di Arnaldo Capezzuto
Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2024
“Perché so sparare così bene? A Capodanno compravamo le pistole e sparavamo”. Scende il gelo e s’impadronisce dell’aula del Tribunale per i minorenni di Napoli quando il 17enne killer di GioGiò, risponde così gelido, indifferente alla domanda formulata dal giudice che gli chiedeva “Come avesse imparato così bene a sparare”. È stata una prova durissima per Daniela Di Maggio e Franco Cutolo, i genitori di Giovanbattista, il 24enne musicista napoletano ammazzato, lo scorso 31 agosto dello scorso anno, con tre colpi di pistola per aver difeso un suo amico nel corso di una rissa. Lo sguardo basso del babykiller ha più volte incrociato gli occhi di Daniela e Franco.
di Gianni Santucci
Corriere della Sera, 20 marzo 2024
Oggi, a 22 anni dalla fondazione della Casa della carità, l’intervista al presidente onorario don Colmegna: “A Milano emerga nuova passione”. È una storia che inizia con un dialogo. Risale a più di vent’anni fa. Don Virginio Colmegna dice al cardinale Carlo Maria Martini: “Ormai si scambia la carità per elemosina”. La risposta dell’arcivescovo: “La carità deve abbracciare la giustizia”.
di Milena Gabanelli e Andrea Priante
Corriere della Sera, 20 marzo 2024
14 marzo 2024, un brigadiere capo dei carabinieri forestali di Cuneo si toglie la vita con la pistola d’ordinanza. 4 marzo, in provincia di Avellino si uccide un agente delle Penitenziaria. 27 febbraio, un finanziere si lancia dal decimo piano dell’ospedale di Chieti. 26 febbraio, una poliziotta si spara negli alloggi di servizio del commissariato di Rosignano. 24 febbraio, a Cosenza si suicida un assistente capo della Penitenziaria. 21 febbraio, in provincia di Bologna una giovane vigilessa la fa finita negli spogliatoi del Comando. 26 gennaio, in provincia di Vicenza a togliersi la vita è un vicebrigadiere delle Fiamme gialle di 38 anni. 25 gennaio, un carabiniere di Merate muore qualche giorno dopo essersi sparato mentre si trovava nella casa della compagna. 21 gennaio, un agente del carcere di Bollate si uccide lanciandosi dal secondo piano di un centro commerciale a Milano. 8 gennaio, è la volta di un sottoufficiale della Marina Militare, di 46 anni. Queste sono le informazioni di cui si trova traccia nelle cronache locali, ma quanti sono realmente gli uomini e le donne in divisa che scelgono di farla finita? E perché?
di Giovanna Cavallo*
Il Manifesto, 20 marzo 2024
L’appello di nove organizzazioni della società civile che da oltre sei mesi stanno attraversando l’Italia e ieri sono arrivate a Bruxelles. “La riforma dei regolamenti Ue causerà sofferenza e violazioni dei diritti”. “La politica degli ingressi legali non è una priorità in questo momento”. Risuonano ancora le parole che il vicepresidente della Commissione Ue Margaritis Schinas usò per annunciare la proposta di modifica dei regolamenti in materia di immigrazione: il nuovo Patto europeo migrazione e asilo. Quelle parole illustravano una strategia politica di chiusura e contenimento di un’immigrazione considerata sempre più come problema e trattata ancora come perenne emergenza.
