di Valeria Casolaro
L’Indipendente, 22 febbraio 2024
Dopo le vicende di cronaca aventi come oggetto gli stupri di due bambine nel comune di Caivano (Napoli), il governo Meloni ha elaborato quello che è stato poi soprannominato “decreto legge Caivano”, contenente “misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile”. L’obiettivo esplicitamente dichiarato dal governo era inasprire le pene contro i giovani che delinquono, con iniziative volte a rendere più facile l’accesso al carcere dei minori. Sei mesi dopo, gli effetti del decreto sono già evidenti: all’inizio del 2024 sono già 500 i detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (IPM) italiani, numero che non veniva raggiunto da oltre 10 anni. Solo un anno fa erano 340, 243 nel gennaio 2022. A lanciare l’allarme è l’associazione per i diritti dei detenuti Antigone che, nel presentare il VII rapporto sulla giustizia minorile in Italia, Prospettive minori, spiega come aumentare il ricorso alle misure cautelari (a scapito di progetti di rieducazione) sia una politica in assoluto “perdente”, quando non addirittura controproducente.
di Giuseppe Rizzo
Internazionale, 22 febbraio 2024
Li riteniamo troppo piccoli per affittare un appartamento, guidare o votare: ma li consideriamo abbastanza grandi per incarcerarli. Oggi in Italia ragazze e ragazzi minorenni finiscono in prigione sempre di più, sempre più giovani e con sempre maggiore indifferenza degli adulti, salvo di quelli che sognano per loro la galera con ostinazione e precisione. Secondo il nuovo rapporto dell’associazione Antigone, i detenuti negli Istituti penali per minorenni, dove si può restare fino ai 25 anni se si studia o si partecipa a un progetto di reinserimento, sono circa cinquecento: e non si registrava un numero così alto da dieci anni. Dal 2014 in media erano stati circa quattrocento, trecento durante la pandemia. I ragazzi detenuti che hanno meno di diciotto anni oggi sono quasi il 60 per cento. Due anni fa succedeva esattamente il contrario: i maggiorenni erano il 60 per cento, i minori il 40. Le ragazze sono tredici.
di Associazione Antigone, Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane
Ristretti Orizzonti, 22 febbraio 2024
Ormai non è in gioco solo la dignità dei detenuti, si tratta di preservare la loro stessa vita. Dal 1° gennaio di quest’anno sono già 19 i suicidi in carcere e 24 le persone le persone decedute in stato di detenzione. Questi suicidi, maggiori di oltre 10 volte rispetto al tasso medio di suicidi nella società dei “liberi”, nascono spesso da uno stato di disperazione indotto dalle miserevoli condizioni di vita cui sono soggetti i detenuti. E spesso si tratta di soggetti giovani, che devono scontare condanne non lunghe o addirittura prossimi alla scarcerazione.
agi.it, 22 febbraio 2024
“Nessuno, a partire dalle donne, si abbandoni alla mancanza di speranza quando è ristretto in carcere. Anche con una leale e solidale collaborazione tra pubblico e privato possiamo concretamente affrontare i tanti bisogni del mondo penitenziario, a cominciare da quello fondamentale della salute fisica e psichica, che è il nucleo essenziale della dignità umana”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio in occasione della presentazione del documentario ‘Together’, scritto da Vanessa Collini Sermoneta e diretto da Donato Sileo, nato dal progetto di Atena Donna per la prevenzione e gli screening nelle case circondariali. Il documentario è stato girato, grazie a Rai Cinema, nella casa circondariale di Pozzuoli e dà voce alle detenute che hanno deciso di raccontarsi e spiegare in che misura un progetto che mira al benessere psico-fisico può portare nel quotidiano a una qualità di vita migliore.
