mediciperidirittiumani.org, 28 dicembre 2023
Novantasei giorni, tanto è passato dal momento in cui J., minore straniero non accompagnato di 16 anni, di origini camerunensi, ha messo piede nell’Hotspot di contrada Cifali, Sicilia Orientale. Come lui, molti minori stranieri non accompagnati restano negli Hotspot in attesa di un trasferimento ben più dei 30 giorni - recentemente aumentati a 45 - previsti dal Vademecum per la rilevazione, il referral e la presa in carico delle persone portatrici di vulnerabilità, redatto e pubblicato dal Ministero per le libertà civile e l’Immigrazione il 23 giugno 2023. Per assurdo i tempi medi di permanenza di un adulto negli stessi centri di prima accoglienza è di circa 7 giorni, secondo quanto rilevato dal team MEDU, che opera quotidianamente presso gli Hotspot della Sicilia orientale, portando supporto psicologico e orientamento legale.
di Vittorio Da Rold
Il Domani, 28 dicembre 2023
Israele avrebbe attaccato con droni un campo profughi in Cisgiordania: almeno sei morti. Nel mirino dell’Idf anche i campi nella parte centrale della Striscia. Sale la tensione con Teheran. Dopo aver annunciato che la “guerra andrà avanti per mesi” Israele sta estendendo il conflitto in Cisgiordania dove è di almeno sei morti il bilancio di un attacco di droni israeliani nel campo profughi di Nur Shams a est della città di Tulkarem.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 28 dicembre 2023
Intervista all’avvocato Denis Shedov, difensore del dissidente russo Alexei Gorinov: il primo ad essere condannato per aver denunciato l’invasione in Ucraina. “La prigione lo sta uccidendo”. Alexei Gorinov, avvocato e deputato municipale del distretto Krasnosel’skij di Mosca, è stato il primo cittadino russo condannato per essersi espresso contro la guerra in Ucraina. Il tribunale del distretto di Mescankij, nella primavera del 2022, gli ha inflitto una pena a sette anni di carcere per aver esortato “la società civile a fare ogni possibile sforzo per fermare la guerra”.
a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 27 dicembre 2023
Nel nuovo pacchetto sicurezza è previsto che, se tre persone detenute che condividono la stessa cella si rifiutano di obbedire all’ordine di un agente, con modalità nonviolente (gli strumenti per punire le modalità violente già ci sono), scatterà la denuncia per rivolta e si potrà arrivare a una condanna fino a 8 anni di carcere senza accesso ai benefici penitenziari. Introducendo il reato di “rivolta in istituto penitenziario”, invece di affrontare con strumenti efficaci la sofferenza, ma anche la rabbia che cresce nelle carceri, per condizioni detentive pesantemente illegali, si rischia di gettare benzina sul fuoco, e di togliere alle persone detenute anche quei margini di dignità e autonomia già oggi ridottissimi.
di Alberto de Sanctis*
Il Riformista, 27 dicembre 2023
Con il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica la rivolta in carcere diventa reato. Già ci sarebbe da interrogarsi sulla necessità di introdurre un reato specifico per un fenomeno, quello delle sommosse violente in carcere, che potenzialmente si manifesta con la commissione di un’ampia serie di reati (tra gli altri: danneggiamenti, lesioni, evasioni). C’era forse un vuoto legislativo che doveva essere colmato per impedire ai detenuti di devastare gli istituti penitenziari? La risposta alla domanda, posta evidentemente in modo retorico, è scontata. Per l’ennesima volta il diritto penale simbolico prevale sulla ragionevolezza.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 27 dicembre 2023
L’accertamento della verità, ossia delle circostanze che hanno portato alla morte di un uomo sotto custodia dello Stato, dei suoi apparati e dei suoi uomini, dovrebbe essere una priorità. “Domanda di giustizia” è un’espressione che verrà pronunciata ripetutamente nel corso delle prossime cerimonie di apertura dell’anno giudiziario. E indica un insieme di aspettative e richieste, provvedimenti e misure, servizi e attività che rappresentano la sostanza viva di ciò che i cittadini chiedono alle istituzioni del diritto e ai tribunali.
di Liana Milella
La Repubblica, 27 dicembre 2023
In Senato si accende lo scontro sulla richiesta di cambiare l’articolo 111 della Carta su iniziativa del meloniano Balboni che trova a sorpresa il sostegno del 5S Scarpinato. Il Pd frena, contrari FI e Iv. Tutelare le vittime del reato, e metterlo in Costituzione. Una sola riga, ma comunque già divisiva. Con la maggioranza e l’opposizione che si frantumano. Succede, al Senato, sulla modifica costituzionale che propone il meloniano Alberto Balboni. Che recita così: “La Repubblica tutela le vittime di reato e le persone danneggiate dal reato”.
di Alessandro Parrotta
Il Dubbio, 27 dicembre 2023
Le pressioni delle toghe per arginare la riforma pensata dal ministro Nordio. La Giustizia va in ferie? In prossimità dell’imminente pausa per le festività natalizie e l’avvento del nuovo anno si avvicinano - anche per le attività parlamentari - le scadenze di fine anno. Tra queste, merita un’attenzione particolare la (sia concesso) “controriforma” Nordio la quale, tuttavia, come condivisibilmente scritto su questo giornale, se non paralizzata sembra essere stata posta nel congelatore.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 dicembre 2023
Continua il dibattito sull’emendamento del responsabile giustizia di Azione, Enrico Costa, che mira a vietare la pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare. Domani la Federazione nazionale della Stampa non parteciperà alla conferenza stampa di fine anno della premier. Ne parliamo con il dottor Eugenio Albamonte, già Presidente dell’Anm ed ex Segretario di AreaDg.
di Ilaria Proietti
Il Fatto Quotidiano, 27 dicembre 2023
“Continuando così non si fa altro che galoppare verso la dittatura. Se fossi il presidente della Repubblica non firmerei questa legge”. L’ex vicepresidente della Corte costituzionale, Paolo Maddalena, non ha dubbi: il divieto di pubblicare il testo delle ordinanze delle misure cautelari (quelle con cui i giudici delle indagini preliminari dispongono carcere, domiciliari o altre misure cautelari nei confronti degli indagati) fino all’udienza preliminare è “una norma deviante e incostituzionale, figlia di una deriva pericolosissima”.
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