di Luca Bottura
La Stampa, 23 aprile 2025
“Non c’è nulla di più cattolico che morire il lunedì dell’Angelo per non rubare la scena al Signore il giorno di Pasqua”. Così Jimmy Kimmel, il più popolare conduttore americano di Late Show, nella puntata di ieri. A seguire, una serie di battute su JD Vance, tra cui questa: “Dopo aver incontrato il Papa, Vance ha twittato che avrebbe pregato per la sua salute. Ora sappiamo che è scarso anche in quello”. Le avesse fatte in Italia, sarebbe partita una discreta lapidazione. Ma non è questo il punto: siamo un Paese bigotto e qualunquista, che si indigna per tutto quasi sempre a casaccio, con logiche tribali e/o per puro amichettismo personale. Tutto normale.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 23 aprile 2025
Se su cento cose ne ha dette ottanta giuste, ha vinto per distacco enorme nei confronti dei principali leader politici e dei loro vassalli. Una delle cose che più mi ha impressionato nei giorni successivi alla morte di Papa Bergoglio è stata la voglia di sentirsi appartenenti alle sue parole da parte di persone e gruppi laici, agnostici, atei. Il motivo è semplice: Francesco ha usato parole del mondo, non solo della chiesa. Da Papa venuto dal Sud del mondo, ha parlato delle persone escluse, povere, estromesse dal lavoro e da prestazioni fondamentali come quelle sanitarie. Ha rivendicato dignità e diritti per le persone in carcere. Ha preso le parti delle persone che subiscono l’impatto spaventoso delle guerre: vi muoiono o ne fuggono, diventando migranti, richiedenti asilo e rifugiate. Ha denunciato l’irresponsabilità e il cinismo di chi vende armi, prosperando su quelle guerre. Dalla Striscia di Gaza all’ultimo dei conflitti dimenticati, non ha dimenticato niente e nessuno. Ha chiesto pace, ha detto no alla guerra. Ha aborrito gli ossimori.
di Stefano Tassinari*
Corriere della Sera, 23 aprile 2025
Dal 1° gennaio 2026 verrà meno l’esclusione Iva sui contributi supplementari versati dai soci per enti senza scopo di lucro. Dal 1° gennaio 2026, per bloccare una procedura d’infrazione europea, verrà meno l’esclusione Iva sui contributi supplementari versati dai soci a favore di associazioni senza scopo di lucro prive di natura commerciale, incluse quelle del Terzo settore. Tra queste vi sono le attività svolte con i propri soci sulle quali si regge larga parte della vita dell’associazionismo del Terzo settore, e per loro è solo prevista la mera esenzione dell’Iva e neanche su tutto. Lo Stato non incasserà un euro in più, mentre sarebbe un duro colpo a tanta coesione sociale.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 23 aprile 2025
Si avvicina la scadenza del voto sui referendum: quattro sul lavoro e uno sulla cittadinanza. Silenzio pressoché totale dei media. Lasciamo stare, ovviamente, queste giornate, dedicate (non sempre bene e spesso con elogi di maniera da parte di chi non l’ha mai sopportato) alla scomparsa di Papa Francesco. Servirebbero approfondimenti rigorosi e lontani dalle retoriche farisaiche, che fanno di Bergoglio un santino e non una figura indigesta per guerrafondai e affaristi, dentro il tempio e pure fuori. Torniamo ai referendum. Si tratta di una scadenza fondamentale, perché tocca alcuni meccanismi determinanti della deriva neoliberista -licenziamenti illegittimi, tutele per i lavoratori delle piccole imprese, precariato, sicurezza sul lavoro- e dello spirito vessatorio contro i migranti.
di Riccardo Noury*
Il Manifesto, 23 aprile 2025
Lo scienziato arrestato e condannato a morte per aver rifiutato di fare la spia per le autorità della Repubblica islamica. In un paese normale, sarebbe stato alla guida della risposta alla pandemia da Covid-19 o dei soccorsi a popolazioni terremotate o alluvionate. Purtroppo, Ahmadreza Djajali è nato in Iran e lì è stato arrestato il 25 aprile del 2016. A proposito di paesi normali, ha il passaporto svedese, ha lavorato presso università prestigiose di Svezia, Belgio e Italia (a Novara, dal 2012 al 2015 presso il Crimedim, il Centro di ricerca sulla Medicina dei disastri dell’Università del Piemonte orientale) ma nessuno governo dei tre paesi in questione ha fatto granché per lui. Djalali è uno degli ultimi ostaggi nelle mani delle autorità iraniane. Non possiamo che definirli così: persone innocenti incarcerate e, in alcuni casi, condannate (nel suo caso, all’impiccagione) per reati inesistenti e trattenuti fino a quando lo stato di origine non dà qualcosa in cambio: soldi, favori giudiziari o altro che non si sa. In questi anni molte persone con passaporto occidentale sono tornate a casa: statunitensi, francesi, inglesi, belghe, svedesi, italiane. Molte, ma non tutte. Il 30 ottobre scorso Jamshid Sharmahd, con passaporto tedesco, è stato messo a morte. Nel 2016, quando era già con moglie e figli a Stoccolma, Djajali accetta un invito a recarsi in Iran: un’occasione per rivedere parte della sua famiglia. Si rivela una trappola. Viene fermato il 25 aprile.
