di Ilaria Carra
La Repubblica, 13 gennaio 2025
La famiglia del 19enne condanna ogni violenza: “Molti ragazzi nati qui da genitori stranieri hanno scelto di far diventare Ramy un simbolo, ma con la loro rabbia lui non c’entra nulla”. La famiglia Elgaml è appena rientrata dal cimitero milanese di Bruzzano. Ci va ogni domenica, a pregare dal figlio. La madre Farida si china e si siede a gambe incrociate sul letto di Ramy, poi mette la testa sul cuscino. Dice che “così almeno mi tranquillizzo un po’”. Ha la pressione alta, ha appena preso un calmante che le hanno dato sabato al pronto soccorso. Tarek, il figlio maggiore, sta riposando nella camera dei genitori che poi deve andare a lavorare. E il padre Yehia, “Giovanni” in italiano, 61 anni, è di fianco al letto a castello del figlio più piccolo, Ramy, in salotto. Si abbandona sul divano: “Sono stanco, ma voglio dire delle cose”.
di Antigone Emilia Romagna
zic.it, 13 gennaio 2025
L’associazione Antigone Emilia-Romagna parla di vera e propria “emergenza” dopo i cinque casi registrati in pochi giorni negli istituti della regione e fa il punto in particolare su quello di Modena, visitato a dicembre. Non poteva iniziare peggio il 2025, con cinque decessi nelle carceri della regione. I fatti sono ormai noti: il 7 gennaio 2025 si è verificato nell’istituto di Modena il terzo decesso in sette giorni, un suicidio per inalazione di gas; il detenuto era un italiano di 50 anni. Il giorno prima era stato dichiarato morto un altro detenuto che aveva tentato il suicidio a metà dicembre ed era entrato in coma irreversibile, era un ragazzo marocchino di 27 anni; il 31 dicembre un altro detenuto era morto a Modena, sempre per inalazione di gas. Era un uomo macedone di 37 anni. Il 30 dicembre si era tolto la vita un ragazzo nel carcere di Piacenza, 27 anni, di nazionalità tunisina, mentre si trovava in isolamento. Il 3 gennaio a perdere la vita un uomo pachistano di 40 anni, a Bologna, che mentre camminava in corridoio “si è accasciato ed è morto”. Da accertare le cause della morte.
sardiniapost.it, 13 gennaio 2025
La notizia del primo suicidio del 2025 nell’istituto penitenziario di Uta, resa nota sabato da Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme Odv, non è sfuggita nel panorama nazionale di un allarme sempre crescente e spesso denunciato da Garanti delle persone detenute, associazioni di volontariato e sindacati di polizia penitenziaria. Dura la dichiarazione di Gennarino De Fazio, segretario generale della Uipa Polizia penitenziaria: “Con il 49enne impiccatosi nella notte nel bagno della sua cella della Casa Circondariale di Cagliari, sono già 6 i detenuti, più un operatore penitenziario, che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita. 7 morti in 11 giorni, così come i 96 (89 reclusi e 7 agenti) dell’anno passato, dovrebbero suscitare una reazione forte da parte del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e del Governo Meloni, da cui invece si ascolta sempre la solita e infruttuosa retorica”.
di Antonio Alizzi
lacnews24.it, 13 gennaio 2025
La popolazione carceraria regionale conta circa 3mila reclusi, di cui circa il 40% è in attesa di giudizio. Le condizioni sono pessime. Il Consiglio regionale deve ancora trovare il sostituto dell’avvocato Luca Muglia. Il sistema penitenziario italiano continua a essere al centro di gravi emergenze, con problemi cronici come il sovraffollamento, le carenze strutturali e la mancata tutela dei diritti dei detenuti. Nonostante l’approvazione del Decreto Legge “carcere” a luglio 2024, le condizioni nei penitenziari italiani rimangono inalterate, dimostrando che il provvedimento non ha portato alcun beneficio concreto. Al contrario, la situazione appare peggiorata: il 2024 si è chiuso con 89 decessi nelle carceri, mentre nel 2025 si registra una preoccupante media di quasi un morto al giorno.
