di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 1 maggio 2024
Impiego legittimo se possibile nello Stato del cittadino intercettato. Arrivano le indicazioni della Corte Ue sul percorso di acquisizione di comunicazioni criptate nelle indagini contro la criminalità internazionale. Tema sul quale, solo poche settimane fa, sono intervenute in Italia le Sezioni unite penali. Ora i giudici europei, nella sentenza nella causa C-670/22, precisano le condizioni di compatibilità con la direttiva sull’ordine europeo di indagine per quanto riguarda la trasmissione e l’utilizzo delle prove. In particolare, un ordine europeo di indagine indirizzato a ottenere la trasmissione di prove già raccolte da un altro Stato membro può essere adottato anche da un pubblico ministero.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 1 maggio 2024
La fissazione della scadenza è a carico dei giudici di merito o di quello dell’esecuzione e in caso manchi è lo stesso Pm che chiede la revoca che deve domandare di stabilire quale sia il termine finale. Non è legittima la revoca della sospensione condizionale della pena per il mancato adempimento dell’obbligo risarcitorio imposto come condizione per godere del beneficio se né il giudice della condanna, né quello dell’impugnazione o quello dell’esecuzione hanno fissato il termine per adempiere. Quindi il pubblico ministero che chieda la revoca del beneficio subordinato all’adempimento deve preventivamente domandare al giudice dell’esecuzione di stabilire quale sia il termine finale che rileva ai fini della perdita della sospensione condizionale della pena riconosciuta al condannato.
di Sandro De Riccardis e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 1 maggio 2024
La procura acquisisce tutte le cartelle cliniche degli ultimi due anni. Analisi per capire se i referti dei detenuti siano stati modificati per mascherare le violenze. A partire dalla prossima settimana le pm titolari dell’inchiesta sulle violenze al Beccaria sentiranno otto giovani detenuti del carcere minorile. S’indaga infatti su ulteriori episodi di maltrattamenti, oltre a quelli già ricostruiti dalla procura che la settimana scorsa hanno portato all’arresto di tredici agenti di polizia penitenziaria e alla sospensione di otto loro colleghi, in un’indagine che conta più di 25 indagati. Si cerca di capire, insomma, se ci sono ulteriori vittime di umiliazioni e pestaggi. Nel frattempo i magistrati hanno disposto l’acquisizione di tutta la documentazione medica degli ultimi due anni del Beccaria: una montagna di cartelle cliniche, a partire dalla fin del 2021, da analizzare per capire se i referti dei detenuti, specialmente quelli con una prognosi di zero giorni, siano stati “ammorbiditi” per mascherare episodi violenti.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 1 maggio 2024
Pietà l’è morta. Ho pensato questo quando ho letto, la prima volta, degli abusi avvenuti all’Istituto Penale per minori intitolato a Cesare Beccaria - la sua memoria ci perdoni -. L’ho pensato perché erano i giorni intorno al 25 aprile, discutevamo della Liberazione, della memoria condivisa, della storia. Non pensavo al passato, vorrei chiarire subito l’equivoco: pensavo al futuro che immaginavano i giovani in montagna, consapevoli che non tutti avrebbero avuto il privilegio di restare vivi e condividerlo.
di Daria Bignardi
Vanity Fair, 1 maggio 2024
Che in carcere si picchi è risaputo. Gli stessi detenuti ne parlano con impotenza e disillusione come di un fatto endemico, che non è neanche colpa degli agenti, ma del sistema. Come se, in un posto così pieno di dolore, malattia, povertà, ingiustizie, tensioni, antichi problemi irrisolti che si aggiungono a problemi sempre nuovi, la violenza fosse inevitabile. Nessuno capisce e difende gli agenti meglio dei detenuti: in fondo vivono insieme, condividono la stessa realtà. Il sovraffollamento, la mancanza di cura, la mancanza di senso quando la reclusione − capita nella maggioranza dei casi − non rispetta la Costituzione, che direbbe (articolo 27) che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che devono tendere alla rieducazione del condannato.
