di Stefano Anastasìa*
huffingtonpost.it, 6 febbraio 2024
Nel Cpr romano Ousmane non ce la faceva a essere rinchiuso senza scopo, voleva lavorare e aiutare la sua famiglia in Africa. E si è impiccato. Altri si inventano agghiaccianti stratagemmi per uscire. Un ragazzo di neanche ventidue anni, Ousmane, si è tolto la vita questa mattina, prima dell’alba, nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma, a Ponte Galeria. Era lì da cinque giorni, proveniente da Trapani, dove era stato rinchiuso sin dal mese di ottobre, in attesa - come si dice - di identificazione e di espulsione.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Due inchieste sono state aperte dalla procura di Roma su quanto accaduto domenica mattina nel Centro per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria. La più importante riguarda la morte di Ousmane Sylla, il giovane di 21 anni originario della Guinea che si è tolto la vita nella struttura: ieri a piazzale Clodio è arrivata la prima informativa che ha consentito ai al pm Attilio Pisani di avviare un procedimento per istigazione al suicidio, passaggio indispensabile anche per poter effettuare una serie di accertamenti a cominciare dall’autopsia sul corpo del ragazzo. La seconda inchiesta riguarda invece la rivolta scoppiata nel Cpr in seguito alla morte di Ousmane, e per la quale sono stati arrestati 14 migranti.
di Daniela De Robert*
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Il trattenimento dei migranti irregolari - ha affermato la Corte costituzionale nel 2001 - trova giustificazione esclusivamente nella finalità del rimpatrio. Finalità non raggiunta in oltre la metà dei casi. I Cpr nel nostro paese sono dieci, da Gradisca d’Isonzo a Caltanissetta passando per Macomer: uno chiuso per lavori, due sotto inchiesta della magistratura, uno dei quali commissariato. Un totale di oltre seicento posti disponibili e un numero complessivo di 6.383 persone transitate nel 2022, secondo gli ultimi dati disponibili.
di Oiza Q. Obasuyi
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Le multinazionali arrivano a gestire anche 100 Centri in diversi paesi europei. Per guadagnare si taglia: 4,88 euro a persona al dì per pranzo, cena e costi del personale. Il suicidio di Ousmane Sylla nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma, è solo l’ultimo di una serie di episodi violenti che avvengono all’interno dei Cpr italiani, dove le persone migranti vengono detenute poiché prive di un permesso di soggiorno. Nonostante le condizioni inumane e degradanti all’interno dei Centri siano ormai note, ciò che è meno noto è il funzionamento dell’apparato gestionale. Parlarne è fondamentale per avere un quadro chiaro della spirale di violenza a cui sono sottoposte le persone migranti.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 6 febbraio 2024
La giustizia è in crisi. Si torna alla vendetta. Ma la vendetta degli Stati si trasforma facilmente in guerra. Cosa possiamo fare per tornare alla giustizia, ovvero al giudizio, alla responsabilità e alla pace? La vendetta provoca piacere e soddisfazione. Le religioni hanno per millenni dettato regole basate sulla vendetta di divinità rabbiose e intolleranti. E se il cielo si vendica “perché non posso farlo io che sono uomo e subisco molti più torti di una creatura che si gode la vita in paradiso?”. Ma col passare del tempo e con il raffinarsi delle abitudini umane, qualcuno ha cominciato a pensare che la vendetta è ingiusta perché troppo personale e arbitraria. Si è capito che per convivere bisogna creare delle regole e affidarsi a qualcuno che le applichi. Così nascono i tribunali, i giudici e gli avvocati. Quando però la giustizia diventa ingiusta, ovvero troppo lunga o troppo affiliata al potere, gli esseri umani si sentono giustificati a praticare la vendetta, molto più rapida,più soddisfacente. È quello che secondo me sta succedendo in tutto il mondo in questi tempi. La giustizia è in crisi. Si torna alla vendetta. Ma la vendetta degli Stati si trasforma facilmente in guerra. Cosa possiamo fare per tornare alla giustizia, ovvero al giudizio, alla responsabilità e alla pace? Basta urlare con rabbia contro le armi e l’odio? Questo il grande interrogativo che ci tormenta nell’attuale periodo di aggressività e volontà di autodistruzione. Negando il diritto di difesa si ottengono accordi? Cosa succede se in nome della pace un popolo rinuncia a difendersi e si arrende al più forte?