di Angela Stella
L’Unità, 22 febbraio 2024
“Per i minori la prigione era l’extrema ratio, il decreto Caivano ha ribaltato il paradigma. Il dl Cutro? Il panpenalismo emozionale del governo produce leggi scritte male e contrarie alla Costituzione. La separazione delle carriere? Ho pochissima fiducia”. Riforme della giustizia ed esecuzione penale: ne parliamo con l’onorevole Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Partito Democratico.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 22 febbraio 2024
Il pregiudizio iniziale è stato superato molto velocemente. L’impegno e la voglia di riscatto dei detenuti hanno fatto il resto. Perché quell’impiego è diventato la chiave per la nuova vita oltre il carcere. Roberto Pau, è il presidente della “Joule”, azienda di logistica che lavora per il gruppo Conad Nord Ovest, 400 dipendenti distribuiti tra Lazio e Sardegna, che ha assunto otto detenuti. Nei depositi della sua azienda i dipendenti si occupano dello smistamento e distribuzione delle merci che finiscono poi nei supermercati della grande distribuzione del Lazio e della Sardegna. Gli operatori che, giusto per chiarire, con il loro lavoro garantiscono il rifornimento costante degli scaffali dei punti vendita dei grandi marchi delle due regioni. Un lavoro che per otto di loro è diventato il punto di partenza per una nuova esistenza nel solco della legalità.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 22 febbraio 2024
La truffa delle etichette nella riforma richiesta dai sindacati autonomi di polizia. La scelta, Ministro, è politica. Ci appelliamo dunque a chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto affinché esprima forte e radicale dissenso rispetto a chi vuole toccare la legge. “Il governo è al lavoro per modificare il reato di tortura adeguandolo ai requisiti previsti dalla convenzione di New York”. Sono queste le parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante il question time alla Camera. Il ministro, nell’annunciare l’ennesimo disegno di legge governativo sui temi della sicurezza, ha affermato che sarebbe un problema solo tecnico e che intende adeguare la normativa italiana a quella Onu, allo scopo di meglio specificare le condotte incriminate e limitare le responsabilità di chi commette atti violenti ai soli casi nei quali vi sarebbe una intenzionalità specifica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 febbraio 2024
Ieri l’ok a maggioranza del plenum. Evidenziate “criticità” persino sull’introduzione del “gip collegiale” (“c’è carenza d’organico”) e sull’interrogatorio anticipato. Ieri pomeriggio il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha dato il via libera a maggioranza (sei gli astenuti) al parere della VI commissione, presieduta dal togato di Area Marcello Basilico, in merito al ddl Nordio, da poco passato in prima lettura al Senato e assegnato ieri alla commissione giustizia della Camera. Vediamo per singolo tema alcune delle critiche sollevate.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2024
Il sindaco che non rinnova un incarico “per fini ritorsivi e discriminatori”. Quello che requisisce l’immobile oggetto di una causa cui è personalmente interessato. Quello che nega un’autorizzazione perché “il marito della richiedente non gli aveva fornito adeguato sostegno elettorale”. O quello che ordina “la revoca dell’incarico dirigenziale di un dipendente candidatosi in una lista contrapposta”. Sono tutti esempi recenti di pubblici amministratori condannati in via definitiva per abuso d’ufficio, cioè per aver violato la legge allo scopo di favorire qualcuno danneggiando qualcun altro. Domani, quando il reato non esisterà più, quelle condotte non saranno punibili, e le condanne irrevocabili già emesse (3.623 dal 1997 al 2022) saranno cancellate con effetto retroattivo. A ricordarlo è il Consiglio superiore della magistratura nel parere espresso sul ddl Nordio, il progetto di riforma che abolisce la fattispecie, approvato nei giorni scorsi dal Senato e ora all’esame della Camera per il via libera definitivo. Nel documento approvato ieri dal plenum (con sei astenuti, i laici in quota FI, FdI e Italia viva) i consiglieri di Palazzo dei Marescialli hanno inserito una rassegna di casi concreti per mettere in guardia il Parlamento sulle conseguenze dell’abrogazione: ne viene fuori, scrivono, “un quadro alquanto variegato delle condotte di abuso di vantaggio (profittatorio) o di danno (vessatorio, discriminatorio, ritorsivo o prevaricatorio)” che con la nuova legge non costituiranno più reato. Salvando i sindaci disonesti, certo, ma non solo loro.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 22 febbraio 2024
Nel 2022 il numero di telefoni e dispositivi intercettati tramite trojan è aumentato del 24 per cento. Il virus, una volta inoculato, è capace di accedere a qualsiasi informazione contenuta nell’apparecchio e di trasformarlo in una cimice ambulante. Aumenta in maniera considerevole l’utilizzo da parte della magistratura del trojan, il virus informatico che, una volta inoculato negli smartphone e nei dispositivi elettronici, è capace di accedere a qualsiasi informazione contenuta nell’apparecchio e di trasformarlo in una cimice ambulante, in grado di registrare qualsiasi conversazione avvenga attorno a sé. Secondo i numeri forniti dalla direzione statistica del ministero della Giustizia, nel 2022 (ultimo anno disponibile) il numero di bersagli intercettati tramite trojan è aumentato del 24 per cento, passando da 2.894 a 3.584. Di queste intercettazioni, 1.956 sono state disposte dalle Direzioni distrettuali antimafia e ben 1.585 dalle procure ordinarie, a conferma del fatto che l’uso del trojan non è affatto ristretto alle indagini antimafia.
- Lombardia. Le celle chiuse? Soluzione sbagliata, che aggrava i problemi
- Roma. Due detenuti malati sono morti a Rebibbia, il Garante avvia verifiche
- Milano. Celle che “scoppiano” e agenti che mancano: a San Vittore situazione “drammatica”
- Verona. Carcere di Montorio, il Dap: “Nessuna anomalia”
- Milano. Clinica Legale della Bocconi, in carcere per supportare i detenuti










