di Alberto Negri
Il Manifesto, 21 marzo 2023
Ma Al Sisi “non ha invaso il suo vicino”, ammonisce il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Vero. Gli è bastato invadere il suo Paese con un sanguinoso colpo di stato nel luglio 2013. È il fascino indiscreto, e talora scomodo, delle dittature. Siamo stati amici di Saddam Hussein contro l’Iran di Khomeini, di Gheddafi quando era il “guardiano” dell’Africa; persino Putin e Assad ci sono serviti contro l’Isis, l’egiziano Al Sisi adesso è utile contro le migrazioni, il turco Erdogan, sultano dalle ambizioni neo-ottomane, è anche membro nella Nato. Eppure questi ultimi due, nostri amici e alleati, si sono congratulati vivamente con Putin per la sua rielezione che noi condanniamo con veemenza per una repressione sistematica e impietosa degli oppositori.
di Ferruccio Pinotti
Corriere della Sera, 21 marzo 2023
Tutte le morti sospette di chi si è avvicinato al caso. Il 20 marzo 1994 la giornalista Rai e il suo operatore vennero assassinati in Somalia. Indagavano sui traffici d’armi e di rifiuti tossici. Nonostante le inchieste giudiziarie, la verità non è stata raggiunta. Mattarella: “Ferita aperta che riguarda l’intera società”. Sono trascorsi trent’anni da quel maledetto 20 marzo 1994 in cui Ilaria Alpi, romana, classe ‘61, giornalista Rai e inviata del TG3, venne assassinata a Mogadiscio, in Somalia, insieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin classe ‘49 triestino. Eppure una verità giudiziaria, storica e processuale non è stata ancora raggiunta. Come ha dichiarato il presidente Mattarella “a trent’anni dall’agguato mortale che spezzò le vite di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il loro ricordo è presente come nei giorni drammatici in cui la terribile notizia da Mogadiscio piombò sul nostro Paese. Erano giornalisti di valore alla ricerca in Somalia di verifiche e riscontri su una pista che avrebbe potuto portare a svelare traffici ignobili”. Significativamente, il capo dello Stato ha aggiunto: “Gli assassini e i mandanti sono ancora senza nome e senza volto dopo indagini, depistaggi, ritrattazioni, processi finiti nel nulla. È una ferita che riguarda l’intera società. Le Istituzioni sanno che non ci si può mai arrendere nella ricerca della verità”. Se questa è la posizione, netta e intransigente del presidente, cerchiamo di ricostruire i fatti a disposizione.
di Mario Lavia
Il Riformista, 20 marzo 2024
Le storie di chi non ha retto l’inferno della reclusione. Dietro le sbarre non è vita, altro che la rieducazione prescritta dalla nostra Costituzione. Non si respira. C’è troppa gente, una montagna di disperazione che sovrasta qualunque speranza di rifarsi una vita. Il sovraffollamento in certi casi è insopportabile: non è la causa diretta di un suicidio ma certo ti toglie la possibilità di parlare, di pensare liberamente.
di Giulio Goria
Il Riformista, 20 marzo 2024
Intervista all’ex Garante nazionale delle persone detenute, Mauro Palma. Un problema da affrontare “immediatamente e con urgenza”, così il Presidente Mattarella due giorni fa è tornato sul problema dei suicidi in carcere. Lo aveva già fatto a fine gennaio e da allora la situazione non è cambiata. I numeri fanno impressione: 26 le persone che si sono tolte la vita dall’inizio dell’anno. Un trend che senza interventi urgenti, appunto, rischia di non cambiare rotta. Chiediamo di spiegarci questi numeri a Mauro Palma, fino allo scorso gennaio Presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e ora presidente dello “European Penological Center” dell’Università Roma Tre.
redattoresociale.it, 20 marzo 2024
L’intesa, finalizzata alla promozione del lavoro e della formazione in carcere, riguarda anche i cittadini stranieri in detenzione. Presso il Cnel, istituito un segretariato permanente per l’inclusione, in grado di interagire con tutte le parti sociali. La formazione e il lavoro in carcere come strumento di riduzione della recidiva: è questo il principio su cui si basa l’intesa siglata ieri da Cnel e Garante nazionale delle persone private della libertà personale. A siglare l’accordo, il presidente di Cnel Renato Brunetta e il presidente del Collegio del Garante Maurizio Felice D’Ettore, alla presenza degli altri due membri del Collegio, Irma Conti e Mario Serio.
