di Chiara Sgreccia
Il Domani, 6 febbraio 2026
Grazie allo spettacolo “Il tunnel dei sogni”, i condannati della Casa circondariale raccontano la quotidianità in cella, tra sovraffollamento e solitudine. E invitano a riflettere sul modo in cui lo stato esercita il potere di punire. “Non siamo attori. Non siamo numeri. Non siamo quello che è stato delle nostre vite. Siamo qui, adesso. Siamo persone come tutti”. Con queste parole, che si sentono senza vedere chi le pronuncia, è iniziato Il tunnel dei sogni, il 4 febbraio al teatro libero della Casa circondariale di Rebibbia nuovo complesso, nella periferia di Roma, verso nord-est. Una mise en scene firmata e interpretata dal gruppo Libere Bolle che ha trasformato immagini e parole in un’esperienza scenica sulla realtà del carcere, sulla quotidianità che decine di migliaia di detenuti vivono, ogni giorno identica a sé stessa nonostante lo scorrere del tempo.
di Elena Semeraro
leggo.it, 6 febbraio 2026
“La violenza? Il linguaggio per non sentirsi invisibili”. Il progetto della Dialectical Behavior Therapy (Dbt) arriva per la prima volta in Italia nell’istituto penale minorile di Nisida grazie alla psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio. “Giulio (nome di fantasia, ndr.) era sempre spavaldo e duro con tutti, ma era solo il suo modo per sopravvivere”. L’Istituto penale minorile di Nisida ospita, attualmente, circa 75 detenuti: ragazzi giovanissimi che hanno alle spalle reati gravi, a volte molto gravi. E ciò che li accomuna, il più delle volte, è “la violenza come unico linguaggio per non sentirsi invisibili”. Ma per sottrarli al richiamo della criminalità “non basta punire: bisogna insegnare loro a gestire ciò che provano”.
ilgiornaledichieti.it, 6 febbraio 2026
Un dialogo autentico sul senso della legalità e sul significato della pena si è svolto questa mattina al Liceo “Isabella Gonzaga” di Chieti, dove la Garante dei detenuti è stata ospite nell’ambito del progetto didattico e sociale “Al di là del muro”, promosso dalla professoressa Antonella Di Sipio. L’incontro ha rappresentato un’occasione di riflessione per gli studenti, che hanno potuto confrontarsi direttamente con chi opera quotidianamente all’interno del sistema penitenziario. Accanto alla Garante, infatti, è intervenuto il Cav. Pellegrino Gaeta, Presidente della Delegazione Abruzzo dell’International Police Association e Sostituto Commissario Coordinatore della Polizia Penitenziaria. Insieme hanno approfondito il ruolo delle istituzioni, il concetto di sicurezza e la funzione rieducativa della pena, così come sancita dalla Costituzione.
L’Adige, 6 febbraio 2026
Attraverso attività culturali e scientifiche, le persone coinvolte potranno sviluppare competenze e sperimentare un contatto concreto con il mondo esterno, con l’obiettivo di sostenere il percorso di rieducazione e favorire un futuro reinserimento nella società. La cultura come strumento di riabilitazione e il museo come spazio di possibilità. È stato presentato oggi, 5 febbraio, al MUSE il progetto “Articolo 27. La cultura che crea opportunità”, un percorso di reinserimento sociale rivolto a detenute e detenuti della Casa circondariale di Trento, realizzato insieme all’istituto penitenziario e alle associazioni Crvg e Apas.
Il Resto del Carlino, 6 febbraio 2026
Da oggi a domenica le installazioni di Anila Rubiku: un legame tra il dentro e il fuori per una seconda possibilità. Per la prima volta l’arte contemporanea entra dentro la casa circondariale Rocco D’Amato, trasformando il carcere della Dozza in un luogo di dialogo e di partecipazione culturale. L’iniziativa nell’ambito di Art City, in collaborazione con la direzione del carcere, invita la cittadinanza ad entrare simbolicamente in uno spazio di soglia tra arte, vita e giustizia sociale. All’interno del carcere, da oggi a domenica, l’Associazione Acrobazie presenta l’installazione “L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. Im still standing” dell’artista italo-albanese Anila Rubiku, a cura di Elisa Fulco.
