di Luca Bottura
La Stampa, 7 dicembre 2023
Dalla perdita di un figlio all’impegno sui diritti civili i Regeni non si sono mai arresi. I Cecchettin sono già un simbolo della lotta per un mondo migliore. Ma non nel senso di istituzione. Quella, può piacere o non piacere. Può unire o dividere. Può essere assunta come obiettivo o come pretesto per escludere, menare, discriminare qualcuno.
di Ferdinando Boero
Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2023
Sono un reduce del ‘68, ho occupato il mio liceo e fatto blocchi stradali davanti al provveditorato di Genova, in via Assarotti. Eravamo seduti per terra e lo slogan era: Più aule più professori. Il Liceo Scientifico Enrico Fermi faceva i doppi turni e una girandola di supplenti rendeva difficile lo svolgimento dei programmi. Non protestavamo per motivi “globali”, chiedevamo che la scuola pubblica funzionasse meglio. La Polizia si schierò di fronte a noi e un signore con fascia tricolore gridò: in nome della legge, scioglietevi! Restammo lì seduti, per terra. Tre squilli di tromba e partì la carica. Mi alzai dalla prima fila e mi misi di lato, contro un muro. Gli altri, dietro, non fecero in tempo e furono travolti. Ho ancora chiara nella memoria una mia compagna presa per i capelli e trascinata via, con tre poliziotti che la manganellano mentre è a terra. Era solo l’inizio delle contestazioni che, tragicamente, finirono con morti ammazzati da entrambe le parti, le P38, il terrorismo.
di Leo Lancari
Il Manifesto, 7 dicembre 2023
Oggi il negoziato tra Parlamento e Consiglio europeo sul Patto immigrazione. Procedure di frontiera più rigide, con la possibilità di coinvolgere anche famiglie con bambini molto piccoli; Paese terzo sicuro dove rimandare immediatamente i migranti senza neanche esaminare la domanda di protezione internazionale e, infine, “solidarietà flessibile”. E’ soprattutto su questi tre punti che si concentrerà la riunione di oggi a Bruxelles tra i rappresentanti del Parlamento e del Consiglio europeo chiamati a negoziare le modifiche al Patto immigrazione e asilo, e le previsioni della vigilia annunciano un confronto tutt’altro che sereno.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 7 dicembre 2023
Il giornale Haaretz accede alle autopsie dei detenuti morti nelle carceri israeliane dal 7 ottobre 2023: due i casi accertati di pestaggi, altri tre morti per mancate cure mediche. Trovano conferma le accuse di altri prigionieri politici. Usciti di prigione durante la breve tregua della scorsa settimana, alcuni ragazzi palestinesi avevano riportato di decessi in cella. Da ex prigionieri, avevano raccontato degli abusi subiti, intensificati dopo il 7 ottobre. Di quei sei decessi, tutti successivi al giorno in cui Hamas ha perpetrato l’attacco più sanguinoso contro Israele, non si era saputo più nulla. Alle denunce delle ong palestinesi non era stato dato seguito. Ieri a parlarne è stato il quotidiano israeliano Haaretz, citando le autopsie compiute sui corpi di alcuni dei sei detenuti trovati senza vita. Almeno due di loro avevano chiari segni di percosse: lividi sul petto, sul collo e sulla testa, sterno rotto, costole rotte.
di Gennaro Scala
Corriere del Mezzogiorno, 7 dicembre 2023
“Vicenda poco chiara”. Fu trovata impiccata il giorno dopo il suo arresto a Parigi. Il suo nome in un’inchiesta sul traffico di stupefacenti: il giallo dei sei viaggi in Africa. Morta misteriosamente nell’istituto di pena Fleyry-Mèrogis di Parigi, il nome di Gilda Ammendola spunta tra le carte di un’inchiesta per traffico di stupefacenti e il gip di Napoli riapre il fascicolo sul decesso della ragazza, trattato finora come un suicidio. Secondo il giudice “la vicenda è poco chiara”. Adesso si attende la risposta della Procura di Roma che si occupa dell’inchiesta.