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 6 febbraio 2024
Delusione e amarezza dopo gli incontri con il guardasigilli e Tajani: no ai domiciliari presso l’ambasciata. Schlein attacca: “Il “dolore” di Nordio? Inutile”. “Credo che mia figlia starà molto tempo in galera”. Roberto Salis, il padre di Ilaria, esprime tutta la sua delusione dopo i faccia a faccia con i ministri Tajani e Nordio. “È andata molto peggio di come ci aspettavamo - dice dopo il colloquio con il Guardasigilli - Non vediamo nessuna azione che possa migliorare la situazione e siamo stati completamente lasciati da soli: abbiamo chiesto due cose, ci sono state negate”. In mattinata Tajani aveva parlato di incontro “privato e cordiale”, promettendo che il governo continuerà a impegnarsi “perché possa essere rispettata la normativa comunitaria per i diritti dei detenuti”. Mentre il guardasigilli ha sottolineato che una “interlocuzione epistolare tra un dicastero italiano e l’organo giurisdizionale straniero sarebbe irrituale e irricevibile”.
di Luca Celada
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
La Camera a maggioranza Gop, “manovrata” da Trump, non approverà mai la legge. Il disegno stanzia anche dei “fondi umanitari” per Israele e per lo sforzo bellico di Kiev. Dopo settimane di negoziazione è uscita dal Senato Usa la proposta di riforma dell’immigrazione per far fronte all’emergenza sul confine. Il disegno, negoziato da senatori repubblicani e democratici, prevede il blocco automatico delle accoglienze qualora le entrate quotidiane raggiungessero le 5.000, in una media settimanale (le domande di asilo tornerebbero ad essere accolte dopo un numero di giorni sotto questa soglia). La legge renderebbe inoltre più spedita la valutazione delle richieste. Oltre alle misure di immigrazione, il pacchetto prevede l’autorizzazione degli aiuti richiesti da Biden per Ucraina ed Israele (più di 10 miliardi di dollari in forniture umanitarie - anche se allo stato attuale gli Usa hanno bloccato ogni assistenza ai civili colpiti dalle bombe americane che piovono su Gaza).
di Paola Severino
La Stampa, 5 febbraio 2024
Eccoci di nuovo all’emergenza-carceri, all’allarme per il crescente numero di suicidi, al problema del sovraffollamento, al timore di un nuovo intervento sanzionatorio della Corte europea dei Diritti dell’uomo. Sono trascorsi circa 12 anni da quando venne raggiunto il numero record di 66 mila detenuti che portò a quella condanna. Una condanna le cui conseguenze vennero evitate a seguito della emanazione dei cosiddetti “decreti svuota carceri”, basati su alcune misure deflattive che si possono così sintetizzare: incentivo all’utilizzo del braccialetto elettronico per permettere una più estesa applicazione degli arresti domiciliari; un ampliamento dei termini per usufruire dell’affidamento in prova al servizio sociale; un potenziamento delle ipotesi di liberazione anticipata; il contenimento del fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” (ingresso ed uscita dal carcere nel giro di pochi giorni), attraverso l’immediata convalida dell’arresto in flagranza; il potenziamento di risorse finanziarie per l’edilizia carceraria.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 5 febbraio 2024
E se all’interno del nostro miserevole sistema penitenziario fosse consentito alla persona detenuta di svolgere i colloqui, anche intimi, con il partner? È quanto previsto da una sentenza della Consulta. L’amore in carcere. Non quello sognato, fantasticato, invidiato e non quello violento e clandestino; nemmeno quello rubato da mani e sguardi frettolosi e ansiosi e quello detto o urlato. Ma l’amore se si può dire vero, quello che fa incontrare due desideri e due corpi. Per i prigionieri di 31 Paesi europei è un diritto riconosciuto: e per loro, a determinate condizioni, sono disponibili “spazi di espressione dell’affettività intramuraria, inclusa la sessualità” (Corte costituzionale 10/24).
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 5 febbraio 2024
Il penitenziario veneto di Montorio è tristemente noto come “carcere della morte” per i cinque suicidi in meno di tre mesi. Non si ferma l’emergenza suicidi in carcere, con altri due detenuti che si sono tolti la vita nei nostri penitenziari nelle ultime ore. Sono così 15 i suicidi in carcere da inizio anno, un numero enorme in assoluto e ancor di più se rapportato allo stesso periodo degli scorsi anni.
- Siamo già a 15 suicidi all’inizio del 2024. Agiamo subito o sarà record di morti in cella
- Schlein, attacco a Nordio: “Si occupi dei suicidi in cella. Forte con i deboli, tenero con i forti”
- Dramma carceri, tra record di suicidi e neonati in cella quando l’Icam è adiacente
- Le carceri italiane e il caso Ungheria
- “Per avere carceri più umane c’è bisogno dell’architettura e non dell’edilizia penitenziaria”