di Giulietta De Luca
La Stampa, 6 febbraio 2026
Ha insegnato per tre anni ai detenuti: “È come accendere una luce dentro le persone”. Il volume sarà presentato oggi pomeriggio alla Biblioteca di Chivasso assieme a Pietro Buffa, ex direttore del carcere delle Vallette. “Insegnare in carcere qualche volta è come accendere una luce sopra e dentro le persone”. Tazio Brusasco, torinese classe 1981, negli ultimi tre anni ha insegnato Italiano e Storia nella sezione carceraria dell’I.I.S. Giulio dentro al Lorusso e Cutugno. Lo racconta nel libro “Voci lontane” (Editrice Tipografia Baima Ronchetti), in cui riflette sui rapporti umani e i bisogni che sbocciano “tra grate e cemento”. Il volume sarà presentato oggi pomeriggio - venerdì 6 febbraio - alle 17.30 alla Biblioteca civica Movimente di Chivasso assieme a Pietro Buffa, ex direttore del carcere delle Vallette.
di Franco Corleone
L’Espresso, 6 febbraio 2026
Alle elezioni politiche del 1976 votarono anche le diciottenni e i diciottenni grazie alla legge n. 39 approvata l’8 marzo 1975, che era stata presentata nel 1968 dal deputato Bruno Lepre, un socialista friulano come Loris Fortuna, entrambi legati alla crescita libertaria del Paese. Quella proposta appartiene alla straordinaria stagione degli anni Settanta che iniziarono con l’approvazione della legge sul divorzio nel 1970, seguita nel 1972 da quella sull’obiezione di coscienza al servizio militare e nel 1975 dalla riforma del diritto di famiglia e del carcere, per finire nel maggio 1978 con la chiusura dei manicomi e l’aborto.
di Paola Balducci*
L’Espresso, 6 febbraio 2026
Il mondo minorile sta cambiando più velocemente della nostra capacità di comprenderlo. Continuare a rispondere alla criminalità minorile con soluzioni simboliche - nuove norme, più controlli, più repressione - significa non voler affrontare la radice del problema. La prevenzione vera richiede tempo, competenze, risorse. E riforme profonde che non possono essere a costo zero. Lo stesso vale per il fenomeno delle baby gang. Anche in questo caso, l’errore è leggere il fenomeno solo come devianza penale. Con un sistema che interviene tardi e male, che reprime ciò che non ha saputo educare, che controlla ciò che non ha saputo includere, che punisce ciò che non ha saputo comprendere.
di Giuseppe Culicchia
La Stampa, 6 febbraio 2026
Lo scrittore si rivolge agli autori delle scritte contro le forze dell’ordine: “Il poliziotto Sergio Bazzega è stato ucciso da mio cugino brigatista”. Voi che a Palazzo Nuovo avete scritto “+ Sbirri Morti + Vedove + Orfani” avete mai guardato da vicino il corpo di uno sbirro morto, la bocca rimasta spalancata dopo avere esalato l’ultimo respiro, avete mai parlato con la sua vedova, con il loro figlio rimasto orfano? Io uno sbirro morto non l’ho mai visto se non al cinema o in fotografia: immagino che anche per voi sia così. Però ho conosciuto la vedova di uno sbirro morto, e il loro figlio rimasto orfano. E la vedova dello sbirro morto, rimasta sola quando era una giovane donna, ha dovuto crescere quell’orfano che la mattina di dicembre in cui suo padre, lo sbirro, venne ucciso aveva appena due anni, e che di suo padre ricorda una sola immagine: lui, lo sbirro, che lo teneva per mano.
di Michele Gambirasi e Giansandro Merli
Il Manifesto, 6 febbraio 2026
La prossima settimana il ddl immigrazione. Navi interdette fino a sei mesi per le “emergenze” e migranti sbarcati in Paesi terzi. Ai due testi del “pacchetto sicurezza” licenziati ieri dal consiglio dei ministri manca un tassello, che sarà aggiunto presto. È un provvedimento interamente dedicato all’immigrazione, l’ennesimo, che verrà approvato la prossima settimana e conterrà anche le misure contro le ong che salvano vite nel Mediterraneo centrale. Qualcuno lo ha già ribattezzato “blocco navale”, ma sarebbe meglio definirlo come un dirottamento di Stato delle navi umanitarie. Verso lidi più funzionali ai progetti del governo, ovviamente.
- Migranti respinti, detenuti e rispediti nel deserto: l’Europa usa la Libia come muro?
- Stati Uniti. Come Minneapolis ha sconfitto l’ICE
- Bielorussia. Marfa, Ihar e gli altri dissidenti: ecco le loro storie
- Venezuela. Morte di attesa: l’agonia delle madri alla vigilia dell’amnistia
- Caos carceri, il Dap risolve con lo spray al peperoncino










