di Fulvio Fulvi
Avvenire, 22 maggio 2026
Ma sette sue dieci sono malati cronici. E ci sono quelli che fanno da badanti ai compagni di cella invalidi. Essere curati è un diritto che, in Italia, non si può negare neanche a chi si trova dietro le sbarre. Garantire condizioni sanitarie adeguate durante l’esecuzione della pena significa, per altro, contribuire al percorso di recupero della persona detenuta e al suo futuro reinserimento nella società. Eppure in celle affollate e malsane sono rinchiuse persone affette da patologie che, nei casi più gravi, non possono essere curate con le necessarie terapie determinando così un peggioramento e, talvolta, la morte.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 22 maggio 2026
Le prigioni di oggi hanno preso il posto dei manicomi. Le Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (Atsm) hanno la stessa struttura degli Opg chiusi dieci anni fa, le regole di Mandela sono carta straccia. La prigionia di Nelson Mandela non ha solo liberato il Sudafrica, ha ispirato il mondo nella lotta di liberazione delle nazioni, unite dalla tortura e dai trattamenti inumani e degradanti dei prigionieri. Il suo corpo prigioniero ha stabilito le regole dell’ONU che portano il suo nome. Esse fissano il Diritto Umano, vale a dire il Limite dello Stato, invalicabile dal potere costituito, nel momento e nel modo in cui tratta i carcerati.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 22 maggio 2026
Il pubblico non pagante del true crime non accetta giudizi opposti senza ululare. Ma le disparità di valutazione dei tribunali rendono il sospetto più facile. Perdonerete il paragone abusato, non è per abbassare ogni volta i temi gravi, giustizia o politica, ai livelli del calcio. Purtroppo però è il modello del calcio - facile, binario, vocato all’urlo selvaggio - ad avere da tempo occupato quegli spazi. La giustizia in primis. Dunque il modello Var. Se la camera di consiglio degli arbitri dà rigore alla tua squadra, è inappellabile. Se lo dà agli altri, la contestazione è rumorosa e il sospetto è la naturale chiave di lettura. Per citare ancora il giudice Garapon, è “il sogno di un accesso alla verità liberata di ogni mediazione procedurale”. Tutto il resto è “insopportabile”.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 22 maggio 2026
La semilibertà gli era stata attribuita con merito, oggi è in isolamento. Controllato da telecamere anche in bagno. Da 43 anni in galera, da 8 riconosciuto rieducato al punto da beneficiare della semilibertà, un altro uomo rispetto al terrorista che fu. Gilberto Cavallini, ex Nar, espia un fine pena mai. Dopo l’ultima condanna definitiva per la Strage di Bologna, a Cavallini, 73 anni, viene revocata la semilibertà e inflitti tre anni di isolamento diurno. Con l’avvocato Gabriele Bordoni cerchiamo di capire l’irragionevole implacabilità di questa punizione.
di Massimo Iondini
Avvenire, 22 maggio 2026
Non si è presentato all’appuntamento della sua terapia, alle porte di Milano, nel Centro specializzato dov’era ospite fisso, a prova di evasione. I suoi racconti di una vita passata dietro le sbarre, che si è fatta troppo pesante da portare avanti. “Il signor Giuliano B. invece non verrà”. Solo questa frase, consegnando una cartella ai due infermieri del Centro dialisi di Corsico e accompagnando un altro detenuto per la consueta seduta trisettimanale. “Cioè, mi sta dicendo che domani salterà la seduta?”. “No, non verrà più. Si è ucciso. Ieri, in cella, con il gas”.
Il Dubbio, 22 maggio 2026
Un detenuto egiziano di 26 anni è stato trovato impiccato in cella. De Fazio: “Il sistema toglie speranza”. Un altro detenuto si è tolto la vita in carcere. Questa volta è accaduto nella Casa circondariale di Lecce, dove un uomo di 26 anni, egiziano, è stato trovato impiccato nella sua cella del reparto “precauzionale”. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2029. A darne notizia è Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia penitenziaria, che parla di un sistema ormai allo stremo. Il numero dei detenuti suicidi dall’inizio dell’anno sale così a 25, due dei quali a Lecce nel giro di pochi giorni. Il primo episodio era avvenuto il 13 maggio scorso. A questi dati, ricorda il sindacato, si aggiungono anche due operatori.
di Rosa Maria Di Natale
La Repubblica, 22 maggio 2026
Era detenuto nel carcere di Parma dove stava scontando una pena a trent’anni. È morto nella notte all’ospedale Maggiore di Parma Vincenzo Salvatore Santapaola, conosciuto come Enzo, figlio dello storico capomafia catanese Benedetto Nitto Santapaola e di Carmela Minniti. Aveva 56 anni e il prossimo 2 giugno ne avrebbe compiuti 57. Da tempo era gravemente malato e le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni, fino al trasferimento in ospedale. La sua morte arriva a meno di tre mesi da quella del padre Benedetto, deceduto il 2 marzo scorso nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, mentre era detenuto nel carcere di Opera, anche lui al 41 bis. Come il padre, anche Vincenzo Santapaola aveva disposto che il proprio corpo fosse cremato.
di Martina Capovin
Il Dolomiti, 22 maggio 2026
L’ultima visita di Antigone risale al 2023 ed è stata solo parziale, fermandosi agli uffici della direzione senza poter nemmeno accedere alle sezioni per raccogliere dati completi sul campo. A rendere ancora più amaro il bilancio per il capoluogo altoatesino è il confronto, decisamente impietoso, con i vicini di casa. Mentre via Dante affonda nei suoi problemi storici, la struttura di Spini di Gardolo a Trento viene esplicitamente citata nel report come un esempio virtuoso da seguire a livello nazionale. Il carcere trentino non solo può contare su una sezione femminile (del tutto assente a Bolzano), ma brilla per le attività di reinserimento: è terzo in Italia per il lavoro con datori esterni, con ben 80 detenuti su 392 che hanno l’opportunità di lavorare fuori dalle mura della prigione, gettando le basi per un reale recupero sociale. E sul fronte del tanto sospirato nuovo carcere di Bolzano, quello del quale si parla da 20 anni? La situazione resta un’odissea burocratica.
Il Giornale, 22 maggio 2026
L’accordo prevede lo svolgimento di attività lavorative edili, intramurarie e/o extramurarie, da parte di persone in stato di detenzione presso l’Istituto penitenziario di Opera. Incrementare le opportunità di lavoro tra le persone detenute e internate e favorire il loro reinserimento sociale attraverso percorsi di formazione, accompagnamento e inserimento professionale nel settore delle costruzioni. Sono gli obiettivi del nuovo protocollo d’intesa sottoscritto da Amministrazione penitenziaria di Opera, Assimpredil Ance e le sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil legate al settore, Umana spa e Fondazione Don Gino Rigoldi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo.
di Alessandro De Pietro
L’Arena, 22 maggio 2026
Nell’azienda di macchine agricole. La direttrice del carcere Bregoli: “Quando a una persona si dà fiducia, mi riferisco ad una persona detenuta, è molto raro che non l’apprezzi e non ne faccia tesoro”. Trasformare una necessità in opportunità. Per tutti. Una delle grandi regole dell’imprenditoria, applicata alla lettera da Alessandra e Filippo Berti. Assumendo sei lavoratori detenuti nel carcere di Montorio. Chi alla preparazione del materiale, chi alla verniciatura, chi al montaggio. Berti Macchine Agricole, sede a Caldiero, esporta oggi in 60 Paesi, ha 110 dipendenti e una connessione fortissima col territorio.









