di Michela Bompani
La Repubblica, 11 dicembre 2023
La figlia dello statista ucciso ha ricevuto il premio Primo Levi per il suo impegno nella “giustizia riparativa”. Primo ad applaudire Bonisoli, l’ex terrorista che partecipò al rapimento. “Non si ripara l’irreparabile, ma abbiamo attraversato insieme i nostri inferni, io e i miei amici difficili e improbabili, i miei amici preziosi”: Agnese Moro parla di chi ha ucciso suo padre, Aldo Moro, 45 anni fa, nel silenzio assoluto del Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, a Genova, ieri sera, dopo aver ricevuto dalle mani del sindaco Marco Bucci il Premio internazionale Primo Levi, istituito da Piero Dello Strologo presidente del Centro Culturale Primo Levi di Genova nel 1992, e assegnato ad Agnese Moro per il suo impegno nella “giustizia riparativa”.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 11 dicembre 2023
Nel libro pubblicato per le edizioni “Chiarelettere”, il giudice milanese Guido Salvini ripercorre la sua inchiesta sulla strage: una ricerca di verità finita nel mirino de media e dei colleghi. Quella di Piazza Fontana non è solo la storia di una strage senza condanne e di indagini depistate, è anche il racconto di una vera e propria guerra tra magistrati che ha prodotto come unico risultato il mancato raggiungimento di una verità giudiziaria. Con grande soddisfazione dei responsabili. Un conflitto senza esclusione di colpi a cui Guido Salvini, giudice istruttore a Milano negli anni Novanta, dedica un intero capitolo de “La maledizione di Piazza Fontana” (Chiarelettere).
di Domenico Tomassetti
Il Dubbio, 11 dicembre 2023
12 dicembre 1969. Venerdì, pochi giorni prima di Natale. Sono le quattro e mezza di pomeriggio. Fuori è già buio e fa freddo, come è normale in quegli inverni milanesi. A Piazza Fontana, nel salone centrale della Banca dell’Agricoltura si stanno svolgendo, per antica consuetudine, le contrattazioni dei fittavoli, dei coltivatori diretti e dei vari imprenditori agricoli che sono venuti dalla provincia per discutere i loro affari ed attendere alle operazioni bancarie presso gli sportelli. Le contrattazioni stanno finendo, la filiale sta per chiudere. C’è voglia di tornare a casa, soprattutto per chi viene da fuori Milano e ha paura della nebbia sulla strada del ritorno.
di Domenico Tomassetti
Il Dubbio, 11 dicembre 2023
Pochissime ore dopo, a notte fonda, di fronte ad uno sparuto gruppo di giornalisti, fra cui Camilla Cederna, Corrado Stajano e Aldo Palumbo, il questore Guida dichiara che Pinelli “era fortemente indiziato di concorso in strage… era un anarchico individualista… il suo alibi era crollato … non posso dire altro… si è visto perduto… è stato un gesto disperato… una specie di autoaccusa insomma”, avvalorando l’ipotesi del suicidio. Pinelli, secondo Guida, avrebbe avuto uno scatto improvviso, si è gettato verso la finestra, che era socchiusa perché il locale era pieno di fumo, lanciandosi nel vuoto. Calabresi è in piedi dietro di lui, sa che le cose che dice il questore sono false. Pinelli non aveva confessato. Era stanco, sì, ma non rassegnato. Aveva firmato i verbali. Aspettava solo di tornare a casa dalla sua famiglia.
di Mario Calabresi*
Il Dubbio, 11 dicembre 2023
“Non era una giornata “normale” quando venne ucciso, nel senso che non era inaspettata. Da molto tempo nessun giorno era più normale: i presagi peggiori, le paure improvvise, le angosce e perfino i pianti erano diventati compagni di strada dei miei genitori. Nessuno potrebbe più dire da quando. O forse sì, dalla sera in cui mio padre rincasò sconvolto: “Gemma, Pinelli è morto”. E poi, dal momento in cui le prime scritte apparvero sui muri della città, indicandolo come il commissario “assassino”. Dalla mattina in cui cominciò quella feroce campagna di stampa, carica di violenza e sarcasmo, fatta di minacce, promesse, sfide e anche vignette. Non molto tempo dopo la mia nascita il quotidiano “Lotta Continua” ritraeva mio padre con me in braccio intento a insegnarmi a decapitare, con una piccola ghigliottina giocattolo, un bambolotto che rappresentava un anarchico. Ma sono i particolari, che negli anni ho raccolto e istintivamente catalogato nella memoria, a fare di una giornata qualsiasi una giornata annunciata. Prevista. Quasi attesa. I miei genitori si preparavano da tempo all’esplosione della tragedia. Certo, lo facevano quasi senza saperlo, sempre con una quota di irrazionalità, ma oggi, a ripercorrere quei momenti, quei loro attimi di lucidità o di disperazione improvvisa, non riesco a respirare, non riesco a capire come abbiano fatto a sopravvivere. Oggi scrivo, ma sono anni che archivio ricordi, discorsi e confidenze. Da mia madre. A piccolissime dosi.
