di Michele Farina
Corriere della Sera, 19 marzo 2024
Nei 100 giorni del genocidio più rapido della storia 800mila persone furono uccise. Oggi i ragazzi vivono in un mondo diverso “dove vittime e carnefici si parlano”. “La cosa più importante è cosa ti metti in testa. Se ti ostini a pensare in malafede, tu diventi ciò che pensi. Se ritorno a ciò che è successo 30 anni fa, io da ruandese avrei preferito che le persone mi avessero messo in testa l’unione e l’amore. In questo modo, insieme, saremmo andati lontano”. “Oggi in Ruanda la cosa che più mi tocca” dice Leonille Niyigena “è che carnefici e sopravvissuti si parlano”.
di Alessandro Fragalà
sicilia.lidentita.it, 18 marzo 2024
C’è la legge da far rispettare. C’è la necessità e il dovere di punire chi sbaglia, chi commette reati. Ma c’è anche il diritto alla dignità umana e alla riabilitazione sociale di chi ha capito i propri errori e di chi vuole o vorrebbe ricominciare una vita. In questo panorama c’è la condizione, pietosa, delle carceri italiane e, in questo caso, di quelle siciliane. Una situazione che, ormai da anni, denuncia l’associazione “Nessuno Tocchi Caino” che ha lanciato un’iniziativa denominata “Grande Satyagraha” proprio per rendere nota la verità sulle condizioni di sovraffollamento delle carceri nel nostro Paese.
di Raffaele Tovino
L’Edicola del Sud, 18 marzo 2024
Partiamo da un dato: il 68,7% dei detenuti che in carcere non lavorano torna a delinquere. E questo valore tocca addirittura il 90% se si pensa che una parte dei reati commessi dai recidivi non viene scoperta. Quante sono, invece, le persone che, dopo aver lavorato regolarmente durante la detenzione, si mettono nuovamente sulla cattiva strada? Non più del 2%. Una statistica che andrebbe spiegata ai teorici del “buttiamo la chiave”, sempre pronti a sventolare cappi e manette, ma anche a chi non sembrano comprendere l’importanza del lavoro in carcere.
di Luciana Littizzetto
twitter.com/chetempochefa, 18 marzo 2024
Caro Carlo Nordio … devoto ministro della Repubblica italiana. Tu siedi dietro una scrivania che è riuscita a passare da Togliatti a Bonafede. È quindi con tutta la delicatezza che posso questa sera vorrei parlarti di carcere. Il tema più impopolare che ci sia in questo Paese. Se ti proponessi: “Ministro, facciamo un bel dibattito sull’uso delle nacchere nella musica calabrese” riempiremmo i palasport. E invece solo a sentire la parola “carcere” il cervello della gente si affloscia.
di Giuseppe Losappio*
L’Unità, 18 marzo 2024
Decreto Caivano, reato di Rave party: sforna senza sosta prodotti difettosissimi, ma la produzione prosegue a pieno regime. Voglio dirlo in modo pop, parafrasando De Gregori, anche se corro il rischio del sociologismo: la fabbrica del diritto penale siamo noi, oggi più che mai nell’epoca delle passioni tristi e - tra queste - della passione punitiva, come ci ha insegnato l’omonimo libro di Didier Fassin. È una situazione che non consente di indulgere all’ottimismo per - tra le altre - due ragioni complementari. La Fabbrica del diritto penale è davvero una singolare struttura produttiva. Manca del tutto il controllo di qualità a monte e a valle.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 18 marzo 2024
La delibera votata all’unanimità dal plenum: se c’è buona condotta la toga può “cancellare” la macchia dal proprio curriculum. I magistrati che hanno avuto una condanna disciplinare potranno essere “riabilitati” per buone condotta e così concorrere ad incarichi direttivi e nomine che sarebbero state altrimenti precluse. La delibera è stata votata all’unanimità questa settimana in Plenum. Fautori della proposta sono stati i togati di Magistratura indipendente, il gruppo moderato all’interno dell’Associazione nazionale magistrati. Relatori della “riabilitazione disciplinare”, la togata Bernadette Nicotra, presidente della Quarta commissione, competente sulle valutazioni di professionalità, e la laica Claudia Eccher (Lega). La nuova normativa procedimentalizza le forme e i modi per ottenere la riabilitazione, fino ad oggi non prevista per i magistrati. La sua assenza, hanno ricordato i proponenti della disposizione, “ha inciso non poco sulla vita professionale e sulla progressione di carriera dei magistrati condannati con una sanzione lieve (ammonimento o censura), nonostante il passare del tempo, unitamente al successivo percorso professionale virtuoso, giustificassero l’esigenza di introdurre, anche nel nostro sistema giuridico, una prudente forma di riabilitazione.
