La Nazione, 26 ottobre 2024
Commissione e polemiche sul carcere di Sollicciano. Dopo una prima riunione saltata - lo scorso 18 ottobre il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non dette in tempo l’autorizzazione - la puntata due è andata in scena ieri e i consiglieri della Commissione Politiche sociali sono entrati dentro Sollicciano. Hanno parlato con alcuni detenuti nello spazio del “Giardino degli incontri” e con la direttrice Antonella Tuoni. Dal punto di vista dell’infrastruttura i problemi emersi - riferiti da molti consiglieri - sono gravi: infiltrazioni, cimici nei letti, un quadro in generale poco dignitoso. Dal punto di vista delle modalità dell’incontro non sono mancate le critiche. Dmitrij Palagi (Spc) è stato il più duro: ha parlato di “brutta seduta”, di un “Comune che si è confermato un corpo estraneo” e di “un dibattito alterato dalla presenza della direttrice”.
di Michela Vitale
espansionetv.it, 26 ottobre 2024
Non solo sovraffollamento, “la prima emergenza del carcere di Como è quella sanitaria, legata anche al disagio psichico”. A spiegarlo è Sergio Gaddi, Consigliere regionale comasco di Forza Italia in visita ieri al Bassone per verificare le condizioni all’interno del penitenziario, ha incontrato il direttore della Casa Circondariale Fabrizio Rinaldi e Alessandra Gaetani, dal 2021 Garante per i diritti delle persone private della libertà personale per il Comune di Como. Gaddi, che è componente della commissione speciale “Tutela dei diritti delle persone private della libertà personale” di Regione Lombardia, ha fatto il punto sulla situazione del carcere comasco.
La Sicilia, 26 ottobre 2024
La testimonianza: “Ora ho un futuro”. Il “presidio per la Giustizia di comunità in Sicilia orientale” traccia un bilancio: raggiunti 549 detenuti, erogati 300 sussidi economici e 27 per abitazione. E in 30 hanno fatto un tirocinio, qualcuno è diventato lavoro stabile. “Qual è il senso della pena? Costituzionalmente è chiaro, il reintegro in società. E lavoriamo perché questo sia sempre più vero”. Lo ha affermato Domenico Palermo, direttore del progetto Koinè, conclusosi a luglio, a l’incontro, nel salone delle Adunanze di Palazzo di Giustizia di Catania, su ‘Il senso della pena - Dalla rete al presidio per la giustizia di comunità’.
Ristretti Orizzonti, 26 ottobre 2024
Primo percorso Pro.Digi concluso con successo a Fidenza. Formazione digitale alle persone in esecuzione penale, o sottoposte a misure di comunità in Emilia-Romagna: si è concluso con successo a Casa di Lodesana, a Fidenza (PR), il primo percorso di Pro.Digi, il progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale - Impresa sociale, che punta a creare una seconda opportunità per 100 persone in situazione di fragilità, accompagnandole a maturare competenze digitali per la cittadinanza e l’inclusione, oltre che finalizzate al reinserimento lavorativo.
triestecafe.it, 26 ottobre 2024
“Pensiamo che la nostra libertà sia un diritto scontato, che essendo nati in Occidente nessuno possa arrivare e portarcela via. Non è così, la libertà va difesa ed è stata duramente conquistata col sacrificio di chi ci ha preceduti e ha combattuto per i diritti dei quali oggi beneficiamo”. Così la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste, dott.ssa Margherita Paglino, durante il suo intervento in occasione della visita del 24 ottobre, presso la Casa Circondariale di Trieste Ernesto Mari, nell’ambito del progetto finanziato dalla Fondazione Casali e realizzato dall’Osservatorio Internazionale sulla Legalità di Trieste.
ilporticocagliari.it, 26 ottobre 2024
L’idea, sostenuta dall’impresa sociale Con i Bambini, offre un’opportunità di riscatto e integrazione a 90 destinatari. “Liberi dentro per crescere fuori” è il nome del progetto che in Sardegna si impegna a combattere stigmi e pregiudizi per favorire la crescita e l’integrazione sociale dei minori con genitori detenuti, sia dentro che fuori la Casa circondariale di Uta. Selezionato in Sardegna da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, l’iniziativa mira a creare opportunità e a preservare il legame affettivo con il genitore recluso, in linea con il bando nazionale Liberi di crescere.
