di Simona Musco
Il Dubbio, 10 gennaio 2024
A favore la maggioranza con Italia Viva, contrari Pd, M5S e Avs. E ora la Lega vuole riscrivere la legge Severino. La maggioranza blinda l’abolizione dell’abuso d’ufficio. Con il voto unanime di FdI, Lega e Forza Italia, appoggiati da Italia Viva, con Ivan Scalfarotto, in Commissione Giustizia al Senato, dove ieri è iniziato il voto degli emendamenti al ddl Nordio.
di Alessandro Barbera
La Stampa, 10 gennaio 2024
La maggioranza insieme a Italia Viva abolisce in commissione Giustizia il reato. I primi a plaudire per l’abolizione del reato di abuso d’ufficio saranno i sindaci, di destra e sinistra. Fra i tanti, l’avevano criticato il primo cittadino Pd di Pesaro Matteo Ricci e quello di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, sospeso due anni per fatti che la Cassazione ha poi stabilito “non sussistere”. Pur non chiedendo la cancellazione del reato, aveva invocato modifiche anche il sindaco di Bari e presidente dell’Associazione dei Comuni Antonio Decaro. “Nel 93 per cento dei casi le inchieste non arrivano nemmeno al giudizio. Ogni giorno un sindaco deve decidere se firmare un atto o non firmarlo, rischiando l’omissione in atti d’ufficio. Questo rallenta le procedure mentre ci viene chiesto di accelerare sui progetti Pnrr. Chiediamo solo certezze”. La decisione di ieri della commissione Giustizia del Senato non lascia incertezze: l’articolo 323 del codice penale non c’è più. Ha votato compatto a favore il centrodestra con il sostegno di Italia Viva, ha votato contro l’opposizione, anche se Enrico Costa, a nome di Azione, era favorevole.
di Flavia Amabile
La Stampa, 10 gennaio 2024
L’ex presidente dell’Anm: “Esecutivo forte con i deboli e debole coi forti. Inventano reati su questioni minori e poi minano il sistema penale”. Il governo che cancella il reato di abuso d’ufficio? È debole con i forti e forte con i deboli, sostiene Eugenio Albamonte, giudice, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 gennaio 2024
Parla il past president dell’Ucpi ed ex deputato di Forza Italia: “Certo, l’articolo 323 del codice penale e lo strumento di cui le toghe si servono per sostituirsi alla politica”. “Si possono dire molte cose sull’abuso d’ufficio. Ma di sicuro quel reato, così com’è tuttora descritto dal codice penale, costituisce il grimaldello grazie al quale la magistratura avoca a sé i poteri della politica”. Ed evitare che il potere giudiziario perseveri nel fagocitare ciò che resta del potere politico è ancora una priorità, dice Gaetano Pecorella. Certo, se l’avvocato che oltre ad aver presieduto l’Unione Camere penali ha guidato la commissione Giustizia della Camera si vede angherie, le subiscono proprio dai magistrati. A chi è perseguitato e poi riconosciuto innocente. Nessuno ha l’autorità morale per presentarsi come salvatore dei cittadini onesti.
di Giulia Merlo
Il Domani, 10 gennaio 2024
A sorpresa la corte d’appello di Brescia ha fissato la prima udienza del processo di revisione per i coniugi condannati all’ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi. Il procedimento straordinario potrà concludersi con l’assoluzione oppure con il rigetto della richiesta di revisione e ha provocato uno scontro dentro la procura generale di Milano. Si riapre il caso della strage di Erba. A 17 anni dai fatti e 13 dalla condanna definitiva all’ergastolo per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi per gli omicidi di Raffaella Castagna, il figlio Youssef di soli due anni, la nonna del piccolo Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, la corte d’appello di Brescia ha fissato l’udienza per la richiesta di revisione del processo a loro carico. La corte, infatti, ha emesso un decreto di citazione a giudizio nei confronti dei due coniugi condannati e ora si apre una nuova fase straordinaria del giudizio.
