di Saul Caia
Il Fatto Quotidiano, 21 marzo 2023
Droga, armi e telefonini che entrano nei penitenziari italiani come se fossero il mercato rionale o, più propriamente, la piazza di spaccio del quartiere. Uno spaccato, quello esposto martedì dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, su cui Il Fatto ha realizzato ieri un ampio approfondimento, che pone seri dubbi sullo stato di salute dei penitenziari italiani. Per il procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita, già direttore generale del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) tra il 2002 e il 2011, “emerge oramai da anni un controllo da parte di esponenti mafiosi rispetto alla vita nelle carceri. Una sorta di autogestione affidata alle élite criminali grazie al regime delle celle aperte, che dà libera circolazione ai detenuti. Così da dieci anni lo Stato arretra rovinando la vita di tutti: agenti e normali detenuti. E anche il fatto che il recente tentativo del Dap di tornare a un regime più consono per i mafiosi stia trovando enormi difficoltà, ne è la dimostrazione. Chi conosce questo mondo sa bene il motivo.
di Alessandro Cozzi
ilsussidiario.net, 21 marzo 2023
Molti lasciano il carcere soli e senza risorse. Lo Stato non li sostiene. Allora i volontari, in altre occasioni ostacolati, diventano fondamentali. Perché succede. Le pene cui i rei sono condannati finiscono. E quando accade, si esce di prigione. Ritrovata libertà! Sicuramente è così per chi torna nel contesto di una famiglia o di un qualche gruppo pronto ad accoglierlo e accompagnarlo. Per chi non è solo, per chi ha soldi, per chi sa dove andare. Ma per i molti altri che la famiglia non hanno o non hanno più, e sono quindi abbandonati, spesso anche poveri se non miserabili, magari anziani o malati, a prospettiva non è così allettante. Succede che alcuni addirittura non ce la facciano a sopportarlo: diversi tra i suicidi che purtroppo continuano a esserci nelle carceri italiane si compiono a un passo dalla libertà. Persone così deboli e fragili da aver paura del passo oltre la soglia, che non sanno affrontare.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 21 marzo 2023
Nordio: “coniugare efficienza e spirito accusatorio”; Greco (Cnf): “Processo penale sia efficiente e costituzionalmente giusto”. Si è svolta ieri la riunione al Consiglio nazionale forense della commissione per la riforma del processo penale. “In quanto sede di uno dei tre pilastri della giurisdizione: avvocatura, accademia e magistratura”, spiega il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha voluto portare il suo saluto.
di Errico Novi
Il Dubbio, 21 marzo 2023
È surreale un centrodestra esposto alla (legittima) contestazione di usare politicamente la giustizia: dopo averne passate tante, da Berlusconi a seguire, mettersi “dalla parte del torto” con tutta questa nonchalance ha davvero poco di machiavellico. Un ministro dell’Interno è un’autorità. Un potere. Ma è inevitabilmente anche un politico. E nella “mossa” su Bari, tutto si può dire tranne che Piantedosi abbia agito da politico consumato. In generale perché, come raccontiamo con ampiezza negli articoli di oggi, è surreale un centrodestra esposto alla (legittima) contestazione di usare politicamente la giustizia: dopo averne passate tante, da Berlusconi a seguire, mettersi “dalla parte del torto” con tutta questa nonchalance ha davvero poco di machiavellico. Ma c’è un altro riflesso, solo apparentemente marginale, che rende incomprensibile e anzi autolesionista la scelta del Viminale: ci si va a mettere contro un circuito politico che fa capo a Decaro, presidente dell’Anci oltre che primo cittadino di Bari, e al pesarese Matteo Ricci, coordinatore dei sindaci dem.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 21 marzo 2023
Discrezionalità e scelta politica: basta qualche indizio e il Viminale può procedere. La norma sul commissariamento delle amministrazioni ha 33 anni e li dimostra tutti. “Se tu sciogli organismi politici elettivi e questa decisione la fai prendere ad un organismo di governo è chiaro che la tentazione di sciogliere i tuoi avversari ci sta. Ma l’altro aspetto che stride è che teoricamente la ratio della legge è “liberarsi” degli amministratori collusi e fare in modo che si eleggano cittadini che non siano nella condizione di far infiltrare il Consiglio”. Con queste parole, rilasciate al Dubbio qualche anno fa, Enzo Ciconte - uno dei massimi esperti del fenomeno ‘ndranghetistico in Italia, nonché ex deputato Pci negli anni in cui la legge sullo scioglimento delle amministrazioni locali vedeva la luce - centrava al cuore le lacune più evidenti di una norma troppo “anziana” per rispondere ancora alle esigenze della realtà.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 marzo 2023
L’anarchico resta al carcere duro: no della Corte al ricorso presentato dalla difesa contro la decisione del tribunale di Sorveglianza che aveva confermo la misura. La Cassazione ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai difensori dell’anarchico, Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41bis, contro la decisione del tribunale di Sorveglianza di Roma che il 23 ottobre aveva confermato il carcere duro per l’uomo attualmente detenuto a Sassari. Nel corso dell’udienza di ieri il procuratore generale della Cassazione si era espresso per il “no” al ricorso presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini che oggi ha reso nota la decisione della Suprema Corte.
