di Gianluca Nicoletti
La Stampa, 5 gennaio 2024
Le critiche di protagonismo al padre di Giulia sono stereotipi della tragedia classica. C’è chi invoca una dimensione “punitiva” del dolore, ma giudicarlo è sbagliato. Quando la collettività si pone di fronte a forme di elaborazione “attive” di una sofferenza, il giudizio è sempre implacabile. Non si tollera l’uscita dai canoni tradizionali dell’afflizione che impongono riserbo, silenzio, annientamento.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 5 gennaio 2024
La causa del New York Times contro OpenAi e Microsoft avrà conseguenze per il futuro dei media. E non solo. La parola dell’anno che si è appena chiuso è stata “intelligenza-artificiale”, perché nessun sintagma racchiude con più efficacia quel combinato di speranza e timore/terrore con cui guardiamo al nostro futuro, prossimo e remoto. Non a caso uno degli ultimi atti del 2023 - significativi per noi tutti, giornalisti e lettori - è stata la causa aperta dal New York Times contro OpenAi e Microsoft dopo mesi di trattative che avevano l’obiettivo di raggiungere un punto d’equilibrio quanto all’utilizzo delle informazioni del quotidiano americano negli ingranaggi dei programmi generativi (ChatGpt e Gpt-4) delle due corporation. Quel confine tra mondi diversi non è stato individuato e lo strappo, che passerà presto negli spazi fisici di un tribunale di Manhattan, avrà conseguenze per il futuro dei media. E non solo.
di Angela Nocioni
L’Unità, 5 gennaio 2024
Lamette ingerite dai detenuti al Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Milano. E polizia antisommossa la notte di capodanno a quello di Gradisca d’Isonzo, provincia di Gorizia. Il 31 dicembre al Cpr di Gradisca - senza riscaldamenti dagli inizi di dicembre - è stata anticipata la chiusura delle gabbie: alle 21 invece che alle 24. Tre ore in meno d’aria ai detenuti. In seguito alle rimostranze di alcuni dei prigionieri è intervenuta la polizia in tenuta antisommossa. Manganellate contro chi protestava, raccontano da là dentro. Il tentativo di sequestro dei telefoni cellulari ha causato ulteriori reazioni e proteste. Emergenza anche al Cpr, appena commissariato, di Milano. Lì detenuti hanno ingoiato delle lamette per poter essere portati in ospedale e uscire da lì. Quella che segue è la testimonianza di una attivista della rete Mai più lager, no ai cpr.
di Paolo Borgna
Avvenire, 4 gennaio 2024
Ci sono piccole norme che a volte sono la spia di scelte più ampie, di orizzonti culturali che segnano una svolta e delineano un nuovo futuro. A questo genere di “norme spia” appartiene l’articolo 18 del disegno di legge in materia di sicurezza, con cui si introdurrebbe nel codice un nuovo reato: la “rivolta in istituto penitenziario” (415 bis c. p.). Un reato con cui si punisce chi, all’interno di un carcere, organizza o anche solo partecipa ad una rivolta di tre o più persone mediante “atti di violenza o minaccia, di resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti ovvero mediante tentativi di evasione”.
giustizia.it, 4 gennaio 2024
Riportiamo il capitolo dedicato alle carceri dell’Atto di indirizzo politico-istituzionale per il 2024, volto ad indicare le priorità politiche che il Ministero della Giustizia intende realizzare nel corso del prossimo anno, in linea con il bilancio di previsione e, nel contesto europeo, in relazione ad un efficace impiego delle risorse messe a disposizione dal PNRR.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 4 gennaio 2024
Liquidato da molti opinionisti come una “norma-bavaglio”, il recente emendamento Costa alla legge di delegazione europea, approvato alla Camera e in attesa di approvazione al Senato, ha già fatto molto discutere. La novità che si vorrebbe introdurre, cui fa da sfondo l’ormai noto “braccio di ferro” tra istanze di tutela del singolo (o di una cerchia di soggetti) e istanze di informazione dell’opinione pubblica, è quella che vieterebbe fino alla fine delle indagini preliminari la pubblicazione integrale o parziale da parte dei giornalisti dei testi (cioè delle motivazioni) delle ordinanze applicative di una misura cautelare - sino ad oggi consentita - che tuttavia contiene molto spesso anche i brani delle conversazioni intercettate, la cui pubblicazione, da Codice di rito, dovrebbe essere limitata ai soli “brani essenziali” (salvo poi dover accettare l’inevitabile unilateralità di tale scrutinio).