sportesalute.eu, 20 marzo 2024
Lo sport dev’essere di tutti: anche di chi è in carcere. E il principio alla base di “Sport di tutti’; il modello d’intervento sportivo e sociale portato avanti dal ministero per lo Sport e i Giovani, realizzato dal Dipartimento per lo Sport in collaborazione con Sport e Salute, la struttura operativa del governo per la promozione dello sport e dei corretti stili di vita. Il progetto, giunto alla sua seconda edizione, punta ad abbattere tutte le barriere di accesso all’attività sportiva e ad attuare il principio del diritto allo sport per le persone e nelle comunità. Suddiviso in quattro aree di intervento, “Sport di tutti” - finanziato con 15,7 milioni di euro - coinvolgerà 73 carceri, di cui 13 minorili, e 25 comunità di accoglienza per minori (le altre aree di intervento sono “Quartieri”, “Sport nei parchi’; “Inclusione”).
di Saul Caia e Vincenzo Iurillo
Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2024
In 19 penitenziari, grazie all’ingresso dei cellulari “i boss hanno continuato a minacciare e a impartire ordini all’esterno. E così riescono a eludere la detenzione”. L’emergenza è nazionale, attraversa l’intero sistema penitenziario italiano. Non c’è solo il dramma dei 25 suicidi già registrati dall’inizio dell’anno (e ricordato ieri dal Presidente Mattarella), del sovraffollamento e delle carenze d’organico nelle carceri italiane. Ci sono anche i numeri snocciolati dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ieri in conferenza stampa.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 20 marzo 2024
Tribunali “puntualmente in ritardo” nell’invio dei dati: segno che per i capi degli uffici giudiziari la materia è irrilevante. Perché è sempre così difficile conoscere i dati che riguardano l’amministrazione della giustizia? E soprattutto quelli concernenti la detenzione, tema che sempre di più vive nell’oscurità e nell’oblio? Un esempio: l’articolo 15 della legge numero 47 del 2015 prevede che “il governo, entro il 31 gennaio di ogni anno, presenta alle Camere una relazione contenente dati, rilevazioni e statistiche relativi all’applicazione, nell’anno precedente, delle misure cautelari personali, distinte per tipologie, con l’indicazione dell’esito dei relativi procedimenti, ove conclusi”.
di Riccardo Radi
Il Dubbio, 20 marzo 2024
A fronte di circa 930 milioni di risarcimento pagati dallo Stato, un solo magistrato è stato condannato per danno erariale per euro 10.425,68 dalla Corte dei Conti. Le detenzioni ingiuste e le sentenze sbagliate sono quasi sempre causate da una pluralità di fattori e tra questi l’errore umano è solo uno dei tanti possibili e non necessariamente il più importante. Ritengo che non basti più contarli ma sia necessario avanzare proposte per trovare soluzioni allo stillicidio di errori giudiziari e ingiuste detenzioni che in Italia, tra il 1992 e il 2022, hanno coinvolto ben 30.689 persone. Numero considerevole che si traduce in più di mille persone che ogni anno sono state indennizzate dallo Stato (cioè da tutti noi) per essere state vittime di ingiuste detenzioni o errori giudiziari. L’esborso complessivo è di poco inferiore a 930 milioni di euro, dati del Ministero della Giustizia.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 marzo 2024
Autonomia e indipendenza di giudici e pm sono sacrosante. Se solo la magistratura ne facesse un uso un po’ meno autoreferenziale, sarebbe ancora meglio. Esemplare: se la colpa è lieve, se il caso è di limitata gravità, alla toga sanzionata in sede disciplinare spetta una sollecita riabilitazione. Parola di Csm, che lo ha sancito in una circolare. Siamo contenti: ogni volta che si afferma un principio garantista si fa un passo avanti verso un sistema più equilibrato, e ci si affranca dalla perenne caccia alle streghe.
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