di Eleonora Camilli
La Stampa, 18 marzo 2024
Una “giornata storica”, un “passo importante” per l’attuazione del Piano Mattei e per “far fronte al flusso migratorio”. Non risparmia i toni trionfalistici la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la visita di ieri al Cairo. Una missione congiunta europea con un doppio obiettivo: la firma della dichiarazione sul partenariato strategico tra Unione europea ed Egitto, e l’avvio di una serie di accordi intergovernativi con il nostro Paese.
di Francesca Paci
La Stampa, 18 marzo 2024
C’era un convitato di pietra al tavolo dell’accordo che la premier italiana Giorgia Meloni ha firmato ieri con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e lo sapevano tutti, a quel tavolo c’era Giulio Regeni. Ancora Regeni a distanza di otto anni, diranno adesso i cinici che si nascondono dietro le altisonanti ragioni della realpolitik? Sempre. Fin quando il Cairo non avrà risposto delle torture e della morte inflitte al giovane ricercatore friulano, restituendo alla famiglia prima e poi al nostro Paese quantomeno la verità e la giustizia. Meloni e al Sisi hanno parlato di energia, di cooperazione e soprattutto di controllo dei migranti, quello sì un tema che non retrocede mai nella scala delle priorità politiche e per cui Bruxelles si accinge a versare all’ennesimo “dittatore necessario” oltre 7 miliardi di euro. Tutto secondo programma. E Regeni? Silenzi imbarazzati, rimandi al lavoro della Procura di Roma che senza alcun sostegno istituzionale prosegue in solitaria la ricerca dei responsabili, depistaggi mediatici. Di Regeni non s’è parlato.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 18 marzo 2024
“Se vuoi evitare che ci siano barconi alla deriva devi introdurre canali di ingresso legali e sicuri. Poi però non puoi coltivare il consenso che fa leva sulla paura. Non è inefficienza, è calcolo. Salvini, quando tutti ci spiegavano quanto era bravo, è andato proprio in questa direzione”. Il Mediterraneo, il “Mar della morte”. Dove si susseguono le stragi di migranti. L’Unità ne discute con Pierfrancesco Majorino, responsabile nazionale immigrazione del PD.
di Fabio Scuto
Il Fatto Quotidiano, 18 marzo 2024
Una settimana fa il quotidiano Haaretz ha raccontato in prima pagina di 27 detenuti palestinesi - catturati fra Gaza e la Cisgiordania - morti per i maltrattamenti subito durante la prigionia, come testimoniavano i loro corpi brutalizzati dalle percosse. Sono oltre 1.000 le denunce raccolte dall’Unrwa di prigionieri palestinesi - poi rilasciati - che hanno subito violenze durante la prigionia. Sbarre di ferro per i pestaggi, scosse elettriche, cani e bruciature di sigaretta, finte esecuzioni: questo nei loro racconti sulle torture. Il portavoce dell’Idf si è rifiutato di commentare o fornire spiegazioni su quali erano le reali condizioni di prigionia.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 18 marzo 2024
Sono oltre 7 milioni e mezzo i bambini che necessitano di assistenza umanitaria: 650 mila sotto i cinque anni sono colpiti da malnutrizione cronica. Siria, 13 anni dopo. Dimenticare una guerra non si può: i numeri parlano di mezzo milione di vittime, 20 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case, rifugiati all’estero o sfollati nel loro Paese. E - il dato è stato diffuso da Unicef - di 7,5 milioni di bambini che necessitano di assistenza umanitaria, più che in qualsiasi altro momento del conflitto: in 650.000 sotto i cinque anni sono colpiti da malnutrizione cronica. La situazione umanitaria, ulteriormente aggravata dal terremoto che ha colpito Turchia e Siria nel febbraio dell’anno scorso, resta disastrosa secondo le Nazioni Unite. Le sanzioni occidentali, assieme alla distruzione delle infrastrutture, hanno complicato la già grave crisi economica, con il 90% della popolazione che - secondo l’Onu - vive al di sotto della soglia di povertà.
di Paolo Russo
La Stampa, 17 marzo 2024
L’ultimo a togliersi la vita dietro le sbarre è stato il rapper Jordan Jaffrey Baby. Prima di lui c’è Fakhri Marouane che si è dato fuoco nel carcere di Pescara dopo aver denunciato le violenze brutali subite dietro le sbarre di Santa Maria Capua a Vetere. E poi ancora Ibrahim Ndiagne, Rodolfo Hilic, Davide Bartoli, G.Z., F.A., C.S. e F.L. Sigle che proteggono il nome di detenuti italiani suicidi. Dall’inizio di quest’anno al 15 marzo nei nostri istituti di pena se ne contano già 25. Un andamento ben più drammatico del già triste record del 2022 di 84 suicidi, uno ogni 5 giorni, venti volte tanto quelli che si verificano tra chi vive in libertà.
