di Giulia Poetto
La Stampa, 4 maggio 2024
Dal 2007 con “Voltapagina” il Salone Internazionale del Libro di Torino porta autrici e autori della narrativa italiana nelle carceri durante i giorni della festa del libro torinese. Un progetto di impegno sociale cresciuto negli anni per apprezzamento e partecipazione di scrittori, penitenziari e pubblico esterno, organizzato in collaborazione con il Ministero della Giustizia. Nelle settimane che precedono gli incontri con gli autori negli istituti carcerari, le detenute e i detenuti che hanno liberamente scelto di partecipare a “Voltapagina” vengono guidati alla lettura e all’approfondimento dei libri da un gruppo di assistenti sociali, educatori e volontari dei penitenziari.
di Marina Verdenelli
Il Resto del Carlino, 4 maggio 2024
Il carcere che fa pagare con la libertà gli sbagli fatti ma anche il carcere che dà un riscatto di vita a chi ha sbagliato. Doppia lezione ieri per due scolaresche che hanno avuto il privilegio di visitare il carcere di massima sicurezza di Fossombrone, quello dove sono detenute anche persone che devono scontare l’ergastolo. La struttura, blindatissima, ha aperto le sue porte per la prima volta alla scuola, accogliendo due classi quinte dell’istituto Enrico Mattei di Urbino e anche ai giornalisti. Per tre ore è stato possibile ascoltare le storie di chi è recluso e visitare i laboratori dove i detenuti imparano un mestiere e studiano per prendere il diploma e la laurea. Un carcere ritenuto modello perché proprio lì dentro, grazie alle attività proposte, avviene il cambiamento di chi si è visto privare il bene più prezioso, la libertà personale.
di Davide Varì
Il Dubbio, 4 maggio 2024
Pubblichiamo di seguito un estratto del libro “Il lupo di Bibbiano”, di Luca Bauccio. Nell’atto di appello contro l’assoluzione di Foti dal reato di frode processuale, la pubblica accusa agita una diceria che già circolava su alcuni giornali che tanto si erano dedicati al lupo di Bibbiano. Si tratta di una vera e propria teoria complottista che è utile conoscere per capire come si possa essere arrivati fino al punto di scambiare un uomo per un lupo. Secondo questa teoria, Foti avrebbe avuto un preciso piano criminale: creare falsi abusi, rubare i figli alle famiglie, far condannare gli innocenti. Foti è un delinquente per tendenza, il suo è un delitto d’autore. Il crimine è tutt’uno con la sua persona, persino con i suoi matrimoni.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 4 maggio 2024
Ritratto della leader di Nessuno tocchi Caino. Il suo centro sono le sue battaglie. Anche se preferisce vivere “in bilico”: “Con Pannella non c’era mai niente di consolidato, perché da un momento all’altro ti proponeva di rivoltare tutto. Capito?”. Nel giorno dell’anno in cui il lavoro si ferma, Rita Bernardini si concede un’intervista. Negli altri ha troppo da fare. Se non sta digiunando sta visitando un carcere. Oppure è in piedi a un sit-in o seduta su un autobus diretto chissà dove. Il suo centro sono le sue battaglie. Anche se la politica Radicale preferisce vivere “in bilico”: “Con Pannella non c’era mai niente di consolidato, perché da un momento all’altro ti proponeva di rivoltare tutto. Capito?”.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 4 maggio 2024
Dagli anni 90, da quando i partiti italiani si sono disgregati per complessi motivi politici e culturali nazionali e internazionali, per una ostile azione giudiziaria, ma soprattutto a seguito della modifica della legge elettorale da proporzionale con una non coerente con la nostra Costituzione, abbiamo avuto tante occasioni per ricostruire un centro politico riferito a un partito organizzato democraticamente ma nessun politico ha saputo cogliere il momento favorevole. In questo periodo a me pare, vi siano, più delle altre volte, tutte le condizioni per il rilancio di una politica centrista, quella che per Aldo Moro era legata a una cultura di governo e delle istituzioni.
di Daniele Nalbone
Il Manifesto, 4 maggio 2024
Reporter Senza Frontiere ci colloca al 46esimo posto, in discesa di 5 punti. E critica l’acquisizione dell’Agi da parte di Angelucci. “Orbanisation”: orbanizzazione. Nell’analisi di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa nel mondo, pubblicata ieri, l’Unione europea è chiamata a confrontarsi con il tentativo della classe politica di ridurre sempre di più lo spazio di azione per il giornalismo indipendente. E il metro di paragone preso dall’ong per l’Europa è l’Ungheria di Viktor Orbán, dove “la radiodiffusione pubblica è stata trasformata in una macchina di propaganda” e “diversi media privati sono stati messi a tacere”. Risultato: “Grazie all’acquisizione dei media da parte degli oligarchi con stretti legami con Fidesz, il partito al potere, quest’ultimo controlla ora l’80% dei media del paese”.
