comune.modena.it, 6 marzo 2024
Caterina Liotti racconta il progetto realizzato nella sezione femminile del Sant’Anna. Al centro percorsi di consapevolezza e sostegno, anche attraverso l’arte. La detenzione femminile in Italia è quasi invisibile, sia per le dimensioni numeriche sia per la scarsa pericolosità sociale. Alla fine del 2023 le donne detenute nelle carceri italiane erano 2.541 a fronte di 60 mila 166 uomini; in Emilia Romagna sono 151 (mentre gli uomini sono 3.572) e a Modena sono 32 le donne rinchiuse nella sezione femminile del carcere maschile di Sant’Anna. Numeri e situazioni che contribuiscono a far “sparire” le donne detenute, i loro specifici bisogni e le loro sofferenze.
redattoresociale.it, 6 marzo 2024
La scommessa del Csi di Reggio Calabria: negli ultimi diciotto mesi, 36 detenuti minorenni coinvolti in percorsi di volontariato sportivo all’interno delle associazioni, o in laboratori formativi Csi. Molti hanno ottenuto le qualifiche di educatore sportivo, arbitro o animatore dei centri estivi. Da autori di reato a promotori d’inclusione e di relazioni: è l’obiettivo e il risultato del progetto “Arianna. Fuori dal labirinto”, promosso dal Csi (Centro sportivo italiano) di Reggio Calabria e finanziato dalla Fondazione Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Al centro, c’è lo sport, inteso come strumento di riabilitazione, rieducazione e riscatto sociale, durante e dopo la detenzione in carcere. Tante sono, infatti, le persone che, nello sport e con lo sport, stanno provando a giocare “tutta un’altra partita”, rispetto a un passato a volte difficile, caratterizzato da errori, dolori e cadute.
di Liana Milella
La Repubblica, 6 marzo 2024
Il volume potrebbe uscire alla vigilia della conferenza stampa del presidente Barbera. Il titolo è di quelli giuridicamente incontestabili, “Le opinioni dissenzienti in Corte costituzionale “. Il sottotitolo recita anodino “Dieci casi”. E qui c’è già di che allarmarsi per via dell’autore, l’ex giudice della Consulta Nicolò Zanon. Perché, come ha già raccontato a dicembre la newsletter Toghe, proprio lui è già stato protagonista di una furiosa querelle a proposito della sua estrema voglia, dopo essersi lasciato alle spalle la porta della Corte, di raccontare mediaticamente tutto quello che non andava lì dentro, a partire soprattutto dalle decisioni, a suo avviso, decisamente contestabili. Degli esempi? In interviste, podcast e dibattiti, Zanon ha già divulgato i suoi distinguo sulla sentenza Regeni, sul verdetto per l’ergastolo ostativo, sulla decisione per le intercettazioni del caso Ferri, su cui l’ex giudice si è pure esibito in pubblico sollevando un vespaio.
di Carlo Ridolfi
Il Domani, 6 marzo 2024
Il film di Ludovica Fales racconta la vicenda reale di una diciassette rom a cui viene tolto il figlio. Un racconto corale, autentico, privo di paternalismi e contro i pregiudizi. Come in una favola antica, due bellissime ragazze vestite di rosso, sedute, mentre una pettina i lunghi capelli all’altra. “A cinque anni in casa anch’io leggevo Cinderella / in strada tutti mi chiamavano la zingarella...”, scandisce Militant A di Assalti Frontali nel brano e nel video “Il mio nome è Lala”, diretto dalla stessa regista Ludovica Fales.
di Riccardo Staglianò
La Repubblica, 6 marzo 2024
A volte basta un divorzio per passare da una vita dignitosa a una in cui ogni euro conta. Inizia con una minestra di ceci il nostro viaggio per capire cosa voglia dire, in concreto, fare molta, molta fatica ad arrivare alla fine del mese. Alla fine venne l’ora di cena. “Una cena semplice, va bene?” dice Giuseppe, quasi scusandosi, prima di affrontare l’ora di viaggio, metro più bus, che ci porterà da dove lavora a dove vive, nel bel mezzo del niente di San Giuliano Milanese. Nella villetta unifamiliare dell’ottantasettenne signor Renato, suocero di sua sorella, che quando lui è rimasto per strada gli ha offerto ospitalità. La cucina è rimasta fedele a un’estetica anni 70. Il menu prevede minestra di ceci. Ingredienti per tre persone: un barattolo di ceci, mezza cipolla e una carota, salvia presa dall’orto, un pomodoro pelato, ditaloni rigati. E tanta acqua, un litro o forse due, che trasforma irrimediabilmente la minestra in brodo.