di Lillo Montalto Monella
rainews.it, 1 maggio 2024
Il sovraffollamento in carcere resta il problema principale insieme al lavoro e alla salute. Seduti l’uno accanto all’altro, due Garanti dei detenuti di Udine. Ultimo giorno dopo il triennio di attività in carcere, in questo ruolo, per Franco Corleone che passa il testimone all’avvocato penalista, ex consigliere comunale, Andrea Sandra, nominato all’unanimità dal Consiglio Comunale di Udine. Andrea Sandra: “ci sono problemi legati al sovraffollamento, la cosa principale, ma ci sono anche e soprattutto problemi legati alla salute dei reclusi, ma anche di coloro che in carcere ci lavorano, e sarà uno dei temi di massima attenzione”.
di Maria Vittoria Gaviano
La Nazione, 1 maggio 2024
Cna porta la formazione all’interno della Casa circondariale di Grosseto con due percorsi di qualifica per diventare curatore di interventi ortoflorovivaistici e operatore di lavorazione di prodotti panari, dolciari e da forno. Il progetto “Com.pa.i.o” finanziato dalla Regione Toscana, sostenuto dal Comune di Grosseto, promosso da Cna Servizi con Heimat, Cpia, il “Melograno” in collaborazione con l’azienda Favilli.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 1 maggio 2024
Il progetto di formazione e reinserimento al lavoro per le recluse coinvolte in laboratori di edilizia, idraulica, artigianato d’alta moda. “Qui c’è la centralina, qua il campanello, l’interruttore l’ho collegato alla lampadina… funziona!”. Non è semplice montare un generale su una barra Din, installare i differenziali magnetotermici con differenti amperaggi, mettere i salvavita, un ponte, scegliere i cavi, del colore giusto, da inserire nei morsetti, le entrate, le uscite. E non è facile nemmeno confezionare una rosa di petali di raso bianco da cucire su un abito da sposa per un atelier d’alta moda. Se dalla finestra, prima del verde fuori, si vedono le sbarre, forse è ancora più difficile. “Ma dicono che pagano bene, allora è il lavoro mio!”.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 1 maggio 2024
Visitabile dai primi di maggio la parte del carcere dove sono stati reclusi i terroristi negli anni 70 e poi i mafiosi dopo le stragi di Falcone Borsellino. Un recupero realizzato dal Parco Arcipelago Toscano. Ma il resto dell’isola è in rovina. Le sbarre e le porte blindate sono azzurre come il mare che è lì fuori a pochi metri. Ma è un mare inaccessibile a chi finiva in queste celle minuscole. Siamo sull’isola di Pianosa, dentro un corridoio della “diramazione Agrippa”, che, dal 1977 per volontà del generale Dalla Chiesa, divenne carcere di massima sicurezza per i terroristi e, poi, per i mafiosi condannati al 41Bis, dopo le stragi Falcone e Borsellino. A partire dai primi giorni di maggio questi ambienti saranno visitabili dai turisti che arrivano sull’isola accompagnati dalle guide del parco dell’Arcipelago Toscano.
di Luca Mazza
Avvenire, 1 maggio 2024
Indagine delle Acli: il 20,9% delle occupate stabili ha un reddito sotto i 15mila euro annui (il 6% per gli uomini). Chi vive nelle aree interne in media guadagna oltre 3mila euro in meno. Il lavoro povero in Italia tende a essere una condizione “persistente”. Un tunnel in cui, una volta che ci si è scivolati dentro, diventa un’impresa ardua uscirne fuori e tornare a rivedere la luce. Un’emergenza che colpisce in particolare le donne e, a livello geografico, alcune aree del Centro e, soprattutto, le Regioni del Mezzogiorno. A scattare una fotografia nitida su quanto siano diffusi i cosiddetti working poor, i lavoratori poveri appunto, è una ricerca a cura dell’Iref (Istituto di ricerche educative e formative), grazie ai dati forniti dai Caf Acli. L’indagine è stata presentata in vista della festa del 1° maggio in un webinar organizzato da Avvenire e dalle Associazioni cristiane lavoratori italiani: “Povero lavoro, povero Paese: invertire la rotta è possibile”.
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