di Annalisa Appignanesi
centropagina.it, 22 ottobre 2023
Corsi di formazione nel calzaturiero, nella lavorazione della ceramica e attività nel mondo della musica. Sono le nuove attività trattamentali in partenza per i detenuti reclusi nelle carceri marchigiane. Lo annuncia il garante regionale per i diritti Giancarlo Giulianelli che nell’ultima settimana fa sapere di aver partecipato a diversi incontri con l’obiettivo di attivare collaborazioni in diversi ambiti.
di Marco Santarelli
La Discussione, 22 ottobre 2023
il Parco archeologico di Pompei si apre ad una più ampia forma di inclusione sociale, attraverso il protocollo d’intesa tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - Casa Circondariale “Giuseppe Salvia” di Poggioreale, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli e il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, che consentirà ai detenuti di contribuire in attività di lavoro di pubblica utilità, non retribuita, presso i siti archeologici del Parco. La presentazione dell’accordo e la firma del protocollo si è tenuta presso l’Auditorium degli scavi alla presenza del Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; del Direttore Casa Circondariale “G. Salvia” Poggioreale, Carlo Berdini, del Garante regionale dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello e del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, Patrizia Mirra. Sono intervenuti anche il Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Campania, Lucia Castellano e il Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo.
di Federica Pacella
Il Giorno, 22 ottobre 2023
Un “infinito senza uscita” in cui non muore la speranza che il mondo possa, prima o poi, “ridonare la vita”. Così musica e teatro raccontano cosa significa vivere in 3 metri quadrati, la dimensione di una cella, in “CM300”, videoclip musicale frutto di un percorso laboratoriale musicoterapeutico tenuto all’interno della Casa Circondariale di Brescia Nerio Fischione. Il progetto, nato nell’ambito delle iniziative proposte dal Centro Diurno “l’Ancora” e finanziato da Cassa delle Ammende e da Fondazione Cariplo, ha vinto nei giorni scorsi il premio Best Music Video, allo Shizzle Short Film Festival 2023 di Vienna.
Ristretti Orizzonti, 22 ottobre 2023
Un ricordo di Sergio Staino, amico di Ristretti e del Dado Galeotto (Incontro avvenuto in redazione nel mese di aprile 2006). Sergio Staino in un incontro in redazione ci ricorda, commentando le vignette di Graziano Scialpi, che “occorre una grossa maturazione interna per arrivare a fare della satira e dell’ironia, soprattutto quando si toccano cose che ti fanno soffrire, in cui sei dentro, in cui sei partecipe e sei partecipe come vittima”
di Dacia Maraini
La Stampa, 22 ottobre 2023
La morte di Sergio Staino mi addolora molto, primo perché con lui se ne va un grande vignettista, un critico attento e acuto della realtà italiana e secondo perché perdo un amico affettuoso e gentile. Il suo Bobo ha accompagnato l’immaginazione di molti italiani, soprattutto quelli di sinistra. Lui si dichiarava marxista, ma è sempre stato critico verso gli eccessi e le debolezze della sinistra. Le sue vignette sull’Unità e su Tango, che sono impresse nella mia memoria e certamente anche in quella collettiva, sono una dimostrazione perfetta di questa sua libertà. Una libertà che mi ricorda Pier Paolo Pasolini: come lui, Staino aveva una personalità anarchica, e non credeva nella fedeltà al partito, non issava bandiere o inseguiva parole d’ordine. Era un battitore libero e per questo molto spesso si è fatto nemici tanto a destra quanto a sinistra: anche questo condivideva con Pasolini. E poi aveva un cuore schivo e generoso. Se vedeva un amico in difficoltà, si rendeva disponibile.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 22 ottobre 2023
Il vignettista aveva 83 anni. Da Tango alla direzione dell’Unità, era rimasto ancorato ai valori di giustizia sociale, inclusione e multiculturalismo
Sergio Staino che vedeva senza occhi, sempre fedele ai suoi sogni. Sergio Staino ci vedeva benissimo. I suoi occhi non funzionavano più, si erano progressivamente spenti. Ma lui vedeva. Caspita se vedeva. Anche se nell’ultima telefonata mi disse, senza apparente disperazione: “Ormai è finita, sono cieco”. Ma ciechi erano stati Omero, Milton, Saramago, Borges, Andrea Camilleri, Vittorio Foa, l’ultimo Monet. Come loro però vedeva le cose del mondo e le traduceva in immagini, parole, opinioni.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 22 ottobre 2023
Ormai siamo diventati indifferenti di fronte alle guerre e alle stragi. Dimentichiamo e rimuoviamo tutto in fretta. Invece dovremmo ricordare. Per imparare a reagire. Un anno fa, il 13 ottobre 2022, iniziava la XIX legislatura: dodici mesi dopo, siamo impietriti davanti a una nuova guerra e ascoltiamo le grida d’aiuto, guardiamo il fumo delle esplosioni, litighiamo sui social, togliendo dalle amicizie chi non è d’accordo con noi. Dimenticheremo anche questo?
di Alessandro Longo
L’Espresso, 22 ottobre 2023
La sorveglianza dei regimi da una parte contro i tentativi di aggirare la censura dall’altra: è nel digitale che si combatte lo scontro per la libertà. E questo riapre il dibattito sull’enorme potere detenuto dalle piattaforme e sulla loro regolamentazione.
“Il termine attivista di per sé non vuol dire nulla. È l’azione concreta a riempirlo di significato”
di Diletta Bellotti
L’Espresso, 22 ottobre 2023
La definizione è ormai inflazionata e, spesso, priva di senso. Per incidere davvero nelle lotte di liberazione contro le classi di oppressori sono richiesti ascolto, rinuncia ai privilegi e, soprattutto, la disponibilità ad agire. In altre parole, complicità e non mera adesione a una causa. Non c’è nulla di naturale o inevitabile nel denaro, nel debito, nei diritti di proprietà o nei mercati; sono sistemi simbolici che traggono la loro efficacia dalla convinzione collettiva che debbano esistere per forza. Questo non significa necessariamente invocare il primitivismo o essere contro la civilizzazione, ma significa aspirare a un sistema di pensiero che non associ ciò che è storicamente radicato con qualcosa di necessariamente futuribile.
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 22 ottobre 2023
La qualificazione dell’aggressione di Hamas come un atto di guerra, anziché come un crimine efferato da combattere con gli strumenti del diritto, e la conseguente risposta israeliana della guerra hanno già prodotto i loro terribili effetti: l’imposizione a un milione di palestinesi di lasciare le loro case e di affollarsi al sud del loro minuscolo territorio, l’assedio di Gaza che sta lasciando senza cibo né acqua due milioni di persone, i bombardamenti sulle popolazioni civili che hanno già provocato più di 4.000 morti, di cui 1.400 bambini, e decine di migliaia di abitazioni distrutte.
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