di Michela Cirillo
La Stampa, 10 marzo 2026
Presentato a Milano con l’obiettivo di individuare i bambini e insieme accompagnarli nel superamento del trauma. Solo dal 2020 a oggi la stima è di 183 casi. Il centro di ascolto per gli orfani speciali di Torino, la prima struttura fisica in Italia dedicata ad accogliere e sostenere bambini e adolescenti rimasti orfani a causa di femminicidio. Sei parole: “Sono solo, non ho più nessuno”, seguite da una porta che si chiude. È questa l’immagine che rappresenta i 40 bambini che ogni anno perdono la propria mamma in un femminicidio, scelta per inaugurare l’Osservatorio nazionale indipendente sugli orfani speciali. Nato nel 2024 per colmare un vuoto, oggi entra nel pieno della sua attività.
di Isabella Fiore
Il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2026
Quei luoghi che la storia di quarant’anni e passa consegnerà alla memoria dobbiamo tenerli vivi come antidoto alla marginalità futura. La mia città, Lamezia Terme, per più di 40 anni ha tenuto nelle sue viscere una bidonville recintata da muri di cemento armato; una bidonville abitata (si fa per dire!) da nostri concittadini lametini di etnia Rom avvolti nelle baracche “scarrupate”, protette da lamiere contorte, timidamente posizionate per riparare le famiglie dagli acquazzoni e dal vento; strutture insicure e per niente inclini a sollevare i bambini dai ricoveri nella pediatria del limitrofo presidio ospedaliero per la messa a punto dei bronchi colpiti da frequenti crisi respiratorie.
Avvenire, 10 marzo 2026
La commissione Libe del Parlamento europeo ha votato il testo proposto da popolari e destre. Ciriani (FdI/Ecr): “Riconosciuto il modello Albania”. Atteso a breve il voto in plenaria. La commissione per le Libertà civili del Parlamento europeo (Libe) ha approvato il testo sulla posizione negoziale dell’Eurocamera sul regolamento per i rimpatri, proposto da destre e popolari. Si tratta di un nuovo pacchetto di norme che prevede - tra le varie novità - l’istituzione di centri di rimpatrio in Paesi terzi al di fuori dell’Unione europea, l’estensione della detenzione fino a due anni per motivi di sicurezza e la redazione di una lista europea dei rimpatri e divieti di reingresso fino a dieci anni. Il testo adesso dovrà passare al voto della plenaria che, se gli eurodeputati chiedessero la procedura d’urgenza, potrebbe tenersi già questa settimana.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 marzo 2026
I giudici cattivi fanno rientrare dall’Albania i migranti cattivissimi e impediscono all’esecutivo di tutelare la sicurezza degli italiani. Il ritornello va avanti da giorni, in un gioco di sponda tra dichiarazioni di Giorgia Meloni, post social di FdI, servizi in tv e articoli sui giornali di destra. La verità, però, è il contrario di quanto sostiene il governo. “La novità che racconto stasera è che ora i giudici non hanno convalidato il trattenimento di un altro immigrato, stupratore di minore”, ha enfatizzato domenica la premier, intervistata da Fuori dal coro.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 10 marzo 2026
L’ultimo conflitto in corso, che sta infiammando il Medio Oriente e il Golfo, è la dimostrazione che siamo in preda all’adorazione della forza. “Nonostante ciò”, dice al Dubbio Tommaso Greco, professore ordinario di Filosofia del diritto nell’Università di Pisa, “il diritto internazionale non è in crisi”. Greco è autore del libro “Critica della ragione bellica” (Laterza), giunto alla quarta edizione. Alcuni passaggi del volume hanno trovato eco nel messaggio di papa Leone XIV in occasione della Giornata mondiale della pace.
di Cristina Giudici
vita.it, 10 marzo 2026
È stata una giovanissima prigioniera politica, arrestata quando aveva solo sedici anni. Oggi vive a Londra, dove lavora come psicoterapeuta ed è una nota attivista del comitato Campaign to Free Political Prisoners in Iran. “Si stima che siano 100mila i dissidenti nelle carceri”, racconta. “I detenuti hanno protestato per chiedere protezione. Sono stati picchiati e trasferiti nelle celle di isolamento nel seminterrato dove spesso avvengono le esecuzioni”. Shiva Mahbobi conosce bene l’abisso dei detenuti politici che oltre ad essere ostaggio del regime iraniano, devono convivere con il terrore di essere colpiti da una bomba o un missile. Lei, che è stata una giovanissima prigioniera politica, arrestata quando aveva solo sedici anni in Kurdistan, è rimasta ferita durante la guerra Iraq-Iran. Quando bombardarono la sezione dove si trovava, tre delle sue compagne di cella sono morte. “I pasdaran circondarono la prigione per impedire che potessimo scappare”, ricorda con angoscia. Oggi vive a Londra, dove lavora come psicoterapeuta ed è una nota attivista del comitato Campaign to Free Political Prisoners in Iran (Cfppi).
di Anna Gaia Cavallo
napolipiu.com, 9 marzo 2026
I dati impongono una riflessione profonda: senza provvedimenti deflattivi, misure alternative al carcere, l’ingresso di figure sociosanitarie, il rafforzamento del personale di polizia penitenziaria e la promozione di politiche sociali territoriali, il carcere rischia di rimanere una risposta emergenziale e non una reale occasione di recupero e reinserimento sociale. Le misure alternative al carcere sono un argomento di crescente interesse e necessità. Esse non rappresentano solo un’opzione più umana per il trattamento di reati minori, ma anche una soluzione pratica per il sovraffollamento.
di Francesca Polizzi
scienzainrete.it, 9 marzo 2026
Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.
di Marco Follini
adnkronos.com, 9 marzo 2026
“Nei giorni scorsi il Foglio ha pubblicato uno scambio di lettere tra Gianni Alemanno e Goffredo Bettini. Tutto muoveva dalla reclusione del primo e approdava all’amichevole solidarietà del secondo. Ma in quelle parole che attraversano idealmente le sbarre di un carcere e anni di contesa politica c’era qualcosa di più. E cioè il richiamo a una politica che cerca di illuminare le coscienze, acuire le sensibilità e magari scavalcare le frontiere. I due protagonisti sono stati e sono agli antipodi l’uno dall’altro. E io mi sento agli antipodi di tutti e due. Così, il primo istinto, quasi un riflesso condizionato, è quello di scavare nelle loro parole quasi a trovarvi, se non una radice comune, almeno una sorta di affinità nel valore che entrambi concedono alle ideologie novecentesche. Sia pure ideologie opposte.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 9 marzo 2026
Nel corpo risultano 41.585 deleghe, a fronte di 36.415 uomini e donne in servizio. “Un sistema inquinato e patologico”, denuncia Gennarino De Fazio, segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria. Ci sono più iscritti al sindacato che agenti in servizio. Il paradosso emerge da un decreto del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sulla ripartizione provvisoria dei permessi sindacali per il 2026: nel Corpo di polizia penitenziaria risultano 41.585 deleghe sindacali, a fronte di 36.415 agenti effettivi. In altre parole, almeno sulla carta, gli iscritti alle organizzazioni rappresentative superano il numero stesso dei poliziotti penitenziari.
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