di Anais Ginori
La Repubblica, 4 maggio 2024
L’intervista al responsabile del rapporto di Reporters Sans Frontières: “La legge bavaglio è chiaramente liberticida. Rischia di avere un impatto fortemente negativo sul lavoro dei cronisti giudiziari”. “Abbiamo l’impressione che Giorgia Meloni voglia ispirarsi a Viktor Orbán” osserva Pavol Szalai, responsabile del desk Europa per Reporters Sans Frontières. “Certo, i due leader hanno posizioni diverse sulla guerra in Ucraina, ma per quanto riguarda la libertà di stampa l’Italia si sta pericolosamente avvicinando all’Ungheria” spiega Szalai che per Rsf ha curato la parte del rapporto annuale che riguarda l’Italia.
di Giulia Cimpanelli
La Stampa, 4 maggio 2024
Marco Luciani, Ufficiale della Polizia Locale di Milano, da anni lavora con le scuole e le famiglie: “Gli adolescenti sono consapevoli di tutti i rischi, ma la velocità del web spesso dà loro l’idea di non potersi fermare a riflettere sull’impatto di un’azione. Così nascono i pasticci”. Secondo uno studio di inizio 2024 di Save The Children e Ipsos, che ha coinvolto 800 minori tra i 14 e i 18 anni, il 28 per cento dei ragazzi e delle ragazze dichiara di aver scambiato almeno una volta video o foto intime con il proprio partner o con persone verso le quali aveva un interesse, nonostante più della metà pensi che chi invia foto intime accetti sempre i rischi che corre, compreso quello che le foto possano essere condivise con altri.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 4 maggio 2024
Pressato dalle incombenti elezioni generali, con i sondaggi negativi per il partito del primo ministro Sunak, il governo britannico ha lasciato circolare i video dei furgoni della polizia, con i migranti irregolari presi dalle loro abitazioni per essere trasferiti in Rwanda. Appena ottenuto il Royal Assent del re Carlo, dopo la faticosa gestazione di apposita legge, il governo ha così voluto far vedere che faceva sul serio. Il messaggio all’opinione pubblica è stato lanciato sperando che porti frutti. Il seguito concreto potrà forse essere misero per la gestione dei flussi di persone che attraversano la Manica sui gommoni in cerca di asilo, ma potrebbe essere deflagrante per la posizione del Regno Unito nei confronti dell’Europa e del diritto internazionale. Il diritto europeo e quello internazionale in materia di stranieri migranti obbligano gli Stati a dare asilo o comunque protezione alle persone che nei Paesi da cui provengono patirebbero persecuzioni sia individuali, che per i gruppi etnici, religiosi, ecc. a cui appartengono. Ciò riguarda prima di tutto, ma non solo, i casi in cui nel Paese di rinvio vi sia rischio per la vita o di torture e trattamenti inumani o degradanti. In Europa (quella del Consiglio d’Europa, 46 Stati membri, da non confondere con Unione europea con i suoi 27 membri, da cui il Regno Unito è uscito con la Brexit), la protezione dei migranti, in quanto persone titolari di diritti, è assicurata soprattutto dalla Convenzione europea dei diritti umani. Essa ha un organo giudiziario, la Corte, che giudica l’osservanza degli obblighi assunti dagli Stati che hanno ratificato la Convenzione. I modi in cui gli Stati assicurano che il loro diritto interno non contrasti con la Convenzione e con la giurisprudenza della relativa Corte, sono vari. In Italia è la stessa Costituzione a garantirlo. Nel Regno Unito è - o era - lo Human Rights Act del 1998 e i suoi meccanismi, con i quali i giudici britannici si adeguano alle norme della Convenzione. La Corte europea interviene a seguito dei ricorsi presentati da persone o dagli Stati membri. Prima di decidere sul fondamento dei ricorsi, la Corte europea può indicare allo Stato di sospendere i suoi provvedimenti nei confronti del ricorrente, per non pregiudicare l’efficacia del successivo giudizio. È ciò che è già avvenuto una volta, prima della approvazione della nuova legge, per le espulsioni dal Regno Unito al Rwanda. Ed è ciò che probabilmente accadrebbe se, come consentito dalla nuova legge britannica, quel governo desse effettivamente corso ai trasferimenti dei migranti.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 4 maggio 2024
Telefonate ai giudici in privato, poco velate intimidazione in pubblico, palesi pressioni dai paesi occidentali: la Corte penale internazionale sa quanto irrimediabile sarebbe una perdita pubblica di legittimità. A dar voce allo sdegno per come il tribunale è stato ridotto, mero compendio di interessi di parte, è stata ieri la procura generale, che dal 2021 indaga sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi nei Territori palestinesi occupati. “L’indipendenza e l’imparzialità (dell’Icc) - si legge nel comunicato - è minata quando individui minacciano di rappresaglia la Corte o il suo personale”. Non nomina mai Israele né gli Stati Uniti che da giorni provano a impedire l’emissione di un mandato di cattura per crimini di guerra del primo ministro israeliano Netanyahu. Ma il riferimento è sotto gli occhi di tutti: “L’ufficio insiste: ogni tentativo di impedire, delegittimare o influenzare in modo improprio devono cessare subito”. Sono, aggiunge, “una violazione dello Statuto di Roma”.
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