africarivista.it, 4 gennaio 2025
Mai si è verificato, come nel 2024, un numero così alto di suicidi tra persone detenute in Italia: su 244 morti in totale; 89 persone si sono tolte la vita e 10 di loro erano tunisini. Lo ha quantificato l’ex-parlamentare e attivista tunisino Majidi Karbai, che in un post sulla sua pagina Facebook il 30 dicembre informa sulla morte dell’ennesimo cittadino tunisino rifugiato in Italia e qui incarcerato, avvenuto il 27 dicembre nel carcere di Piacenza. Nel suo post Karbai parla di “silenzio e omertà” da parte della Tunisia, accusandone la diplomazia e il governo di “negligenza e silenzio sulle trasgressioni” a danno dei detenuti tunisini in Italia.
africarivista.it, 4 gennaio 2025
Mai si è verificato, come nel 2024, un numero così alto di suicidi tra persone detenute in Italia: su 244 morti in totale; 89 persone si sono tolte la vita e 10 di loro erano tunisini. Lo ha quantificato l’ex-parlamentare e attivista tunisino Majidi Karbai, che in un post sulla sua pagina Facebook il 30 dicembre informa sulla morte dell’ennesimo cittadino tunisino rifugiato in Italia e qui incarcerato, avvenuto il 27 dicembre nel carcere di Piacenza. Nel suo post Karbai parla di “silenzio e omertà” da parte della Tunisia, accusandone la diplomazia e il governo di “negligenza e silenzio sulle trasgressioni” a danno dei detenuti tunisini in Italia.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 4 gennaio 2025
L’attuale maggioranza, a parte qualche voce sporadica, è assolutamente contraria all’amnistia e all’indulto e non ha alcuna intenzione di accogliere gli appelli del Papa e del presidente della Repubblica affinché sia rispettata la dignità di chi si trova dietro le sbarre. Un’indifferenza che i suicidi non scalfiscono: ieri sera, nel carcere di Sollicciano, è stato un 26enne egiziano a togliersi la vita, il primo del 2025, dopo che nell’anno appena finito si era registrato il macabro record di 89 reclusi morti suicidi.
di Piero Innocenti
9colonne.it, 4 gennaio 2025
Alcuni giorni fa si è riacceso (ma solo per poco) il dibattito politico sul sovraffollamento nelle carceri elencando una serie di possibili interventi tra cui la limitazione alla carcerazione preventiva, l’incremento dei giudici di sorveglianza e di agenti della polizia penitenziaria, il riconoscimento della pena nelle comunità terapeutiche per i tossicodipendenti. Su quest’ultimo punto, in particolare, già la legge 532 del 1982 dava la facoltà ai giudici, in sede applicativa, di estendere ai tossicodipendenti, sottoposti a giudizio per qualche reato, la possibilità di poter scontare la pena presso le comunità terapeutiche, aprendo così un’importante strada per il perseguimento di due finalità, il recupero del tossicodipendente (ma sono stati davvero pochi quelli che hanno scelto la strada, non facile, delle comunità) e l’apertura di un canale di deflusso per l’annoso problema, mai risolto in realtà, del sovraffollamento carcerario.
di Fabio Falbo*
L’Unità, 4 gennaio 2025
Si è scoperto con sommo stupore come la legge non è uguale per tutti, forse neanche il rispetto della Costituzione, se si pensa che nessun organo o potere, ad eccezione del presidente della Repubblica - attraverso l’istituto della grazia o con l’istituto della revisione - può cancellare o sterilizzare gli effetti di una sentenza che, tra l’altro, riguarda reati di una gravità estrema come la tortura. Ebbene, nel nostro Stato italiano questo fenomeno si è verificato con un’evidenza che dovrebbe spaventare tutti e con una semplicità, ove si consideri la complessa burocratizzazione del nostro sistema che ci impone delle riflessioni allarmanti.