Il Resto del Carlino, 13 gennaio 2025
Sovraffollamento, soggetti problematici, carenze di organico e anche di servizi minimi come mobilio e biancheria da letto rendono sempre più difficile la vita alla Dozza. Lo denuncia, ancora una volta, la Fp Cgil, partendo dal “detenuto che da diverso tempo crea innumerevoli criticità nei vari reparti dell’Istituto - dice il segretario Salvatore Bianco - e che il 5 gennaio ha tentato il suicidio, a causa del quale i due ispettori intervenuti per salvarlo hanno riportato lesioni, in un caso anche piuttosto serie, ha continuato a mettere in costante pressione il personale fino al giorno del suo trasferimento”.
di Antonio Nesci
unosguardosutorino.it, 13 gennaio 2025
Il 10 gennaio 2025, durante la seduta congiunta delle Commissioni Quarta e Diritti e Pari Opportunità, presieduta da Pietro Abbruzzese (Torino), è stata presentata una proposta di mozione, primo firmatario Pietro Tuttolomondo (Pd), per introdurre la telemedicina all’interno del carcere di Torino. Tuttolomondo ha sottolineato come la salute, diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, debba essere garantita anche durante la detenzione. La telemedicina, secondo l’esponente del PD, potrebbe migliorare la cura dei detenuti, riducendo al contempo i costi, come gli spostamenti verso gli ospedali. La proposta è stata cofirmata anche dai consiglieri Luca Pidello e Vincenzo Camarda.
Il Mattino, 13 gennaio 2025
Studiare serve sempre. Ovunque si svolga la propria vita. Ci teniamo a esprimere con forza questo concetto, riteniamo che sia importante far comprendere che all’interno dei penitenziari vi sono persone che, nella vita, non hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi allo studio, pertanto la presenza, all’interno delle carceri, di corsi d’istruzione scolastica, di formazione professionale e gli studi universitari, rappresenta una base di partenza per il tanto agognato riscatto sociale. Vogliamo gridare con tutta la nostra forza, soprattutto ai giovani, l’importanza di comprendere che la deprivazione culturale può portare a delinquere, poiché si ha scarsa consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.
Corriere della Sera, 13 gennaio 2025
Superate le mura di cinta della casa circondariale di Modena fa subito più freddo. Le estese zone d’ombra, all’interno del cortile, abbassano le temperature di un paio di gradi in inverno e, in estate, la prevalenza di cemento rende il clima più afoso. Questo è solo uno degli aspetti di cui operatori e professionisti hanno dovuto tenere conto quando hanno deciso di dare vita al progetto che prevede la coltivazione di frutta e verdura, da parte di alcuni detenuti, negli spazi interni ed esterni al carcere della città emiliana, per un totale di quasi due ettari di campi e tre serre lunghe 50, 60 e 90 metri. L’idea è nata a seguito di una serie di fortunati incontri ed è stata portata avanti grazie all’entusiasmo delle persone che si impegnano ogni giorno per la sua realizzazione. Una di queste è Nicoletta Saporito, responsabile dell’area trattamentale della casa circondariale di Modena. “Per far capire di cosa ci occupiamo realmente qui, io cito sempre l’articolo 27 della nostra Costituzione, che dice che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato”, spiega con il piglio deciso di chi è abituato a lottare spesso anche per gli altri. I prodotti, poi, vengono venduti al mercatino del vicinato il sabato mattina e riforniscono la cucina del ristorante “Franceschetta58”, bistrot della Francescana Family guidato dallo chef Francesco Vincenzi, altro entusiasta protagonista di questa storia.
La Nazione, 13 gennaio 2025
È prevista anche la manutenzione dell’Anello della Rupe. “Iniziativa di alto valore sociale”. I detenuti del carcere di Orvieto contribuiranno alla manutenzione dell’Anello della Rupe e di altre aree verdi della città. La Giunta comunale ha approvato lo schema di convenzione con la casa di reclusione, l’associazione di promozione sociale ParteCivile e il liceo artistico finalizzata all’impiego di detenuti in attività di volontariato per progetti di pubblica utilità e giustizia riparativa. In base all’accordo i detenuti potranno collaborare a progetti esterni di manutenzione, decoro e valorizzazione di zone urbane di particolare pregio.
goamagazine.it, 13 gennaio 2025
Il carcere e la rieducazione delle persone detenute, principio indicato nell’articolo 27 della Costituzione, sono al centro del film “Qui è altrove: buchi nella realtà” che mercoledì 15 gennaio 2025, alle ore 21, è in proiezione al cinema Sivori (salita S. Caterina 54 r., tel. 010 55320564) di Genova. A presentarlo sono il regista Gianfranco Pannone e Armando Punzo, fondatore della Compagnia della Fortezza che quel principio di rieducazione mette in pratica da 35 anni nel carcere di Volterra. Modera l’incontro Andrea Porcheddu dramaturg del Teatro Nazionale di Genova. Presenti alla proiezione anche Cinzia de Felice de La Compagnia della Fortezza, Mirella Cannata e Carlo Imparato di Teatro Necessario, compagnia attiva a Genova, fondatrice del Teatro dell’Arca “Sandro Baldacci” nella Casa Circondariale di Genova Marassi.
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