di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Se le carceri, come si sa, rappresentano l’unità di misura del livello di civiltà di uno Stato, le nostre ci restituiscono una fotografia impietosa della qualità della nostra democrazia. L’impressionante contabilità dei suicidi, la cui media già da anni allarmante sembra volersi stabilmente impennare in questo 2024, è solo una spia, un sintomo - emotivamente potente della condizione del tutto fuori controllo del più complesso luogo istituzionale di esercizio della potestà punitiva dello Stato.
di Riccardo Polidoro*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Occorrono subito provvedimenti come l’indulto, l’amnistia, la liberazione anticipata speciale, misure (pene) alternative. Dopo le raccapriccianti percosse subite dai detenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, le cui immagini suscitarono lo sdegno dell’intero Paese e l’immediato intervento presso l’istituto di pena dell’allora Presidente del Consiglio, Mario Draghi e del Ministro della Giustizia, Marta Cartabia che dichiararono: “Occorre attivarsi per comprenderne e rimuoverne le cause perché fatti così non si ripetano”, in questi giorni è stato pubblicato il video dell’inaudita violenza nei confronti di un detenuto da parte della Polizia Penitenziaria nel carcere di Reggio Emilia, del 3 aprile scorso.
di Eriberto Rosso*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
“Andrebbero perciò adottate misure legislative di decarcerizzazione cominciando dai condannati che scontano pene inferiori a un anno”. Il tema della pena, le terribili condizioni delle carceri in Italia, la necessità che la politica agisca subito. Ne parliamo con Giovanni Fiandaca, Professore emerito di Diritto penale, già Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Sicilia.
di Gabriele Terranova*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
“Resta soprattutto l’esigenza di immaginare forme di penalità diverse, alternative al carcere come viene oggi declinato”. L’incontro con Mauro Palma - che ha da poco cessato la carica di Garante nazionale dei detenuti - comincia con un po’ di ritardo. “Mi scusi avvocato. A Terni, c’è stato l’ennesimo suicidio, il diciottesimo dall’inizio dell’anno. Ero al telefono con chi mi ha riferito la notizia”.
a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Giovanni, raccontato dalla sorella Giulia. Giovanni aveva 34 anni quando ha conosciuto una ragazza, con cui condivideva le stesse passioni. Ma lei aveva qualcosa di più, due bambini piccoli, e veniva da una situazione di maltrattamento in famiglia, per cui si era separata dal suo ex e Giovanni aveva visto in lei una persona con la quale costruire una famiglia. A quel punto hanno arredato la casa per iniziare una vita insieme. Anche perché lei non aveva un lavoro, non aveva nulla. Giovanni era tanto innamorato di lei, lui era famoso tra i suoi amici per essere un bonaccione, generoso e anche un po’ ingenuo. E tutte le sue amiche e anche le sue ex lo descrivono come un ragazzo dolce, premuroso e assolutamente non violento. Sono andati a vivere insieme, sommando le loro reciproche fragilità, perché entrambi avevano problemi di dipendenza da alcol e droga, e non sono riusciti a trovare un equilibrio, specialmente che andasse bene per i bambini.
di Elena Valentini*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
L’imputato ha un incondizionato diritto ad ottenere il riesame della propria condanna sulla base di un qualsiasi motivo che possa rivelarsi idoneo a riformarla. Ultimamente, molte sono state le occasioni e le ragioni per puntare i fari sui centri di detenzione per stranieri: il clamore e le nocive polemiche attorno al “caso Apostolico”, a margine del quale le Sezioni unite hanno appena sollecitato la Corte di giustizia UE ad esprimersi sulla disciplina del trattenimento dei richiedenti asilo (come innovata dal decreto Cutro); la volontà di costruire nuovi centri di preparazione al rimpatrio, ostracizzata dagli amministratori locali (anche di centrodestra) e sfociata nella stipula del controverso patto tra Giorgia Meloni ed Edi Rama per creare alcuni C.P.R. e punti di crisi in Albania. Soprattutto: i contenuti di alcune inchieste giudiziarie e giornalistiche, che hanno mostrato le condizioni di vita all’interno di tali strutture contribuendo a spiegare i tanti suicidi tra i loro “ospiti”.
