di Antonella Mascia*
L’Unità, 11 febbraio 2024
Simone Niort è un giovane con importanti problemi psichiatrici che si trova in carcere dall’età di diciannove anni. In otto anni di carcere Simone ha tentato il suicidio almeno venti volte, si è inferto lesioni per almeno 300 volte, ha subito più di cento procedimenti disciplinari ed è stato incessantemente trasferito da una casa circondariale all’altra in Sardegna. A giugno 2023, per motivi disciplinari, è stato spostato a Torino, perdendo i contatti con la sua famiglia. A fine gennaio è stato rinviato in Sardegna, grazie anche all’intervento di Susanna Ronconi e della Garante dei detenuti di Torino Monica Gallo. Il percorso di Simone è un vero Calvario e va raccontato.
di Giuliano Cazzola
startmag.it, 11 febbraio 2024
Considerazioni a margine sul tunisino in carcere a Reggio Emilia, oltre i casi Cospito, Salis e non solo. Leo Longanesi fu una singolare figura di intellettuale, buon giornalista ed innovatore nel mondo editoriale. Fascista, sia pure con qualche ambiguità (fu l’inventore dell’affermazione “Mussolini ha sempre ragione”), quando l’Italia entrò in guerra il 10 giugno del 1940 accettò di collaborare alla propaganda del regime fascista e produsse una serie di slogan che sono passati alla storia, come: “Taci! Il nemico ti ascolta”, “La patria si serve anche facendo la sentinella ad un bidone di benzina”. Ma quello più ficcante venne a ridosso del vile attacco militare alla Francia aggredita da Hitler e sul punto di soccombere; lo slogan chiamava in causa Biserta definita, “Una pistola puntata contro l’Italia”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 11 febbraio 2024
Lo ha annunciato il Ministro della Giustizia nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Padova. Il Guardasigilli ha affrontato anche la drammatica condizione delle carceri frutto di “decenni di trascuratezza”; ed ha poi sottolineato la delicatezza di misure come il sequestro degli smartphone che contengono i dati di una “intera vita” e non solo del proprietario. “Per la prima volta, da 50 anni, colmeremo gli organici dei magistrati perché entro un anno assumeremo 1.300 magistrati con quattro concorsi: cosa che non è mai accaduta prima”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, oggi a Padova per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università. “Per quanto riguarda il personale civile - ha rilevato - ci sono molti posti disponibili e pochi candidati che si presentano perché sono poco appetibili. Si ritiene che le retribuzioni siano basse, ma soprattutto perché non vi è una sufficiente prospettiva di carriera. Qui bisogna intervenire normativamente e lo faremo”.
di Carlotta De Leo
Corriere della Sera, 11 febbraio 2024
Il viceministro: chiederemo di calendarizzare separazione carriere a marzo. “È prossima una riforma del sequestro dei telefoni cellulari”: lo annuncia il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, intervenuto all’inaugurazione dell’Anno giudiziario dei penalisti italiani. “Noi riteniamo che il sequestro dei cellulari debba passare dal giudice e non dal pubblico ministero - spiega Sisto - Seguendo la Corte Costituzionale, vista la differenza tra i documenti e le comunicazioni come messaggistica, WhatsApp eccetera, queste ultime devono essere soggette ai limiti di ammissibilità tassativi del 266 perché questa diversa natura possa ottenere il dovuto riconoscimento”.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 11 febbraio 2024
In Italia, ormai lo sanno anche i muri, non si può fare politica della giustizia senza il consenso della magistratura. Se ci provi, paghi prezzi troppo alti, e non c’è in giro un partito o un leader politico che ne abbia davvero voglia o forza. L’idea è che, almeno, devi patteggiare con il potere giudiziario le riforme di maggiore rilievo. Dunque la magistratura italiana è, almeno a far data dal 1992, non solo un soggetto politico, ma senza dubbio il soggetto politico più forte in tema di politica della giustizia. Non esiste un Paese al mondo dove accada, neanche lontanamente, qualcosa di simile, ma la evidenza di questa anomalia antidemocratica, di questo tracotante oltraggio al principio della separazione dei poteri, sembra non riguardarci.