di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 4 gennaio 2025
Preoccupazione per i provvedimenti dei tribunali di sorveglianza che hanno rimesso in libertà alcuni mafiosi. La Cassazione prova a mettere un freno: “Per accedere alle misure alternative alla detenzione, è necessario che gli imputati abbiano pagato i risarcimenti ai familiari delle vittime”. “Chissà chi sarà il prossimo ad andare in permesso premio”, la voce al telefono è flebile, sembra arrivare dall’altra parte del mondo. “Forse uno dei fratelli Graviano, oppure uno dei Madonia. O Leoluca Bagarella. E a me non resterà che scappare all’estero”. L’uomo che parla è uno dei collaboratori di giustizia che più hanno contribuito a smantellare la mafia delle stragi: “Io e la mia famiglia abbiamo pagato un prezzo altissimo, lontano da Palermo - sussurra - ma non mi sono mai tirato indietro. Adesso, però, tutti questi permessi premio per i boss ergastolani mettono paura. Siamo di fronte a gente che non dimentica, altro che detenuti modello”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 4 gennaio 2025
La Cassazione esclude profili di incostituzionalità rispetto ai casi di reati perseguibili a querela. La richiesta di accesso alla giustizia riparativa può essere avanzata in qualsiasi grado e fase del giudizio penale, compreso nel giudizio di rinvio conseguente all’annullamento di una decisione in sede di legittimità. Infatti, si tratta di decisione che ha piena rilevanza nell’ambito del giudizio di cognizione. Cognizione che risorge pienamente di fronte al giudice del rinvio, anche in relazione alla maturazione o meno dei presupposti (rectius, dell’utilità) nello specifico caso di dare accesso all’imputato alla nuova forma deflattiva della riparazione.
di Vito Totire
vocididentro.it, 4 gennaio 2025
Dopo mesi di “chiacchiere” non è cambiato nulla se non in peggio. Dopo un 2024 tragico (90 “suicidi”, 245 morti), il 2025 si apre con una ulteriore scia di morte: le notizie sono scarne; lavoreremo per approfondire: a differenza del Garante regionale, che sostiene di “non avere parole”, noi ne abbiamo molte a cominciare dalla proposta che i garanti siano eletti dalle persone private della libertà e non dai sindaci o dal ceto politico; non è la prima volta che facciamo questa proposta, fino ad ora, “vox clamantis in deserto”.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 4 gennaio 2025
Sovraffollamento e poca chiarezza sulla salute dei detenuti. Quattro istituti tra i primi dieci in Italia per limiti superati: a San Vittore si affiancano Canton Mombello e Bassone. “Rispetto della dignità di ogni persona, dei suoi diritti. Anche per chi si trova in carcere. Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario”. Sono le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di fine anno. Eppure nelle carceri lombarde, dove ci sarebbe posto per poco meno di 6mila detenuti, i reclusi sono quasi 8.500, più di 2.500 e il 40% in più.
di Cristina Cossu
L’Unione Sarda, 4 gennaio 2025
Colloqui tra imprenditori e carcerati: anche in Sardegna la Rete si allarga. Qualcosa si è mosso già l’estate scorsa e un ragazzo ha lavorato in una pizzeria di Alghero. Poi le cose sono pian piano cresciute, la rete si è estesa, l’impegno e la solidarietà hanno iniziato a far nascere frutti, e adesso saranno quattro, forse cinque, i detenuti in carceri sarde che avranno un contratto - non importa di che tipo - in aziende della ristorazione e della logistica. Funziona così: si mettono in contatto imprenditori illuminati e (grazie alla disponibilità degli operatori locali del ministero della Giustizia) persone che stanno scontando una pena, sono quasi al termine, dietro le sbarre si sono comportate bene, hanno voglia di reinserirsi nella società e ottengono dal giudice di sorveglianza il permesso di lavorare.
- Firenze. Ancora un suicidio nel carcere di Sollicciano
- Venezia. Sostituito il Garante dei detenuti. Ticozzi (Pd): “Scelta politica, inaccettabile”
- Asti. L’anno nero del carcere: i problemi sono soprattutto strutturali e di organico
- Vercelli. Carcere, via alla ristrutturazione con la squadra interna dei detenuti
- Lodi. Lezioni di giardinaggio per i detenuti: “Salviamo le piante del carcere”










