di Laura De Feudis
Corriere della Sera, 20 maggio 2026
Cosa c'è dietro i reati digitali. Nel libro “Senza consenso” l'avvocata Marisa Marraffino - penalista, esperta di diritto minorile, diritto di famiglia e diritto dell’informatica - racconta 23 storie di vittime e autori di reati nell'era dei social. “Nella vita di ciascuno c'è un momento che è una scintilla. Quando si accende questa scintilla tutto cambia. Mi è capitato di vederla in ogni ragazzina o ragazzino che ho incontrato nel mio studio. È un momento affascinante. Per i minorenni c'è sempre la possibilità di riscatto, di riprogrammare il futuro indipendentemente da cosa hanno subito o da cosa hanno messo in pratica”.
di Valentine Lomellini*
Corriere della Sera, 20 maggio 2026
La diffusione del modus operandi terroristico nella violenza individuale. Serve una resilienza democratica nell’epoca del contagio violento. Sono passati più di 50 anni da quando Brian Jenkins, uno dei principali esperti di terrorismo, scriveva: “I terroristi vogliono molte persone che guardano, non molte persone morte”. Alla base della sua analisi, vi era il convincimento che il terrorismo fosse una forma di teatro: un palcoscenico da cui poter raggiungere un pubblico che andava ben oltre quello delle immediate vittime. Un obiettivo da ottenere mediante la performance di una violenza accuratamente orchestrata, la sceneggiatura di una tensione drammatica ottimizzata al fine di raggiungere la massima visibilità.
di Alberto Iannuzzi*
Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2026
La responsabilità individuale resta. Ma continuare a fingere che questi fenomeni siano solo deviazioni personali significa bendarsi gli occhi. Anche dopo il folle gesto di Salim El Koudri alcuni partiti della maggioranza di governo non hanno perso l’occasione per polemizzare e rilanciare il cavallo di battaglia della sicurezza, ma solo a fini elettoralistici. Salvini ha proposto la revoca del permesso di soggiorno, dimenticando che, a dispetto del nome e dell’origine marocchina, l’autore del grave fatto criminoso è un cittadino italiano. Quindi, niente di nuovo sotto il sole. Oggi con un’auto che piomba sui passanti, ieri con l’accoltellamento all’interno di una scuola, la litania è sempre la stessa: più repressione, più slogan sulla sicurezza. Mai una domanda vera sul perché, mai che ci si interroghi sui motivi di ciò che accade.
di Valeria D'Autilia
La Stampa, 20 maggio 2026
La giornalista: “Antidemocratiche le proposte della destra. L’unica strada è l’integrazione”. “La vera svolta contro estremismi, violenza razziale e radicalizzazione si ottiene con più integrazione, collaborazione e alleanza con le comunità”. Rula Jebreal, giornalista e scrittrice italiana di origine palestinese, è esperta di politica internazionale e guarda ai fatti del mondo con un’analisi lucida che incrocia passato e presente. Dal suo osservatorio, c’è una linea sottile che attraversa i più recenti episodi di cronaca. E così l’omicidio di Bakari Sako a Taranto, la strage di Modena e l’attentato terroristico alla moschea di San Diego “hanno tutti un filo rosso comune”.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 20 maggio 2026
Una goccia alla volta, Forza Italia scava la roccia del fine vita. E punta all'obiettivo: portare in Aula al Senato un testo del centrodestra da condividere con le opposizioni. O almeno con chi sarà disposto a negoziare un nuovo accordo rinunciando al provvedimento firmato del dem Alfredo Bazoli. Che è anche l'unico, al momento, ad avere i titoli per approdare a Palazzo Madama il prossimo 3 giugno. Perché la mossa funzioni bisognerà trovare una sintesi sul ruolo del servizio sanitario nazionale. A partire dal testo firmato dall'azzurro Pierantonio Zanettin e dal meloniano Ignazio Zullo, che dopo mesi di stallo tornerà nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali martedì prossimo.