di Anna Oliverio Ferraris
La Stampa, 6 marzo 2024
“Non avrei mai immaginato di portare via la vita a una persona, ma preferisco portarla via a quel coglione prima che lui porti via l’unica ragione della mia vita, cioè mia madre”. “Ho paura che i miei fratelli maschi copino il comportamento di mio padre”. “Spero che tutti gli uomini brucino all’inferno”. “Io non ce la farò più e l’ammazzerò”. Sono alcune delle frasi che sono state enucleate dal diario di Makka, la ragazza di diciannove anni che a Nizza Monferrato ha ucciso a coltellate il padre di cinquant’anni, un uomo che faceva boxe e arti marziali.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 6 marzo 2024
Gli atti di nascita dei bambini con due mamme non si toccano, almeno per ora. Il maxiprocesso civile di Padova si chiude con una prima vittoria per le famiglie composte da coppie omogenitoriali: il tribunale ha dichiarato inammissibili gli oltre trenta ricorsi presentati dalla procura, che chiedeva la rettifica degli atti di nascita già registrati rimuovendo il cognome della cosiddetta madre “intenzionale”, cioè colei che non ha partorito il figlio.
di Giovanna Trinchella
Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2024
A Padova i certificati dei bambini con due mamme non possono essere cancellati dall’anagrafe, a Milano invece sì. È il paradosso giuridico che si è venuto a creare nel giro di un mese con due verdetti sulla medesima questione: l’impugnazione da parte delle procure dei certificati su input del ministero dell’Interno in seguito a una sentenza della Cassazione a sezioni Unite che però era intervenuta sul caso di due papà. Martedì il Tribunale veneto ha respinto al mittente il ricorso in quanto la procura “non era legittimata”, mentre solo un mese fa nel capoluogo lombardo i giudici di appello, ribaltando un verdetto del Tribunale, hanno dato il via libera alla cancellazione della madre intenzionale. Abbiamo chiesto a Marilisa D’Amico, ordinaria di Diritto costituzionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano e prorettrice con delega alla Legalità, Trasparenza e Parità di Diritti, come è possibile che i due provvedimenti siano così in contrasto e se c’è una lesione del diritto di uguaglianza.
di Luca Liverani
Avvenire, 6 marzo 2024
È il primo gruppo dei 1.500 migranti previsti dell’accordo tra governo, Acnur, S.Egidio, Arci, Fcei. Impagliazzo: “Nuova vita in Italia”. Miraglia: “Alla guardia costiera in Libia 71 milioni di euro”. Sono sopravvissuti alla traversata nel deserto, a privazioni, a violenze nei centri di detenzione. Un viaggio terribile per fuggire da dittature o guerre: da Eritrea, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan e Sud Sudan, dalla Palestina e dalla Siria. Sono i 97 profughi atterrati ieri pomeriggio all’aeroporto di Fiumicino con un Airbus A320 della Buraq Air decollato da Tripoli. Tirati fuori dalle carceri libiche dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, saranno accolti in Italia da Arci, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) e Inmp. Sono i 97 “miracolati” - tra cui ben 55 donne e 27 bambini - del corridoio umanitario frutto del protocollo firmato a dicembre dai ministeri dell’Interno, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da Acnur-Unhcr. Un accordo che permetterà nell’arco di tre anni a 1500 rifugiati e persone, bisognose di protezione internazionale, di essere evacuati dalla Libia (altri corridoi umanitari sono curati dalla Cei).
di Fabiana Magrì
La Stampa, 6 marzo 2024
Gelo di Hamas sui negoziati: “Il tempo sta per scadere”. L’appello di Biden a Tel Aviv: “Fermare le armi per il Ramadan, nessuna scusa per bloccare gli aiuti”. Gantz vede Blinken e Austin. La chiave per sbloccare un accordo è nelle mani della fazione palestinese e “spetta ad Hamas” la decisione di raggiungere un cessate il fuoco. L’ha detto il presidente degli Stati Uniti Joe Biden alla stampa mentre si recava da Camp David alla Casa Bianca. L’ha affermato anche il segretario di Stato Antony Blinken al fianco del primo ministro del Qatar Muhammad Abd al-Rahman Al Thani a Washington. E Israele lo sottoscrive. Il portavoce dell’ufficio del premier Avi Hyman ha ripetuto che le richieste sono sul tavolo e che manca la risposta di Hamas.
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