di Giuseppe Pietrobelli
Il Fatto Quotidiano, 11 dicembre 2023
Tre suicidi in 28 giorni nel carcere di Montorio, alle porte di Verona, la casa di detenzione dove si trova anche Filippo Turetta, estradato in Italia dopo l’omicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin. La notizia della tragica sequenza di disperazione e di morte è stata data dall’associazione Sbarre di Zucchero, che si occupa dei problemi dei detenuti.
veronasera.it, 11 dicembre 2023
L’avvocatura penale scaligera chiede un cambio di rotta dalla “visione carcerocentrica” della sicurezza. L’associazione Sbarre di Zucchero: “Carcere non è luogo adatto per fare scontare la pena a soggetti fragili”. Tre suicidi in un mese nel carcere veronese di Montorio. L’ultimo si è verificato venerdì scorso, 8 dicembre, e a compierlo è stato un ragazzo straniero che aveva scontato una pena di tre anni di detenzione e sarebbe tornato in libertà tra tre mesi. Un episodio che, insieme agli altri avvenuti nelle settimane scorse, ha spinto la Camera Penale Veronese a una riflessione, vista “la sistematicità con cui tali eventi oramai accadono, segno di una sofferenza interiore tanto diffusa quanto poco conosciuta”.
di Giovanni Iannucci
estense.com, 11 dicembre 2023
Presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara si è svolto un incontro relativo all’impegno delle università italiane per il diritto allo studio di detenute e detenuti. Un tema di grande importanza perché il diritto allo studio, come previsto dall’articolo 34 della Costituzione che tutela il diritto all’accesso agli studi superiori e universitari anche alle persone capaci e meritevoli ma prive di mezzi, deve essere inequivocabilmente rispettato e garantito.
di Giuseppe Motisi
Il Messaggero, 11 dicembre 2023
I “corti” degli studenti del Von Neumann raccontano Rebibbia e la vita dei detenuti iscritti alla scuola. Lo sguardo, le voci e le riflessioni degli studenti dell’istituto tecnico Von Neumann sui detenuti di Rebibbia e su quanti di loro, tra le mura del carcere, hanno scelto di iscriversi alla scuola superiore di via Pollenza per ottenere un diploma ed una nuova chance di vita una volta fuori della casa circondariale.
di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 11 dicembre 2023
Conferenza organizzata dal Soroptimist club, e tenuta dalla Garante Ornella Bellezza in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani. Si parla poco di carcere al femminile, “eppure, le donne detenute esistono, ma da sempre sono legate ad una tradizione che le vede come minoritas, una minoranza, perché, da sempre il carcere è stato concepito per gli uomini e, da sempre, le donne hanno avuto una relegazione, anche per quanto riguarda la detenzione, in un ambito molto, molto chiuso. Al 30 giugno di quest’anno, le donne negli istituti penitenziari italiani erano 2.512, il 4, 37%”. Sedici le donne madri con figli in istituto, 17 le donne madri con figli minori di 3 anni, 6 le donne gravide in carcere.
- Messina. “Da detenuto ho scoperto la libertà grazie al teatro in carcere”
- Treviso. “Il libro sospeso 2024” per i carcerati a Santa Bona
- Viterbo. “Qua la zampa”, progetto sociale con i detenuti di Mammagialla
- Bari. I detenuti di realizzano un presepe artigianale
- Donne, giovani, Sud: i numeri che non interessano a chi deve decidere per l’Italia










