di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
I deputati dem Serracchiani e Gianassi vanno all’attacco dell’esecutivo su un tema di giustizia: “Ciò che il governo prospetta è una riduzione minimale che non utilizza gli spazi concessi dalla riforma Cartabia”. Il Partito democratico va all’attacco del governo e lo fa attraverso il tema dei magistrati fuori ruolo, mai forse loro terreno di scontro in materia di giustizia in tale senso. “Stiamo assistendo ormai da settimane - hanno dichiarato i deputati Federico Gianassi e Debora Serracchiani - alla fuga della maggioranza di destra rispetto all’espressione di pareri sui decreti di attuazione della riforma Cartabia, in particolare sui magistrati fuori ruolo e sulle modifiche dell’ordinamento giudiziario che attengono anche al fascicolo di valutazione del magistrato. Questa destra, che a parole si mostra sempre molto muscolare e che in questo primo anno e mezzo di legislatura non ha mai perso l’occasione di fare della giustizia una bandiera ideologica, alla prova dei fatti finisce per scappare”.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
“Per noi la vera riforma della giustizia passa attraverso la separazione delle carriere, il cui esame è stato già avviato in Parlamento. Chiederemo la calendarizzazione per il prossimo mese”, dice il leader di Fi Tajani al Dubbio. “Il governo sarà sempre a fianco di chi lotta per la democrazia, per la libertà di pensiero e per i diritti inalienabili di ogni essere umano. Sono molto colpito dalla morte di Alexey Navalny dopo anni di persecuzione in prigione, ci stringiamo alla sua famiglia e al popolo russo”.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
La vicenda che contrappone il governo italiano alla famiglia Cavallotti (e i tanti procedimenti connessi, dei quali ancora si parla solo tra gli addetti ai lavori) non poteva passare sotto il silenzio di quella parte dell’opinione pubblica che, ai ragionamenti tecnici - che siano giuridici, filosofici o sociologici non importa - preferisce la retorica del “nemico alle porte”, dello stato d’assedio, del “dagli all’untore”. Quella fazione di pensatori, sia consentita questa breve digressione, che vanno in Parlamento, dopo cinquant’anni in Magistratura, a rimproverare al governo di voler abolire i “reati penali” (è vero, è stato detto proprio così), mentre tutti gli operatori del diritto, magistrati compresi, invocano provvedimenti deflattivi, ivi compresa una robusta depenalizzazione.
di Leonardo Filippi*
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
L’articolo su La Stampa dell’ex procuratore di Palermo e di Torino, Gian Carlo Caselli, prende inopinatamente posizione sul “caso Cavallotti”, gli imprenditori palermitani in causa contro l’Italia davanti alla Corte europea, la quale ha giustamente voluto chiedere chiarimenti sull’inquietante vicenda nella quale i fratelli Cavallotti, pur assolti in sede penale dalla partecipazione all’associazione mafiosa, si sono visti confiscare le aziende e ogni loro bene come misura di prevenzione perché indiziati di appartenere all’associazione mafiosa.