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio, 4 gennaio 2024
Perché l’estensore del noto emendamento dovrebbe misurare seriamente le obiezioni di chi opera col diritto. Vi sono leggi che a distanza di quarant’anni vengono citate con i nomi dei proponenti: la “Rognoni-La Torre”. L’”emendamento Costa”, aspira all’eternità, nelle intenzioni del proponente che su Il Foglio del 2 gennaio lo scolpisce nelle tavole di un “decalogo liberale”. Per ora si tratta di un emendamento inserito in una legge delega che di altro trattava e non sarebbe la prima volta che un governo, meglio riflettendo, non eserciti la delega. Ma vigila impavido l’on. Costa, senza ritrarsi dall’enfasi “finché avrò voce difenderò questa norma approvata dalla Camera e ringrazio i tanti che lo fanno al mio fianco”. E se chi non esita a dettare un decalogo si misurasse seriamente con le obiezioni di almeno altrettanti “tanti”?.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 4 gennaio 2024
Sarebbe bello che nel 2024 tutti venissero trattati come Davigo, stimati e considerati anche in caso di condanna alla prigione. Una ventata di sano garantismo pare avere investito in questo ultimo periodo la magistratura italiana. Dopo anni contrassegnati dalla ‘linea dura’ nei confronti delle toghe che incappavano in un procedimento penale o in uno disciplinare, l’approccio sembra essere radicalmente mutato. Ovviamente questo cambio di passo non può che far piacere ed è segno evidente di una diversa sensibilità verso condotte che in altri tempi avrebbero determinato ben altre conseguenze. Sembra essere passato un secolo dalla rimozione dalla magistratura di Luca Palamara, cacciato con ignominia, pur essendo incensurato, al termine di un turbo processo disciplinare durato appena un paio di settimane e dove il 90 percento dei suoi testimoni non erano stati ammessi. Un segnale di questo rinnovato approccio ispirato al miglior garantismo che avrebbe fatto sicuramente la felicità di Cesare Beccaria lo si riscontra nei confronti di Piercamillo Davigo, l’ex pm più famoso d’Italia e da sempre idolo dei manettari in servizio permanente effettivo. Il magistrato, come si ricorderà, venne condannato lo scorso anno dal tribunale di Brescia ad un anno e tre mesi di prigione per il reato, molto grave, di rivelazione del segreto d’ufficio circa la diffusione dei verbali delle dichiarazioni dell’ex avvocato esterno dell’Eni Piero Amara a proposito della loggia Ungheria. Secondo i giudici bresciani, Davigo con il suo comportamento avrebbe poi anche danneggiato l’allora collega del Csm e cofondatore della corrente Autonomia & Indipendenza Sebastiano Ardita, ora procuratore aggiunto a Messina, che per questo motivo era stato risarcito con 20mila euro.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 4 gennaio 2024
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con i quesiti posti al governo italiano, dimostra le perplessità nei confronti del nostro sistema di prevenzione. I giudici europei pongono richieste precise che avrebbero meritato risposte altrettanto precise. Ma, non potendo fornirle, il governo è costretto a rischiosissime spigolature che denotano spiccate tendenze solipsistiche e una certa predisposizione al masochismo. C’è un quesito, in particolare, che mette l’Italia con le spalle al muro: come è possibile che, nel nostro Paese, si possano confiscare i beni di chi è stato assolto? Già. Come è possibile? Siamo ai limiti della domanda retorica, tanto la risposta dovrebbe essere scontata: “non è possibile, scusateci”.
di Christian Cinti
ternitoday.it, 4 gennaio 2024
Quattro i suicidi registrati dietro le sbarre della struttura penitenziaria cittadina. Il triste “primato” assieme a Regina Coeli e San Vittore: i dati del dossier di Ristretti Orizzonti. Sei suicidi negli ultimi due anni. In particolare, il 2023, è stato un anno “nero” per il carcere di Terni: tre “impiccamenti” e un’asfissia conseguente all’incendio di una cella. Il più giovane era un marocchino di 28 anni, il più anziano un albanese di 62 anni, finito in cella dopo avere ucciso la moglie a coltellate nella zona di borgo Rivo.
- Oristano. Morte di Stefano Dal Corso, riaperte le indagini per “omicidio volontario contro ignoti”
- Turi (Ba). “Poliziotto suicida perché vessato dai colleghi”
- Agrigento. In cella si gela: punito chi protesta
- Brescia. È un’emergenza sociale: Canton Mombello scoppia. Affollamento al 200%
- Napoli. Sara in cella con la madre: “Ma cosa ho fatto di male per essere in carcere?”










