di Roberto Amaglio
Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
Il presidente dell’Associazione Carcere e Territorio parla dell’effetto del decreto Caivano. Il nodo della casa per scontare le pene alternative. Due assessori, un criminologo, un avvocato penalista, un urbanista, tre docenti universitari, un comandante della polizia locale, un viceprefetto e alcuni operatori sociali, riuniti intorno a un tavolo. Nell’ordine, si tratta degli ospiti invitati in qualità di relatori al convegno “Gli occhi sulla strada”, evento dedicato alla sicurezza urbana promosso da InNova Bergamo e tenutosi nella Sala dell’Orologio del Palazzo della Libertà. Una pluralità di voci che certifica la complessità di un tema che, oltre a riguardare i Decreti Sicurezza, le fattispecie di reato e le pene detentive e sanzionatorie, “taglia orizzontalmente la vita sociale e politica della città”, ha confermato l’assessore alla Sicurezza, Giacomo Angeloni. A partire dalla gestione del carcere, una struttura che il 6 ottobre 2025 contava 605 detenuti, su una capienza massima di 319.
di Anna Follari
La Sicilia, 9 febbraio 2026
Questo è l’obiettivo del consiglio di Aiuto sociale penitenziario, un organismo reso operativo dal tribunale di Palermo guidato dal presidente Piergiorgio Morosini. Un tavolo di confronto tra istituzioni per costituire percorsi di reinserimento dei detenuti: è l’obiettivo del consiglio di Aiuto sociale penitenziario, un organismo reso operativo dal Tribunale guidato dal presidente Piergiorgio Morosini, che fa da ponte per accompagnare i detenuti in una fase delicata: il passaggio alla libertà. L’organismo nasce per dare concretezza ai diritti sociali delle persone in uscita dagli istituti penitenziari, promuovendo percorsi che vanno oltre il semplice inserimento lavorativo e abbracciano aspetti fondamentali come abitazione, salute, formazione e supporto sociale.
di Anna Follari
La Sicilia, 9 febbraio 2026
“Jail to Job”, grazie a questo progetto più di 30 persone hanno un’occupazione. Il progetto “Jail to job” si fonda su un approccio sistemico non si limita a facilitare l’accesso al lavoro ma punta a promuovere cambiamenti culturali e organizzativi che sono capaci di generare benefici duraturi per i detenuti coinvolti. Il lavoro come strumento di riscatto per i detenuti e di riconnessione con il tessuto sociale: è da questa visione che prende forma il progetto Jail to Job, un’iniziativa che interpreta il sistema penitenziario non soltanto come luogo di esecuzione della pena, ma come spazio di opportunità, crescita e trasformazione personale.
di Enrico Mattia Del Punta
La Nazione, 9 febbraio 2026
Quasi tre anni dopo l’omicidio della dottoressa Barbara Capovani, per il Servizio psichiatrico diagnosi e cura - la psichiatria territoriale pisana - restano ancora tante domande e per il suo personale, a volte, molti pericoli. Giorgio Corretti, direttore dell’Unità di psichiatria di Pisa, fa il punto dopo l’evasione di un paziente detenuto e piantonato dalla polizia penitenziaria, avvenuta giovedì proprio nel reparto dell’ospedale Santa Chiara che Capovani dirigeva quando è stata uccisa. “L’Spdc è un reparto ospedaliero come gli altri. Non ha una funzione di custodia, è un servizio sanitario - afferma - Servono strutture nuove o comunque dedicate, in grado di garantire un percorso adeguato agli autori di reato”. E chiede di individuare percorsi alternativi e dedicati per le situazioni “vie di mezzo”, ovvero i pazienti autori di reato che, non trovando posto nelle Rems, “ormai piene”, finiscono nei reparti di psichiatria, luoghi che “non sono nati per questo”.
di Davide Tommasi
newsimedia.net, 9 febbraio 2026
Verso una giustizia riparativa: responsabilità, ascolto e reinserimento al centro di vittime, autori e comunità. Nell’Aula Magna della Corte d’Appello di Lecce, il 7 febbraio 2026, si è svolto un convegno che ha messo in discussione una delle convinzioni più radicate del nostro sistema penale: l’idea che la giustizia coincida esclusivamente con la punizione. A confrontarsi su questo tema delicato sono stati magistrati, avvocati, docenti universitari, operatori sociali, rappresentanti delle associazioni e delle istituzioni locali, tutti uniti dalla volontà di interrogarsi su una domanda tanto semplice quanto profondamente scomoda: è possibile immaginare una giustizia che vada oltre la pena?
