di Rosa Chicone
treccani.it, 16 dicembre 2024
Il ruolo dell’educatore penitenziario nell’evoluzione dell’esecuzione della pena. È crescente l’attenzione prestata dalla società al ruolo dell’educatore penitenziario. I quesiti proposti più frequentemente (“In che consiste il lavoro con i detenuti?”, “I condannati riescono veramente a cambiare attraverso le attività organizzate per loro?”) indicano però come le informazioni sull’argomento raggiungano ancora troppe poche persone, lasciando alle altre la curiosità, la diffidenza e, talvolta, un radicato giustizialismo che possono esasperarsi anche nella morbosità.
di Patrizia Chianese
treccani.it, 16 dicembre 2024
Nella “calda estate del 2017”, è stato attivato un laboratorio di poesia all’interno della Casa Circondariale “Regina Coeli”, il “carcere” di Roma. Un luogo atipico per quanto riguarda la creazione poetica, ma solo in apparenza, vista la grande diffusione della poesia fra i detenuti. Una particolarità dell’espressione artistica evidentemente liberatoria e libertaria ed espressione di quella resilienza fondamentale per chi è recluso e vive una condizione di disagio fisico e morale. L’attività del laboratorio, da me curato, nasceva all’interno del progetto Break Point Poetry, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, in occasione delle manifestazioni dell’Estate Romana e svoltosi in tre anni, dal 2017 al 2019. Tale progetto, oltre a prevedere dei reading di poesia proposti in diversi luoghi della Capitale al fine di coinvolgere e avvicinare le persone comuni alla ricerca e ricezione poetica, era affiancato dal citato laboratorio di poesia, realizzato in carcere, attraverso il quale i detenuti di Regina Coeli partecipavano all’attività poetica, in modo attivo e coinvolgente, scrivendo poesie sulla base di argomentazioni proposte e con la realizzazione finale di un reading annuale in cui venivano lette le loro creazioni poetiche.
di Marcello Aprile
treccani.it, 16 dicembre 2024
Per indicare i luoghi di restrizione in cui sono rinchiuse le persone private della libertà personale l’italiano ha diverse parole e una sinonimia molto sviluppata. Una, già medievale, è galera, che è uno sviluppo del greco bizantino γαλέα ‘nave da guerra’ (la trama semantica a cui vanno incontro galea e galera è un po’ tortuosa ma molto interessante e varrà la pena di tornarci). Anche la seconda parola, prigione, in italiano non è autoctona ma un antichissimo prestito del francese prison che ricorre già nel Ritmo lucchese del XIII secolo, nella forma prescione. Poi ci sono le parole locali, tra le quali la più famosa ci sembra (er ‘il’) gabbio, che è il modo in cui questo luogo di restrizione è chiamato a Roma e nel Lazio. Infine, e su questo si concentrerà d’ora in poi la nostra attenzione, c’è carcere, che tra tutti i sinonimi che abbiamo detto è quello “autoctono”, dato che non è entrato nella lingua italiana solo a partire dal Medio Evo ma è più antico, essendo parte del patrimonio ereditario, del fondo latino della nostra lingua: in altre parole, carcere si è sempre detto, in qualunque epoca di quella lunghissima linea del tempo che dalla Roma antica porta fino a noi, anche se nell’Urbe dei tempi di Cicerone il significato primario era quello di ‘recinto’, da cui arrivare a quello di ‘prigione’ è facilissimo.
di Vincenzo Di Paolo
L’Unità, 16 dicembre 2024
L’utopia repressiva e la visione punitiva ci allontanano da quello che dovrebbe essere il fine della pena, il reinserimento sociale e la rieducazione del condannato. Durante una data del suo tour al Forum di Assago a Milano, Laura Pausini ha lanciato dal palco un messaggio contro la violenza sulle donne. “Dare l’ergastolo a un uomo che ha ucciso una donna è un gesto importante” ha detto la cantante, aggiungendo: “non si può lasciare a casa un essere umano che essere umano non è”. Pochi giorni prima, a far discutere erano state le parole del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, che aveva espresso la sua “intima gioia” nel sapere che le auto blindate della Polizia penitenziaria per il trasporto di detenuti al 41bis non lasciano respirare chi sta dietro il vetro oscurato.
di Mario Iannucci*
quotidianosanita.it, 16 dicembre 2024
Ci fa piacere che qualcuno si interessi, anche da un punto di vista teorico, al valore non soltanto etico, ma soprattutto preventivo ed “economico”, del riconoscimento della incidenza dei disturbi psichici sulla imputabilità e, quindi, sulla colpevolezza. Lo ha fatto pochi giorni or sono Luciano Eusebi, con mente sufficientemente sgombra da rilevanti pregiudizi, anche da pregiudizi derivanti dall’adesione a credenze religiose o ideologiche. Luciano Eusebi ha messo in evidenza la circostanza che, uno sbrigativo e cieco atteggiamento giustizialista e vendicativo, produce effetti disastrosi sul fronte del trattamento degli autori di reato, ma anche e soprattutto sul fronte della prevenzione dei reati stessi. Ci sono alcuni dati su cui riflettere se si vuole affrontare ragionevolmente e in maniera logica il problema del trattamento e della prevenzione.
