di Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 17 aprile 2024
La visita degli avvocati dell’Aiga. Gnecchi: “Scabbia sottovalutata, ora si applicherà un protocollo. I detenuti sono preoccupati per la scabbia, e le condizioni delle docce sono indecenti”. Le note positive: da novembre c’è un nuovo direttore (“erano 25 anni che non veniva bandito il concorso”), Giovangiuseppe Monti, e il rapporto con prefetto e procuratore è ottimo (con quest’ultimo “che si è attivato in prima persona per accelerare sulla realizzazione delle celle di sicurezza”). Quelle negative (che si aggiungono a quelle ben note su sovraffollamento, mancanza di personale e fatiscenza della struttura): il “completo disinteresse” da parte di sindaco e presidente della Provincia, il fatto che i casi di scabbia siano stati “sottovalutati dal presidio sanitario interno”, e le condizioni “indecenti” delle docce.
di Raimonda Lobina*
elbareport.it, 17 aprile 2024
La Garante dei diritti delle persona private della libertà personale del Comune di Porto Azzurro - Casa di Reclusione “Pasquale de Santis” aderisce all’iniziativa nazionale della Conferenza nazionale dei Garanti Territoriali delle persone private della libertà e fa suo l’appello, redatto in condivisone con Garanti Territoriali e volto a denunciare la grave situazione in cui versano gli istituti penitenziari italiani ed in particolare l’incessante incremento dei suicidi a partire dall’inizio di questo anno. Se è vero che nella Casa di Reclusione di Porto Azzurro finora non si sono registrati casi drammatici (e di questo bisogna dare atto alla professionalità dei suoi operatori e, in primis, della P.P., nonché dei volontari che operano in carcere), è anche vero che la situazione è comunque critica e servono interventi urgenti da parte del Governo.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 17 aprile 2024
Torna l’evento, in programma dal 16 al 19 maggio, con appuntamenti in città, Carpi, Sassuolo e Pavullo. Interverranno politici, giuristi e anche condannati, tra cui Ricky Jackson, in cella 39 anni da innocente. Fine vita, ingiusta detenzione e un approfondimento sulla maternità surrogata. Sono questi i macro-temi che saranno via via affrontati nell’ambito dell’attesa e quinta edizione del Festival della Giustizia penale, in programma dal 16 al 19 maggio a Modena, Carpi, Sassuolo e Pavullo. La nuova edizione, presentata ieri mattina nel dipartimento di Giurisprudenza, che la ospita sin dal primo anno è infatti incentrata su: ‘La vita e la morte nella giustizia penalè. Tantissimi e illustri gli ospiti: politici, professori, giornalisti, ministri, esponenti di associazioni nazionali ma anche Ricky Jackson, afroamericano di 57 anni che ha trascorso 39 lunghi anni dietro le sbarre, da innocente. L’uomo è stato scagionato dopo aver trascorso la sua vita in carcere, accusato di un omicidio che in realtà non aveva commesso. “Ci saranno ospiti nazionali e internazionali, come è nella storia del festival - spiega il professor Luca Luparia, direttore scientifico del festival - e ci saranno poi spettacoli teatrali e mostre. Avremo anche tantissime persone che hanno subito processi penali: il tema di quest’anno non è solo il fine vita ma anche l’impatto della giustizia penale sulla vita delle persone”.
di Giulio Lolli
bandieragialla.it, 17 aprile 2024
Con l’edizione 2024 della Settimana della Giustizia riparativa, presentata dall’assessore Rizzo Nervo e dal provveditore Enza Rando, anche quest’anno la direttrice del carcere della Dozza, Rosa Alba Casella, si è spesa in maniera mirabile, con il prezioso aiuto della funzionaria giuridico-pedagogica Krizia Stella e degli operatori del carcere, per cercare di rendere comprensibile ai detenuti la rivoluzionaria idea della giustizia riparativa. Notevole il livello degli ospiti, tra i quali hanno spiccato gli interventi del cardinale Matteo Maria Zuppi e dell’ex P.M. Gherardo Colombo. L’unicità dell’esperienza come mediatore nei teatri di guerra di mons. Zuppi ha permesso di mostrare ai partecipanti, con due esempi di livello internazionale, la validità della mediazione e lo spirito con cui deve essere intrapresa. Infatti è stato lo spirito bellicista di Vladimir Putin, che non ha voluto incontrarlo, a fare fallire il faticoso tentativo, voluto dalla Santa Sede, di portare la pace in Ucraina; la mediazione ha comunque permesso il ritorno alle loro famiglie di centinaia di bambini ucraini rapiti dai soldati russi.