Il Dubbio, 23 aprile 2025
Il programma “Remição pela Leitura” consente ai reclusi di scontare giorni di pena per ogni libro letto, con benefici anche per il reinserimento sociale. In Brasile, i detenuti possono ridurre la loro pena di quattro giorni per ogni libro letto e recensito, con una riduzione massima di 48 giorni all’anno. Il programma, chiamato “Remição pela Leitura” (“Redenzione attraverso la lettura”), è attivo da oltre dieci anni e offre uno spunto interessante per altri Paesi, come l’Italia, alle prese con il sovraffollamento carcerario e i suoi tragici effetti, come l’alto numero di suicidi nelle carceri. Secondo il programma, ogni libro preso in prestito e analizzato attraverso una relazione scritta consente al detenuto di ottenere un abbattimento della pena.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 aprile 2025
In Vaticano ha abolito l’ergastolo, introdotto il reato di tortura. Ha condannato il populismo penale, rovesciato la logica della punizione e invitato a riconoscere l’umanità dietro le colpe. Se un’eredità brucia con forza nel pontificato di Papa Francesco appena volto al termine, è la sua crociata contro quell’indifferenza che trasforma le carceri in depositi di umanità dimenticata e il diritto penale in uno strumento di esclusione. “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”: il monito del Vangelo di Matteo ha trovato in Bergoglio non un semplice eco, ma un “programma di governo”. Perché Francesco non si è limitato a citare le parole di Cristo - che, nel capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo, condanna senza appello chi volta le spalle ai reietti - le ha fatte vibrare nelle celle di tutto il mondo.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 22 aprile 2025
Il Pontefice ha battezzato i penitenziari come luoghi di culto: “Ogni volta che vengo mi chiedo: perché loro e non io”. L’apertura della porta del carcere di Rebibbia da parte di Francesco per celebrare l’inizio dell’Anno santo, subito dopo quella di San Pietro, ha trasformato in una basilica il penitenziario romano. E con esso tutte le prigioni del mondo, con il più sacro e solenne dei crismi. È come se il Papa avesse battezzato quei concentrati di sofferenza come luoghi di culto, potenziale riscatto e salvezza. Un gesto inedito che ha segnato in modo indelebile il pontificato che s’è appena concluso, e legato in maniera indissolubile questo Papa al destino dei detenuti: i diseredati forse più diseredati di tutti, perché marchiati con lo stigma della colpa (vera o presunta poco importa), condannati (o in attesa di giudizio) per crimini forse commessi o forse no. Segregati e dimenticati.
di Patrizio Gonnella*
L’Unità, 22 aprile 2025
L’associazione Antigone si unisce al cordoglio per la morte di Papa Francesco. Uno degli ultimi impegni pubblici del Papa è stato lo scorso Giovedì Santo, quando si è recato al carcere di Regina Coeli per incontrare le persone detenute. Si tratta di un appuntamento che il Pontefice aveva rinnovato di anno in anno. “A me piace fare tutti gli anni quello che ha fatto Gesù il Giovedì Santo, la lavanda dei piedi, in carcere”, aveva detto il Papa. Durante il suo dicastero con frequenza ha manifestato preoccupazione per le condizioni di detenzione, chiedendo anche provvedimenti di clemenza per le persone detenute. Ribadendo questa richiesta e questa vicinanza anche con un gesto fortemente simbolico, aprendo una delle Porte Sante dell’anno giubilare nel carcere di Rebibbia. Auspichiamo che in ricordo del Papa i governi, a partire da quello italiano, facciano proprio l’appello per un atto di clemenza per le persone detenute.
*Presidente Associazione Antigone
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 22 aprile 2025
Come primo gesto del suo pontificato, nel marzo 2013 Papa Francesco decise di celebrare la messa del Giovedì Santo nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Papa Francesco ci ha lasciati. Da oggi siamo tutti più soli. Sicuramente lo sono le persone che vivono in carcere e quelle che intraprendono percorsi di migrazione, due categorie alle quali Francesco ha da sempre mostrato la più grande vicinanza. Come primo gesto del suo pontificato, solo due settimane dopo la elezione, nel marzo 2013 Papa Francesco decise di celebrare la messa del Giovedì Santo nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Voi ci siete, io vi ascolto, voi per me siete importanti: questo diceva con quel gesto ai ragazzi detenuti, gli stessi che oggi abitano i nostri istituti penali per minorenni abbandonati a loro stessi da una cultura escludente e punitiva che ha rinunciato al dialogo e all’inclusione sociale.
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