L’Unione Sarda, 14 febbraio 2025
Nominata ieri in consiglio comunale con 26 voti su 35. Sassari ha un nuovo garante dei detenuti. È stata nominata, ieri in consiglio comunale con 26 voti su 35, Anna Cherchi che ha prevalso sulle altre due candidature di Marina Maruzzi e Maria Filia. Cherchi svolge la professione di operatrice scolastica dal 1992 ed è stata a lungo rappresentante sindacale negli istituti scolastici dove ha lavorato. Consigliera della circoscrizione del Comune di Sassari dal 2000 al 2010, ha poi ricoperto l’incarico di componente della commissione Pari Opportunità della provincia di Sassari dal 2010 al 2015, e di quella regionale dal 2020 al 2023.
di Franco Vaccaro
laguida.it, 14 febbraio 2025
Organizzato da Conosci e dalle consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra e Possibile, Giulia Marro e Alice Ravinale. “Salute in carcere: un diritto negato? Necessità di integrazione sociosanitaria territoriale e interprofessionale” è il titolo del convegno che si terrà venerdì 14 febbraio, dalle 9,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 17,30, nella sala Cdt di largo Barale 1, organizzato dall’associazione Conosci (Coordinamento nazionale degli operatori per la salute nelle carceri italiane) e dalle consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra e Possibile, Giulia Marro e Alice Ravinale.
di Franco Corleone
L’Espresso, 14 febbraio 2025
Vanno in tal senso le mosse di rami reazionari di governo, magistratura e psichiatria. Partendo dagli ex Opg. Archiviate le celebrazioni per il centenario della nascita di Franco Basaglia si è scatenata l’offensiva da parte di un’unione sacra costituita da psichiatri reazionari, magistrati pavidi, politici securitari e giornalisti disinformati per seminare la paura dei matti pericolosi con l’obiettivo di riaprire i manicomi. A cominciare dall’anello ritenuto più debole: gli Opg, gli orrendi ospedali psichiatrici giudiziari, come li aveva additati il presidente Giorgio Napolitano, chiusi finalmente da una rivoluzione che ha tolto mille sventurati dalle gabbie dell’internamento e dall’ergastolo bianco.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 14 febbraio 2025
Fin dalla lettura dell’ordinanza della Corte Costituzionale n. 207/ 2018 sull’aiuto al suicidio medicalizzato avevamo ritenuto ben comprensibile che la Corte dichiarasse indispensabile l’intervento legislativo. La preoccupazione del Giudice delle leggi era quella di regolamentare il più possibile l’ambito del proprio operato e di non lasciare un “vuoto normativo”, che avrebbe generato il pericolo di lesione di altri valori costituzionalmente protetti, “in un ambito ad altissima sensibilità etico- sociale e rispetto al quale vanno con fermezza preclusi tutti i possibili abusi”.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 14 febbraio 2025
Ad alcuni giornalisti presenti a Montecitorio il ministro dell’Interno ha risposto un secco “no” alla domanda se l’esecutivo avesse intenzione di svuotare le strutture inaugurate poco meno di un anno fa. Elly Schlein: “Ennesima certificazione del fallimento di questa operazione che calpesta i diritti fondamentali e le leggi italiane ed europee”, oltre che “uno spreco di risorse economiche”. Le opposizioni chiedono al governo di fermarsi, gli esponenti della maggioranza si rifugia nel silenzio e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi vuole andare avanti. Abbandonare il progetto dei centri per migranti in Albania equivale a decretare il fallimento di uno dei cavalli di battaglia di Giorgia Meloni. Ma finora la storia del protocollo firmato dalla premier con l’omologo albanese Edi Rama è costellata di insuccessi dopo le mancate convalide dei trattenimenti dei migranti nel centro costruito a Gjader.