di Francesca Paci
La Stampa, 7 dicembre 2023
Domenica sarà il marito a ritirare il suo premio Nobel per la pace. Nella lettera che pubblichiamo l’ultimo appello contro le esecuzioni. Domenica 10 dicembre Taghi Rahmani, marito dell’attivista iraniana e neo Nobel per la Pace Narges Mohammadi, salirà sul palco dell’accademia di Oslo con i figli per ritirare il premio a nome della moglie, arrestata per l’ennesima volta 21 mesi fa e detenuta nel famigerato carcere di Evin, dove da una settimana si trova in isolamento perché, evidentemente, basta la sua voce, capace di trovare una qualche via di fuga anche dalla cella più remota, a spaventare il regime di Teheran. Le ultime parole arrivate all’esterno sono quelle contenute nella lettera che pubblichiamo, pietre contro l’ennesima esecuzione di due attivisti, uno dei quali minorenne, giustiziati a novembre. Poi il silenzio, pesantissimo: anche il telefono della prigione da cui solitamente Narges parla con la sorella non risponde più. Troverà un altro modo, è sicuro: per ora deve tacere. Nel frattempo altri due oppositori sono stati impiccati dopo processi farsa e confessioni che le organizzazioni per i diritti umani denunciano essere state estorte con la tortura.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 dicembre 2023
In barba agli appelli rivolti del Comitato europeo per la Prevenzione della tortura, dai dati del Dap di novembre emerge che il tasso ha raggiunto il 117,2% (e il 126,3% rispetto ai posti effettivi disponibili). Cresce vertiginosamente il sovraffollamento carcerario. I dati più recenti forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a fine novembre, e diffusi dal ministero della Giustizia, rivelano una crescente e allarmante situazione di sovraffollamento carcerario in Italia. Attualmente, il numero di detenuti ha raggiunto quota 60,116, superando di gran lunga la capienza regolamentare dei posti disponibili, fissata a 47,000.
di Franco Corleone
societadellaragione.it, 6 dicembre 2023
Seduta della Consulta sull’affettività in carcere. Ieri mattina ho assistito all’udienza della Corte Costituzionale con emozione, perché si discuteva di una delicata questione di diritto della persona che interessa il mondo della detenzione, uomini e donne e le famiglie, mariti, mogli, compagne e compagni che subiscono una orrenda limitazione degli affetti e delle relazioni intime.
di Federica Pacella
Il Giorno, 6 dicembre 2023
Attesa per la decisione della Consulta, il sì avrebbe implicazioni sulle strutture. La Garante Ravagnani: “C’è una visione della pena solo come punizione”. Ore di attesa per la decisione della Corte costituzionale sul diritto all’affettività in carcere, 23 anni dopo la prima proposta di riforma del regolamento penitenziario. Già 11 anni fa la Corte stessa riconobbe il diritto delle persone detenute a una vita affettiva e sessuale, ma ora ci si aspetta un passo in avanti, che possa portare a colmare una lacuna. “Una vera discussione che vada alla radice del problema non c’è mai stata, non si è neanche mai arrivati. Semplicemente non è stato previsto un diritto all’affettività, perché c’è una visione della pena solo in termini di punizione”. A sottolinearlo è Luisa Ravagnani, garante dei diritti delle persone private della libertà personale per il Comune di Brescia, che conta sul suo territorio il carcere di Verziano e la vetusta Casa circondariale Nerio Fischione, tra le peggiori in Italia per sovraffollamento.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 dicembre 2023
Corte costituzionale. Oggi la Consulta decide sulla legittimità sull’articolo 18 della legge 354/1975 “nella parte in cui non prevede che alla persona detenuta sia consentito, quando non ostino ragioni di sicurezza, svolgere colloqui intimi a tutela dell’affettività, senza il controllo a vista del personale di custodia”. La questione di cui si è occupata ieri la Corte costituzionale in udienza pubblica (ma la sentenza è attesa per oggi) è ancora considerata un po’ scabrosa.










