di Simona Musco
Il Dubbio, 12 maggio 2025
Il decreto (39 articoli) introduce nuovi reati, aggrava pene esistenti e prevede misure contro terrorismo, criminalità, occupazioni abusive e disordini pubblici. Il Governo ha approvato un nuovo decreto Sicurezza, scatenando forti polemiche per l’adozione della forma d’urgenza, considerata da molti una forzatura istituzionale. La premier Giorgia Meloni ha difeso la scelta come necessaria per onorare gli impegni presi con i cittadini e per rafforzare le tutele verso le forze dell’ordine. Il decreto (39 articoli) introduce nuovi reati, aggrava pene esistenti e prevede misure contro terrorismo, criminalità, occupazioni abusive e disordini pubblici. Le opposizioni e alcune associazioni parlano di norme sproporzionate, repressive e di dubbia efficacia, che rischiano di ledere diritti civili e aggravare il sovraffollamento carcerario.
di Riccardo Di Blasi
orticalab.it, 12 maggio 2025
In un anno gli omicidi attribuiti a minori sono triplicati. In Campania il 72% dei delitti è commesso da under 18. Gli Ipm della regione sono sovraffollati come le carceri degli adulti: “Emerge il profilo di una criminalità minorile arrogante, aggressiva, senza regole e persino pronta a sfidare la delinquenza organizzata”. In Campania degli oltre 7.500 detenuti, quasi 1.800 sono tossicodipendenti, 900 stranieri, 350 donne. Poco meno di 400 invece sono stati i minori reclusi presso gli Ipm di Nisida e Airola. Le criticità denunciate sono sempre le stesse: oltre al sovraffollamento, la carenza di personale sanitario, di assistenza sanitaria e di personale di polizia penitenziaria. Criticità che sono spesso alla base di atti di autolesionismo, risse, aggressioni e rivolte.
di Giuseppe Pollicelli
La Verità, 12 maggio 2025
Lo scrittore Aurelio Picca: “Una volta anche i violenti avevano delle regole. Tra i duellanti c’era un reciproco riconoscimento, l’agguato era l’eccezione. Ora non ci si rende conto delle azioni”. “Quando ero ragazzo io, negli anni Settanta, ma direi ancora fino quando il mondo non si è definitivamente globalizzato, quindi intorno alla metà degli anni Novanta, non credo ci fosse meno violenza giovanile di quanta ve ne sia attualmente. Aveva però una qualità diversa”.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 12 maggio 2025
Dallo sport ai laboratori di arte, viaggio nella coop sociale della periferia di Milano che aiuta (anche) gli adolescenti in difficoltà: “Ma servono subito mediatori esperti della strada, le nozioni non bastano, le università lo capiscano”. Il presidente Silvio Tursi possiede un approccio realistica, laico ed entusiasta alla vita, di fatica, ma sì, insomma, di cazzimma & garra, altrimenti non governerebbe una struttura del genere e un programma di interventi che a sentirli elencare ci si perde, sul serio.
di Daniela Mainenti*
Il Fatto Quotidiano, 12 maggio 2025
“Non è incostituzionale l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio”. Con questa formula asciutta, la Corte Costituzionale ha chiuso una stagione e ne ha aperta un’altra. Nonostante i dubbi espressi da ben 14 autorità giudiziarie - tra cui la Corte di Cassazione - la Consulta ha confermato la piena legittimità della legge 114/2024, che ha cancellato dal Codice penale il reato di abuso d’ufficio. La motivazione arriverà tra qualche settimana, ma l’impianto del comunicato ufficiale è già chiaro: nessun obbligo internazionale (nemmeno dalla Convenzione di Merida delle Nazioni Unite contro la corruzione) impone allo Stato italiano di mantenere il reato. Ergo, nessuna violazione costituzionale. Punto. Eppure, quel punto non è un punto fermo. È un punto di domanda politico e giuridico che interpella la tenuta dello Stato di diritto.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 12 maggio 2025
Torino, 1977. Una primavera ancora lontana, una città gelida e ferita, dove le ombre si muovono veloci sotto i portici e le auto parcheggiate diventano trappole. Da tempo le Brigate Rosse colpiscono a cadenza regolare. Magistrati, giornalisti, agenti di polizia. In questo clima da guerra civile strisciante, un uomo distinto con la toga sulle spalle e l’etica come bussola, decide che la paura non può diventare legge. Si chiama Fulvio Croce, è presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, classe 1901, piemontese fino al midollo: rigoroso, riservato, fedele a un codice d’onore che sembra uscito da un’altra epoca. Croce non cerca la ribalta e non sarà una carriera politica o mediatica a consacrarlo, ma il suo sacrificio. Nel 1976 si era aperto a Torino il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse: tra gli imputati ci sono Renato Curcio, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari e Paolo Maurizio Ferrari. Ma i leader della lotta armata non intendono difendersi, non riconoscono il tribunale dello “Stato borghese” che li deve giudicare e minacciano di rappresaglia qualsiasi avvocato accetti l’incarico: “Se i difensori accettano la nomina saranno ritenuti come collaborazionisti del regime, con le conseguenze che ne potranno derivare”, tuona in aula Ferrari. L’obiettivo è palese: trasformare l’aula di giustizia in un palcoscenico politico, farne un’arma di propaganda, ma soprattutto sabotare il processo. Il problema è giuridico, ma anche profondamente morale. Secondo l’articolo 24 della Costituzione italiana ogni imputato ha diritto “inviolabile” alla difesa anche se rifiuta ogni rappresentanza; come si può dunque celebrare il processo? Un corto circuito perfetto.
