di Simona Musco
Il Dubbio, 21 febbraio 2025
Dubbi sulla mobilitazione annunciata dall’Anm, mentre alcuni magistrati si smarcano: “Abbiamo perso credibilità, non siamo più gli unici paladini della democrazia”. La protesta proclamata dall’Anm contro la riforma della separazione delle carriere non sta raccogliendo l’adesione unanime che qualcuno si aspettava. E il timore che lo sciopero si riveli un fallimento inizia a serpeggiare tra le toghe. Non si tratta di condividere o meno la riforma, né di un’improvvisa fiducia nell’operato dell’esecutivo. Piuttosto, in molti ritengono che scioperare contro una prerogativa del Parlamento sia un atto politicamente azzardato, una mossa che rischia di esporre la magistratura a nuove critiche e di rafforzare la narrazione di chi la accusa di volersi porre al di sopra degli altri poteri.
Il Foglio, 21 febbraio 2025
Via Arenula contesta l’articolo sui target del Pnrr, mai dati citati dal Foglio sono tratti dalla relazione ministeriale. Al direttore - In merito all’articolo “Obiettivo Pnrr fallito” a firma Ermes Antonucci, pubblicato sull’edizione del 19 febbraio 2025 si precisa. Sin dall’avvio del Pnrr il ministero della Giustizia ha visto impegnate tutte le sue articolazioni nel garantire il pieno raggiungimento delle milestone e dei target assegnati, che a oggi risultano pienamente realizzati. Sorprende, quindi, che senza neanche aver attivato un preventivo contraddittorio con il ministero al fine di meglio comprendere anche i dati narrati, il suo solerte giornalista affermi che “l’Italia manca il target Pnrr sulla Giustizia” poiché “rispetto al 2019 le pendenze sono calate del 91,7 per cento contro l’obiettivo del 95 per cento”.
di Ilario Lombardo e Luca Monticelli
La Stampa, 21 febbraio 2025
Chiusa nel fortino di Palazzo Chigi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni attendeva questa sentenza. Da una parte si sforza in esercizi di equilibrismo sulla politica internazionale di fronte alle bordate di Donald Trump contro l’Europa e l’Ucraina; dall’altra fa da paciere nella mediazione quotidiana per tenere buoni gli alleati Matteo Salvini e Antonio Tajani, che ha incontrato ieri mattina a Palazzo Chigi. La condanna a otto mesi per rivelazione del segreto d’ufficio del sottosegretario Andrea Delmastro diventa l’occasione per l’ennesimo attacco della premier alla magistratura. Con una motivazione che, curiosamente, sembra confliggere proprio con quella riforma della separazione delle carriere avviata con grande entusiasmo da Meloni e l’intero centrodestra: la Procura di Roma - sostiene la presidente del Consiglio - aveva chiesto l’assoluzione dell’esponente di Fratelli d’Italia.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 21 febbraio 2025
Otto mesi (pena sospesa) al sottosegretario alla Giustizia, che non si dimette. La premier Meloni lo blinda. Il Governo attacca: “Sentenza politica”. Ma più che a un complotto dei magistrati si è assistito a un autocomplotto della politica. Condannato in primo grado a otto mesi (pena sospesa) dal tribunale di Roma per violazione di segreto d’ufficio sul caso Cospito, contro la richiesta di assoluzione avanzata dai pm, il sottosegretario Andrea Delmastro rispetta l’annuncio fatto due settimane fa al Foglio: “Non mi dimetto”. Poi attacca: “Una sentenza politica! Vogliono dire che le riforme si devono fermare? Hanno sbagliato indirizzo!”. Delmastro incassa subito la solidarietà del Guardasigilli Nordio, che si dice “disorientato e addolorato” dalla condanna. Poco dopo arriva la blindatura della premier Meloni: “Il sottosegretario rimane al suo posto”. Ma la premier va oltre, definendosi “sconcertata per la sentenza di condanna”: “Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione”. Parole destinate a far schizzare alle stelle il livello di scontro con la magistratura.
