di Filomena Gallo*
La Stampa, 9 gennaio 2024
“Buon anno”. Questo è l’augurio che facciamo e che riceviamo in questi giorni. Sarebbe bello sì, un nuovo anno che in questo nostro paese almeno realizzi il desiderio di stabilità e di certezza in materia di diritti fondamentali della persona. La possibilità di poter guardare al tempo che arriva e che passa con la certezza che le nostre libertà personali saranno rispettate. Occorrerebbe per questo un’agenda politica che porti un futuro dove i nostri diritti siano garantiti e protetti. Una agenda che ponga i diritti fondamentali al centro dell’investimento che siamo tutti chiamati a fare sul presente e su un futuro diverso: fondi per la ricerca scientifica e per la cura delle malattie rare, il Piano Sanitario Nazionale da riformare dal 2006 affinché lo Stato possa stabilire le linee generali di indirizzo del Servizio Sanitario Nazionale che possa rispondere alle esigenze mutate delle persone con fragilità diverse, il diritto alla scienza, una informazione corretta, l’ambiente, i diritti civili, la partecipazione alla vita democratica. E questa è l’agenda che l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica ha adottato. Non è un elenco asettico di termini, parole messe lì come concetti astratti. No, riguardano le nostre vite.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 9 gennaio 2024
Quando le azioni si ripetono sempre uguali e per centinaia di volte in un anno, si deve riconoscere una tendenza culturale, una licenza che consapevolmente o meno, guida la mano di questi mariti e amanti assassini. Speravo che l’anno nuovo, consapevole dell’eccidio che si sta perpetrando sul corpo delle donne, nascesse con una prospettiva di nuova responsabilità. Invece, ecco che il primo giorno del 2024 viene funestato da una ennesima notizia di morte: Rosa D’Ascenzo, di 71 anni è stata uccisa a legnate dal marito di 73 anni. L’uomo si è caricato sulle spalle la moglie e l’ha portata al pronto soccorso dicendo che l’ha trovata morente in fondo alle scale di casa. Ma i medici hanno subito scoperto che i segni dei colpi mortali non avevano niente a che fare con una caduta.
La Repubblica, 9 gennaio 2024
Per assurdo, i tempi medi di permanenza di un adulto negli stessi Centri di prima accoglienza è di circa 7 giorni. Le rilevazioni del team di Medici per i Diritti Umani - MEDU. I fondi per l’accoglienza dirottati nella sicurezza. Novantasei giorni, tanto tempo è passato dal momento in cui J., minore straniero non accompagnato di 16 anni di origini camerunensi, ha messo piede nell’Hotspot di contrada Cifali, (Catania) Sicilia orientale. Come lui, molti minori stranieri non accompagnati restano nelle strutture di prima accoglienza in attesa di un trasferimento ben più dei 30 giorni - recentemente estesi a 45 - previsti dalla normativa. Per assurdo, i tempi medi di permanenza di un adulto negli stessi centri di prima accoglienza è di circa 7 giorni, secondo quanto rilevato dal team di Medici per i Diritti Umani - MEDU, che opera quotidianamente presso gli Hotspot della Sicilia orientale, portando supporto psicologico e orientamento legale.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 9 gennaio 2024
Quasi il 90 per cento delle persone passate per Guantánamo non è mai stato processato: oltre 500 detenuti sono stati trasferiti in paesi terzi sotto le presidenze Bush, circa 200 sotto quelle di Obama, uno sotto la presidenza Trump e sei sotto quella di Biden. Altri nove non sono mai stati processati perché si sono suicidati. Secondo gli impegni presi durante la prima campagna elettorale di Barack Obama, il centro di detenzione di Guantánamo avrebbe dovuto essere chiuso entro il primo anno della sua presidenza, ossia nel 2010. Invece, tredici anni e quattro presidenze dopo, è ancora aperto e, con ogni probabilità, lo resterà anche sotto la settima presidenza.