di Mario Iannucci*
Il Riformista, 17 febbraio 2024
Le cause dell’aumento dei suicidi nelle carceri sono naturalmente molteplici: in primo luogo c’è da considerare che il disagio psichico, ormai largamente diffuso anche nella popolazione generale, nelle carceri è enormemente aumentato negli ultimi decenni perché si tende a dargli sempre di più una risposta reclusiva. Il secondo motivo è il “ritiro” della salute mentale dagli istituti di pena. Perché la salute mentale non è soltanto uno psichiatra che viene in carcere tre volte a settimana per qualche ora.
di Suor Anna Donelli
Il Domani, 17 febbraio 2024
In carcere finiscono sempre più detenuti psichiatrici. Le sezioni sono invivibili, con pochi spazi e ancora meno possibilità di ricevere cura. Così nei sani sale la rabbia, nei malati invece gli atti estremi. Da quindici anni sono volontaria nel carcere di san Vittore a Milano, dove mi dedico a chiunque mi chieda qualcosa, senza differenze di età, di provenienza, di cultura e religione. Il mio incontro è con la persona, non con l’autore di questo o quel reato. Parto dalla consapevolezza che ogni persona sia sempre di più di qualsiasi fatto commesso. All’interno di questa relazione di fiducia si può parlare in modo costruttivo, da compagna di viaggio, sperimento i piccoli salti di qualità e i cambiamenti di vita profondi, perchè raggiunti con tanta fatica e pochi aiuti, ma ad un certo punto riusciti.
di Josephine Carinci
ilsussidiario.net, 17 febbraio 2024
Le carceri minorili sono in emergenza: 516 i reclusi al 31 gennaio 2024, un numero mai visto prima dal 2006. Aumento per effetto del decreto Caivano? Tra le statistiche pubblicate dal ministero della Giustizia, c’è un dato che mette in evidenza l’emergenza storica vissuta dal sistema carcerario italiano. 516: è questo il numero dei ragazzi e delle ragazze reclusi negli istituti penali per minorenni (Ipm) al 31 gennaio 2024. Si tratta del più alto numero mai registrato prima d’ora dal 2006, da quando vengono diffuse le statistiche sulla giustizia minorile. Un anno fa, i minorenni e i giovani adulti (18-24 anni) reclusi negli Ipm erano 385, dunque circa un terzo in meno. Il numero è sempre oscillato tra 300 e 450 dal 2006 ad oggi, con alcuni picchi nel 2009 (503) e nel 2012 (508). Quello del 2024, però, li supera e mette in evidenza come il sistema carcerario sia al collasso, anche per quanto riguarda i minori.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 febbraio 2024
Il sottosegretario leghista alla Giustizia delinea le intenzioni del governo in materia di carceri minorili, dopo i dati pubblicati sul Foglio: “C’è bisogno di diversificare l’esecuzione della pena, adattandola alla situazione dei singoli ragazzi”. “Il dipartimento di giustizia minorile non si sta concentrando solo sul carcere. Certo, c’è la necessità di modernizzare le strutture, ma c’è soprattutto bisogno di diversificare l’esecuzione della pena, perché riteniamo che questa debba adattarsi alla situazione dei singoli ragazzi, spesso caratterizzata da fragilità come la dipendenza da sostanze stupefacenti”. Così, intervistato dal Foglio, Andrea Ostellari, sottosegretario leghista alla Giustizia con delega ai minori, delinea le intenzioni del governo in materia di carceri minorili, dopo i dati pubblicati ieri sul Foglio: il numero dei ragazzi e delle ragazze reclusi negli istituti penali per minorenni (Ipm) ha raggiunto quota 516, il numero più alto mai registrato prima d’ora, segno che il problema del sovraffollamento non riguarda più soltanto il circuito penitenziario degli adulti.
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