di Maria Vittoria Ambrosone
Il Riformista, 18 marzo 2024
È il 18 dicembre 2019. L’avvocato Silvia Merlino ha passato i giorni, le nottate precedenti a preparare la discussione di un processo molto delicato: il suo assistito è imputato per violenza sessuale, minacce e molestie nei confronti della figlia minorenne. Attende, con i colleghi, che chiamino l’udienza, fissata per le 12. Qualche minuto dopo l’orario stabilito, il collegio giudicante entra in aula: “in nome del popolo italiano…”, dichiara l’imputato colpevole dei reati a lui ascritti e lo condanna alla pena di 11 anni di reclusione. Il Presidente augura ai presenti “Buon Natale” e li congeda. I difensori tutti sono increduli. Si fatica a comprendere ciò che è appena accaduto.
di Federico Unnia
Italia Oggi, 18 marzo 2024
Tempi più veloci per i processi, gestione e valutazione di migliaia di dati, elaborazione giurisprudenziale “omogenea”, impostazione di atti e memorie endoprocessuali. Questi i vantaggi che l’Intelligenza artificiale, anche nella sua declinazione predittiva, potrebbe portare nel pianeta giustizia. Al momento, il ministero della giustizia sta portando avanti alcuni progetti, come “IustitIA” della Corte di appello di Reggio Calabria, uno della Corte d’Appello di Venezia assieme all’Università Ca’ Foscari, e uno della Corte di appello di Brescia. Queste iniziative cercano di utilizzare l’IA per ridurre il contenzioso, i tempi dei procedimenti e favorire soluzioni concordate tra le parti.
di Lilia Ricca
ilmediterraneo24.it, 18 marzo 2024
Il progetto in 9 Istituti penitenziari della Sicilia ha previsto momenti di gioco e supporto psicologico per le famiglie. Un’esperienza di realtà 3D è stato l’evento conclusivo per conoscere i risultati. Come si fa a rendere le carceri dei modelli educativi? Oggi in Italia sono 61.000 le persone private della libertà personale e ogni anno sono 100.000 sempre in Italia le persone che le frequentano. Essere genitori a prescindere dallo stato di detenzione ed essere un figlio accudito dai genitori a prescindere dallo stato di detenzione del genitore è l’obiettivo formativo ed educativo del progetto “Giocare per diritto”, di Uisp Sicilia, che ha messo in rete 42 partner e coinvolto 9 istituti penitenziari siciliani in 30 mesi di attività. Un progetto sostenuto dall’impresa sociale Con I Bambini attraverso il bando “Un passo avanti”, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa e minorile. “Dovremmo rimettere il carcere dentro la società, perchè le carceri sono nelle città, eppure, rimangono un altro terreno come se fossero una nazione diversa”, dichiara Santino Cannavò, presidente di Unione Italiana Sport per Tutti (Uisp) di Messina e coordinatore del progetto per le carceri di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto.
di Claudio Bencivenga
linkabile.it, 18 marzo 2024
Si è tenuta sabato 16 marzo il presidio contro i suicidi nelle carceri, di fronte al carcere di Poggioreale, un’iniziativa a cui hanno preso parte padre Alex Zanotelli; don Franco Esposito direttore della Pastorale Carceraria; Livio Ferrari del movimento No Prison; Monica Bizaj, presidente dell’associazione Sbarre di Zucchero; Valentina Ilardi, dell’associazione Liberi di Volare onlus e le rispettive associazioni, insieme al Garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello.
- Catanzaro. “Basta suicidi in carcere”, la Camera Penale aderisce alla campagna nazionale
- Pescara. Allarme suicidi in carcere, scioperano gli avvocati penalisti
- Bologna. A Marzabotto un dibattito sulla condizione delle carceri in Italia
- Bari. Incontro e mostra fotografica sul tema della maternità in carcere
- Milano. “Caterpillar”: una puntata speciale in diretta dal carcere di Bollate