lavocediasti.it, 26 ottobre 2024
Seconda edizione del progetto che unisce arte e rieducazione. Due spettacoli aperti al pubblico il 23 novembre. L’arte drammatica come strumento di cambiamento e rinascita. Torna per il secondo anno consecutivo il progetto teatrale nella casa circondariale di Asti, un’iniziativa che sta dando risultati sorprendenti nel percorso di recupero e risocializzazione dei detenuti. Il prossimo 23 novembre, la compagnia “Teatro Oltre”, formata da quindici detenuti, presenterà al pubblico uno spettacolo in due atti, frutto di mesi di lavoro e preparazione. “Raccontare i luoghi e gli eventi e anche quello che accade intorno a noi: cultura è fare esattamente questo: cercare di capire quali sono le istanze che arrivano dal basso, quelle che sono le esigenze di un territorio, quelle che sono le nuove sensibilità da abbracciare”, sottolinea l’assessore Paride Candelaresi.
di Mario Giro*
Il Domani, 26 ottobre 2024
Più si politicizza la questione migratoria e meno se ne esce. Davanti a 120 milioni di rifugiati nel mondo, meglio sarebbe preparare una ragionevole strategia bipartisan. Invece, tra centri off shore e respingimenti in mare, stiamo diventando antipatici a tutti. “L’ong ha scelto di bighellonare…”: si racchiude in questo termine tutta la cultura (dis)umanistica dell’avvocata Giulia Bongiorno a difesa del ministro Matteo Salvini. Se salvare vite è paragonabile a bighellonare, allora vuol dire che siamo del tutto fuori e lontani dalla tradizione e dalla cultura umanistica, civile e giuridica euro-occidentale. Si può essere in disaccordo sul fatto che le ong si facciano carico di un’incombenza che dovrebbe essere della Guardia costiera; si può pensare che la questione migratoria debba essere risolta in altro modo e non con interventi di questo tipo. Ci si può scontrare sul credere che difendere i confini sia più importante che difendere la vita, anche se siamo già al limite.
di Ilaria Sesana
Avvenire, 26 ottobre 2024
Un rapporto di ActionAid svela la cruda realtà di questi centri per immigrati, molto simili a prigioni. Nel biennio 2022-2023 hanno pesato sulle casse dello Stato per 39 milioni di euro. I Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) italiani nel biennio 2022-2023 sono costati 39 milioni di euro. Con un costo medio che sfiora i 29mila euro per posto letto, che registra picchi di 40mila euro a Torino, 71mila a Brindisi, 36mila a Milano. Queste cifre sono state elaborate da ActionAid e dal dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Bari in base ai dati ufficiali ottenuti (non senza fatica) da ministero dell’Interno, questure e prefetture all’interno del report “Trattenuti 2024. Una radiografia del sistema detentivo per stranieri”, pubblicato ieri. Tra il 2014 e il 2023 sono state 50mila le persone straniere trattenute “in centri che violano i diritti umani e sono un disastro per le finanze pubbliche - denuncia ActionAid -. I Cpr in Italia appaiono come modello di disumanità, gestione incontrollata e fallimentare da cui prendono forma i nuovi centri di trattenimento in Albania”.
di Dino G. Rinoldi*
Il Dubbio, 26 ottobre 2024
C’è voluto un po’ ma finalmente, a distanza di due giorni dal Consiglio dei ministri che l’ha approvato (lunedì), il decreto legge contenente Disposizioni urgenti in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale ha superato il vaglio del Presidente della Repubblica, che ai sensi dell’art. 87 della Costituzione fra l’altro “emana i decreti aventi valore di legge”. Nel testo, sostitutivo di precedente regolazione di rango interministeriale, i Paesi definibili sicuri ai fini del ritorno del migrante cui non sia riconosciuta la protezione internazionale da parte del nostro Paese son ridotti a 19, con l’esclusione dei precedentemente compresi Colombia, Camerun e Nigeria. Ciò per venire incontro - nelle parole di esponenti del governo - alla sentenza della Corte di giustizia Ue del 4 ottobre scorso, resa in via pregiudiziale circa un caso di negazione della protezione a un cittadino moldavo da parte della Repubblica Ceca. Ma, conseguentemente, l’esigenza è quella di superare i 12 decreti della sezione specializzata del Tribunale di Roma di “non convalida” del trasferimento in Albania di altrettanti stranieri per i quali era stato avviato un percorso procedurale accelerato, comprensivo di dislocazione territoriale, consentito dal Protocollo italo-albanese del 6 novembre 2022 sul “rafforzamento della collaborazione in materia migratoria” (i “delocalizzati” erano inizialmente 16 ma riguardo a 4 si era incorsi in errore perché in condizioni o di minore età o di vulnerabilità già contemplate dal Protocollo come impedimento al trasferimento).