di Dafne Roat
Corriere del Trentino, 17 marzo 2024
Il decreto Caivano “solleva significativi dubbi di costituzionalità nella misura in cui prevede una risposta di tipo sanzionatorio piuttosto che di tipo educativo”. Lo scrive il gip Giovanni Gallo, del Tribunale dei minori di Trento, presieduto da Giuseppe Spadaro, in un’articolata ordinanza con la quale ha interpellato la Corte Costituzionale. Secondo il magistrato, che doveva decidere sul caso di un minorenne accusato di aver minacciato il papà con un coltello da cucina durante un’accesa discussione, ha sospeso il giudizio in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 17 marzo 2024
99,89. È la percentuale dei magistrati italiani che ha avuto una positiva valutazione di professionalità da parte del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno delle toghe che su questa delicatissima materia ha competenza esclusiva. Per capire le polemiche di questi giorni sul futuro sistema di valutazione dei magistrati, con l’introduzione delle ‘pagelle’ e i relativi giudizi di merito, non si può non partire allora da questo dato numerico che vede i pm e giudici del Belpaese tutti meritevoli e tutti con giudizi di professionalità positivi.
cassazione.net, 17 marzo 2024
Chi è affetto da una grave depressione non può scontare il carcere neppure se ha commesso reati molto pesanti, un omicidio ad esempio. La Cassazione riconosce finalmente una malattia drammatica che impedisce di vivere dignitosamente con la sentenza 9432/24 depositata il 5 marzo 2024 avverso l’ordinanza del 28/02/23 del tribunale di Sorveglianza di Cagliari. Ad avviso della prima sezione penale, ai fini del differimento facoltativo della pena, ai sensi dell’art. 147, primo comma, n. 2) cod. pen., o della detenzione domiciliare ai sensi dell’art. 47-ter, comma 1-ter, Ord. pen., la malattia da cui il detenuto è affetto deve essere grave, cioè tale da porre in pericolo la vita o da provocare rilevanti conseguenze dannose, o comunque deve esigere un trattamento sanitario non attuabile in regime di carcerazione, dovendosi operare un bilanciamento tra l’interesse del condannato ad essere adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività. Ad avviso degli Ermellini, infatti, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il motivo è fondato e, al riguardo, rincarano la dose hanno spiegato che “Ai fini del differimento della pena, rilevano anche le patologie di entità tale da far apparire l’espiazione della pena in contrasto con il senso di umanità a cui si ispira la norma dell’art. 27 Cost., in quanto capaci di determinare una situazione esistenziale al di sotto della soglia di dignità che deve essere rispettata anche nelle condizioni di restrizione carceraria. Fra l’altro, la patologia psichica può costituire essa stessa una causa di differimento della pena, quando sia di una gravità tale da provocare un’infermità fisica non fronteggiabile in ambiente carcerario, o da rendere l’espiazione della pena in tale forma non compatibile, per le eccessive sofferenze, con il senso di umanità. E per concludere, ecco il nocciolo della questione ad avviso del Supremo collegio, la depressione è, infatti, una patologia che, se particolarmente greve, può risultare incompatibile con la prosecuzione della detenzione in carcere, rendendo quest’ultima una fonte di sofferenze aggiuntive, incompatibili con il concetto di rispetto della dignità umana e con la finalità rieducativa della pena, o causare il peggioramento delle condizioni psichiche del detenuto.”.
di Fabrizio Geremicca
Corriere del Mezzogiorno, 17 marzo 2024
Saranno realizzati laboratori dedicati alle arti sceniche in diversi penitenziari. Il teatro cone opportunità di crescita culturale e di valorizzazione di sé per chi sta scontando una pena in carcere. È il senso del progetto “Officina dei Teatranti”, che è partito già da qualche tempo e che è ora stato ufficialmente presentato in Regione. Sostenuto dall’assessorato alle Politiche Sociali, Giovanili e dell’Istruzione di Palazzo Santa Lucia, il progetto è stato ideato dall’associazione Polluce, in collaborazione con altre realtà attive nell’ambito del sociale.
- Napoli. Sit-in a Poggioreale: “Basta suicidi in cella, ora dobbiamo agire”
- Viterbo. Violenze e suicidi, quella polveriera ignorata nel carcere
- Viterbo. “Mio marito strangolato in cella da uno squilibrato sotto gli occhi chiusi di tutti”
- Foggia. Detenuti con disturbi psichici, l’importanza dei Centri per le cure
- Sondrio. “Va eletto il Garante dei detenuti”










