di Giulia Merlo
Il Domani, 18 febbraio 2024
L’ex procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, pubblica il saggio “Pubblico ministero, un protagonista controverso della giustizia” per Cortina editore, in cui spiega senza reticenze il ruolo dell’accusa nel processo, nel contesto mediatico e soprattutto nella storia italiana. E prende posizione su alcuni dei temi più scottanti della giustizia: separazione delle carriere, modello accusatorio e utilizzo delle intercettazioni. “Il pubblico ministero è il magistrato che ha una particolare visibilità non solo perché, in toga, nell’aula del processo, in tribunale o in corte d’assise, sostiene l’accusa e si confronta con l’avvocato, ma soprattutto perché è il primo attore, in ordine di tempo, della giustizia penale”.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 18 febbraio 2024
L’utente ha smesso di essere un co-protagonista: sta tornando a essere un semplice consumatore. Piattaforme nate come luoghi dove interagire fra amici, condividendo contenuti, stanno diventando forme di intrattenimento in stile televisivo, destinate al consumo passivo. Il giudizio è di “The Economist”, che nei riassunti è bravo. Facebook compie vent’anni - l’anniversario è stato ricordato su “7-Corriere” da Micol Sarfatti e Matteo Persivale - ed è cambiato il modo in cui usiamo i social. Prima erano “social networks” (reti). Oggi sono “social media”.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 18 febbraio 2024
Quando si affrontano questioni come vita e morte è necessario anzitutto essere ben consapevoli della radicale inadeguatezza di qualsiasi norma le riguardi. La politica che attraverso il suo diritto intendesse perfettamente regolarle in base ai propri fini sarebbe il paradigma di un moderno totalitarismo. Vita e morte sono radicate nel senso angoscioso della mia singolarità. Nessuno può vivere al mio posto e nessuno morire. Ciò significa che io ne sia l’assoluto padrone? Dispongo forse della mia vita come mi piace? Della propria energia miliardi di uomini in passato e oggi sono stati liberi soltanto di poterla vendere. Il mio essere è sempre in relazione - anche quello del monaco lo è, magari solo col suo Dio. E la morte? Non si muore forse anche per gli altri? Anche la mia morte è in relazione con loro, come lo è stata la mia vita. Posso ignorarlo e affermare semplicemente che il morire appartiene a me soltanto e io soltanto sono chiamato a deciderlo? Ciò vale anche per il suicida, anche a lui verrà il pensiero: come la mia morte è destinata a pesare sugli altri? Vi è una responsabilità anche nel morire. Un paradigma puramente individualistico non regge - e tuttavia con quale ragionamento sostituirlo, proprio oggi, quando esso domina incontrastato almeno in Occidente?
di Marzia Amaranto
Il Riformista, 18 febbraio 2024
La violenza di genere rimane un tema caldo nel dibattito pubblico, difatti la discussione sul tema è sempre più presente al punto tale che la Commissione europea due anni fa ha proposto la direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (COM/2022/105), tesa a creare degli standard minimi comuni nei Paesi membri. Le misure previste riguardano la configurazione dei reati e le relative sanzioni, la protezione delle vittime, l’accesso alla giustizia, l’assistenza alle vittime, la prevenzione, il coordinamento e la cooperazione, ma presenta notevoli lacune.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 18 febbraio 2024
Majidi, attivista curdo-iraniana sbarcata il 31 gennaio, è scappata da un regime sanguinario. Arrivata in Italia è stata accusata di aver aiutato il capitano, e ora non può chiedere protezione. Cercava un luogo sicuro e si è ritrovata indagata in Italia, accusata di aver aiutato chi governava l’imbarcazione arrivata sulle coste calabresi il 31 dicembre. È la storia di Maysoon Majidi, attrice e regista in Iran, attivista curdo-iraniana di 27 anni, che vorrebbe richiedere protezione internazionale perché fuggita da un paese in cui è in atto una repressione sanguinaria da parte del regime. Specialmente nei confronti delle donne. Ma ora si trova in un carcere calabrese, a Castrovillari.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 18 febbraio 2024
Dieci i bracciati sfruttati; dalla loro denuncia le indagini per caporalato. Ecco i loro racconti. “Il modo in cui ci trattano è molto brutto. Lavoriamo per 11 ore al giorno e ci appellano in modi molto brutti quando ci chiamano. Ci forzano a fare sempre di più. C’è sempre una persona che ci controlla e, se ci lamentiamo, ci fanno stare a casa il giorno dopo. Mi sento come quando stavo in Libia e mi sento come se dietro di me ci fosse una persona con la pistola”. A parlare è un gambiano di 28 anni, uno dei dieci braccianti immigrati sfruttati sui campi casertani scoperti dall’importante inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere.
di Francesco Brusa
Il Manifesto, 18 febbraio 2024
Il giorno dopo il decesso dell’oppositore in carcere, la famiglia arriva alla colonia penale e denuncia: il corpo non si trova. Centinaia di arresti in giro per il paese. E dalle autorità escono “verità” diverse. Con Navalny è morto un uomo ed è scomparso un simbolo. Non stupisce che anche in una Russia sempre più stretta tra i morsi della guerra e la morsa della repressione, siano tornate le proteste: sono migliaia le persone che in diverse città hanno manifestato in onore dell’oppositore politico appena deceduto.
di Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera, 18 febbraio 2024
Mistero sulla salma del dissidente russo. Nel penitenziario siberiano alcune telecamere fuori uso. Un detenuto: “Già la notte precedente era successo qualcosa”. Gli oppositori del Cremlino, i collaboratori di Aleksej Navalny e soprattutto i familiari sono sempre più convinti che la morte del dissidente non sia avvenuta come dicono le fonti ufficiali. Anche perché il corpo del prigioniero più famoso del Paese non viene restituito ai suoi cari e, addirittura, non si sa dove sia. E poi pare che le telecamere di sorveglianza in questi giorni fossero fuori uso.
di Miriam Rossi
unimondo.org, 18 febbraio 2024
È scandalo negli Stati Uniti per un’inchiesta dell’Associated Press recentemente pubblicata. Due anni di raccolta e analisi dei dati sull’uso dei lavori forzati per i detenuti statunitensi hanno restituito le cifre e i principali attori di questo giro di affari milionario che va a garantire profitti in primis a molte note aziende alimentari. Gli Stati Uniti annoverano il maggior numero di detenuti in rapporto alla popolazione; oggi i reclusi ammontano a circa 2 milioni di persone dei quali 800mila hanno programmi di lavoro, in maggioranza uomini neri o di colore: il calcolo del valore economico dei lavori forzati (e il loro peso sociale) è, dunque, assolutamente percepibile.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 18 febbraio 2024
Il 2023 è stato un anno orribile per il diritto alla vita e la vita del diritto nel Regno saudita. La spada del boia si è abbattuta senza pietà su 172 teste. Superato il record del 2022. Il 30 gennaio 2024, l’Arabia Saudita ha tagliato la testa ad Awn Hassan Abu Abdullah, ha reso noto la European Saudi Organization for Human Rights (Esohr). Nulla di nuovo sotto il sole che batte e acceca la terra dei Saud dove la dea bendata con la spada sguainata in una mano e la bilancia spaiata nell’altra non è una icona metaforica della giustizia.