di Pierangelo Sapegno
La Stampa, 10 gennaio 2024
Erba: la Corte d’appello riapre un caso si era chiuso con l’ergastolo. La pista della faida fra bande rivali e la prima testimonianza che indicava un altro killer. Olindo e Rosa sono innocenti? Ora che la Corte d’Appello di Brescia ha ammesso il ricorso per la revisione del processo, è una domanda che ci dobbiamo porre. Resta da capire perché. E come sia stato possibile arrivare a questo punto, dopo le tambureggianti inchieste delle Iene contro la loro condanna.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 10 gennaio 2024
Cuno Tarfusser, che aveva rimuginato sul processo per la strage di Erba fu trattato come un molestatore del verbo giudiziario. Poi si beccò un procedimento disciplinare. Torniamo indietro di qualche mese e ricordiamo a quale trattamento fu sottoposto Cuno Tarfusser, il magistrato che aveva rimuginato sul processo per la strage di Erba in esito al quale sono stati condannati all’ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi.
di Tiziana Roselli
Il Dubbio, 10 gennaio 2024
Piazza Cavour conferma che la richiesta di ristoro per l’ingiusta detenzione può essere avanzata solo direttamente dalla parte interessata o tramite un rappresentante munito di una procura speciale. L’istanza di riparazione è, spiega infatti la Cassazione, un atto che racchiude in sé la stretta relazione tra chi ha subito l’ingiustizia e l’azione legale che ne consegue. Tuttavia, quest’ultima va proposta con attenzione a dettagli procedurali fondamentali, è il senso dalla sentenza numero 48559/ 2023 emessa dalla IV sezione penale della Suprema corte. Il caso di un uomo, coinvolto in un procedimento penale legato a un’accusa di rapina, ha visto emergere un nodo legale intorno alla richiesta per l’ingiusta detenzione patita nel corso del procedimento. Dopo essere stato assolto dal Tribunale di Napoli Nord, l’imputato ha avanzato l’istanza di ristoro. Tuttavia, la Corte d’Appello di Napoli ha respinto la richiesta, evidenziando la mancanza di una procura speciale necessaria per avviare il procedimento di riparazione come previsto dall’articolo 314 del codice di rito. La Corte territoriale ha rilevato come la procura speciale allegata non era esaustiva riguardo alla richiesta di riparazione, mancando di dati essenziali quali la data di rilascio e specifiche relative al procedimento in corso.
agi.it, 10 gennaio 2024
“Ho 63 anni e ne ho fatti 47 di carcere. Con i giorni di liberazione anticipata arrivo a 56 anni scontati, vale a dire più del doppio di quanto preveda il codice penale affinché un condannato all’ergastolo possa chiedere la liberazione anticipata. Attualmente nel mio futuro vedo solo due strade possibili: chiedere la grazia presidenziale o farla finita una volta per tutte, perché sono veramente allo stremo delle forze”. Così l’ergastolano G.M., recluso nel carcere di Badu ‘e Carros, a Nuoro, esprime “l’affanno che si prova al solo pensiero di dover morire in galera”.
di Emma Varriale*
La Repubblica, 10 gennaio 2024
Proprio oggi che compio 80 anni, circondata dai figli e da 13 nipoti, leggendo la storia di Kelvin Egulbor, il nigeriano di 25 anni condannato a 5 anni e 5 mesi per un’estorsione di due euro, mi si è accesa la nostalgia dei mei vent’anni quando tutti noi di sinistra ancora credevamo di poter raddrizzare il legno storto della giustizia. Oggi invece neppure più ci si commuove. Repubblica racconta che il giovane nigeriano voleva due euro per il parcheggio e ha minacciato il proprietario dell’auto di tagliargli la cappotta. Almeno così dice l’uomo che l’accusa.
- Padova. Stefano e la prof ritrovata nel buio di una galera
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