di Lorenzo Adorni
casateonline.it, 17 aprile 2024
“Mi sono dimesso con 14 anni di anticipo dalla magistratura e la ragione preponderante è legata al carcere: più vado avanti, più penso che sia un assurdo”. Un’affermazione forte, allo stesso tempo una riflessione profonda, con la quale l’ex magistrato Gherardo Colombo ha aperto il suo intervento presso i locali dell’oratorio di Campofiorenzo durante un incontro organizzato lunedì 15 aprile da Romano Limonta e dall’associazione Sulle Regole. Una presa di posizione, quella dell’ex pubblico ministero, non certo nuova. Nel 2007, anno in cui lasciò il Consiglio Superiore della Magistratura e ogni incarico nel mondo della giustizia, spiegò come non sopportasse più l’idea di mandare persone in carcere.
di Alma Martina Poggi
La Nazione, 17 aprile 2024
“Dirimpetto. La rete nell’abisso” spettacolo teatrale realizzato col contributo della Fondazione Carispezia. Accorciare le distanze. Scavalcare e abbattere finalmente quel muro, cortina ideale - e forse, per questo, ancor più invalicabile - per scoprirvi dietro tutta la bellezza di un’umanità che, mettendosi in gioco, ha ritrovato speranza e con essa il riscatto sociale. “Dirimpetto. La rete nell’abisso” è lo spettacolo teatrale che si terrà giovedì 2 maggio, alle ore 21, al teatro Civico della Spezia. Ideato e diretto dall’impresa culturale e creativa spezzina “Scarti” - Centro di produzione teatrale d’innovazione, è l’evento finale della sesta edizione del progetto “Per Aspera ad Astra - Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” che, approdando per la prima volta nel principale teatro della provincia, grazie al patrocinio del Comune della Spezia; vedrà sulla scena detenuti della casa circondariale della Spezia e studenti spezzini (nella foto). L’iniziativa, di carattere nazionale, è promossa da Acri e sostenuta da 11 Fondazioni, tra cui Fondazione Carispezia. “Siamo orgogliosi - dice Andrea Corradino, presidente di Fondazione Carispezia - di essere tra i promotori di questo progetto fin dalla sua prima edizione e ringrazio la direttrice della Casa circondariale della Spezia, Maria Cristina Biggi, che da subito, con entusiasmo, ha contribuito in maniera determinante affinché questo progetto diventasse importante”.
di Veronica Tuzii
Corriere del Veneto, 17 aprile 2024
“Siamo con voi nella notte”. È la scritta che campeggia su un muro del cortile destinato all’ora d’aria della Casa di reclusione femminile della Giudecca. Un’opera che rappresenta un invito a liberarsi dai confini simbolici e vivere liberi, anche dai pregiudizi. A firmarla il collettivo Claire Fontaine, lo stesso che ha dato il titolo alla 60. Biennale d’Arte, “Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere”. Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione vi partecipa dedicando il Padiglione della Santa Sede (partner del progetto il ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) al tema dei diritti umani e alla figura degli ultimi, perno centrale del Pontificato di Papa Francesco, che il prossimo 28 aprile visiterà il Padiglione, proprio all’interno del carcere veneziano. Il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e Commissario del Padiglione, ha affidato la curatela della mostra “Con i miei occhi” a Chiara Parisi e Bruno Racine, che hanno chiamato otto artisti. E se il Papa arriverà in elicottero il 28 alle 8 (prima tappa visita che lo porterà poi alla Chiesa della Salute e in Piazza San Marco), le persone che vogliono visitare dal 20 aprile al 24 novembre la mostra dovranno prenotarsi sul sito Coopculture.it. A condurre le visite guidate sono detenute-conferenziere. Il visitatore trova sulla Fondamenta “Father”, la grande opera di Maurizio Cattelan sulla facciata della Cappella: due enormi piedi che hanno fatto molta strada, rimando all’iconografia del “Cristo morto” di Mantegna e della crocifissione dipinta da Caravaggio. La visita inizia dopo aver consegnato documento d’identità, borse e cellulare. “Il percorso senza telefoni e documenti permette alle detenute di guidare i visitatori “con i loro occhi”, rimarcano i curatori. Noi siamo stati accolti da Paola e Manuela. La prima tappa è nella caffetteria tappezzata dalle opere dell’icona della pop art Corita Kent (unica artista non vivente), suora artista, attivista e pacifista. Sui muri della calle Cavana sfilano placche di lava smaltata create da Simone Fattal, un