di Sergio Lorusso
Gazzetta del Mezzogiorno, 27 marzo 2024
La giustizia riparativa non è strada comoda per sottrarsi a processo e pene tradizionali, ma qualcosa che si aggiunge per una “pacificazione” tra autore del reato e vittima. La giustizia riparativa approda sugli schermi, grazie al film Je verrai toujours vos visages (Vedrò sempre i vostri volti) proiettato nei giorni scorsi a Bari nella sezione Panorama Internazionale del Bif&st 2024. L’esperienza di restorative justice è nata in Francia nel 2014, con la Loi Toubira, ritenuta rivoluzionaria perché rivoluzionario è l’approccio al tema del reato che ispira tale modalità di giustizia: una modalità che, occorre sottolinearlo, non è sostitutiva della giustizia penale ma integrativa di questa, si affianca al processo che, anzi, può persino mancare (ad esempio nei casi di archiviazione o di intervenuta prescrizione).
di Mauro Palma*
Il Manifesto, 27 marzo 2024
Forse per colpa di Aracne e della sua sfida a Minerva, l’immagine della tela di ragno evoca insidia, trappola, rischio di rimanere prigionieri, appesi a un filo. Eppure quel filo è germe di costruzione: la precisa tessitura che un ragno da esso dipana è indicativa di capacità nel costruire legami che abbiano una solidità tale da mantenersi integri fino ad accogliere all’interno della propria rete insetti o altri corpuscoli di dimensione e peso non indifferente. Una costruzione paziente e solida nella sua apparente fragilità.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 27 marzo 2024
A partire dagli anni ottanta, in seguito all’incalzare del neo-liberismo, si è andata diffondendo una lettura dei diritti umani in chiave individuale. In particolare, prendendo come sfondo i regimi socialisti dell’Est, si è cominciato a porre l’accento sui diritti civili e politici, centrati prevalentemente sull’individuo, inteso come soggetto astorico e isolato dalla società. Dopo il 1989, questa lettura liberale dei diritti umani, ha fatto riferimento, in maniera spesso approssimata e non sufficientemente efficace, all’homo oeconomicus a cui si riferivano Von Hayek, Von Mises, Milton Friedman, Glucksmann, Henry-Levy e tutti gli aedi del pensiero neo-liberale/liberista.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 marzo 2024
Protocollo Roma-Tirana. C’era una volta la destra che protestava contro i 35 euro quotidiani per l’accoglienza. Nel recente bando del Viminale per la gestione dei centri oltre Adriatico spese pazze: tariffe triplicate rispetto a quelle previste in Italia. C’era una volta la destra italiana che si scagliava contro i 35 euro al giorno per l’accoglienza dei migranti. Un numero che Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno ripetuto così tante volte da trasformarlo in un mantra, nel simbolo assoluto del business, vero o presunto, realizzato sulla pelle dei cittadini stranieri a scapito della spesa sociale per gli italiani. Ebbene il governo più a destra della storia repubblicana ha indetto una “manifestazione di interesse per l’affidamento dei servizi di accoglienza” che prevede un costo quasi triplo. Riguarda la gestione dei centri in Albania, ha la data del 21 marzo ed è stata pubblicata sul sito del Viminale in sordina. Senza comunicati né lanci di agenzia. Infatti se ne è accorto solo il quotidiano Domani con un articolo di Federica Borlizzi e Marika Ikonomu uscito sabato.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 27 marzo 2024
Negli Usa negati i diritti fondamentali: il fondatore di Wikileaks può fare appello. Julian Assange può tornare a sperare. La procedura di estradizione verso gli Stati Uniti come richiesto dalle autorità d’oltreoceano è stata sospesa. Ieri l’Alta Corte della Gran Bretagna ha deciso di rimandare ulteriormente la sentenza da cui dipende la sorte del fondatore di Wikileaks, un esito insperato nell’entourage di Assange dove regnava il più cupo pessimismo. I giudici Victoria Dame e Sharp Johnson hanno infatti stabilito che gli Stati Uniti devono fornire diverse garanzie relative al trattamento del prigioniero, in caso contrario Assange potrebbe presentare appello alla medesima Corte.