di Luciano Capone
Il Foglio, 21 febbraio 2025
La lettura incrociata delle sentenze su Delmastro e il pm Storari mette i cittadini di fronte a un paradosso: un magistrato può non sapere se vìola un segreto, un politico no. La condanna a otto mesi del sottosegretario Andrea Delmastro non cambia - come non l’avrebbe fatto un’assoluzione - la gravità politica del suo comportamento nel caso Cospito: l’utilizzo di informazioni riservate per attaccare in Parlamento le opposizioni. E, se non per quello, Delmastro avrebbe già dovuto dimettersi da sottosegretario alla Giustizia - come peraltro richiesto dall’Unione delle camere penali - per le sue dichiarazioni sulla “intima gioia” che prova per come “non lasciamo respirare” i detenuti. Detto questo, la sentenza del tribunale di Roma - di cui ancora non si conoscono le motivazioni - lascia aperta quantomeno qualche riflessione, soprattutto rispetto a vicende analoghe come quella del pm Paolo Storari.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 febbraio 2025
Dal feudo biellese al controllo del Dap e del Gom. Ha creato il reparto anti rivolta. E cambiato la fisionomia del Dipartimento. “Uno di noi”. Dopo anni di “passerelle”, finto interesse e false promesse, “eccolo, invece, il nuovo, l’uomo che con il suo piglio, il suo carisma, sta dando la sferzata giusta per ridare dignità al Corpo dei baschi azzurri”. L’osanna è tratto dal blog ufficiale del sindacato autonomo Sappe, ma è solo un caso: è sempre un tifo da stadio, quello che accoglie puntualmente Andrea Delmastro Delle Vedove in ogni ambiente di polizia penitenziaria. Dal suo feudo originario del biellese, dove possiede una solida rete di amicizie nel campo (nell’estate 2023 il sindacato Sinappe gli organizzò una grigliata proprio nel cortile del carcere di Biella invitando anche alcuni degli agenti che allora erano indagati per tortura, ma tenendo alla larga però la Garante locale dei detenuti), il suo allure si è fatto strada in tutte le carceri del Paese. E lui ricambia con amore: “Non mi inchino alla mecca dei detenuti”, disse l’estate scorsa visitando gli agenti delle carceri di Taranto e Brindisi.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 21 febbraio 2025
La vicenda. Dopo la visita di una delegazione dem all’anarchico arrivarono gli assurdi teoremi di Fdi. Chi sta al 41 bis ha la “dama di compagnia”. È questo il nomignolo che gli ospiti della sezione più dura delle galere danno alla persona con cui trascorrono l’ora di socialità. Per forza di cose si tratta sempre di detenuti nelle stesse condizioni, cioè a loro volta al 41 bis, dunque a stragrande maggioranza condannati per mafia. Già perché dei circa 750 ristretti sotto questo regime, ci sono solo appartenenti ai clan, a parte i tre neobrigatisti d’inizio millennio mai pentiti né dissociati. E l’anarchico Alfredo Cospito, le cui “dame di compagnia” sono state, tra gli altri, il boss della ‘ndrangheta Francesco Presta e il camorrista Francesco Di Maio. Sono le conversazioni avute con loro ad essere finite nei documenti citati da Donzelli alla Camera il 31 gennaio del 2023.
di Fabio Anselmo*
Il Domani, 21 febbraio 2025
A differenza di quelle usate dalla magistratura delle indagini, che sono nel mirino del governo Meloni, lo stesso esecutivo sembra del tutto indifferente (e silente) sul caso dello spyware Graphite di Paragon. Pochi sanno, però, che esiste un articolato e complesso mondo di intercettazioni che possono ben essere definite “di governo”. Il caso dello spyware Graphite, prodotto dalla società israeliana Paragon e usato per intercettare illegalmente giornalisti e attivisti delle ong, ha riportato al centro il tema delle intercettazioni, da sempre l’incubo della politica italiana. Ma a differenza di quelle usate dalla magistratura nelle indagini, che sono nel mirino del governo, lo stesso esecutivo sembra del tutto indifferente e silente rispetto al caso Paragon, cioè a captazioni che violano i diritti, fuori dalle regole del codice di procedura penale.
Il Sole 24 Ore, 21 febbraio 2025
La Cassazione, ordinanza n. 6984/2025, chiarisce che le sentenze di proscioglimento emesse prima della entrata in vigore della legge 9 agosto 2024, n. 114 (25 agosto) possono comunque essere appellate dal Pm anche nel caso in cui riguardino i reati indicati dall’articolo 550, co. 1 e 2, Cpp. Arriva una importante precisazione sugli effetti della cd. “Legge Nordio” del 2024 che, tra l’altro, ha limitato il potere del pubblico Ministero di proporre appello escludendolo avverso le sentenze di proscioglimento per i reati a citazione diretta davanti al tribunale in composizione monocratica (articolo 550, co. 1 e 2, c.p.p). Ebbene, per la Quinta Sezione penale, ordinanza n. 6984/2025, le sentenze di proscioglimento emesse prima del 25 agosto 2024, data di entrata in vigore della legge 9 agosto 2024, n. 114, possono comunque essere appellate dal pubblico ministero anche nel caso in cui riguardino i reati indicati dall’articolo 550, co. 1 e 2, Cpp. Non si applica, infatti, la preclusione prevista dall’articolo 593, co. 2, cod. proc. pen., come modificato dall’articolo 2, comma 1, lett. p), legge citata, posto che, in assenza di disciplina transitoria, il principio del tempus regit actum comporta l’operatività del regime impugnatorio previsto all’atto della pronunzia della sentenza, essendo quello il momento in cui sorge il diritto all’impugnazione.
ilpost.it, 21 febbraio 2025
Chi presenta un reclamo per le condizioni disumane di detenzione viene semplicemente trasferito, e le celle vengono riempite con nuovi detenuti. A partire dallo scorso autunno al tribunale di sorveglianza di Firenze, l’organo della magistratura che si occupa dei diritti delle persone detenute nelle carceri italiane, sono arrivati circa 120 reclami presentati dai detenuti del carcere di Sollicciano, noto per essere uno dei peggiori del sistema penitenziario italiano (tra le altre cose, il carcere è da mesi senza direttore e rischia di restarlo ancora a lungo). Nei reclami i detenuti denunciano la violazione dei loro diritti e chiedono che vengano prese delle iniziative per migliorare le condizioni di detenzione nel carcere, che si trova nella periferia ovest di Firenze.
- Foggia. I Radicali pungolano il Comune: “Istituisca subito un Garante dei detenuti”
- Verona. “Allarme suicidi in carcere: sovraffollamento, emergenza psichiatrica e poche attività”
- Torino. Non c’è carcere “giusto” senza la Costituzione
- Riforme costituzionali, verso un cambio di passo
- Ventun’anni di legge 40, tra vecchi divieti e nuovi ostacoli alla procreazione assistita