di Stefano Giudici
primamilanoovest.it, 9 febbraio 2026
Restituire dignità e speranza alle persone detenute attraverso il gioco. Un’Olimpiade dietro le sbarre. Giochi della speranza alla casa circondariale di Bollate, un evento unico nel suo genere chiamato, appunto, “Giochi della Speranza”, una sorta di olimpiade che, dopo l’esperienza di Rebibbia, arriva a Bollate proprio in vista dei giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina 2026. L’iniziativa, organizzata dal Csi Comitato di Milano, non è solo una competizione sportiva, ma una sfida che intreccia tutti gli attori coinvolti nel vero obiettivo sociale del carcere, ovvero il recupero dei detenuti. In campo ci saranno quattro delegazioni: detenuti, agenti di Polizia penitenziaria, magistrati e rappresentanti della società civile, impegnate in discipline che vanno dall’atletica al calcio a 8, fino alla pallavolo e agli scacchi.
di Matteo Lancini
La Stampa, 9 febbraio 2026
Il femminicidio di Nizza Monferrato e i terribili recenti episodi di cronaca, tra cui l’omicidio di La Spezia di pochissime settimane fa, costringono a interrogarsi sulla violenza odierna dei giovani maschi. Si dovrebbe provare a dare senso a una violenza apparentemente insensata ma che ha sempre un comune denominatore, cioè le emozioni che non riescono ad essere pensate e dette ma diventano azione furiosa e omicida. Se davanti a questi devastanti gesti giovanili si inizia ad aderire al partito di chi urla che la violenza non è mai giustificabile e che non si può parlare di disagio siamo davvero senza speranza. Certo che la violenza non è giustificabile e infatti la giustizia sta facendo e farà come sempre il suo corso. Parlare di disagio, e voglio essere chiaro non mi riferisco a psicopatologie e malattie mentali, ma a gravi forme di disagio evolutivo e psichico, non giustifica niente, anzi, prova a dare un significato a stati d’animo che sempre più spesso diventano annientamento dell’altro.
di Gabriella Colarusso
La Repubblica, 9 febbraio 2026
Da dicembre si trova nel carcere di Mashad, dove ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le condizioni della sua detenzione. Sono di oggi anche gli arresti di tre esponenti di spicco del fronte riformista. La Repubblica islamica non si ferma nella repressione del dissenso, anche minimo, dopo che le proteste di gennaio sono state silenziate nel sangue, con migliaia di morti. La premio Nobel Narges Mohammadi, che era stata arrestata a dicembre perché partecipava alla commemorazione di un attivista morto in circostanze poco chiare, è stata condannata ad altri sei anni di prigione “per raduno e collusione contro la sicurezza nazionale”, a un ulteriore anno e mezzo per “propaganda contro lo stato” e ad altri due anni di esilio nella città di Khusf e al divieto di espatriare.
di Gianluca Modolo
La Repubblica, 9 febbraio 2026
La decisione della corte che lo ha riconosciuto colpevole di collusione con forze straniere e sedizione per aver osteggiato la repressione. Protesta Taiwan. Le associazioni umanitarie: “È come una pena di morte”. Vent’anni di carcere. Dopo esser stato giudicato colpevole a dicembre di collusione con forze straniere e di sedizione, questa mattina è arrivata la sentenza per Jimmy Lai. Non l’ergastolo come si temeva, ma cambia davvero ben poco: l’ex editore di Hong Kong ha 78 anni, secondo la sua famiglia soffre di problemi di salute e ha passato già gli ultimi cinque anni dietro le sbarre. “Questa è, di fatto, una condanna a morte”, denuncia Human Rights Watch. Alla domanda se verrà presentato appello, l’avvocato di Lai risponde con un “no comment”.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 8 febbraio 2026
A Roma venerdì è accaduto un fatto politicamente rilevante. Associazioni, istituzioni, operatori hanno deciso di non essere silenti di fronte a un sistema che sta andando velocemente verso il baratro. Non c’è umanità e non c’è clemenza per le quasi 64 mila persone recluse in carcere. Non c’è pietà per i 262 morti dal primo gennaio 2025 a oggi. Non c’è giustizia per gli 86 detenuti suicidatisi negli ultimi 13 mesi. Non c’è speranza di futuro per i 579 ragazzi ristretti negli istituti penali per minori. I numeri impietosi di un sistema in crisi non sono però da soli sufficienti per comprendere le condizioni drammatiche di vita delle persone detenute.
- Le parole che si appiccicano alle cose del carcere
- Non solo carceri minorili: soluzioni alternative per contrastare la violenza giovanile
- Giustizia di comunità sempre più centrale: 142mila persone in carico, più del doppio dei detenuti
- Referendum, la telefonata di Meloni a Mattarella. Poi il via libera del Colle che chiede “rispetto” per la Cassazione
- Referendum giustizia, le date non cambiano. Ma è scontro FdI-Cassazione










