di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 14 giugno 2024
La prefazione di Roberto Saviano al libro di Giulio Golia e Francesca Di Stefano in uscita il 18 giugno per Piemme. Tre giovani furono accusati di aver ucciso due bambine a Napoli. In dubio pro reo: nel dubbio, giudica in favore dell’imputato. È un’indicazione al giudice, un invito messo per iscritto nel Digesto di Giustiniano, per la prima volta in una raccolta di questioni di diritto. In caso di incertezza, di mancanza di prove, di impossibilità di raggiungere un verdetto di inequivocabile colpevolezza, il giudice deve accettare il rischio di assolvere un reo piuttosto che condannare un innocente.
di Carlo Rimini
Corriere della Sera, 14 giugno 2024
Restano perplessità sulle “misure rieducative” contenute nella formulazione della legge. Entra in vigore oggi la nuova legge contro il bullismo. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni avrà il potere di chiedere nei confronti dei bulli l’”attivazione di un percorso di mediazione”, oppure “lo svolgimento di un progetto di intervento educativo”. Questo progetto potrà prevedere “lo svolgimento di attività di volontariato sociale… la partecipazione a laboratori teatrali, a laboratori di scrittura creativa, a corsi di musica e lo svolgimento di attività sportive, attività artistiche e altre attività idonee a sviluppare nel minore sentimenti di rispetto nei confronti degli altri e ad alimentare dinamiche relazionali sane e positive tra pari e forme di comunicazione non violente”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2024
Lo ha stabilito la Corte Ue, sentenza nella causa C-646/21 depositata oggi, con riguardo alla domanda di due adolescenti irachene che dopo aver vissuto nei Paesi Bassi hanno dedotto il rischio di essere perseguitate in patria per lo stile di vita acquisito. Le donne, anche minorenni, che condividono come caratteristica comune l’effettiva identificazione nel valore fondamentale della parità tra donne e uomini, maturata nel corso di un soggiorno in uno Stato membro, possono essere considerate, a seconda delle condizioni esistenti nel paese d’origine, come appartenenti a un “determinato gruppo sociale”, in quanto “motivo di persecuzione” idoneo a condurre al riconoscimento dello status di rifugiato. Lo ha stabilito la Corte Ue con la sentenza nella causa C-646/21 (Staatssecretaris van Justitie en Veiligheid).
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2024
Le zone operative dell’Agenzia Onu escludono di regola il riconoscimento della protezione internazionale che invece va riconsiderata quando le condizioni deteriorate impediscono le azioni di garanzia Unrwa. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito agli Stati membri che gli apolidi di origine palestinese per quanto registrati presso l’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente) hanno diritto - in linea di principio - a ottenere lo status di rifugiato se la protezione o l’assistenza dell’Agenzia Onu è da considerarsi di fatto cessata.
di Davide Varì
Il Dubbio, 13 giugno 2024
Una cella di quattro metri per due nel cuore di Roma. Un monito, un grido silenzioso che il Dubbio lancia a nome di chi non ha voce. Parliamo delle oltre 60mila persone detenute che sono ammassate nelle fatiscenti carceri italiane, lì dove si consuma nel modo più evidente il tradimento dei principi costituzionali, a cominciare dall’articolo 27 che recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 13 giugno 2024
Una manciata di metri quadri. All’interno una brandina, un water a vista e un piccolo fornelletto da cucina. Non ci sarà altro a separarvi dalla libertà nella cella di isolamento che Il Dubbio ha costruito nel cuore di Roma. Dove questa mattina tutti i cittadini avranno la possibilità di provare per cinque minuti che significa essere reclusi in carcere. L’appuntamento è dalle ore 9.30 alle 14 in piazza di Pietra a Roma per l’iniziativa “Portare il carcere nella Costituzione”, promossa dal nostro giornale per rompere il silenzio sulla strage senza fine dei suicidi tra i detenuti: 40 dall’inizio dell’anno, a cui si aggiungono i nomi dei cinque agenti penitenziari che si sono tolti la vita in questi ultimi sei mesi.
di Davide Varì
Il Dubbio, 13 giugno 2024
Quaranta detenuti si sono tolti la vita in soli sei mesi. Un’emergenza senza fine destinata a crescere con l’estate se non si agirà in fretta per riportare la nostra Costituzione nelle carceri. Nelle carceri italiane si consuma una strage silenziosa. È la strage dei suicidi in cella: dall’inizio dell’anno, in soli sei mesi, si sono tolte la vita quaranta persone. Un dato senza precedenti. Ecco la lista degli invisibili. (Fonte Ristretti Orizzonti, dossier “Morire di carcere”)
di Ilaria Carra
La Repubblica, 13 giugno 2024
Il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuliano Amato presenta il suo libro “Storie di diritti e democrazie” tra i detenuti di Milano dopo che a febbraio la visita fu annullata dal Dap. “Non si può vivere in un carcere sovraffollato: in altri Paesi non si entra finché non si libera un posto”. “Un carcere sovraffollato è un carcere in cui non si può vivere: si pensa che la fine della dignità dell’essere umano è quando perde le possibilità della riservatezza e in un carcere sovraffollato questa è un’esperienza quotidiana”. Nella sua visita tra i detenuti di San Vittore il presidente emerito della Consulta, Giuliano Amato, parte da questa considerazione per mettere sul piatto la sua proposta, “l’unica soluzione possibile”, contro il sovraffollamento carcerario. Che è “il numero chiuso: non si entra in carcere se non c’è un posto dove andare, questo succede già in altri Paesi dove, finché non si libera un posto, non si entra”.
di Liana Milella
La Repubblica, 13 giugno 2024
Il presidente incontra la Rete Europea dei Consigli di Giustizia e mette in guardia “dalle gravi conseguenze” qualora “le nomine e le carriere dei magistrati siano influenzate politicamente” proprio mentre è chiamato a inviare alle Camere il ddl costituzionale sulla separazione delle carriere. Un discorso breve, ma fortissimo, ancora una volta, quello di Sergio Mattarella sull’indipendenza dei giudici.
di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 13 giugno 2024
Il capo dello Stato: l’indipendenza dei giudici è essenziale per un equo processo ma ogni potere è soggetto alla legge. Non lo dice, il capo dello Stato. Ma il pensiero di chi ascolta le sue parole al Quirinale è lì che va: all’Ungheria di Viktor Orban. E quindi, alla vicenda di Ilaria Salis. Per rimarcare l’importanza di una magistratura che sia - e che rimanga - indipendente dal potere politico. “Recenti vicende di alcune democrazie occidentali - suona l’avvertimento di Sergio Mattarella - dimostrano quanto possano essere gravi le conseguenze di una erosione dei pilastri dello Stato di diritto qualora vengano sottratti spazi di indipendenza, ovvero siano influenzate politicamente, le nomine e le carriere dei magistrati”.
- Il ruolo costituzionale dell’avvocatura
- “Le norme ci sono, ma non si rispettano: neanche le assoluzioni cancellano la gogna”
- Il Capo del Dap: “Così Delmastro mi chiese notizie su Cospito”
- “Quegli atti erano riservati alla pubblica amministrazione, ma furono divulgati”
- Nicoletta Dosio: “Disobbedire all’ingiustizia è un dovere”