di Mauro Palma
La Stampa, 26 marzo 2024
Un suicidio in carcere; un altro. Evitiamo di ripetere stancamente il computo delle vite perse all’interno di questa Istituzione della nostra collettività; riflettiamo piuttosto sulla responsabilità della continua oscillazione tra i due poli dell’efficace risposta alla commissione di un reato e dell’assoluta tutela dei diritti che la nostra Costituzione afferma per tutti, incluso il diritto a che la sanzione sia finalizzata a ciò che la Carta indica. La debolezza della risposta sociale e istituzionale è proprio nell’incapacità di tenere insieme queste polarità e di considerarle invece separate, aderendo più all’una o all’altra a seconda del periodo e del ciclo politico. La difficoltà individuale si colloca all’interno della percezione di questa oscillazione.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 26 marzo 2024
I suicidi di guardie e detenuti ci dicono che la prigione si rivela un luogo di iniquità e disumanità. La classe politica non si rende conto del livello di crisi raggiunto dall’istituzione penitenziaria. Quando a suicidarsi sono i poliziotti penitenziari, la stessa sopravvivenza dell’istituzione appare gravemente compromessa. L’istituzione in questione è il sistema penitenziario italiano, la cui crisi risulta ormai irreversibile. Qualche settimana fa il sindacato della polizia penitenziaria Uilpa enumerava i suicidi avvenuti in carcere nell’anno in corso: allora erano ventisei (aumentati nel frattempo di due unità), dal momento che - molto opportunamente - venivano sommati quelli registrati tra i detenuti a quelli degli appartenenti alla stessa polizia penitenziaria: tre nei primi due mesi e mezzo del 2024.
di Guido Ruotolo
terzogiornale.it, 26 marzo 2024
Intervista a Samuele Ciambriello, Garante in Campania delle persone private della libertà personale. “È chiaro che il sistema carcerario italiano non funziona. Non solo non riabilita i detenuti, ma li rende più fragili e vulnerabili. È necessario un cambiamento radicale, che punti a migliorare le condizioni di vita nelle carceri, a investire sulla salute mentale dei detenuti e a fornire loro un adeguato sostegno psicologico e sociale”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 marzo 2024
Dopo l’ultimo triste episodio alla Dozza, il ventiseiesimo (27 con quello a Torino) solo dall’inizio dell’anno, l’Ordine degli Avvocati felsineo chiede interventi rapidi e concreti. Giovedì scorso un’altra vita si è spenta silenziosamente all’interno delle fredde mura della casa circondariale di Bologna. Una donna, già provata dalla durezza della detenzione, ha deciso di porre fine al suo calvario togliendosi la vita. Questo triste episodio, il ventiseiesimo (nel frattempo siamo arrivati a 27 con il suicidio a Torino) solo dall’inizio dell’anno, ha turbato la comunità e sollevato gli ennesimi interrogativi sulla situazione delle carceri italiane.
di Silvia Perdichizzi
L’Espresso, 26 marzo 2024
Gli Istituti penali per minorenni sono, per la prima volta, sovraffollati. E l’impennata degli ingressi non è dovuta all’aumento dei reati, ma alla stretta repressiva del governo. Ma le storie romanzate della fiction che spopola tra i più giovani creano un falso mito. “Le storie romanzate di “Mare fuori”? Ma per favore! I ragazzi non sappiamo più dove metterli, il sistema della giustizia minorile non è attrezzato per gestire questi numeri”. Dal Piemonte alla Sicilia è un grido di allarme che unisce Nord e Sud, un coro unanime che si alza da chiunque lavori negli Istituti penali per i minorenni (Ipm): una verità ben diversa da quella evocata dalla famosissima serie televisiva, ambientata idealmente nell’Ipm di Nisida (Napoli) e divenuta fenomeno cult tra i giovani.
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