Messaggero Veneto, 15 gennaio 2024
Il docufilm al Visionario, mercoledì a Cinemazero. In sala anche il regista Antonio Tibaldi. La vita dentro un carcere unico al mondo, in mezzo al mare, dove gli uomini attraverso il lavoro cercano il proprio personale riscatto è quella raccontata in “Gorgona”, miglior documentario italiano al Festival dei popoli 2022. E sarà proprio il regista Antonio Tibaldi a presentare il film al Visionario di Udine domani alle 19.30 e il giorno seguente a Cinemazero di Pordenone alle 20.45.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 15 gennaio 2024
L’uso di TikTok è sempre più sfruttato dai clan del Foggiano, il Csv replica con un videoclip realizzato dal cantautore Giovanni D’Angelo. La criminalità nel Foggiano fa proseliti attraverso i social. TikTok, in particolare, è lo strumento prediletto - si possono aprire profili anonimi - per propagandare la (sub)cultura mafiosa. Una ricerca del professore Marcello Ravveduto, docente di Digital Public History all’Università di Salerno, con ricercatrici del corso di Informatica Umanistica dell’Università di Pisa, ha “mappato” la galassia delle mafie foggiane (quarta mafia, l’insieme di gruppi criminali della Capitanata, nel nord della Puglia) attraverso le piattaforme digitali. E ha messo a fuoco il linguaggio di figli, mogli e cugini dei mafiosi o loro affiliati, influencer evoluti, abilissimi nel giustificare la devianza criminale e nel creare una “estetica del potere - spiega in sintesi Ravveduto - e cioè far capire che più sei ricco e famoso più hai diritto di comandare”.
di Gabriele Segre
Il Domani, 15 gennaio 2024
L’occidente è in guerra, militare, economica e valoriale. Ma non ne usciremo se continueremo solo a guardare il nemico invece di chiederci cosa dobbiamo cambiare per vincere. L’occidente è in guerra. Ci sono pochi dubbi a riguardo: per accorgersene è sufficiente leggere i nomi di villaggi scritti in alfabeto cirillico, arabo o ebraico associati alla tragica contabilità di munizioni, missili e morti. Se non bastasse, si possono enumerare le battaglie senza armi con cui giovani e vecchie potenze si contendono il dominio dell’economia globale. O ricordare ancora i conflitti più sottocutanei, ma altrettanto polarizzanti, scatenati a casa nostra, nel cuore di Europa e Stati Uniti, contro l’ombra sinistra di populismi, suprematismi e radicalismi antidemocratici.
di Loretta Napoleoni*
Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2024
Le guerre dimenticate hanno il vizio di tornare a condizionare la nostra vita. Anche in questa fase storica in cui in Occidente il nazionalismo trionfa sul globalismo e la fortezza Europa alza muri di cinta verso il cielo sempre più solidi, i conflitti ignorati per lungo tempo minacciano il nostro privilegiatissimo stile di vita, e spesso lo fanno con prepotenza inaspettata. E così la guerra a Gaza, la più vecchia del moderno Medio Oriente, e quella nello Yemen, tra le più recenti, hanno portato in casa nostra tragedie umane che molti reputavano inimmaginabili e tra poco svuoteranno anche i nostri portafogli. E vediamo come questo secondo fenomeno prende forma.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 15 gennaio 2024
L’accusa a Israele per “genocidio” mentre l’Osservatorio del Cdec documenta una nuova ondata di rancore contro gli ebrei. L’atto d’accusa portato all’Aia contro Israele apre, accanto al tentativo di tutelare la popolazione palestinese di Gaza, questioni di coscienza e contraddizioni. È impossibile, certo, non porre in discussione la proporzionalità della risposta israeliana all’aggressione patita per mano di Hamas: il protrarsi e le dimensioni della reazione militare, le sofferenze e i lutti per due milioni di civili. Lo fanno persino gli americani, alleati storici di Gerusalemme.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2024
In queste settimane le organizzazioni per i diritti umani stanno terminando la raccolta dei dati sull’applicazione della pena di morte nel 2023. Un compito a volte impossibile, come nel caso della Cina; altre volte difficile, come in quelli dell’Iran o di altri stati in cui molte esecuzioni non sono rese note dalle autorità. Incrociando i dati di Reprieve, di Amnesty International e dell’Organizzazione euro-saudita per i diritti umani e confrontandoli con quelli ufficiali, è emerso che lo scorso anno in Arabia Saudita sono state eseguite almeno 172 condanne a morte. Nel 2022 erano state almeno 196, il numero più alto dei precedenti 30 anni. Facendo le somme, dal 2015, l’anno in cui il principe della Corona Mohamed bin Salman ha assunto di fatto il potere, ci sono state almeno 1257 impiccagioni, una media di 140 all’anno. Gli ultimi otto anni sono stati i più sanguinosi nella storia moderna dell’Arabia Saudita.