di Alice Dominese
Il Domani, 14 febbraio 2025
Balde si è suicidato in isolamento nell’”ospedaletto” del centro torinese. Il fratello e la madre a Domani: “Lì dentro trattamenti disumani. Quasi quattro anni dopo la morte del giovane guineano Moussa Balde nel Cpr di Torino, il processo entra in una nuova fase. Mercoledì 12 febbraio si è tenuta la prima udienza in tribunale. Una storia che descrive bene il buco nero dei centri migranti, pallino del governo di Giorgia Meloni, che ne vuole realizzarne altri in Italia nonostante il grande flop di quelli realizzati a carissimo prezzo in Albania. Sul banco degli imputati, con l’accusa di omicidio colposo, ci sono l’ex direttrice del centro di permanenza per il rimpatrio e il suo ex responsabile sanitario. Entrambi avrebbero omesso i controlli necessari a prevenire il rischio suicidario dei trattenuti, violando le linee guida previste per i centri di detenzione.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 14 febbraio 2025
Dopo la telefonata Trump-Putin, risposte da Kallas e Crosetto. Ma Bruxelles arranca e rischia di rimanere fuori dai giochi. Una “bella chiacchierata” con Russia e Ucraina. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definitole due conversazioni avute ieri con il presidente russo Vladimir Putin prima e con quello ucraino Volodymyr Zelensky poi. “Chiacchierate” dalle quali sono emersi sostanzialmente due temi: la contrarietà degli Stati Uniti all’ingresso di Kiev nella Nato e la convinzione da parte dei due attori principali del conflitto di chiudere le ostilità in tempi brevi. Quel che è cambiato, rispetto alla presidenza Biden, è che Washington è oggi disposta non solo a parlare con Mosca ma anche a sedersi a un tavolo, con un faccia a faccia fra Trump e Putin che potrebbe essere organizzato a Riad, in Arabia Saudita.
di Fabio Marco Fabbri
L’Opinione, 14 febbraio 2025
Dal sottosuolo della Cirenaica affiorano realtà ben note circa il destino dei migranti, soprattutto di quelli provenienti dall’Africa sub sahariana. Il 9 febbraio nei pressi di un centro di detenzione non controllato da Bengasi, quindi nemmeno dal famigerato generale tripolino (ex venditore ambulante) Njeem Osama Elmasry, conosciuto come Al-Masri, sono venute alla luce due fosse comuni con una cinquantina di corpi di migranti. La loro identità è chiaramente sconosciuta, ma la zona di provenienza è quella sub sahariana e saheliana. L’area dove sono stati rinvenuti è nella regione di Kufra, un distretto della Cirenaica del sud-est, al confine tra Egitto, Ciad e Sudan. Qui esistono centri di detenzione fuori il controllo del governo di Khalifa Belqasim Haftar, l’uomo forte, così viene riconosciuto, della Cirenaica, e hanno una ubicazione non casuale in quanto sorgono limitrofi a una delle piste che partono dal centro Africa per raggiungere la costa mediterranea.
di Errico Novi
Il Dubbio, 13 febbraio 2025
I meloniani rispolverano il “vecchio” ergastolo ostativo. L’assist arriva dalle intercettazioni, dai colloqui captati dalla Procura di Palermo e che hanno portato all’arresto, nei giorni scorsi, di oltre 180 presunti mafiosi. “Questa Meloni parla come una disonorata”, “ora che hanno arrestato Messina Denaro lo potrebbero levare, il 41 bis”, “ma come si dà il voto a una come questa?”. Difficile che una premier, e un partito di maggioranza, possano chiedere di più, alla cronaca giudiziaria: criminali, o presunti tali, che additano la leader del governo come una nemica, come una “dura” che non ha allentato la presa sulle cosche. Non a caso Meloni, dopo aver letto i brani captati dalla polizia e divulgati dall’agenzia Adnkronos, lunedì ha diffuso un post sui social in cui ha citato le contumelie rivoltele dagli sconsolati “picciotti” e le ha rilanciate come prova della propria fermezza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 febbraio 2025
La commissione parlamentare Antimafia sarebbe dunque al lavoro su una modifica restrittiva in materia di applicazione dell’articolo 41 bis e dell’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario. Come avverrà sul piano normativo, lo vedremo. Ma intanto proprio qualche giorno fa, in merito al cosiddetto “carcere duro”, Mauro Palma, già presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, ci aveva detto come già “molte volte è dovuta intervenire la Corte costituzionale per rimuovere singole imposizioni vessatorie non giustificabili sul piano della finalità per cui tale regime è sorto e entro il cui limite deve attenersi”. In merito al fine pena mai, cioè all’ergastolo ostativo, invece, tutti ricorderanno che la Corte costituzionale più volte fu accusata dai giuristi di comportarsi come Ponzio Pilato. Ripercorriamo brevemente quanto accaduto.
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