percorso di riscoperta dell’io attraverso versi di Shakespeare, Etel Adnan e delle detenute della Casa. In fondo un’altra opera di Claire Fontaine, un occhio sbarrato, metafora della gente che non vuol vedere. Racconta le 12 ore prima dell’uscita dal carcere un cortometraggio di 16 minuti di Marco Perego con protagonista Zoe Saldana girato nel cuore della Casa di reclusione e reso speciale dall’intensa partecipazione delle detenute in veste di attrici. Si prosegue con la galleria di ritratti degli affetti realizzata da Claire Tabouret partendo da fotografie consegnategli dalle detenute. La nostra guida si commuove: “questa è mia nonna e ci sono anche io, a 11 mesi”. L’approdo è nella chiesa sconsacrata dedicata a Santa Maria Maddalena degli Angeli con l’installazione di Sonia Gomes composta da sculture sospese, dal titolo “Sinfonia”. Manca un’artista, la coreografa e danzatrice, Bintou Dembélé, che in settembre proporrà una coreografia composta per le detenute e con la loro partecipazione. Uscendo dal percorso, “Sapremo ancora cos’è “vedere con i nostri occhi”?”, chiede il Cardinal José Tolentino de Mendonça.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 17 aprile 2024
Spunta una mail segreta. Devono rispondere i politici che sono responsabili di quella disposizione, e anche i ministri dell’epoca della strage, che non si accorsero che la Guardia Costiera era bloccata da una direttiva demenziale. O che se ne accorsero e fecero finta che le cose andavano bene così. C’è una mail, scovata dalla redazione de “Il Cavallo e La Torre” - la trasmissione di Marco Damilano sulla Rai - che impone alla Guardia Costiera di limitare al minimo gli interventi di salvataggio in mare dei naufraghi. In questo ordine di servizio, che viola il diritto internazionali e anche il codice penale italiano, si stabilisce che ad intervenire nelle situazioni critiche deve essere la Guardia di Finanza, che ha compiti di polizia, di respingimento e di cattura, e che non ha i mezzi per salvataggi impegnativi.
di Enrica Riera
Il Domani, 17 aprile 2024
Anche la sentenza che lo condannò nel 2015 riconosceva la sua estraneità all’organizzazione del viaggio. Una storia che ricorda la vicenda del protagonista del film “Io capitano” di Garrone. L’iniziativa legale di Baobab Experience si collega alla campagna per chiedere l’abrogazione dell’articolo 12 del Testo unico sull’Immigrazione. C’è uno spiraglio di luce nella storia di Alaji Diouf, il 34enne senegalese che ha scontato la sua pena dopo la condanna in via definitiva a otto anni di reclusione per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in forma pluriaggravata. Nel 2015 Diouf venne indicato, da un migrante che viaggiava su un gommone diverso dal suo, come scafista dell’imbarcazione su cui si trovavano oltre cento persone e in cui morirono per asfissia sette donne e un uomo. La vicenda si concluse, appunto, con la sentenza di condanna della Corte d’appello di Taranto, nonostante “l’imputato - si legge nelle motivazioni - non è l’organizzatore del viaggio (…) bensì un disgraziato che ha accettato tale compito per fuggire dalla condizione in cui versava in patria. Dunque scafista improvvisato”. Scafista per sbaglio, secondo la sentenza che però spedì comunque Alaji Diouf direttamente in carcere. Il giovane, oggi in libertà, giura di non aver mai toccato quel timone. Motivo per cui l’avvocato Francesco Romeo, insieme all’associazione Baobab Experience, sta cercando di far riaprire il caso e chiedere la revisione del processo davanti alla Corte d’appello di Potenza.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 17 aprile 2024
Premier preoccupata per la recente impennata di arrivi dal paese nordafricano. Sarà una missione veloce, quasi una toccata e fuga prima di volare nel pomeriggio a Bruxelles per un consiglio Ue straordinario dedicato alla guerra in Ucraina e alla crisi in Medio oriente. Ma per Giorgia Meloni non per questo il viaggio che oggi la porterà per la quarta volta in dieci mesi in Tunisia, dove è attesa da Kais Saied, è meno importante. Con il presidente tunisino la premier parlerà di come rilanciare il piano Mattei (con lei ci saranno anche i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dell’Università Anna Maria Bernini), ma soprattutto di flussi migratori, vero motivo che la spinge sull’altra sponda del Mediterraneo.
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