di Emanuele Perrone
Il Manifesto, 20 maggio 2026
La war on drugs ha prodotto troppo spesso ciò stigma, marginalità, incarcerazione di massa, clandestinità dei consumi, solitudine tossica, isolamento. Ci sono parole che, negli ultimi decenni, sono state sequestrate dal linguaggio amministrativo e dalla politica istituzionale. “Cura”, “sicurezza”, “prevenzione”. Parole nate in senso cooperativo e finite troppo spesso per disciplinare, punire e marginalizzare. La riduzione del danno (RdD), invece, continua ostinatamente a sottrarsi a questa cattura. Rimane un sapere inquieto, laterale, attraversato dalla strada prima ancora che dalle istituzioni. Un sapere che non nasce nei ministeri ma nelle notti, nei margini urbani, nei rave, nelle unità mobili, nei drop-in, nei consultori informali, nelle relazioni costruite senza ricatto morale.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 20 maggio 2026
Invecchia la popolazione carceraria europea e, con l’avanzare dell’età, si porta con sé un pesante fardello di malattie croniche, declino cognitivo e mobilità ridotta che agli istituti penitenziari di molti Paesi toccherà gestire negli anni a venire. Lo ha rilevato ieri, in occasione della pubblicazione della Statistica penale annuale per il 2025, il Consiglio d’Europa (Cde), organizzazione per la promozione di diritti umani, democrazia e stato di diritto con sede a Strasburgo. Lo studio, condotto dall’Università di Losanna, ha coinvolto tutte le cinquantuno amministrazioni penitenziarie dei quarantasei Stati membri del Cde (Paesi dell’Ue, ma anche, fra gli altri, Turchia, Ucraina, Regno Unito).
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 20 maggio 2026
La vecchia industria militare vendeva armi. I nuovi tecno-vassalli la promessa di rendere il mondo leggibile prima ancora che diventi pericoloso. Come se già non avessero contribuito a renderlo tale. Si tratta di un’industria che non offre soltanto missili, droni, sensori, software o piattaforme di comando. Offre anticipazione. La logica della preemption, che abbiamo analizzato nelle puntate precedente. La possibilità, cioè, di trasformare segnali dispersi in minacce riconoscibili, dati grezzi in decisioni operative, l’incertezza in bersagli sul campo. È qui che la monarchia della paura entra nella sua fase più avanzata. Dopo aver visto come l’insicurezza possa diventare capitale, occorre ora provare a gettare luce sui suoi mercanti.
di Nello Scavo
Avvenire, 20 maggio 2026
Si chiama Khaled Mohamed Ali El Hishri, ma a Tripoli per tutti è “Al Buti”. Come il generale Almasri, ha spadroneggiato nelle carceri nordafricane, tra accuse di torture ai migranti e silenzi dei nostri governi. Il procedimento a suo carico è importante. Per le vittime, per il diritto internazionale e per il giornalismo. All’Aja non entra soltanto un imputato. Entra un pezzo di Libia che per anni è rimasto ai margini della coscienza europea. Ed entra un pezzo di disonorevole storia, anche nostra. Fa ingresso attraverso Mitiga, il carcere dentro la capitale, la prigione nell’aeroporto, il biglietto da visita di una Tripoli che può commettere crimini e ricattare potenze del G-7. Mitiga è il nome delle celle diventate archivio dell’orrore.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 20 maggio 2026
All’Aia si fa il processo alla Rada. A Roma si continuano a fare accordi con la Libia. Ieri, a Palazzo Chigi, si sono riuniti “i rappresentati” di Italia, Qatar, Turchia e, appunto, Libia per dare seguito al vertice dello scorso primo agosto e “concordare i prossimi passi per l’avvio di un progetto pilota per una sala operativa congiunta a Tripoli a sostegno delle autorità libiche nella gestione dei flussi migratori irregolari”. Presente l’ambasciatore Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Giorgia Meloni.
- Oltre 64mila persone detenute su 46mila posti realmente disponibili
- Quasi il 60% dei detenuti è recidivo. Per questo il carcere in Italia è un fallimento
- Bambini dentro. Più che raddoppiati i piccini in carcere con le madri
- Il “piano carceri” del Governo? Finora ha tolto posti, invece di aumentarli
- Più minori in carico alla giustizia minorile: aumentati del 9% nel biennio 2023-2025