di Arundathie Abeysinghe*
La Repubblica, 15 gennaio 2024
La solidarietà delle famiglie che vivono in povertà. L’Ordine degli avvocati dello Sri Lanka indaga sulla condotta delle forze dell’ordine. Una recente operazione anti-droga chiamata “Yukthiya” (che significa “giustizia”) sta lasciando centinaia di bambini senza genitori a causa degli arresti indiscriminati. Secondo Patali Champika Ranawaka, già ministro dell’Energia e leader del Fronte Repubblicano Unito (URF), la polizia ha arrestato un gran numero di tossicodipendenti, a volte entrambi i genitori, soprattutto a Colombo e nella sua periferia. In molti casi, i bambini soffrono la fame mentre i loro genitori sono in detenzione.
agi.it, 15 gennaio 2024
Le autorità di Quito hanno ottenuto la liberazione di oltre 200 funzionari tenuti in ostaggio dalle bande di narcotrafficanti che hanno dichiarato guerra allo Stato. Domenica le forze di sicurezza dell’Ecuador hanno ripreso il controllo di diverse carceri cadute nelle mani dei membri delle bande, dopo aver ottenuto il rilascio di oltre 200 funzionari tenuti in ostaggio all’interno delle carceri. La latente crisi di sicurezza del paese è scoppiata la scorsa settimana quando il governo e le potenti bande di narcotrafficanti si sono dichiarati guerra totale l’uno all’altro, dopo la fuga dalla prigione di un pericoloso signore della droga.
di Luca Sofri
ilpost.it, 15 gennaio 2024
Sono più di 300 e la loro presenza ha effetti positivi sulle persone detenute che vivono nel carcere più sovraffollato dello Stato. La presenza di animali nelle carceri, specialmente nell’ambito di programmi di riabilitazione dei detenuti, è una cosa abbastanza comune. Più rara è invece la loro presenza nelle celle, che quando si verifica è limitata a pochi animali di proprietà di specifici detenuti. Per questo motivo il caso del principale penitenziario di Santiago, la capitale del Cile, è piuttosto unico: dentro alla prigione vivono più di 300 gatti a stretto contatto con le persone detenute e la loro presenza ha migliorato la vita all’interno del carcere, che è il più affollato del paese. La loro convivenza è stata raccontata recentemente da Jack Nicas in un articolo per il New York Times.
di Josephine Carinci
ilsussidiario.net, 14 gennaio 2024
Sempre più morti sospette nelle carceri, tra suicidi e decessi sui quali è stata disposta l’autopsia. Dal governo: “Dobbiamo garantire dignità alle persone”. Una settimana dopo il suicidio del 25enne Matteo Concetti, che si è impiccato con un lenzuolo in una cella di isolamento dove era rinchiuso, nonostante soffrisse di problemi psichici, un altro detenuto è morto. Il dramma questa volta è accaduto a Montacuto, nell’anconetano: la vittima è un 41enne algerino trovato senza vita dai compagni di stanza che hanno dato l’allarme quando si sono accorti che l’uomo era immobile sulla brandina e che non rispondeva agli stimoli. Il decesso potrebbe essere avvenuto per cause naturali ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro e hanno disposto l’autopsia. Il 41enne era stato arrestato al casello autostradale di Loreto con l’accusa di detenzione di droga a fini di spaccio: con lui c’era una donna di Ancona di 35 anni. A bordo anche 52 grammi di eroina, un coltello e un bilancino di precisione.
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