di Susanna Ronconi
Il Manifesto, 20 marzo 2024
Il 15 marzo Antony Blinken, segretario di Stato degli Usa , fa il suo ingresso alla Cnd, Commission on Narcotic Drugs, a Vienna. Partecipazione non usuale, ci si aspetta che gli Stati uniti portino una parola forte in un appuntamento che deve fare il punto di medio termine sulla strategia globale decennale delle droghe, siglata nel 2019. Blinken è un falco della ‘war on drugs’, e infatti pone da subito una forte enfasi sulla ‘riduzione dell’offerta’, la lotta al narcotraffico, la risposta muscolare che da oltre 60 anni non produce nulla se non effetti disastrosi su persone che usano droghe e comunità. Ma poi, quando si arriva alla crisi del fentanyl, l’oppioide sintetico che negli Usa ha ucciso oltre 500mila persone per overdose, Blinken non si limita alla lotta a produzione e traffico dei precursori (le sostanze che servono a produrlo), ma pronuncia la parola ‘riduzione del danno’ (RdD): secondo gli esterrefatti attivisti americani, è un vero evento, qualsiasi cosa RdD voglia dire per Blinken.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 20 marzo 2024
“Non so neanche se il mio assistito è vivo o morto”, spiega uno dei legali degli imputati egiziani, rendendo bene l’idea di un processo diventato paradossale. E anche per ascoltare i testimoni la procura ora chiede una mano alla Farnesina. “La Farnesina ci aiuti a far venire i testimoni egiziani”. È ripreso con un nuovo disperato appello della procura di Roma rivolto al ministero degli Esteri il processo sull’omicidio di Giulio Regeni, in corso davanti alla Corte d’assise della Capitale. Nonostante infatti il tentativo di risolvere la vicenda sul piano giudiziario, alla fine si torna sempre lì, al vero nodo, che resta di natura politica e diplomatica.
La Repubblica, 20 marzo 2024
I due inviati della Rai uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 durante la guerra civile in Somalia. Il presidente della Repubblica: “La loro morte è una ferita per l’intera società”. È domenica 20 marzo 1994, esattamente 30 anni fa, quando Ilaria Alpi viene uccisa a Mogadiscio insieme con il suo operatore Miran Hrovatin: inviati dal Tg3 per documentare la guerra civile somala, vengono freddati nella zona nord della città mentre lavorano a un’inchiesta sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra la Somalia e l’Italia.
di Andrea Palladino
La Stampa, 20 marzo 2024
Il professor Yahya Amir racconta il tentativo di insabbiare l’uccisione della reporter Rai. “Sessantamila dollari per incolpare Hashi”. La difesa: “Falso”. E Mogadiscio torna a minacciare i cronisti. Il professore somalo Yahya Amir di dubbi ne ha pochi. L’agguato di Mogadiscio del 20 marzo 1994 contro Ilaria Alpi e Milan Hrovatin ha radici lontane dal Corno d’Africa: “Dovete cercare in Italia”. Trent’anni dopo, decide di riprendere in mano quel dossier, raccontando, per la prima volta, episodi inediti sulla complessa, opaca, intricata storia della lunga - e al momento inutile - inchiesta sulla morte dei due giornalisti Rai. E quel che avviene a Mogadiscio, questa volta, potrebbe non rimanere a Mogadiscio.
di Nello Del Gatto
La Stampa, 20 marzo 2024
Dopo l’allarme Onu anche gli Usa mettono in guardia Israele: “Tutta la Striscia soffre la fame”. Netanyahu insiste: “Entreremo a Rafah”. “Devi immaginare la luna. Non è rimasto più niente. Qualche volta ho visto immagini di film di catastrofi post nucleari, mi sembra di rivivere nelle stesse ambientazioni”, dice Ahmed, che ha voluto lasciare Rafah per tornare al nord, a Jabalya, dove ha sempre vissuto la sua famiglia e affronta ogni giorno sfide per sopravvivere, “ma la sfida più grande oggi è mangiare”, spiega.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 20 marzo 2024
I cittadini che depongono fiori sulla bara di Aleksej Navalny o mostrano la scheda elettorale con il suo nome: esiste un gesto più potente? La donna russa che si sporge oltre la transenna per lanciare un fiore sulla bara di Aleksej Navalny e quegli elettori che mostrano la scheda dove hanno scritto il nome del dissidente morto il 16 febbraio in un carcere oltre il circolo polare artico: esiste una immagine del coraggio umano più pregnante e più simbolicamente potente di questi inauditi gesti individuali?
- Suicidi in carcere, Mattarella: “Servono interventi urgenti”
- Suicidi in carcere: domani a Roma le Camere penali denunciano la strage
- Dramma delle carceri, il grido di Turati e quei 120 anni trascorsi inutilmente
- Capienza “tollerabile”. Ma tollerabile da chi?
- Luciana Littizzetto scrive a Nordio: “Rendiamo le nostre carceri umane”