di Giulia Merlo
Il Domani, 16 dicembre 2024
Santalucia: “La riforma è uno strappo”. L’associazione ha dato il via alla mobilitazione che permette una o più giornate di sciopero per manifestare la contrarietà alla riforma voluta dalla maggioranza e soprattutto da Forza Italia. L’ultimo punto della mozione approvata domenica dall’assemblea generale straordinaria dell’Associazione nazionale magistrati proclama “l’indizione, in relazione all’iter parlamentare di discussione del ddl di riforma costituzionale, di una o più giornate di sciopero per sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli della riforma”.Nel documento approvato durante l’assemblea generale straordinaria, l’Anm “esprime un giudizio fortemente negativo sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario che non è una riforma della giustizia, che non sarà né più veloce né più giusta, ma una riforma della magistratura che produrrà solo effetti negativi per i cittadini”. Il documento approvato è il passo finale di una giornata in cui le toghe hanno scelto di fare “fronte comune” contro la separazione delle carriere, doppio Csm e l’istituzione di un’alta corte come organo di disciplina.
di Errico Novi
Il Dubbio, 16 dicembre 2024
L’inevitabile ritorno di fiamma per la riforma. Il Governo vuole affrancare la separazione delle carriere dall’idea di rivalsa sui magistrati. Virata possibile solo se si riscopre il ruolo sistemico ed equilibratore della professione forense. Colpisce che la politica abbia riaperto il discorso sull’avvocato in Costituzione. Colpisce, certo, che sia avvenuto, in modo assolutamente bipartisan, all’evento organizzato venerdì 6 dicembre dal Cnf sui 150 anni degli Ordini forensi. Se ne potrebbe ricavare l’impressione di un omaggio tardivo, di un riconoscimento ideale ma privo, in prospettiva, di reali conseguenze. Può darsi sia così. Eppure ci sono segni che lasciano intuire un’intenzione più autentica, e dunque capace di dare frutti.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 dicembre 2024
“Ho fatto questa scelta, prima della mia famiglia, perché per me l’avvocato è colui che non volta la testa di fronte ad una ingiustizia ma tiene la testa ben dritta e la usa, magari per difendere i più deboli di fronte anche al potere. Vivo l’impegno politico in continuità con quell’ideale: eliminare le ingiustizie e accendere una speranza”. A dirlo è Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia viva alla Camera e avvocata. Che dice: “L’avvocato in Costituzione è un passo verso una giustizia giusta”.
di Federico Berni
Corriere della Sera, 16 dicembre 2024
“Il trapper si suicidò perché vittima di abusi sessuali”. Il giovane di Bernareggio morto a 26 anni il 12 marzo 2024. A processo il compagno di cella: la Procura chiedeva l’archiviazione. Il farmaco per stordirlo, e poi l’abuso sessuale nello stesso carcere in cui, un anno dopo, è stato trovato impiccato alle sbarre di una finestra. L’esistenza tormentata di Jordan Tinti, il giovane di Bernareggio che sognava di sfondare come trapper, morto a 26 anni il 12 marzo 2024, torna alla ribalta in una vicenda giudiziaria che sembrava chiusa, ma che il gip del tribunale di Pavia, Luigi Riganti, ha riaperto, ordinando l’imputazione coatta per il compagno di cella di Tinti, denunciato da quest’ultimo per un episodio di violenza sessuale risalente al 26 gennaio 2023, proprio all’interno della casa circondariale pavese. L’uomo andrà a processo per il reato di violenza sessuale.
di Andrea Aversa
L’Unità, 16 dicembre 2024
Detenuto a Verona, aveva iniziato un percorso di inserimento sociale lavorando in una società sportiva. Gli mancava poco tempo per la fine della pena, poi l’arrivo a Roma senza che i suoi avvocati e familiari sapessero nulla. Le iniziative politiche di Ilaria Cucchi e Flavio Tosi in attesa della decisione del Tribunale: il recluso, al quale stanno togliendo la speranza, potrebbe tornare in Romania. Gli resta poco da scontare, ha già usufruito delle pene alternative ed ha iniziato un percorso di reinserimento sociale lavorando in una società sportiva. Allora perché il 51enne rumeno Ion Nicolae ha detto ai suoi avvocati e alla sua compagna, scrivendolo sopra un biglietto, che avrebbe voluto farla finita e togliersi la vita?
- Torino. “Racconti senza riscontri”. Assolto l’ex direttore del carcere Minervini
- Ancona. Il Comune istituisce il Garante dei diritti dei detenuti
- Cagliari. In carcere contro il parere dei medici, l’appello del Garante per i diritti dei detenuti
- Napoli. L’intervista a Carlo Berdini: “Così cambia Poggioreale, al via 4 nuovi padiglioni”
- Brescia. Premio Bulloni 2024, Caterina Vianelli è luce per i detenuti