di Marzia Piga
sassaritoday.it, 12 maggio 2025
La Garante dei detenuti della Sardegna, Irene Testa, ci racconta la situazione delle madri detenute con figli piccoli: poche, ma trascurate. Le Icam, istituti “di custodia attenuata”, uno è a Senorbì inaugurato e mai utilizzato. Che sia una celebrazione cattolica, una festa pop, un evento commerciale o correlato a iniziative solidali, la Festa della mamma (ogni seconda domenica di maggio) è la giornata dedicata a tutte le donne che sono anche madri. Delle lavoratrici che fanno surf tra carriera e cura dei figli, di quelle che hanno scelto o sono costrette a dedicarsi solo alla famiglia. E di quelle che hanno sbagliato. Quelle i cui errori hanno portato dietro le sbarre di una cella.
di Annalisa Grandi
La Ragione, 12 maggio 2025
Le tracce di Emanuele De Maria si erano perse. Il detenuto in fuga, ricercato ovunque, si è ucciso. Il cadavere della collega scomparsa è stato ritrovato al Parco Nord di Milano. Era finito in carcere per aver ucciso una 23enne, e dopo l’omicidio era scappato in Germania. Da due anni aveva dei permessi per lavorare in un hotel, a Milano. Poi, dopo il lavoro, doveva rientrare in carcere. Qui l’inizio della vicenda surreale e tragica che ha visto coinvolto un 35enne, Emanuele De Maria, che dopo aver accoltellato un collega che lavorava nello stesso hotel aveva fatto perdere le sue tracce. Fino a oggi. Perché De Maria, il detenuto in fuga che era ricercato ovunque, si è ucciso. Si è buttato dal Duomo di Milano. È stato riconosciuto dai tatuaggi. Ma non solo. È stata trovata morta la sua collega 50enne che risultava sparita e di cui i familiari avevano denunciato la scomparsa. Il cadavere è stato ritrovato al Parco Nord di Milano.
di Cristina Volpe Rinonapoli
italia-informa.com, 12 maggio 2025
La crepa nel sistema del carcere aperto. La tragedia di Milano, con il suicidio spettacolare di un detenuto evaso e l’assassinio della donna che lo accompagnava, non è soltanto un episodio da consegnare alla cronaca nera. È piuttosto il punto di rottura di un’idea di carcere che, da anni, viene raccontata come avanzata, umanizzata, orientata alla rieducazione. Il “modello Bollate”, fino a oggi considerato uno dei fiori all’occhiello del sistema penitenziario italiano, si ritrova adesso al centro di un interrogativo più profondo: può esistere una vera giustizia rieducativa senza un tessuto sociale che accompagni, vigili, protegga?
primailcanavese.it, 12 maggio 2025
Il Garante dei diritti delle persone private delle libertà, Raffaele Orso Giacone, traccia un quadro della situazione del carcere di Ivrea: pochi psicologi, medici e infermieri e, a volte, con scarsa preparazione. Carenza di volontari, sovraffollamento, poca o nessuna manutenzione dell’edificio e magistratura assente. Ma vi sono anche miglioramenti.
- Roma. Quei bambini “prigionieri” con le madri dietro le sbarre di Rebibbia
- Torino. Dietro le sbarre del carcere c’è un bimbo di 21 mesi, senza il diritto di crescere
- Perugia. Detenuto allergico al nichel aspetta da sei mesi padelle e bollitore per cucinare in cella
- Lucca. Progetto “Dietro le sbarre”: gli studenti scoprono la realtà carceraria
- Catanzaro. Al via il progetto “Le ali della libertà”










