nuove interminabili diatribe televisive che ormai neanche le sentenze passate in giudicato da anni possono arginare.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 23 maggio 2025
Inchieste e cortocircuiti, i duelli dentro l’Antimafia. Trentatré anni sono trascorsi dalle stragi che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gli stessi che aveva Gesù di Nazareth quando fu crocifisso. Chiunque sbarchi a Palermo con l’aereo viene accolto, nella sala arrivi, dalla mostra fotografica che racconta vite, opere e morte di questi due martiri civili, ai quali è intitolato lo scalo di Punta Raisi, dalla nascita nello stesso quartiere fino alle due bombe esplose il 23 maggio 1992 a Capaci e il 19 luglio in via D’Amelio, che eliminarono anche la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, e otto poliziotti delle due scorte.
di Nello Trocchia
Il Domani, 23 maggio 2025
Indagini che fanno a pugni, ex generali dei carabinieri oracoli giù in Sicilia e presunti carnefici altrove, magistrati che hanno passato la vita a indagare il crimine finiti nel tritacarne, indiziati di reati gravi e “pensionati”. Una riflessione sulla crisi dell’antimafia in occasione degli anniversari delle stragi. “Mai così”. È un sussurro quello che un magistrato di lungo corso affida a Domani per raccontare come l’antimafia arriva agli anniversari delle stragi. Quella di Capaci, il 23 maggio 1992, con il tritolo di Cosa Nostra che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre poliziotti, e quella del 19 luglio, in via Mariano D’Amelio, con l’uccisione di Paolo Borsellino e la sua scorta. Ma non è la crisi dell’antimafia che abbiamo conosciuto e raccontato in questi anni, i soldi sprecati, l’affarismo, le ruberie, ma “il punto più basso di quella giudiziaria”, racconta. La crisi dell’antimafia giudiziaria con indagini che fanno a pugni, ex generali dei carabinieri oracoli giù in Sicilia e presunti carnefici altrove, magistrati che hanno passato la vita a indagare il crimine finiti nel tritacarne, indiziati di reati gravi e “pensionati”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 maggio 2025
Il Gip nisseno fa emergere anche la suggestione creata dai clamori mediatici. Ma la trasmissione tv “Report” fa orecchie da mercante. Si sono sprecati anni e risorse a inseguire un’indagine già velleitaria per chi conosceva almeno le basi del modus operandi della mafia corleonese stragista. La “pista nera” sulla strage di Capaci del 23 maggio 1992- che costò la vita a Falcone, Morvillo e alla scorta - è nata da un’iniziativa della scorsa Procura nazionale, ripescando colloqui privi di valore probatorio dell’ex sostituto Gianfranco Donadio (già consulente nella scorsa commissione Antimafia) e rilanciata dall’allora procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, oggi commissario M5S della Antimafia.
di Matteo Castagnoli
Corriere della Sera, 23 maggio 2025
Un senza fissa dimora svizzero di 24 anni ha subito un pestaggio dopo essere stato scambiato per un “rapinatore incappucciato” che da giorni seminerebbe il terrore aggredendo donne e bambini. Ma non c’entra nulla con la vicenda. Dalle voci dei social all’aggressione in strada. Che prende forma alle 18.30 di mercoledì 21 maggio, in via Tina di Lorenzo, periferia Nord di Milano. Siamo a Quarto Oggiaro. Da giorni tra alcuni utenti iscritti a gruppi di quartiere si rincorre la voce che un “uomo con il volto coperto gira per le strade e aggredisce donne e bambini”. È nel tardo pomeriggio che il presunto incappucciato viene individuato. Nella via si riversano decine e decine di persone. Lo colpiscono.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2025
Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 18938 depositata ieri. La pendenza del procedimento relativo alla richiesta di una pena sostitutiva, ex articolo 20-bis Cp, non comporta la sospensione dell’ordine di esecuzione di pene concorrenti emesso dalla Procura della Repubblica. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 18938 depositata oggi, respingendo il ricorso dell’imputato contro la decisione della Corte di appello di Palermo, che decidendo quale Giudice dell’esecuzione, aveva rigettato l’istanza (finalizzata appunto ad ottenere la revoca o la sospensione dell’ordine di esecuzione di pene concorrenti per complessivi due anni, quattro mesi e ventotto giorni).
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2025
L’istanza di revisione delle misure cautelari personali all’avvocato nominato dalla parte offesa è adempimento che se non correttamente eseguito comporta la nullità del provvedimento del Gip. In caso di reati contro le donne o violenza domestica o di genere la mancata notificazione alla persona offesa dell’istanza dell’indagato per la modifica delle misure cautelari personali già applicategli rende nullo il provvedimento che accoglie la richiesta. Così la Corte di cassazione penale - con la sentenza n. 18979/2025 - ha respinto il ricorso dell’imputato che lamentava l’annullamento del provvedimento con cui il Gip aveva disposto il passaggio dalla misura dei domiciliari a quelli dell’obbligo di dimora nel Comune e del divieto di avvicinamento della persona offesa.
di Paolo Valenti
lavialibera.it, 23 maggio 2025
Hamid Badoui si è tolto la vita in cella dopo l’arresto nel capoluogo piemontese: temeva di tornare nel Centro in Albania. La Garante dei detenuti Monica Gallo: “Un sistema inutile che nega la dignità delle persone straniere”. Si chiamava Hamid Badoui, aveva 42 anni e viveva in Italia da 15. Si è tolto la vita nella sezione “nuovi giunti” dell’istituto Lorusso Cotugno di Torino nella notte di domenica, un giorno dopo l’ingresso: è il 32simo suicidio in un carcere italiano da inizio anno. Ma la sua storia somiglia anche a quelle delle troppe vittime dei centri di permanenza per il rimpatrio (cpr, almeno 15 i decessi negli ultimi sei anni): negli ultimi mesi era stato trattenuto nel cpr di Bari perché sprovvisto di permesso di soggiorno, poi trasferito nel centro di Gjadër, in Albania. Riportato in Italia, era stato arrestato sabato scorso nel capoluogo piemontese, pare per aver dato in escandescenza dopo aver subito un furto.
- Avellino. L’appello di nonna Cira: “Salvate la vita a Paolo”
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