di Angelo Mastrandrea
ilpost.it, 21 marzo 2023
Dopo la pessima reputazione derivata dal pestaggio del 2020, per cui sono a processo 105 persone, la direttrice è cambiata e sono nate sartorie e altri laboratori per far lavorare i detenuti e insegnare loro un mestiere. Alle 8:30 del mattino nel reparto femminile di alta sicurezza del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, alcune detenute escono dalle loro celle. Accompagnate dagli agenti di polizia penitenziaria, percorrono i corridoi deserti, raggiungono la sartoria al secondo piano e si mettono al lavoro, alcune a cucire, altre a rifinire e altre ancora a stirare. Nella sala ci sono macchine per cucire, grucce e appendini, rocchetti di filo. Sui tavoli sono poggiate forbici, ferri da stiro e pezzi di stoffa. Lungo le mura sono accatastate alcune scatole blu di varie dimensioni con il marchio del ministero della Giustizia e di Marinella, un’azienda di moda napoletana nota per la produzione artigianale di cravatte, sciarpe e foulard di lusso.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 21 marzo 2023
In tribunale a Modena si discute dell’opposizione all’archiviazione dell’indagine sulla rivolta nel carcere del marzo 2020, con 120 agenti indagati per tortura e lesioni. Parenti e associazione Antigone sostengono le testimonianze dei detenuti, mentre la procura ritiene le accuse inattendibili. È fissata per questa mattina in tribunale a Modena, davanti al Gip l’udienza di opposizione all’archiviazione dell’indagine sulla rivolta nel carcere dell’8 marzo 2020. Ad essere iscritti nel registro degli indagati ben 120 agenti della polizia penitenziaria con le ipotesi di reato di tortura e lesioni aggravate in concorso.
anteprima24.it, 21 marzo 2023
“In riferimento all’ultimo suicidio avvenuto nel carcere di Secondigliano, il quinto in Campania, si rende noto che per un equivoco nell’ informazione, la persona che si è suicidata non è Robert L., evaso dalla Casa Circondariale di Poggioreale nel 2019, ma è Pojioca Andrea. Quest’ultimo di nazionalità ucraina, di anni 31, che aveva tentato l’evasione dal carcere di Poggioreale ed era stato trasferito il 5.02.2024 nel carcere di Secondigliano. Si è impiccato il 13.03.2024. Anche lui era un senza fissa dimora, non effettuava colloqui o telefonate con i familiari, era stato arrestato per una tentata rapina impropria il 17.01.2024, e portato a Poggioreale. Qui salendo su un cornicione aveva fatto un tentativo di evasione. Per questo c’è stato l’equivoco tra questo tentativo di evasione fatto da Andrea e quello, invece, riuscito di Robert”. Lo comunica il Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello, il quale aggiunge: “tutto questo per rendere ragione alla verità e le informazioni che devono essere più precise e dettagliate, e ribadisco ancora una volta che si continua a morire di carcere e in carcere nell’indifferenza totale. Mi ha fatto piacere che l’altro giorno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto riferimento ai tanti suicidi nelle carceri sia dei detenuti sia di agenti della polizia penitenziaria e invitato la politica ad occuparsi di questo tema, immediatamente e con urgenza”.
di Nicolò Delvecchio
Corriere del Mezzogiorno, 21 marzo 2023
Cinque agenti della Polizia penitenziaria di Bari sono stati condannati a pene tra cinque e tre anni di carcere per aver picchiato, nell’aprile del 2022, un detenuto con problemi psichiatrici. Per altri sei agenti, coinvolti nella stessa vicenda, il tribunale ha optato per la sospensione della pena. Lo hanno scaraventato a terra, trattenuto lì con la forza e poi preso a schiaffi e calci sulla schiena, in faccia, sul torace e sui fianchi. Le violenze, definite dalla Procura “gravi” e portate avanti su un detenuto con problemi psichiatrici “con crudeltà”, sono state definite ieri, dal tribunale di Bari, “tortura”.
- Venezia. Volontariato per chi commette reati: una giustizia che offre una possibilità
- Milano. “Bambini senza sbarre” firma un protocollo con il tribunale per il sostegno psicologico
- Milano. “Caterpillar” dal carcere di Bollate. Sala: “Orgogliosi per bella pagina servizio pubblico”
- Trent’anni di guerra hanno distrutto la politica, ma non la casta dei giudici
- Don Ciotti: “Oggi le mafie sono imprenditoriali, tecnologiche e transnazionali. E siamo tutti vittime”










