di Massimo Cacciari
La Stampa, 25 novembre 2024
Ogni leader deve interpretare la volontà dell’opinione pubblica di porre fine ai massacri. La strada per l’armistizio: Ucraina sovrana e un modello Alto Adige per il Donbass. Il recente voto in Emilia-Romagna e Umbria significa più di un campanellino d’allarme per la caravella del governo Meloni. Secondo un’ottica meno minimalista esso andrebbe letto anzitutto dal precario cantiere del “campo largo” delle opposizioni. Che in regioni di tale consolidata partecipazione alla vita pubblica e di impegno politico si precipiti a un astensionismo superiore al 50%, con un crollo intorno al 20% rispetto alla precedente tornata, dovrebbe indurre tutti a qualche riflessione di lungo periodo. Non può trattarsi soltanto di generica sfiducia nei confronti dell’”offerta” politica. Tantomeno di semplice indifferenza (come potrebbero restare indifferenti lavoratori e pensionati davanti a un costante peggioramento dei loro redditi e della condizione in cui versano sanità, scuola, ecc.?). L’astensionismo rivela ormai un male più profondo.
di Tazio Brusasco
volerelaluna.it, 25 novembre 2024
Il carcere è, per la “società libera” un’isola sconosciuta: per disinteresse, per mancanza di informazioni da parte dei media, perché è una “istituzione totale” per eccellenza, priva di contatti con l’esterno. E poi perché, per i più, i suoi ospiti - i detenuti e le detenute - non meritano alcuna attenzione e anzi, dopo il loro ingresso in carcere, si dovrebbe semplicemente “buttare la chiave”. Neanche l’ormai interminabile sequenza di suicidi e di atti di autolesionismo basta a rompere l’isolamento di una realtà che accoglie e rinchiude, ogni giorno, 62.000 persone, in gran parte senza diritti e senza speranza. Per contribuire a uno sguardo diverso e alla considerazione del carcere come un “pezzo” della società ospitiamo (e lo faremo periodicamente) le noterelle di un insegnante in un istituto penitenziario del Paese, non importa quale. Sono affreschi di vita quotidiana finalizzati a restituire dignità e umanità a una condizione che spesso non ce l’ha. (la redazione).
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2024
Mattarella chiede modifiche su madri detenute in cella e divieto delle sim agli irregolari. Scontro col governo: FdI-Lega vogliono andare dritto. I voti non sono ancora iniziati. Per il momento le commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia del Senato lavorano a rilento. Meglio aspettare. E riflettere. Perché il disegno di legge Sicurezza, già approvato alla Camera in prima lettura il 19 settembre scorso e in discussione a Palazzo Madama, non è più solo oggetto di scontro tra il governo da una parte e le opposizioni, i sindacati e le associazioni dall’altra. Secondo quanto risulta al Fatto da fonti qualificate, infatti, alcune parti del disegno di legge Sicurezza che modifica 30 articoli del codice penale introducendo 20 nuovi reati e colpisce soprattutto chi protesta, non convince il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
di Lorenzo Stasi
Il Domani, 24 novembre 2024
C’è un filo rosso che lega gli ultimi episodi con tanti altri casi di violenze nei confronti dei detenuti per opera di agenti della Polizia penitenziaria. Lo scorso aprile 13 arresti per maltrattamenti nei confronti dei minori reclusi al “Beccaria” di Milano, ma la lista delle “mattanze” è molto più lunga. I segni del pestaggio? “Tanto questo è nero e non si vede niente”. “Al detenuto gli si devono dare legnate”. E poi: “Facciamoli coricare. Poi quando sono sul letto prendiamoli a secchiate”. Non di acqua, ma di “pisciazza mischiata con acqua”. E ancora: “Ammazzalo di bastonate, ‘sto pezzo di merda”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 24 novembre 2024
Sono scaduti i 90 giorni fissati dal Dap per migliorare le condizioni, ma tutte le criticità restano. Dal procedimento disciplinare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria emesso a luglio nei confronti della direttrice Antonella Tuoni per il degrado di Sollicciano, non è cambiato nulla. Il Dap aveva dato 90 giorni per ripristinare condizioni accettabili, ma la situazione di difficoltà del carcere fiorentino è rimasta identica. Intanto la direttrice è in malattia, ed è arrivata una reggente part-time. A Prato il Consiglio comunale sul carcere.