di Achille Saletti*
Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2024
Senza ricorrere alla letteratura scientifica o agli studi di David Garland sulla correlazione tra il venire meno dei servizi di salute mentale ed il progressivo aumento di persone psichicamente instabili in galera, è sufficiente leggere un report o partecipare ad un qualsiasi convegno di medicina penitenziaria per rendersi conto del fatto che una fetta di popolazione carceraria, affetta da problemi seri di salute mentale, in galera non dovrebbe starci.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 17 febbraio 2024
Il muratore è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della 13enne di Brembate di Sopra, ma non ha mai potuto realmente confrontarsi con le prove. Massimo Bossetti, all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, non potrà analizzare quegli abiti della ragazzina su cui è stato trovato il suo dna e che lo hanno portato alla condanna. Con una decisione incongrua rispetto a pronunciamenti precedenti, la corte di Cassazione ha respinto la richiesta dei suoi avvocati.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2024
Lo sconto derivante dal rito ha natura sostanziale e il giudice non può procedere al calcolo partendo dall’ergastolo astrattamente comminato, ma applicato nella misura dei 30 anni. Per l’applicazione della disciplina della continuazione da parte del giudice dell’esecuzione va considerata come violazione più grave quella per la quale è stata “inflitta” la pena più grave, anche quando per alcuni reati si è proceduto con giudizio abbreviato. L’interpretazione normativa prevede, quindi, che quando per uno dei reati posti in continuazione a seguito dello sconto di pena derivante da giudizio abbreviato siano stati comminati trenta anni di reclusione al posto dell’ergastolo il giudice dell’esecuzione è tenuto a stabilire la pena conclusiva - in relazione a quelle relative a più fatti oggetto di condanna - fondando il calcolo aritmetico sulla base della pena scontata per poi procedere agli aumenti. Viene quindi escluso che il calcolo possa fondarsi sulle pene comminate “al lordo dello sconto” per il rito abbreviato per poi procedre alla riduzione di un terzo sulla somma di quelle che sarebbero state astrattamente comminate senza le riduzioni. Ciò deriva dalla natura sostanziale - e non meramente processuale - delle conseguenze per chi accede ai riti diversi da quello ordinario da cui derivino trattamenti sanzionatori più mitigati in termini di libertà personale. Il quadro di tali chiarimenti deriva dalla sentenza n. 7029/2024 depositata dalla Sezioni Unite penali della Corte di cassazione.
orizzontescuola.it, 17 febbraio 2024
Bussetti: “Valorizzare le persone che vivono e lavorano negli istituti penitenziari”. “Stiamo dando un segnale importante di attenzione della scuola e dei suoi professionisti al mondo delle carceri. Con il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, Prap, vogliamo dare nuove opportunità e valorizzare le persone che vivono e lavorano negli istituti penitenziari”. Con queste parole il direttore dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, Marco Bussetti, ha inaugurato il percorso di formazione “Incontri regionali di formazione congiunta per personale dell’amministrazione scolastica e penitenziaria in servizio presso gli Istituti Penali del Veneto”.
di Marcello Pesarini*
Ristretti Orizzonti, 17 febbraio 2024
Il Garante dei detenuti delle Marche, Giancarlo Giulianelli, conferma le cifre che Sinistra Italiana Marche denuncia da anni, ma tira conclusioni diverse, insiste sul fatto che non bisogna abbassare la guardia. Vediamole: sovraffollamento delle carceri con 902 presenti per una capienza di 837 unità, situazioni più pericolose ad Ancona Montacuto e Pesaro. In crescita il clima di insofferenza fino agli ultimi incidenti nelle scorse ore a Marino del Tronto, Ascoli Piceno. Gli agenti di Polizia Penitenziaria sono 587 sui previsti 771.
di Maurizio Degl’Innocenti
ilpost.it, 17 febbraio 2024
È il più grande della Toscana e le sue condizioni igienico-sanitarie sono pessime: in sette hanno ottenuto sconti di pena per essere stati detenuti in condizioni “inumane e degradanti”. Mercoledì 14 febbraio Gafur Hasani, un uomo di 51 anni di nazionalità serba, è morto all’ospedale Careggi di Firenze. Da qualche settimana era in custodia cautelare nel carcere di Sollicciano, nella periferia ovest della città, accusato di rapina. Le circostanze della sua morte non sono chiare, si era sentito male il 31 gennaio nella sua cella e poi era svenuto. I compagni a quel punto avevano chiamato la sorveglianza e Hasani era stato trasferito in ospedale, ma nonostante l’assistenza medica non si è più risvegliato dal coma ed è morto circa due settimane dopo. Prima del 31 gennaio Hasani aveva scritto alcune lettere ai familiari in cui diceva che nella sua sezione c’erano spesso risse e aggressioni. I suoi avvocati hanno chiesto che venga disposta l’autopsia sul corpo.
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- Santa Maria Capua Vetere (Ce). “Incompatibile con la detenzione”. Si muove il Garante
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