di Enrico Franceschini
La Repubblica, 9 gennaio 2024
L’autore di una delle peggiori stragi di civili avvenute al mondo ha fatto causa alle autorità del proprio Paese per mettere fine all’isolamento carcerario a cui è sottoposto, sostenendo che gli causa depressione e istinti suicidi. Nel 2011 Anders Breivik uccise con una bomba e a fucilate 77 persone, fra i partecipanti a un festival giovanile del partito laburista norvegese sull’isola di Utoya. Considerato un fanatico terrorista di estrema destra, nel 2012 è stato condannato a ventun anni di carcere, la pena massima in Norvegia, tuttavia rinnovabile di cinque anni in cinque anni allo scadere della sentenza, fintanto che la giustizia lo riterrà socialmente pericoloso.
di Andrea Cegna
Il Fatto Quotidiano, 9 gennaio 2024
Il 10 dicembre del 2013 il governo di Pepe Mujica, in Uruguay, “legalizzava” la vendita e la produzione della marijuana, anche per scopi ludici. Dieci anni dopo il paese esporta cannabis, tanto che nel solo 2022, secondo i dati dell’Agenzia di promozione delle esportazioni dell’Uruguay XXI, ha incassato 5,3 milioni di dollari grazie alla vendita di almeno 16 tonnellate di marijuana, la stragrande maggioranza (83%) per uso medicinale, in Portogallo, Germania, Israele e Canada ma anche negli Stati Uniti.
di Ilaria Cucchi
La Stampa, 8 gennaio 2024
Aveva disabilità psichiatriche e aveva già manifestato il proposito di impiccarsi: gli agenti lo sapevano. Signor Sottosegretario al Ministero della Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, voglio chiederle: lei sa chi è Matteo Concetti? Sicuramente no, perché era un giovane uomo detenuto nel carcere di Ancona. Per una persona, come lei, che nella scorsa Legislatura si è impegnata a portare avanti una battaglia come quella di tentare di eliminare dalle funzioni istituzionali del Dipartimento di Polizia Penitenziaria la tutela dei detenuti limitandola ai soli agenti, cosa possono contare la salute e la vita dei carcerati? Nulla.
di Andrea Aversa
L’Unità, 8 gennaio 2024
Un sistema penitenziario al collasso. I recenti fatti di cronaca, drammatici, che lo confermano. La preoccupazione rispetto alle azioni della maggioranza e la delusione per la lezione che nessuno ha imparato: quella relativa al caso del fratello Stefano. “È triste che l’anno sia iniziato con un suicidio in carcere”, a dirlo a l’Unità è stata la senatrice e vice presidente della Commissione giustizia Ilaria Cucchi. Con lei abbiamo parlato di un tema impopolare come quello delle carceri, argomento, “che non fa prendere voti, ai politici impegnati in una campagna elettorale permanente”.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 8 gennaio 2024
Premi per gli uffici giudiziari che accelerano nello smaltimento degli arretrati. Richiami e sanzioni, invece, alle toghe che nicchiano e accumulano processi, salvo poi abbandonarli in un limbo. Il 2024 sarà un anno chiave per la lotta del governo alla giustizia-lumaca. Soprattutto a quell’arretrato nella giustizia civile che è la vera zavorra dei tribunali e delle Corti di appello italiane e un pilastro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): se l’Italia non riuscirà a smaltire i fascicoli nei tempi concordati con la Commissione europea, una fetta importante del Recovery potrebbe saltare. Miliardi di euro. Di qui lo sprint del ministero di Carlo Nordio, a cui i tecnici dell’Ue hanno chiesto di introdurre “entro marzo del 2024” un nuovo sistema di incentivi per accelerare i tempi del processo civile e smaltire gli arretrati. Ma anche per “sostenere gli uffici giudiziari meno efficienti”.
di Liana Milella
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Parte in commissione al Senato la votazione del ddl Nordio che elimina il reato nonostante l’appello di magistrati e Antimafia. Se il Guardasigilli Carlo Nordio perde la scommessa sull’abuso d’ufficio, rischia di perdere anche il posto di ministro della Giustizia. Ma se l’Italia cancella l’abuso d’ufficio si mette contro la Ue. Che invece ne caldeggia come obbligatoria la presenza nei codici penali di tutti i partner. Come per il traffico di influenze, l’altro reato che Nordio vuole restringere.
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