di Maria Lardara
La Nazione, 24 novembre 2024
È nato dal Consiglio comunale straordinario. Gli interventi richiesti: allentare la densità detentiva, potenziare gli organi di polizia penitenziaria, migliorare le condizioni dell’immobile. Nascerà anche una “consulta”. Mai così tanti suicidi come nell’ultimo anno: l’ultimo, il quarto, alla fine di ottobre. Sono la punta dell’iceberg: ormai non si contano più i tentati suicidi. Altro che protocollo del rischio suicidario con l’Asl di cui, a quanto si è appreso ieri durante il consiglio comunale straordinario sul carcere, quello di Prato sarebbe stato uno dei primi a dotarsi in Italia. La cruda realtà non è quella dei freddi protocolli e la politica ieri lo ha denunciato a gran voce dai banchi del consiglio trovando la quadra a livello di maggioranza e opposizione.
pisatoday.it, 24 novembre 2024
Le problematiche della Casa circondariale pisana sono state affrontate in Seconda commissione grazie all’iniziativa delle consigliere dem Scognamiglio e Ramalli. “Dieci anni: è questo il tempo che è passato da quando è stata segnalata la prima volta l’esigenza di una pensilina esterna per garantire riparo ai familiari in visita ai detenuti, ancora in attesa di essere realizzata. Un anno e mezzo: il tempo che è stato speso per riattivare la presenza dello psicologo”. La Seconda commissione consiliare permanente riaccende i riflettori sulla casa circondariale Don Bosco, attraverso un argomento firmato dalle consigliere Maria Antonietta Scognamiglio e Daria Ramalli (Pd) che arriva a conclusione di un anno di lavoro fortemente voluto dalle minoranze.
milanotoday.it, 24 novembre 2024
Riapre l’area industriale all’interno del carcere di Bollate. Il sito sarà gestito da Coimec, azienda attiva nel settore della coibentazione industriale di strutture pubbliche e petrolifere, che ha già formato e assunto 12 detenuti. Il progetto fa parte di una collaborazione tra pubblico e privato per permettere ai detenuti di lavorare ed essere formati. L’area industriale era stata aperta nel 2020 e richiusa pochi mesi fa per mettere in sicurezza i macchinari. A questo punto sarà possibile portare a 25 il numero di lavoratori impiegati.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 24 novembre 2024
Detenuti a Bollate: il lavoro come strada per il riscatto sociale. Pietro Parisi, 44 anni, racconta come l’opportunità di lavorare in carcere lo stia preparando per il futuro al di fuori delle sbarre. “Nella mia vita non ho mai lavorato e non mi vergogno a dirlo. Qui in carcere invece il lavoro è fondamentale, per quanto mi riguarda è la strada verso il riscatto sociale. Quando uscirò potrò dire che so fare qualcosa e bussare alle porte delle aziende”. È la storia di Pietro Parisi, 44 anni, uno dei detenuti che lavora nell’officina di produzione lamierini di finitura aperta lo scorso agosto da Coimec spa nell’area industriale del carcere di Bollate. Lui, insieme ad altri undici detenuti, prima ha frequentato un corso sulla sicurezza negli ambienti di lavoro e poi un corso di formazione professionale noi sui “banchi di scuola” ma nell’officina del carcere, “nessuno di noi sapeva fare questo lavoro, sono venuti alcuni tecnici dell’azienda e ci hanno insegnato a fare tutto in modo artigianale”, racconta Pietro mostrando con orgoglio a fotografi e telecamere il risultato finale. “Per quanto mi riguarda la cosa straordinaria di questo progetto è che ci sono state delle persone che mi hanno dato fiducia e assunto - continua il detenuto.
di Luca Gigli
Il Gazzettino, 24 novembre 2024
Un anno ancora, forse qualcosa di meno, e la trasformazione della vecchia casa circondariale di via Verdi si concluderà per diventare il carcere minorile previsto. Struttura che ospiterà i minori che sono ospitati al Santa Bona di Treviso. In questi giorni è stato smontato il ponteggio che ha avvolto per lungo tempo la palazzina che dà appunto su via Verdi, quella dell’ingresso alla struttura carceraria e che ospitava gli uffici, cosa che verosimilmente accadrà ancora. Oltre a ciò è stato rifatto il cancello che confinava con il Palazzo di Giustizia, con pure la costruzione di una piccola palazzina dove probabilmente ci saranno impianti tecnici come le caldaie, considerato il tipo di porte sull’esterno che sono state messe, mentre si sta demolendo il vecchio e per decenni non più usato cancello dopo la palazzina uffici, confinante con edifici privati.
- Reggio Calabria. Viaggio nelle carceri, il cappellano: “Qui c’è tanta speranza”
- Genova. La difficile realtà del carcere minorile raccontata dal cappellano del Beccaria
- Torino. La forza del silenzio: donne, violenza e speranza nel carcere
- Torino. Carcere, un titolo può far più male di una sentenza
- Cremona. Alla Casa circondariale incontro tra detenuti e studenti