di Serena Polizzi
agi.it, 11 febbraio 2024
Coro di voci unanime condanna i fatti di Reggio Emilia, e da più parti si chiede una riforma radicale del sistema carcerario. Un video shock e inaccettabile. È il coro di voci che si levano sul video del detenuto torturato da agenti della Polizia penitenziaria nel carcere di Reggio Emilia. Al momento risultano indagati una decina di agenti penitenziari. Oggi a prendere posizione il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che sottolinea: “Fermo restando che tutto deve essere accertato nelle sedi competenti, e quindi dare giudizi molto netti preventivamente è sempre qualcosa che deve avere un certo riguardo, è ovvio che non sono cose accettabili. Ogni volta che una persona è ristretta, sotto la vigilanza di organi dello Stato, deve essere assicurata la dignità della persona in modo duplice rispetto alle normali condizioni”.
di Maria Corbi
La Stampa, 11 febbraio 2024
Il Garante nazionale dei detenuti sta effettuando ulteriori verifiche sul caso delle torture nel carcere di Reggio Emilia documentate in un video e sull’intero istituto. A quanto si apprende, aldilà dell’inchiesta della Procura, il Garante punta ad approfondire le circostanze e il contesto complessivo in cui è emerso il singolo caso, per un’ampia verifica. Nei prossimi giorni potrebbe quindi essere prevista un’ispezione all’interno dello stesso istituto.
di Margherita Grassi
Corriere della Sera, 11 febbraio 2024
Il ministro della Giustizia e il collega del Viminale dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per 10 agenti di Polizia penitenziaria e la diffusione del video del pestaggio. Il Guardasigilli: “Immagini indegne di uno Stato democratico”. “Non sono cose accettabili”, sottolinea il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. “Sdegno e dolore”, la reazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il governo interviene dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Reggio Emilia per dieci agenti di polizia penitenziaria per tortura, e dopo la diffusione del video choc con le immagini del pestaggio ai danni di un detenuto di 41 anni.
di Eugenio D’Alessandro
Il Roma, 11 febbraio 2024
In pochi mesi tenta il suicidio per ben sei volte e sulle carceri napoletane si allunga lo spettro di una nuova, possibile tragedia. Mario Cardillo, 49 anni, sta scontando una condanna a quasi 17 anni di reclusione per traffico di droga. Una pena severa, già ribadita dai giudici di appello, che rischia di esserlo ancora di più a causa delle precarie condizioni di salute del detenuto. Cardillo, come accertato dai periti di parte e del tribunale, è affetto da una seria forma di depressione che richiederebbe un costante e specialistico monitoraggio medico.
di Roberto Bonaldi
rainews.it, 11 febbraio 2024
Una situazione che Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva, ha rilevato nella casa circondariale di Montorio, tappa del suo viaggio alla scoperta delle condizioni di detenzione in Italia. Tra cronico sovraffollamento e casi di marginalità sociale. Questione di numeri. Metrature degli spazi condivisi, l’ammontare dei detenuti e di chi è incaricato di sorvegliarli e assisterli. Disequilibri maturati nel tempo, fino allo stato attuale, con i problemi al sistema penitenziario all’ordine del giorno, e una soluzione che tarda a mostrarsi. Lo rileva il senatore Ivan Scalfarotto, membro della Commissione Giustizia: nella sua visita alle carceri italiane, la tappa veronese alla Casa circondariale di Montorio (Verona), che con cinque suicidi tra detenuti solo dallo scorso novembre, è rappresentazione del cortocircuito in atto.
- Volterra (Pi): Tra i detenuti in cura nella Rems. Pochi bagni, umidità e stanze anguste
- Viterbo. Suicidi, atti di autolesionismo e aggressioni in aumento in carcere: è allarme
- Palermo. Le voci dal carcere Pagliarelli sull’azione di Sostegno alla Genitorialità
- Migranti. Chiuso in una gabbia così, certo che pensi al suicidio
- Il mio Filippo e altri 2.200 italiani detenuti all’estero: dov’è finita la nazione?










